Lavoro nero

Mammamia, che periodo! Beh, a dire il vero, da quando abbiamo iniziato la nostra battaglia di civiltà, mamma-che-periodo è un’esclamazione che ben si è intonata a ogni giornata, festivi inclusi.
In pentola bollono tante cose tante cose in Via Gaggio e altrove. Di qui a Luglio non avremo una giornata di tregua. E nemmeno la vogliamo. Vorremmo, invece, la collaborazione e il sostegno del maggior numero possibile di gaggionauti. Abbiamo bisogno di ognuno di voi. Tenetevi aggiornati collegandovi alla pagina degli appuntamenti. E, come sempre, vi invitiamo in sede per incontrarci. Ci trovate ogni lunedì sera in via IV Novembre 4 a Lonate Pozzolo dalle nove in poi.

Ferve anche la virtual e virtuosa attività sui social network, Facebook in testa. Ieri abbiamo rilanciato la notizia delle due cooperative, operanti anche in Malpensa, con quasi mille lavoratori in nero. Come era ovvio che fosse, la notizia ha indignato molti nostri gaggionauti. Sì, perché Il “lavoro nero” è sempre “lavoro nero”, deprecabile ovunque si manifesti. Quando lo si scopre nella dittarella di paese, vabbè, lo si condanna come è giusto che sia, ma la cosa non fa sensazione. Se però si scopre che si lavora in nero anche in un AEROPORTO con ambizioni internazionali come MALPENSA, vengono i brividi. Per più di un motivo. Evviva la sicurezza (del lavoratore e della struttura) e la legalità. Queste sconosciute.

Ecco qualche commento, fra l’ironico e il furente, dei nostri amici:

“Ma in questo paese che si basa sul “CHIAGNI E FOTTI” Voi vi stupite ancora di qualcosa? Come Vi invidio! Le cooperative dovevano essere un fattore sì, portare benefici ed etica… Sì… Come no!” (Massimiliano)
“‎…però, 930 lavoratori in nero… Che vergogna!!” (Stefania)
–  “è assurdo che in due anni, comunque, nessuno si sia accorto del giro che destava dietro….cmq una parola va spesa anche per quei lavoratori che si sono prestati a questo gioco…è vergognoso!come hanno potuto tacere di fronte ad un comportamento tanto deplorevole…e non mi dicano che nn lo sapevano. ancora mi stupisco di come queste cose accadano nella tanto “legale”lombardia….almeno cosi dicono…è inutile criticare gli altri quando siamo peggio noi..” (Lara), al che Massimiliano incalza: “Io conosco Polizia Locale che non vede… Sindaci che non sentono… Carabinieri che non sanno… E tu ti poni un quesito del genere?”
Gabriele apre un nuovo fronte: “malpensa non si tocca xke da lavoro” ma diciamoglielo che erano tutti posti rubati alla qualificata imprenditoria locale e spostati a pulire aerei e a spostare valigie (molto qualificante) togliendo risorse alle piccole imprese in una zona che non aveva problemi di occuppazione! (allora) BEI RISULTATI!”. Sempre Gabriele suggerisce di rileggere, col senno di poi, Gli effetti economici dello sviluppo dall’aeroporto di Malpensa : rapporto di sintesi / Comitato Malpensa 2000. – S.l. : s.n., 1996. – 113 p. Università Bocconi, Cattedra di economia regionale, Gruppo CLAS, LIUC – CRMT, Centro di ricerca e formazione sul management dei trasporti, Università Carlo Cattaneo.

Anche Lalo dice la sua, racconta la sua esperienza personale di lavoratore dell’aeroporto. “Se comincio a raccontare le cose k ho vissuto lì dentro nn finisco più. E a me mi perquisivano tutti i giorni i finanzieri” allora come era possibile – si chiede Lalo – lavorare in nero?. “E poi vogliam k le cose vadan bene?!?Io non ho parole.Sempre + INDIGNATOS”

Sempre Massimiliano propone, poi, una riflessione approfondita, che riproponiamo e con cui chiudiamo qua:

 Siamo sempre lì. A due giorni dal crack Parmalat c’era un noto AD di IntesaSanPaolo che affermava che la Parmalat di Tanzi era un esempio imprenditoriale da seguire in tutto il mondo. Ed il prossimo che mi dice di rimanere a tema… Gli rispondo che è tutto drammaticamente interconnesso ormai, altrimenti non saremmo nemmeno qui adesso a scrivere. Un elemento distorsivo della realtà è la capacità di rendere tutto opinabile attraverso vecchi e nuovi sistemi mediatici ed ideologici. Quanti si prendono la briga di approfondire le cose davvero oggi? Intendo di andare a vedere se al di là delle posizioni preconcette c’è qualcosa di oggettivo. Motivo per cui il bello della nostra vita terrena attuale è che è kaos regolato da una molteplice soggettività di vedute. Quando si afferma che negli Usa dal dopoguerra non si è mai vista una crisi economica si dice il falso. Quando si afferma che è con la cancellazione del Glass Steaglle Act che si innesca la bomba delle crisi economiche finanziarie mondiali si dice il falso. Quando si afferma che l’eternit non potrà mai essere biscottato e reso inerte si afferma il falso. Quando si dice che la Terza Pista o che il Ponte sullo Stretto sono opere strategiche si afferma palesemente il falso. Avere un’idea preconcetta è molto più facile che costruirsene una, ma il consumismo esasperato, di cui tutti, diciamolo sono finiti vittime (persino gli anarchici) ha portato alla produzione di una subcultura massificata che è quella che non a caso ha prodotto a vari livelli gli amministratori degli ultimi 30 anni. Abbiamo pensato di poter tifare in politica, non di fare militanza attiva e responsabile. Così facendo abbiamo legittimato l’arricchimento personale dei singoli a scapito della collettività. La LETALE CONTRAPPOSIZIONE, quella BECERA e FINE A SE STESSA è servita distrarre e per coprire gli interessi di parte. Di quella ancora oggi noi stiamo morendo, molto più che di amianto e di smog purtroppo

Altri articoli sul tema “lavoro nero a Malpensa”:
Corriere della Sera, 7 marzo 2012.
Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2012
La Prealpina, 6 marzo 2012 

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