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Supercompensazioni….No grazie!

La vicenda relativa al Master Plan 2035 di Malpensa si arricchisce ogni settimana di nuovi colpi di scena.

I tavoli promossi dall’Assessore regionale di SEA Cattaneo, con il chiaro intento di portare i Sindaci del CUV ad ingoiare il boccone amaro in cambio della promessa di realizzare opere infrastrutturali dalla sempre più dubbiosa utilità, condite con una promessa da marinaio circa le mitigazioni e compensazioni, hanno riservato una grossa e interessante novità.

Il Parco del Ticino ha avanzato una proposta, redatta da tecnici aeroportuali, per poter inserire all’interno dell’attuale sedime aeroportuale i capannoni previsti nella zona della Brughiera, dimostrando che con pochi interventi si possono rispettare benissimo le indicazioni circa le regole di “safety”.

Lasciateci aprire una piccola parentesi, prima di proseguire nella nostra riflessione:

Come Associazione, insieme anche ai comitati, abbiamo sempre chiesto che i capannoni fossero costruiti in una zona diversa da quella della Brughiera, proprio per il grande valore naturalistico e ambientale che questa zona racchiude.

Abbiamo sempre proposto alternative per la costruzione dei capannoni. E queste proposte non hanno mai avuto una risposta.

Peccato che veniamo sempre descritti come quelli che i capannoni non li vogliono.

Tornando alla proposta del Parco del Ticino… concretamente il Parco sta facendo il Parco… e addirittura incarica esperti di aeronautica per aiutare (questa sì che è collaborazione e dialogo con il territorio, altro che le parole vuote pronunciate da SEA) il gestore aeroportuale ad ottenere la costruzione della nuova cargo city ma all’interno dell’attuale sedime proprio per salvaguardare, conservare e proteggere la brughiera.

Il gestore aeroportuale, come sempre del resto, continua ideologicamente a dire NO, senza fornire motivazioni che siano degne di tale nome, a qualsiasi ipotesi che gli viene sottoposta.

Ci piacerebbe sapere, a questo punto, cosa intenda SEA per dialogo con il territorio. Perché se tutte le proposte avanzate vengono scartate a priori, su cosa si potrà dialogare, sul colore delle tapparelle che si trovano sotto le rotte di decollo?

Ma veniamo ai Sindaci del Cuv.

Lo scorso 13 maggio, durante l’assemblea della Comunità del Parco, la Presidente Cristina Chiappa ha ribadito che l’ipotesi 7, cioè quella che prevede l’espansione verso sud della futura zona cargo è impraticabile e non percorribile. Il video è visibile sul sito del Parco del Ticino.

In più il Direttore De Paola ha presentato la proposta studiata con il contributo di chi si occupa di progettazione aeroportuale per una gestione diversa a terra, all’interno delle zone 2 e 2A, i famosi terreni all’interno del sedime aeroportuale vincolati alla realizzazione della terza pista. In più ha chiesto di verificare seriamente la proposta di trasformazione della zona T2 emersa durante il convegno dello scorso 7 maggio a Somma Lombardo.

Nessuno dei Sindaci del CUV presenti in Assemblea ha preso la parola per commentare, criticare o sostenere la proposta del Parco.

Perché questo silenzio? Ci rifacciamo al detto “chi tace acconsente?”

Nei giorni scorsi però durante l’incontro in Regione, i Sindaci hanno tenuto una posizione un po’ ambigua. Cassani, presidente di turno, ha ribadito che la proposta del Parco è simile alla loro (chi l’ha mai vista?) e  ha chiesto che la proposta del Parco fosse messa a verbale, così come il rifiuto di ENAC di prendere in considerazione le proposte arrivate. Però tengono aperto il dialogo rispetto alle opere infrastrutturali promesse da Regione Lombardia come contropartita alla cementificazione della Brughiera.

In più c’è la questione relativa al rumore. La rete di monitoraggio oggi presente è assolutamente insufficiente per effettuare il rilevamento del rumore e soprattutto i dati oggi registrati solo in determinate zone e nemmeno sotto le rotte non sono sufficienti per simulare l’impatto del rumore a terra a fronte di un maggior utilizzo dei voli cargo (soprattutto notturni), così come anticipato da ENAC qualche settimana fa. Ci sono zone ad esempio oggi interessate dai decolli verso sud durante le ore notturne che sono prive di qualsiasi sistema di monitoraggio.

Valori che, vale la pena ricordarlo, sono una media delle misurazioni giornaliere e non tengono assolutamente conto dei valori di picco.

Per quanto riguarda invece la proposta di SEA di cedere una parte di sedime aeroportuale come supercompensazione per il consumo della brughiera ci permettiamo di fare alcune considerazioni.

La prima riguarda la quantità: se ne consumi 44 me ne devi dare 44, non 30, non 40 ma 44. In altri paesi europei le compensazioni vengono fatte prima di iniziare i lavori e in misura maggiore rispetto a quanto disboscato ad esempio. Viene amaramente da considerare che siamo  in Italia, oltretutto in Lombardia.

La seconda invece riguarda la collocazione delle due aree ipotizzate. Quella verso Lonate Pozzolo sarebbe una zona di bosco dove oggi si trova un radar. Una zona che si trova al di là della Via Molinelli. Quale fruizione sociale potrebbe avere? Assolutamente zero!

L’altra zona è quella che oggi SEA tiene vincolata per i futuri sviluppi infrastrutturali, cioè la zona all’interno del sedime aeroportuale individuata per la realizzazione della Terza Pista.

