Il coraggio di idee forti…

Da più di due anni uso titoli più o meno ripetitivi; non ho tanta voglia di cercare il titolo che faccia un’impressione particolare, un titolo seducente; come dire ho confezionato un “prodotto di mercato” appetibile, compratelo! Ritengo però anche, che questo modo di pensare, anche se ha delle sue ragioni a mio parere condivisibili, non sia del tutto corretto. Mi spiego; le idee forti nascono da menti forti e critiche, non da menti pigre e assuefatte ad un modo di vivere poco appagante sul piano dei valori. Che non si viva di valori o di ideali ma di economia pratica, beh, questo è un modo per dire che l’economia pratica intesa come “deresponsabilizzazione” sia divenuto l’ambito ristretto in cui vivere.

Mi spiego meglio, in un suo saggio che io lessi qualche anno fa, C.Lasch, “L’Io Minimo”, sosteneva come di fronte ad una visione frammentaria della vita, di un mercato che ci lusinga con proposte seducenti ma per il momento fugaci, è facile non sviluppare un corretto pensiero critico, una visione d’insieme che anche di fronte ai pericoli di un mondo che, come il nostro, cambia assai velocemente, non ci lasci preda di paure primordiali (l’ansia di separazione da una totalità madre, simbolo di una non avvenuta identificazione secondo la psicanalisi). La perdita di un presunto senso di totalità primordiale da riconquistare a tutti i costi, ne sarebbe la conseguenza; il radicamento di sè stessi nel proprio angusto mondo forse ricordo della primordiale “Totalità della Madre-Simbolica “,quell’esclusivo interesse per il nostro “particulare” (diceva il Guicciardini in riferimento all’Italia e alla sua crisi valoriale, siamo nel cinquecento, un periodo intenso e contraddittorio insieme, il Rinascimento ma anche la discesa in Italia degli eserciti stranieri) del vivere ora per ora senza futuro.

Essere senza futuro significa non essere “vivi”, non  umani, gli animali vivono adesso per perpetuarsi, generare prole e apparentemente consegnarsi ad una vita attaccata a sè stessa, una vita che non vive la dimensione del senso. Eppure, io che condivido questa visione del filosofo boemo J.Patocka, aggiugerei secondo le idee espresse da H.Bergson nel suo libro, “L’evoluzione creatrice” che di fatto, la natura riserva a sè stessa una sua libertà intrinseca, la differenza è che l’essere umano per essere libero lo deve essere da umano e non da “pianta”; mi spiego, anche una visione ambientalista in senso più ampio non può escludere che l’evoluzione biologica ci ha progettati per essere quello che siamo, riconoscendo però, quegli aspetti compensativi che una specie come la nostra in prossimità dell’essere (direbbe Heidegger), non può escludere, essi sono essenziali per liberarci da una perfida logica antropocentrica che fa male non solo al pianeta ma in primo luogo a noi stessi.

Cosa significa essere capaci di futuro? A mio avviso due cose; pensarsi domani e dopo, pensare e al tempo stesso innovare garantendo però una continuità; se “Pòlemos di tutte le guerre è padre” diceva Eraclito, è anche vero che guardare la storia dal punto di vista della notte (sempre J.Patocka) o dal punto di vista del “notturno” (C.G.Jung) ci può aiutare a capire e a prospettare un mondo diverso, perchè la forza di chi sopravvive al dramma esistenziale ci pone nella condizione di pensare a qualcosa di diverso per noi stessi e l’umanità intera. I nostri diritti, quelli della libertà e uguaglianza, frutto di guerre cruente, la Rivoluzione francese o quella d’Ottobre in Russia ci potrebbero forse insegnare una cosa; gli orrori di queste due vicende, liberarono una quantità d’energia spropositata, energie “inconscie” ma a servizio delle forze del giorno. Cosa rimase se non un’autocritica e la solidarietà di chi, pur nella controtestimonianza di tali eventi, continuò a credere in certi valori? Non fu il desiderio insieme di stabilità economica e di una vita creativa (nel senso di inedita e aperta al nuovo) a rendere possibile un modo diverso e rivoluzionario di pensare l’umano?

