UNESCO E DINTORNI

 

Mentre ci rallegriamo per il riconoscimento ottenuto dal Monte San Giorgio, divenuto anche lui patrimonio dell’Unesco, non ci possiamo che “indignare” per il trattamento ricevuto sulla stampa di questi giorni dal Parco del Ticino.

Negli editoriali dei quotidiani locali e non solo, si registrano le dichiarazioni di gioia ed entusiasmo da parte di Assessori Regionali e provinciali per questo nuovo gioiello italiano e “padano” inserito nella lista dei siti dell’Unesco.

Ma insieme a queste dichiarazione, e scorrendo l’elenco delle bellezze presenti nella nostra zona, non si trova il Parco del Ticino.

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino che insieme al Parco Piemontese della Valle del Ticino FA  parte degli 8 siti  italiani, inseriti nell’elenco della Rete Mondiale delle riserve della Biosfera, nell’ambito del programma MAB (Man and Bhiospere)  nel corso del 2002, facenti parte anch’essi del patrimonio tutelato dell’Unesco.

Il primo parco regionale lombardo, istituito per volontà popolare nel corso del 1974, divenuto uno degli ambiti naturali più ricco di biodiversità tanto da ottenere questo riconoscimento, oggi viene (volontariamente?) snobbato dall’elenco dei siti da proteggere e da far conoscere al mondo.

Invece di ragionare sul ruolo di un Parco come quello del Ticino, che ha le carte in regola per diventare Parco Nazionale, lo si “elimina” dagli elenchi, in modo tale da anticipare una sua eventuale scomparsa a causa di Malpensa?

Perché questo? Forse perché il Parco del Ticino è un parco “scomodo”, che viene considerato dai più come il vero “responsabile” della mancata crescita di quella realtà che in molti considerano una vera miniera d’oro per la ricca Lombardia, cioè l’aeroporto di Malpensa.

Questa volontaria e cronica disattenzione o dimenticanza, emerge soprattutto oggi, quando parlando di “rilancio indispensabile” di Malpensa, (ignorando che Malpensa si può sviluppare con le attuali due piste) si pensa di sacrificare il Parco del Ticino, per fare posto alla Terza Pista di Malpensa, al polo logistico e alla stazione ferroviaria presenti nel Piano Industriale di Sea.

L’area dell’espansione aeroportuale, individuata nella zona della Brughiera di Lonate Pozzolo, una della più ricche per biodiversità di tutto il Parco e una delle reti ecologiche dorsali e nevralgiche per l’esistenza stessa del Parco, la si vorrebbe cancellare definitivamente per ampliare il sedime aeroportuale.

Allora dove sta il valore dei siti dell’Unesco, se a fronte di uno che ne entra, uno egualmente importante ma decisamente più vasto viene a mancare? Che senso ha, mettere in atto una lunga serie di interventi anche costosi per ottenere questo ambito riconoscimento, se poi tutto il lavoro viene sommerso da una colata di asfalto e cemento?

Noi del comitato Viva Via Gaggio, abbiamo scritto all’Unesco proprio per denunciare questa situazione, abbiamo deciso di informarli circa il rischio che corre il Parco del Ticino, e mentre ci rallegriamo per il Monte San Giorgio ci piacerebbe che anche per il Parco del Ticino ci fosse una attenzione maggiore da parte delle Istituzioni Varesine e Lombarde e non solo, proprio perché la scelta di “uccidere” un Parco Naturale per una mera “speculazione edilizia” ci sembra una scelta irrazionale e scellerata.

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2 responses to this post.

  1. dicono che il parco del ticino è scomodo perchè da fastidio invece non è assolutamente così è malpensa che è scomoda nel parco del ticino come lo era stato per il terminal 1 però gia quello magari poteva servire e adesso c’è ma la realizzazione della 3^ pista e del nuovo polo logistico e della stazione ferroviaria all’interno dell’aeroporto sono frutti di degrado ambientale e di disagio delle persone che vi ci abitano a lonate pozzolo e gli altri paesi vicini a lonate come la stessa busto arsizio ecc.