Ma allora la domanda sorge spontanea: se SEA rinuncia a quella zona perché non vuole fare più la Terza Pista e a fronte del fatto che il Parco con la sua proposta ha dimostrato che si possono realizzare in quell’ambito i nuovi capannoni rispettando le indicazioni di safety a terra, perché non costruisce lì i capannoni senza cancellare la brughiera?

Personalmente non ci fidiamo di SEA che annuncia il ritiro della Terza Pista. Lo aveva già fatto in passato salvo poi ripresentarla nel Master Plan 2035 spacciandola per “futuri sviluppi infrastrutturali!”.

L’ultima considerazione riguarda la qualità delle aree prese in considerazione da SEA come supercompensazione.

Siamo di fronte ad aree che da un punto di vista naturalistico ed ecosistemico non sono assolutamente paragonabili e confrontabili.

E’ un po’ come barattare diamanti con zucchine. E questo dimostra, ancora per l’ennesima volta, la scarsissima considerazione che SEA ha nei confronti della brughiera visto che propone come contropartita delle realtà naturalisticamente meno di pregio e di valore. Sempre importanti sia chiaro, ma assolutamente non paragonabili all’unicità, all’eccezionalità e alla rarità della brughiera.

Quella rarità che il mondo scientifico, il Parco del Ticino, le associazioni e i Comitati stanno ormai evidenziando da decenni. Sembra che l’unica a non accorgersene è proprio la società che gestisce l’aeroporto di Milano Malpensa e anche qualche Sindaco che si è dimenticato della richiesta di istituire il SIC/ZPS Brughiere avanzata dal Parco del Ticino nel 2011. Avete mai visto nelle richieste messe sul tavolo dai Sindaci del Cuv questo argomento?

Per fortuna lo stanno facendo i sindaci del Castanese, visto che ad ogni tavolo a cui possono partecipare ripresentano la questione. Bravi!

Francamente ci sembra una proposta decisamente raffazzonata, non credibile e assolutamente irricevibile. Per prendere il prestito le parole del ragioniere più famoso d’Italia…la supercompensazione è una cagata pazzesca!

Facciamo il punto della situazione

A fronte di incontri, dichiarazioni sui giornali, sondaggi e aggiornamenti continui sul fronte del Master Plan 2035, vorremmo ribadire alcuni concetti fondamentali che forse sfuggono a molti dei commentatori istituzionali e non solo.

In primis occorre ricordare che la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero della Transizione Ecologica è aperta. Regione Lombardia, non si sa bene per quale motivo, non ha ancora ottemperato al fatto che doveva emettere il suo parere entro i termini previsti per legge. Termini rispettati dai Sindaci, dalle Associazioni e Comitati che hanno provveduto ad inviare le osservazioni sia alla prima pubblicazione sia alle integrazioni pubblicate in seconda battuta.

La brughiera interessata dall’espansione della Cargo City (sullo sfondo i capannoni di Dhl)

I documenti contenuti nello Studio di Impatto Ambientale, oggetto delle osservazioni e su cui la Commissione Nazionale VIA/VAS dovrà esprimere il proprio parere di compatibilità ambientale NON contengono le analisi ambientali sulle opere infrastrutturali che Regione Lombardia vorrebbe inserire, su proposta dei Sindaci, come contropartita per accettare l’espansione del sedime.

Vale la pena ricordare il parere emesso, sempre da Regione Lombardia, per il precedente Master Plan (Delibera X/13 del 03/04/2013) dove se nell’allegato tecnico si mettevano in evidenza tutta una serie di criticità e di aspetti negativi come la perdita di biodiversità, il consumo di suolo, la perdita dell’habitat della brughiera nella delibera si sosteneva senza tentennamenti la validità del progetto complessivo.

Regione Lombardia è ancora la stessa realtà, non è assolutamente cambiata. Anzi oggi si offre come mediatrice, non certo a favore del territorio, ma sempre pro SEA cercando di far ingoiare ai Sindaci una espansione limitata del sedime aeroportuale.

Che sia di 45, di 20 o anche di un solo ettaro l’espansione dell’attuale sedime aeroportuale verso sud è assolutamente inaccettabile.

Le alternative proposte sono state scartate a priori dal gestore aeroportuale, tra l’altro senza argomentazioni e spiegazioni serie e credibili.

E la motivazione è semplice: SEA nel lungo periodo non vuole assolutamente rinunciare ad uno sviluppo che inglobi all’interno del sedime aeroportuale TUTTA la zona della brughiera.

Basti richiamare gli ettari vincolati per la terza pista all’interno del sedime aeroportuale.

E’ evidente che il vero NO, tutto ideologico, sia quello di SEA nell’affrontare le proposte alternative che le vengono suggerite.

Anche qui ci tornano in mente le vicende del vecchio Master Plan, quando SEA non chiese al suo consulente Mitre “quali strumenti potessero servire per potenziare l’aeroporto di Malpensa”, ma chiese “dove devo realizzare la terza pista?”, come se l’unico strumento per potenziare l’aeroporto fosse costruire una pista in più rispetto ad altre ipotesi.

E su Malpensa, il modus operandi di Sea e di Regione Lombardia è da sempre lo stesso: “dividi et impera”. Incontri separati tra Cuv e sindaci del Castanese, l’ovest Ticino completamente escluso, i sindaci di seconda fascia ignorati.

Lo stesso discorso, che ciclicamente ritorna, è quello relativo alle mitigazioni e compensazioni.

In questi giorni è emerso il problema dei voli notturni su cui torneremo prossimamente, ma che è sempre stato volutamente ignorato da SEA, dalla Regione Lombardia e dal suo braccio operativo ARPA, che invece di essere la realtà tecnica a supporto del territorio segue molto di più i desiderata di Regione e Sea.

