“Gamberale! Chi è costui?”

<“Gamberale! Chi era costui?” ruminava tra sè don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti>

Chiediamo scusa al Manzoni se prendiamo in prestito questa sua frase de “I promessi sposi”, ma pensiamo sia ideale per spiegare ai nostri lettori chi è Vito Gamberale, Amministratore Delegato dei Fondi Italiani per le infrastrutture (F2I), apparso prepotentemente sul palcoscenico aeroportuale italiano.

Questo post ci permetterà inoltre di spiegarvi chi sta investendo nel sistema infrastrutturale (e non solo ) del nostro paese in settori chiave come i trasporti, il ciclo dei rifiuti, l’energia e la sanità.

In primis dobbiamo subito dirvi che gli aderenti a F2I hanno ruoli e compiti diversi:

Abbiamo gli SPONSOR che ricoprono il ruolo di AZIONISTI in F2I SGR e sono i principali investitori del fondo:

BIIS Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo del gruppo INTESA SANPAOLO;

Cassa Depositi e Prestiti (istituzione finaziaria al 70% del Ministero dell’Economia e 30% da Fondazioni Bancarie);

Merrill Linch Infrastructure Holding S.a.r.l. facente parte del gruppo Bank of America;

UnicreditGroup;

9 Fondazioni Bancarie Italiane;

2 Casse di previdenza professionali italiane.

Poi abbiamo gli INVESTITORI che si dividono in tre gruppi, derivanti dalle differenti classi di quote sottoscritte.

Gli SPONSOR, descritti sopra, hanno sottoscritto le quote A del fondo per totali 938 milioni di euro. A loro si affiacano i LIMITED PARTNER che hanno sottoscritto le quote B del fondo per un totale di 906 milioni di euro. Al MANAGEMENT di F2I SGR (che fanno parte pure degli SPONSOR) spetta la sottoscrizione delle quote C per 8 milioni di euro.

Per un totale di 1.852.000.000,00 di euro così suddiviso:

QUOTE A e B:

  • Banche: 593.000.000,00 euro (32,02%)
  • Casse Previdenziali: 487.000.000,00 euro (26,30%)
  • Fondazioni Bancarie: 439.000.000,00 euro (23,70%)
  • Assicurazioni: 175.000.000,00 euro (9,45%)
  • Istituzioni Finaziarie pubbliche: 150.000.000,00 euro (8,10%)

a cui vanno sommate le quote C, pari a 8.000.000,00 (0,43%)

Come dicevamo prima i settori di investimento sono decisamente vari e decisamente importanti, poichè vanno a toccare molti aspetti della vita dei cittadini. Abbiamo investimenti nel settore dei trasporti delle persone e delle merci: aeroporti, interporti, terminal ferroviari, autostrade etc, nel settore dei trasporti e distribuzione di energia, gas e acqua, nello smaltimento dei rifiuti, nelle reti di telecomunicazioni e media, nella produzione e distribuzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e tradizionali, nella sanità, nei servizi pubblici locali e nelle infrastrutture sociali.

Altre informazioni su  F2I SGR

E ora alcune brevi considerazioni:

Se il fondo è formato da chi vuole fare investimenti e questi sono gli stessi che stabiliscono se questi investimenti sono necessari e dove recuperare i fondi (Ministero dell’Economia tramite la Cassa Depositi e Prestiti) diventa difficile se non impossibile stabilire se le opere servano veramente al paese o se invece ci sia dietro la solita speculazione.

Il controllato e il controllore sono la stessa persona, e questo è un vero schiaffo alla trasparenza nelle scelte che riguardano la collettività! Come se aprissimo un asilo nido e ne affidassimo la gestione a Re Erode.

Così come nel settore chiave dell’energia elettrica da distribuire o da creare tramite l’apertura di nuove centrali.

La cosa più preoccupante è che siamo ancora noi cittadini, a nostra insaputa, che metteremo i nostri soldi a disposizione del privato di turno che vorrà fare investimenti, sapendo che avrà il caro e vecchio Pantalone sempre pronto ad intervenire qualora le cose andassero male.

Finirà mai questa gestione torbida e poco trasparente delle opere pubbliche in Italia? Sapremo veramente scegliere quali opere serviranno al paese (VAS) e potremmo costruirle “bene” (VIA) secondo i dettami previsti dalla legge nel pieno rispetto della normativa? Oppure costruiremo tantissime opere inutili a cifre esorbitanti, consumando irrimediabilmente suolo a scapito delle generazioni future?

Se poi ci concentriamo sulla vicenda degli aeroporti, leggiamo che in questi giorni il fondo di Gamberale si sta muovendo per acquistare partecipazioni non solo in SEA, di cui è già socio, ma anche in altri aeroporti come Torino, oltre a detenere già il 70% della società che gestisce l’aeroporto di Napoli.

Non a caso il soprannome di Gamberale è “Mister Aeroporti”…

Ma così facendo, quella grande rivoluzione promessa (e non ancora attuata) dal Ministro Passera di un Piano Nazionale del Trasporto Aereo che faccia il bene del sistema Italia, la si potrà realizzare?

Se un soggetto unico (appoggiato e sostenuto economicamente anche dal Governo) è presente in tanti partecipazioni tra le società di gestione degli aeroporti, il sistema Italia avrà dei benefici oppure assisteremo a nuovi sprechi di denaro pubblico per realizzare nuovi potenziamenti aeroportuali che saranno in contrasto tra di loro?

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