    Viva Via Gaggio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Castiglioni Leonardo

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  2. Posted by nicola72 on 9 agosto 2010 at 9:53 pm

    Sappiamo tutti che Malpensa 2000 al centro di un parco naturale è stato un errore, forse una struttura di quel tipo avrebbe dovuto esserci in un’area meno “problematica” dal punto di vista ambientale. “Forse” è un eufemismo, andrebbe piuttosto detto “sicuramente”; personalmente non credo che tutti i politici in regione o in provincia di Varese (tra quelli che sostengono l’utilità della terza pista di Malpensa) non sappiano del sacrificio (che noi assieme ad esperti non abbiamo il timore di definire “inutile”) cui corre il parco. Il rischiuo sarà di ritrovarci con una struttura “sovradimensionata” rispetto ai bisogni reali senza più il parco del Ticino, perchè ridotto ad aree frammentate e ad un parco dove “tutto è possibile”. Sono ragioni di opportunità politica, di miopia, di una visione del progresso datata (vedi expo e le tante scorpacciate di cemento), e soprattutto di una prospettiva che oserei definire (scusatemi il termine un pò forte) “fallocentrica”. Un potere economico che si misura in termini di mega-infrastrutture (spesso inutili e realizzate in barba ad ogni vincolo paesaggistico e ambientale) e di grattacieli svettanti che possono competere con quelli di Dubhai, o Shangai. Un progresso che si misuri solo in questi termini (aggiungiamo i mega-aeroporti) non è vero progresso; questo richiede ben altre competenze, un profilo etico di diverso spessore; in poche parole è facile progettare palazzine, centri commerciali, parcheggi e altro; più difficile investire in capitale “umano” e realizzare “strutture” che ben si armonizzano nell’ambiente urbano e naturale (e soprattutto strutture utili). Sembra invece che nella nostra bella Italia uno spettro si aggiri; quello della “semplificazione” e del rifiuto del “pensiero critico”; è molto più semplice muoversi in un mondo già pensato da altri, piuttosto che pensarne uno noi e condividerlo con altri. A ciò aggiungiamo una bulimia edilizia che sta divorando il belpaese, come dire che ogni amministrazione locale deve avere nel suo “programma” tanti bei interventi di “sviluppo”; ma quale sviluppo? Siamo proprio sicuri che quello delle tante speculazioni sia vero sviluppo? Lo è Malpensa con tanto di polo logistico e terza pista? Al di là del fatto che è piuttosto evidente che si tratta di pura “speculazione”, stiamo attenti ad un tranello. Ci viene detto che tutto ciò che decide la “tecnica” (vedi un certo modello di progresso “capitalistico-tecnologico”) sia irrevocabile, e qualcuno ha parlato (giustamente) di “inconscio tecnologico” (con riferimento alla psicanalisi freudiana). Ora noi sappiamo che ciò che l’inconscio ci chiede (da questo punto di vista) è l’accrescimento sempre e comunque della nostra potenza tecnologica; una sorta di sintomo che si scontra con il limite (l’ambiente naturale o le reali risorse umane o ambientali). Certamente per risolvere un problema di questo tipo occorre non semplicemente mostrare l’utilità di un pensiero diverso, ma crearne le condizioni; ecco perchè la politica valutando la necessità di preservare Via Gaggio può forse contribuire a diffondere un messaggio diverso, che ricomprenda la nozione di limite. Il limite va amato, accettato perchè è l'”altro”, pensare ad uno sviluppo “ecosostenibile” è pensare ad uno sviluppo con l’altro (uomo, donna, animale o ambiente naturale che sia); essere all’altezza del problema vuol dire proprio questo, responsabilizzarci di fronte ad ogni azione che ci porti oltre lo stato esistente. Un’ultima osservazione; noi (e intendo non solo Via Gaggio ma tutti coloro che si impegnano per un mondo migliore) non vogliamo una “regressione” (ovvero l’eliminazione del concetto stesso di progresso tecnologico), ma un suo ripensamento per un vivere comune più rispettoso della gente e del nostro bellissimo paese (oltre che pianeta) che nessuna “crisi economica” o pensiero “conforme e semplificato” può distruggere.

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