Ci permettiamo a tal proposito di fare due considerazioni.

La prima riguarda il fatto che, come osservato anche dal Parco del Ticino, dalle Università e dal mondo scientifico, le azioni individuate da SEA per migliorare e potenziare la parte rimanente di brughiera dopo averne cancellato 45 ettari non hanno la garanzia botanica e scientifica di raggiungere gli obiettivi. Quindi siamo di fronte ad una proposta che non assicura di migliorare la parte di brughiera rimanente, dopo che la parte migliore verrà cancellata.

La seconda riguarda i tempi e le garanzie per la realizzazione di questi interventi. Come accade troppo spesso, mitigazioni e compensazioni vengono realizzate con enormi ritardi e anche le volumetrie realizzate sono di gran lunga inferiori a quanto pattuito. Questo anche a fronte di cronoprogrammi e dichiarazioni di impegno da parte dei proponenti.

A tal proposito vi agevoliamo un ricordo: la vicenda di Pedemontana, con la sua Greenway, un percorso ciclabile e pedonale di grandi dimensioni, che si estende per 90 km dalla provincia di Varese a quella di Bergamo e si collega e si inserisce, rafforzandoli, nei sistemi della ciclabilità provinciale. Un progetto che a distanza di decenni è rimasto solo sulla carta.

Inoltre ci permettiamo di ricordare che la zona di miglioramento della brughiera rimasta, così come immaginata da SEA, proprio per le caratteristiche geomorfologiche del terreno e la fragilità della brughiera oltre ad avere scarsi risultati di riuscita come descritto prima, rischia poi di essere ulteriormente sacrificata dalle future ipotesi di espansione del sedime aeroportuale.

L’ecosistema della Brughiera

Sono state tante e troppe le mitigazioni e le compensazioni non realizzate nella vicenda Malpensa. E la realizzazione era in capo a chi oggi, ripropone le stesse garanzie di sempre e, almeno ai nostri occhi, risulta assolutamente non credibile.

L’invito che rivolgiamo a tutti è quello di non sottoscrivere nessun accordo che preveda l’espansione verso sud del sedime aeroportuale.

Vorremmo inoltre ricordare che L’UNICO MODO per salvaguardare, tutelare, migliorare e conservare la brughiera è il riconoscimento del SIC/ZPS così come proposto dal Parco del Ticino nel 2011 che con il Piano di Gestione previsto all’interno dello strumento SIC porterà veramente benefici alla brughiera.

Non la proposta raffazzonata avanzata da SEA nel Master Plan 2035, utile solo per acquistare una finta credibilità ambientale nei confronti di quelli che vogliono senza se e senza ma una espansione verso Sud a scapito del sedime aeroportuale.

Questo sacrificio che è richiesto al territorio di Lonate Pozzolo e ad una delle perle più belle e rare di tutto il territorio del Parco del Ticino è appunto un sacrificio che non possiamo permetterci. La contropartita non è assolutamente paragonabile in termini di servizi ecosistemici, ambientali e sociali che si perderanno se verrà sottoscritto qualsiasi ipotesi di mediazione al ribasso proposta da Regione Lombardia.

Essere contrari al Master Plan 2035 non significa essere contro Malpensa. Il nostro motto, da sempre è “Viva Malpensa fino a Via Molinelli, da lì in poi Viva Via Gaggio e Viva la Brughiera”.

Proprio su questa convivenza che è possibile, su questo rispetto dell’altro, si dovrebbe basare ogni decisione.

Logo Rete Natura 2000

E’ fondamentale oggi essere lungimiranti e assennati, in questo periodo storico con una crisi socio climatica e ambientale che sta colpendo in maniera preoccupante anche il nostro territorio l’unica soluzione è non accettare l’accordo che Regione Lombardia vorrebbe proporre per far ingoiare un boccone amaro, anzi amarissimo e irreversibile al nostro territorio.

Sul futuro di Malpensa occorre usare il buon senso.

In queste settimane si rincorrono voci e dichiarazioni su quale espansione dell’aeroporto di Malpensa sia accettabile e digeribile dal territorio, in primis dai sindaci del Cuv.

Per quanto ci riguarda, anche la sola espansione di un centimetro quadrato dell’attuale sedime aeroportuale verso sud è assolutamente inaccettabile.

Se è vero che le previsioni dei numeri del settore cargo che prendiamo per buoni – vorremmo sommessamente ricordare però che le previsioni dei posti di lavoro su Malpensa parlavano di 200.000 lavoratori coinvolti e si sono dimostrate decisamente gonfiate – ci chiediamo perché non vengano presi in considerazione gli spazi all’interno del sedime aeroportuale per ampliare la zona cargo.

Abbiamo letto il Master Plan 2035 e le integrazioni presentate in seconda battuta. È evidente che le alternative suggerite e scritte nelle osservazioni vengono scartate a priori dal gestore aeroportuale senza una motivazione seria e credibile.

Ci sono parecchi ettari all’interno dell’attuale sedime aeroportuale “blindati” per costuire la terza pista. Quale zona migliore per ampliare la zona cargo!!! Si rinunci, una volta per tutte, alla terza pista e si utilizzino quegli spazi per ampliare la zona cargo.

Basterebbe citare il “consumo di suolo” vergine che comporta ogni alternativa presa in considerazione. La parte a sud, quella di brughiera, è un suolo vergine, unico e raro che offre tutta una serie di servizi ecosistemici; purtroppo invece non viene considerato tale, addirittura viene considerato meno di un suolo già urbanizzato e sui cui sono già costruiti capannoni vuoti o usati al 25% della capacità.