Pertanto, attenzione a non lasciarsi sedurre da false promesse, da spot pubblicitari che necessitano di un utente ingenuo, che ci rassicurano nelle nostre misere certezze e di una fede, politica o religiosa poco importa, ridotta a frasi poco interiorizzate, a slogan fermo restando la niciana volontà di potenza; a seconda del padrone di turno o dell’interesse contingente, così cambia il mio atteggiamento. Chi pensa così, chi auspica al giusto compromesso, spesso non sa di cosa sta parlando; un esempio è il Protocollo d’Intesa sui 12 milioni di SEA sottoscritto dai tre comuni di sedime aeroportuale (Lonate, Ferno e Somma) fatto passare come un semplice Protocollo e non un assenso implicito al Masterplan. Proprio al termine della stagione formigoniana, una sttagione vissuta dal punto di vista del solo giorno, una stagione di pseudo-progresso e di appoggio ad un efficientismo solo di facciata.

La stessa terza pista, uno degli interventi più distruttivi che incombono sul nostro territorio, un intervento pericoloso non solo perchè distruggerebbe un’intero ecosistema ma perchè rappresenterebbe l’inizio di una sostanziale messa in discussione del concetto di “natura protetta”. Dal punto di vista del giorno anche “Il coraggio di idee forti…” farebbe pensare ad una nuova stagione (che io auspico inizi, sia ben chiaro) di politici che vogliono effettivamente cambiare qualcosa e segnare una discontinuità. Attenzione però, la democrazia, quella vera, ha un costo elevato, il mercato inteso come riduzione a merce-feticcio di ogni oggetto (non considero la questione in un’ottica marxista se non solo parzialmente) può ridurre questa frase al solito slogan di un cambiamento che ripete solo sè stesso, il non cambiamento.

Cosa fare? Sicuramente non cedere all’antipolitica,  non sviluppare idee politiche (o anche religiose) di superficie (ancora prospettiva del giorno o diversamente razionale) che ci facciano interiorizzare poco ciò in cui crediamo. La differenza tra il fanatico e chi crede in profondità (fede politica o religiosa) non è d’intensità, per cui è tanto più sano quanto chi meno crede. No, la differenza è qualitativa; il fanatico dice, “adesso occorre un cambiamento ce lo chiede l’Europa”, oppure “lo Spread è un imbroglio europeo e tedesco, una sorta di complotto occulto”, chi crede profondamente e semplicemente è sempre alla prova, sempre di fronte a nuove sfide intepretative (che  comprendono in qualche modo l’irrazionale qui definito come la prospettiva del notturno; una prospettiva che è insieme limite), di fronte a quell’Alterità che è il tratto distintivo dell’umano….(e non di certo per una sorta di presunta superiorità della nostra specie). Purtroppo anche vari esperti usano l’Alterità per profitti o convenienze parziali, usare un’istituzione (anche religiosa) o un meccanismo del consenso (ad esempio una democrazia che accetta tutto e il contrario di tutto) per un tornaconto personale o per rimanere radicati nella dimensione meramente oggettuale, il dominio ontico (secondo Heidegger quello delle cose o “enti”) al di sotto del quale si perde il vero senso delle cose, e della vita. Una cosa privata del suo significato diventa un feticcio, così pure tante belle parole, anche infarcite di filosofia o slogan ad effetto, possono colpire solo i più ingenui. Per rimanere in tema i 12 milioni di SEA, e l’idea della Super-super Malpensa che ci fa volare alti seduce, ma dietro c’è il nulla o un sistema di convenienze politiche che poco hanno a che fare con la vera economia. Il futuro lo si progetta da ora, in una discontinuità che però non nega la continuità, la mantiene come donatrice di senso, allo stesso modo in cui lo è la nostra storia personale e collettiva.

nicola72

Balice Nicola

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