Leggiamo che dai 60 ettari iniziali (a cui vanno sommati i 30 vincolati per la terza pista al di fuori del sedime aeroportuale) si voglia passare a 45 ettari…in cambio di alcune “rassicurazioni” circa il recupero e la ricostruzione della brughiera.

Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo ancora: l’habitat di brughiera, per la sua conformazione geomorfologica e pedologica non è assolutamente ricostruibile da nessun’altra parte. Lo dicono gli studi scientifici, le università e chi si occupa di studiare e ha studiato seriamente la brughiera e le lande secche europee.

SEA invece considera, da sempre, la brughiera come una realtà che si possa spostare a piacimento, ricostruire in 6/8 mesi. Non è assolutamente così!

Abbiamo letto sempre nei documenti presentati a supporto del Master Plan 2035, che esiste una brughiera sana e una “brughiera degradata”. Che credibilità ha una società per azioni che per giustificare la cancellazione di un habitat unico e raro si inventa una definizione di “brughiera degradata” che non esiste assolutamente nella nomenclatura scientifica?

Vale anche la pena ricordare che la disciplina internazionale ed europea da indicazioni diverse, rispetto agli ambiti naturali degradati. Questi, seppur degradati, continuano a fornire servizi ecosistemici, detto ciò questo degrado deve essere eliminato intervenendo migliorando l’ambiente naturale, piantumando nuove essenze e certo non cancellando in maniera irreversibile questi ambiti naturali ricoprendoli di colate di cemento e asfalto come invece vorrebbe fare SEA.

Abbiamo letto articoli e dichiarazioni che parlano di opere di compensazioni e di mitigazione per far “digerire” l’ampliamento del sedime aeroportuale. Si ignora volutamente che il piano del verde di Malpensa 2000, così come tutte le opere di mitigazione e compensazione previste dal Decreto D’Alema, al 99% non sono mai state realizzate.

Vale la pena poi ricordare che la zona interessata oggi dall’espansione del sedime aeroportuale cancellando la brughiera era una delle zone individuate per operazioni di ripiantumazione e di rispristino del verde. Ovviamente mai realizzate! MAI-REALIZZATE.

Quale credibilità possono avere questi soggetti? Semplicemente nessuna.

La nostra speranza è che i sindaci del Cuv non abbocchino a questa proposta. Chi non ha realizzato le opere di mitigazione e compensazione nel corso degli ultimi vent’anni, ripropone ora le stesse cose non realizzate in cambio appunto di una devastazione ambientale, cancellando la brughiera.

Davano garanzie di realizzazione vent’anni fa e abbiamo visto solo quanto non hanno fatto. Ripropongono le stesse garanzie oggi, ma dovrebbe essere evidente che hanno perso ogni credibilità.

Per favore, che si usi tutti il buon senso e non si permetta di distruggere la brughiera!

Domenica 20 marzo, Salviamo la Brughiera!

Carissime amiche e carissimi amici, vi invitiamo a partecipare a questa camminata. E’ l’evoluzione 2.0 della “Camminata di Primavera” che negli scorsi anni “apriva” gli eventi dell’anno.

Ecco perchè, con le realtà associative con cui avevamo organizzato il Bioblitz lo scorso 19 dicembre, abbiamo deciso oggi di proporvi questo nuovo evento.

Trovate tutte le informazioni per partecipare nel volantino…e come sempre fatelo girare e invitate i vostri amici e conoscenti.

Iscrizione obbligatoria, entro il 19 marzo, a salviamoilticino@libero.it

Quota di partecipazione 5 € (assicurazione)

Vi aspettiamo

Mettiamo i puntini sulle i

Abbiamo visto e letto l’articolo che vi alleghiamo e ci sembrava corretto fare alcune puntualizzazioni, anche perché riteniamo che la narrazione della faccenda dei progetti di espansione dell’aeroporto di Malpensa meriterebbe una certa equidistanza dal gestore aeroportuale. Il rischio infatti è quello di prendere per vero solo quello che viene da una parte e rubricare sciocchezze o inesattezze le voci che arrivano da altre parti.

La prima precisione riguarda la terza pista. Se è vero che non è tra le opere previste direttamente nel Master Plan 2035, è altrettanto vero che i terreni su cui SEA la vorrebbe realizzare vengono magicamente blindati e “messi in cassaforte”. Anzi, le strutture che sono previste in quelle aree saranno da abbattere proprio in previsione della terza pista.

Il sogno dei 60 milioni di passeggeri previsti nel vecchio Master Plan dev’essere ancora un punto di riferimento di Sea, visto che nelle Integrazioni (INT-002 pag.40, INT-003 Pag.5, INT-004 pag.14, INT-006 pag.24 e nel SIA-P3_alternative Cap 3.1.2.6 pag. 50) conferma che quelle aree dovranno essere lasciate libere per la terza pista. Non una riflessione sull’andamento del traffico a fronte della crisi socio climatica ambientale e della pandemia che stiamo vivendo, ma una sola certezza: dopo il 2035 la terza pista sarà necessaria, per cui oggi blindiamo i terreni che ci serviranno per costruirla. Questo con buona pace di chi dice che la terza pista non c’è più.

Interessante poi lo stupore di SEA rispetto alle posizioni e le osservazioni giunte dal territorio, soprattutto se lette ripercorrendo il confronto avuto con il territorio. Confronto non significa accordo, ma questo aspetto a SEA forse è sfuggito. Va sottolineato il fatto che il confronto è avvenuto sì, ma senza una vera partecipazione di tutti gli stakeholder, prendiamo atto che a quanto pare esistono interessi di serie A, B, C e… Z e il parere di Z non interessa, purtroppo!

Rispetto al concetto di sostenibilità invece, lasciateci dire che il progetto è tutt’altro che sostenibile. Abbiamo notato da questo punto di vista una continuità con il precedente Master Plan. Se io costruisco una fotografia del territorio (prima di realizzare le opere) e lo descrivo come un territorio dove non ci sono problemi di inquinamento atmosferico, dove gli aerei non producono rumore, dove la qualità della vita è eccellente è logico che posso sostenere che il potenziamento non avrà conseguenze negative su aria, acqua, uccelli, etc.

Anzi se racconto poi, inventando habitat ad hoc, che la brughiera è degradata e che l’unica soluzione è coprirla di cemento e asfalto capite bene che la sostenibilità va a farsi benedire.

Il top lo si raggiunge nel momento in cui, sempre parlando degli habitat di brughiera degradata (che non esiste) ma anche di quella sana, si citano come uniche minacce le specie arboree invasive e non i capannoni che cancelleranno in maniera irreversibile sia la parte sana sia quella degradata (che non esiste).

Ci saremmo aspettati più serietà, anche a fronte delle osservazioni presentate, che almeno per quanto ci riguarda non hanno ricevuto risposte.

Dall’articolo infine emerge anche una logica ricattatoria: o si fa questo oppure crolla tutto! Una visione che non è assolutamente sostenibile, non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista economico. Chi, anni fa, aveva definito una “asinata” questo progetto aveva assolutamente ragione!

Riemerge qui una considerazione che abbiamo sempre sostenuto dall’inizio e che SEA, ma anche altri soggetti istituzionali, hanno volutamente e sempre ignorato:

si faccia una Valutazione di Impatto Ambientale Strategica VAS sui piani e programmi di sviluppo aereo, stradale e ferroviario che hanno nell’Aeroporto di Malpensa il fulcro strategico e si stabilisca una volta per tutte quali opere sono sostenibili da un punto di vista economico, sociale e ambientale e si stabilisca quanto questo territorio è in grado di sopportare in termini di inquinamento atmosferico, rumore, consumo di suolo, perdita di biodiversità etc.

La questione di fondo è che questi strumenti (VIA, VAS, VIS, VIC) nel resto dell’Europa sono utilizzati per raggiungere uno sviluppo economico sostenibile, mentre da noi sono visti come dei limiti per lo sviluppo economico (“la VAS non è la Bibbia” sosteneva e sostiene Raffaele Cattaneo, Assessore Regionale all’Ambiente, che in maniera poco credibile gira nei convegni a parlare di quanto la Regione sia attenta alla biodiversità).

In Lombardia invece si preferisce di gran lunga una programmazione territoriale dove la mano destra non sa quello che sta facendo la mano sinistra, dove le opere entrano in conflitto tra loro (tratta Milano – Roma Aereo vs Alta Velocità) oppure si progettano opere inutili come il collegamento ferroviario MalpensaT2 – Gallarate.

La parte non accettabile di questo ricatto è racchiusa nelle ultime righe dell’articolo, dove emerge che tutta una serie di impegni economici di SEA verso il territorio erano e sono vincolati al fatto che il Master Plan 2035 veda la luce.

Un déjàvu che il nostro territorio ha già vissuto: era il novembre del 2012 quando SEA promise 12 milioni di euro per le delocalizzazioni ma vincolando quei soldi all’approvazione del Master Plan (quello con terza pista e capannoni a vista d’occhio!). Una pagina veramente triste per chi parla di coinvolgimento del territorio e di partecipazione.

Infine i citati progetti di riqualificazione di 140 ettari di brughiera tanto sostenuti, anche da chi ha scritto l’articolo senza aver letto mezza pagina del Master Plan, se sono quelli previsti e indicati dal Master Plan 2035 sono privi di qualsiasi validità scientifica e non assicurano assolutamente il risultato del ripristino della brughiera. Lo stesso dicasi per i “poli” di fruizione del Parco del Ticino, che esistono già e sono i Centri Parco oggi esistenti e per le piste ciclabili.

Una descrizione che assolutamente non corrisponde alla realtà, quasi come la fotografia fatta da Sea per sostenere la sostenibilità del Master Plan 2035.

Il bioblitz continua…

Ve lo avevamo detto che la data del 19 dicembre era solo l’inizio…

Informiamo che il 1° gennaio 2022 il CISO, insieme alle associazioni Coordinamento Salviamo il Ticino ed Ecoistituto Valle del Ticino ODV, ha inviato al Direttore Generale-Direzione Generale Ambiente e Clima della Regione Lombardia, a) richiesta di accesso agli atti della pratica relativa all’istituzione di un nuovo Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale brughiera di Malpensa e di Lonate, e b) diffida ad adempiere.

Uno dei biotopi aperti più rilevanti della Pianura Padana per gli habitat, la fauna terrestre e gli uccelli, è la brughiera di Malpensa-Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. Un tempo destinata alle esercitazioni militare, attività non incompatibile con le esigenze di mantenimento di habitat e specie, l’area è stata venduta dal demanio alla SEA, la società che gestisce l’aeroporto di Malpensa. Tale aeroporto ha già occupato e distrutto centinaia di ettari di ambienti di brughiera e di foresta, soprattutto con le espansioni attuate negli anni ‘80 e ’90 del secolo scorso. Oggi, la SEA vorrebbe espandere l’area destinata alla movimentazione delle merci verso la brughiera sopravvissuta, costruendo capannoni, strade, piazzali. Il tutto mentre nelle immediate vicinanze giacciono inutilizzate superfici già destinate ai medesimi usi, che potrebbero essere facilmente convertiti senza che avvenga alcuna ulteriore sottrazione di suolo.

Il CISO e altre associazioni hanno organizzato un evento informativo, concretizzatosi con un bioblitz tenuto il 19 dicembre 2021 che ha avuto molto successo e larga eco sui media nazionali e locali. L’azione non termina qui ma prosegue con azioni legali, a cominciare da questa richiesta di accesso agli atti e dalla diffida ad adempiere.

Altre info https://www.ciso-coi.it/

Se la Partecipazione continuiamo a farla noi

Partecipazione: una delle parole che auspichiamo identifichi sempre la nostra realtà.

Che sia una visita guidata o una conferenza, che sia un atto previsto per legge, non abbiamo mai voluto rinunciare al nostro ruolo di cittadini attivi, impegnati a difesa della Brughiera e di Via Gaggio.

Ecco perché anche in occasione delle Integrazioni al Master Plan 2035, che Enac ha presentato per conto di Sea, in data 16 novembre 2021, abbiamo giocato fino in fondo il nostro ruolo.

Certo soli 30 giorni per migliaia e migliaia di pagine sono decisamente pochi e soprattutto le integrazioni erano costruite in maniera non sempre facile da seguire.

Non abbiamo compreso la modalità di separazione con cui Enac ha predisposto le risposte, separando le realtà istituzionali da quelle non istituzionali. Eppure la 152/2006 si rivolge a “chiunque” indicando le realtà che possono presentare osservazioni.

Fatta questa opportuna premessa, quello che è emerso dalle integrazioni è l’assoluta non risposta alle nostre precedenti osservazioni.

Le integrazioni presentate sono servite per confermare ulteriormente la linea decisa da SEA, confermando anche le inesattezze ambientali e le “castronerie ambientali” presenti nel progetto, senza nemmeno entrare nel merito delle osservazioni presentate che ancora oggi sono senza una risposta.

E questo è uno degli aspetti che abbiamo voluto rimarcare in occasione delle osservazioni che abbiamo presentato.

Inoltre abbiamo messo in evidenza come sarebbe opportuno aspettare la redazione con conseguente Valutazione di Impatto Ambientale Strategica V.A.S. del Piano Nazionale del Trasporto Aereo, prima di autorizzare qualsiasi progetto di espansione aeroportuale. Non ci riferiamo solo a Malpensa, ma è del tutto evidente che in assenza di una programmazione seria nazionale non ha assolutamente senso che tutti gli aeroporti presenti sul territorio italiano si possano potenziare o espandere.

Abbiamo segnalato che sulla Valutazione di Impatto Sanitario VIS, i dati presi in considerazione da SEA sono assolutamente carenti sia per l’orizzonte temporale preso in considerazione sia per la tipologia di dati.

Inoltre abbiamo ribadito l’assoluta inconsistenza scientifica dei motivi che a detta di Sea giustificano la cancellazione della “brughiera degradata”, habitat inventato solo per giustificarne la cancellazione.

Sconcertante e ai limiti del ridicolo, la considerazione fatta da SEA secondo la quale l’unica minaccia per l’esistenza della brughiera siano le specie invasive e non i capannoni, il cemento, l’asfalto e sì, anche la terza pista, che il Master Plan 2035 porta con sé.

Nulla di nuovo quindi, una fotografia della situazione attuale volutamente falsata con il solo obiettivo di sostenere che gli obiettivi di arrivare a 38 milioni di passeggeri e l’1 milione di tonnellate di merci al 2035 saranno assolutamente a impatto zero in termini di consumo di suolo, inquinamento atmosferico e da gas di scarico degli aerei, inquinamento acustico, conseguenze sulla salute.

Sugli aspetti sociali della fruizione della Via Gaggio e della Brughiera nemmeno una parola. Anzi gli aspetti sociali presi in considerazione sono solo quelli dei fotografi appassionati di aerei che meritano posti organizzati per fare fotografie, mentre i servizi ecosistemici relativi alla libera fruizione in natura valgono meno di zero per Sea e Enac.

Già in un precedente post avevamo raccontato del Bioblitz e di tutte le iniziative che saranno prese a sostegno della proposta del Parco del Ticino di istituzione del SIC/ZPS “BRUGHIERE”.

Abbiamo ribadito questa nostra posizione anche nelle osservazioni, dove va rilevato l’atteggiamento incoerente di Enac e Sea che se da un lato confermano che non è di loro competenza far partire l’iter amministrativo (e non c’è bisogno di ribadirlo, lo sappiamo anche noi) dall’altro prendono in considerazione alcuni aspetti della proposta del Parco per confermare l’unicità dell’habitat di brughiera.

Peccato che poi arrivino alla conclusione che l’unico modo per salvare questo habitat sia quello di cancellarlo in maniera irreversibile e di salvaguardarne una piccolissima parte. Che sicuramente verrà ricompresa nel prossimo progetto di espansione dopo il 2035.

Continuate a seguirci, perché a breve, al netto dell’evoluzione della situazione pandemica, potremmo chiedervi ancora di diventare cittadini attivi insieme a noi e di partecipare nella difesa di questo territorio unico e raro che è la brughiera.

Bioblitz…

Non è semplice raccontare quanto è successo domenica 19 dicembre in brughiera.
Sarebbe forse troppo superficiale affermare che botanici, ornitologi, micologi, docenti e ricercatori universitari insieme a tanti rappresentanti di associazioni ambientaliste e semplici cittadini si sono ritrovati nella brughiera di Via Gaggio.

Perché questi mondi, così apparentemente distanti tra loro, hanno deciso di sfidare il freddo e il gelo?

Semplicemente perché l’amore per la natura, per la biodiversità e per il grande valore scientifico che la brughiera porta con sé, sono più forti del freddo e hanno scaldato nel senso più nobile del termine, le oltre 200 persone che, divise in “gruppi di lavoro”, hanno trascorso la mattina a percorrere in lungo e in largo i sentieri che dalla strada del Gaggio si diramano verso la brughiera.

E’ la prima volta che così tante professionalità si ritrovano per ribadire e sostenere la proposta di far diventare le “brughiere di Lonate e Malpensa” un Sito di Interesse Comunitario, così come proposto dal Parco del Ticino nel lontano 2011.

Dieci anni passati a difendere questi territori dalla terza pista e dai progetti di espansione del sedime aeroportuale di Malpensa che, indipendentemente dai volumi di espansione dei vari Master Plan, comporteranno la perdita irreversibile degli habitat di brughiera.

Dieci anni trascorsi con l’inerzia (voluta) di Regione Lombardia, che non ha mai sostenuto la proposta del Parco del Ticino e che ha invece sempre sposato qualsiasi ipotesi di sviluppo dell’aeroporto di Malpensa.

Dieci anni che noi abbiamo passato cercando di portare tante persone a sostenere la nostra causa, invitandole a frequentare la strada del Gaggio e gli ambienti della brughiera. E forse, quanto seminato in termini di eventi organizzati, amici ed amiche incontrati durante le numerose camminate ed iniziative, ha incominciato a fiorire.

Domenica è stato veramente emozionante ascoltare voci ed esperienze “diverse” parlare all’unisono di tutelare, proteggere e conservare questi habitat ma soprattutto è stato importante che tutti abbiano capito quanto questi habitat siano ancora da scoprire.

E’ stato bello rivedere “vecchi compagni di viaggio” che ci avevano aiutato in questi anni farsi affiancare da colleghi docenti di altre università, da numerosi ricercatori diventati dopo domenica uniti e compagni anche loro in questo progetto comune.

L’idea è quella di gestire in maniera scientifica l’habitat della brughiera conservandolo e tutelandolo dalle minacce, che sono anche naturali…ma quelle più preoccupanti restano ora come ora quelle di origine antropica e sono cemento, asfalto e capannoni.

Far diventare questa zona un Sito di Interesse Comunitario SIC permetterà al Parco del Ticino di mettere in campo tutte quelle azioni idonee alla conservazione della brughiera, limitando la presenza delle specie arboree invasive ed evitando che l’avanzare del bosco soffochi la presenza del brugo.

Questi sono gli unici interventi che si devono fare. Le ricostruzioni parziali, in piccolissimi lotti, dopo aver cancellato in maniera irreversibile 90 ettari di brughiera sono una presa in giro e non rappresentano assolutamente un intervento di conservazione o di miglioramento ambientale come sostiene SEA.

Ringraziamo tutte le sigle che hanno aderito, il Direttore del Parco del Ticino e gli assessori del Comune di Lonate Pozzolo presenti e le tante persone che a titolo personale sono state con noi in brughiera, e soprattutto ringraziamo la professoressa Silvia Assini, Direttrice Scientifica del progetto Life Drylands https://www.lifedrylands.eu/

Continuate a seguirci, perché l’evento del 19 dicembre è stato solo un piccolo assaggio e come diceva qualcuno “non finisce qui…”

Centro Italiano Studi Ornitologici

Associazione EBN Italia

Associazione Tutela Anfibi Basso Verbano

CNR-IRSA Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Ricerca sulle Acque

Coordinamento Salviamo il Ticino

Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta (Varenna, LC)

Ecoistituto della Valle del Ticino

FAI Lombardia

Gruppo Ornitologico Lombardo

Gruppo Ricerche Ornitologiche Lodigiano

Gruppo Insubrico Ornitologia

Associazione per lo Studio e la Conservazione delle Farfalle – APS;

LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli

Società Botanica Italiana

Società Italiana di Scienza delle Vegetazione

Società Italiana di Scienze Naturali

Società Lichenologica Italiana

Unione Zoologica Italiana

WWF Lombardia

Associazione Micologica Bresadola

Comitato Salviamo la Brughiera

Gruppo Naturalistico Bustese

Legambiente – Circolo BustoVerde

Legambiente Lombardia

Società di Scienze Naturali del VCO

Associazione per i Vivai ProNatura

Coordinamento Regionale Pro Natura Lombardia

Associazione comitato Parco regionale Groane – Brughiera ATS-EPS

Circolo Laudato Si’ Busto-Gallarate

Unione Comuni Malpensa

Progetto GuardaMI – Milano

Rumors su Malpensa e territorio

Si è svolta in Regione Lombardia una riunione di SEA, alla presenza dei Sindaci del CUV, sul futuro dell’area intorno a Malpensa. Presente anche il Parco del Ticino (purtroppo non sempre coinvolto in queste riunioni).

Un tavolo che avrebbe dovuto forse essere convocato vent’anni fa e che sembra fermo proprio a vent’anni fa, poiché le idee di sviluppo indiscriminato si basano sul Piano d’Area del 1999.

In questi decenni nel frattempo il mondo è ovviamente cambiato, e a fronte dei cambiamenti climatici si impone anche un cambio culturale e mentale rispetto alla programmazione del territorio.

Questo però sembra non succedere per Malpensa, dove tutto è ancorato alla logica dello sviluppo incontrollato anche con infrastrutture la cui utilità deve essere dimostrata da un punto di vista ambientale, sociale ma pure economico.

Perché se tutte le opere sono considerate prioritarie e strategiche per lo sviluppo di un territorio allora nessuna di queste è veramente prioritaria e strategica.

C’è poi da segnalare la solita ipocrisia italiana in tema di compensazione e di mitigazione, come se le opere si dovessero realizzare sempre e comunque, al di là degli aspetti di Valutazione di Impatto Ambientale.

Una caratteristica di questi tavoli, che dimostra ulteriormente l’arretratezza culturale con cui sono pensati, è il fatto che nel frattempo mentre si fa finta di fare programmazione, le opere vanno avanti senza una visione globale e soprattutto sono analizzate dalle procedure di VIA come se non ricadenti nello stesso territorio. Basti pensare alla ferrovia T2 Gallarate e al Master Plan 2035.

E’ abbastanza evidente come non si siano ancora risolti i problemi esistenti e non si siano realizzate le opere di compensazione e mitigazione (ad esempio quelle di Malpensa 2000) che già si pensa a devastare ulteriormente il territorio con opere assolutamente inutili.

Inoltre sembra che ci sia anche parecchia confusione e non è solo una questione di termini. Si parla di un piano della mobilità commissionato dalla Giunta Regionale a SEA e ANAS che però contempla opere di viabilità, cosa ben diversa dalla mobilità. E’ assurdo che venga dato l’incarico su questa materia ad una realtà come SEA che dovrebbe occuparsi di gestire l’aeroporto e invece diventa decisore dello sviluppo di un territorio su cui non ha competenze in materia.

Durante la riunione, è emersa la volontà di SEA di ridurre del 50% i volumi di espansione verso sud del Master Plan 2035, quelli che cancellerebbero in maniera irreversibile la brughiera.

Qui vorremmo ribadire un concetto che da sempre abbiamo sostenuto: il sedime non si deve allargare rispetto alla situazione attuale. La via Molinelli è la linea del Piave, oltre quella via il sedime non deve espandersi.

Rispetto poi all’idrogeno e ad altre storielle, raccontate da SEA, sembra di aprire nuovamente il libro dei sogni. Sin dall’inizio abbiamo assistito a dichiarazioni che annunciavano un completo cambio degli aerei che nel corso degli ultimi anni sarebbero dovuti diventare meno inquinanti e meno rumorosi. I dati delle centrali del rumore dicono il contrario, così come la Sentenza Quintavalle che ha documentato qualcosa di diverso.

Parole, parole, parole come sempre…ma poi ci si trova a convivere con i voli notturni che, vale la pena ricordarlo, dovrebbero essere autorizzati di concerto tra Sea, Enac, Ministero della Transizione Ecologica e Comuni interessati.

Noi continueremo a vigilare attentamente rispetto allo sviluppo di questa zona e chiediamo con forza lo stop e l’annullamento di qualsiasi procedura amministrativa aperta riguardanti la ferrovia T2 Gallarate e il Master Plan 2035.

Ribadiamo l’assoluta necessità di una Valutazione Ambientale Strategica su tutte le opere che gravitano su Malpensa in modo da capire:

1) quali opere siano veramente utili da un punto di vista economico, sociale e ambientale per questo territorio;
2)fino a quanto questo territorio sia in grado di sopportare inquinamento atmosferico, inquinamento da gas di scarico degli aerei, inquinamento acustico e le conseguenze sulla salute delle popolazioni che vivono in questi territori, dati scientifici alla mano.

Chiediamo inoltre che la realizzazione delle opere di mitigazione e compensazione non ancora realizzate (e sono moltissime) diventi la vera priorità per questo territorio e che le zone interessate dalle mitigazioni e compensazioni siano escluse da qualsiasi ipotesi di realizzazione di opere infrastrutturali e viabilistiche.

Ricordiamo infine che il Parco del Ticino aveva già realizzato una VAS prendendo in considerazione le opere infrastrutturali (aeroportuali, stradali e ferroviarie) che gravitano su Malpensa e che nessuna di queste porterà benefici economici, sociali ed ambientali a questo territorio. Ecco, forse, per ripensare questa zona varrebbe la pena di ripartire da quell’analisi.

L’ultima Brughiera?

Per conoscere, per comprendere e per esprimere il nostro SI alla Brughiera! 

Perchè a differenza degli altri noi entriamo #nelmerito

L’associazione Viva Via Gaggio con la collaborazione di RCM Rete Comitati Malpensa organizza per Domenica 30 Agosto una visita guidata alla zona interessata dal Master Plan 2035. I partecipanti saranno accompagnati a vedere le zone di bosco e di brughiera che saranno cancellate per fare posto a 2 nuovi piazzali per i cargo, 3 moduli magazzini cargo di prima linea e 3 edifici di supporto alla logistica oltre allo spostamento del tracciato della S.P. 14 Via Molinelli. L’occasione sarà anche utile per presentare in anteprima l’habitat naturale della “Ex – Brughiera” una novità assoluta, nel panorama scientifico botanico italiano ed europeo, tra gli habitat naturali che SEA si è inventato di sana pianta. Sigh! Un Habitat naturale che viene inventato solo per dire che va cancellato per sempre e distrutto in maniera irreversibile. Sarà anche l’occasione per sottoscrivere le osservazioni al Master Plan che scadranno, salvo diverse indicazioni ministeriali, il prossimo 5 Settembre.

Nel volantino qui sotto, tutte le informazioni per partecipare!

 

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