La speranza…

Un titolo breve, un titolo che ci riassume, non dico noi di Via Gaggio, intendo noi come esseri umani. Iniziare con un titolo così è riassumere la condizione che ci caratterizza in quanto heideggerianamente “gettati” in un mondo iniquo, in un mondo privato della sua linfa vitale che è guardare avanti per “costruire” qualcosa. Costruire un futuro per i giovani ma anche per i vecchi, un futuro fatto di speranza che il domani possa essere migliore, e che nella realtà venga inserito quell’elemento di “semplicità” che sembra mancare ai più. Lo psicanalista C.G. Jung affermava che parlare di semplicità in un mondo sempre più complesso è sintomo di “psicosi” (in senso lato) ovvero di distacco o fuga dal reale. Però questa la “lettera” della psicanalisi junghiana classica, in realtà la semplicità è l’atteggiamento semplice di chi gioisce nello scoprire ciò che spesso diamo per scontato, il volo di una cicogna o la vista del Rosa.

Sembra che scrivendo in questi termini voglia di fatto dar voce ad un disagio mio personale, alla consapevolezza di una battaglia culturale (la nostra ma anche molte altre) che sembra condivisa dai più ma che non riscuote una partecipazione effettiva. Il piano aeroporti di C.Passera, la riconferma di Malpensa come hub multivettore e possibile snodo strategico del Mediterraneo, ebbene tutto questo sembra nel cinismo di un ministro (e non solo) mandare alle ortiche un lavoro di informazione, convincimento, un lavoro che ha sempre trovato nella speranza la propria linfa vitale. Pensare in grande quando non ce n’è bisogno per far fare soldi a qualcuno, per tirarci fuori dal torpore, per farci pensare ad un futuro che ci preoccupa, ma le soluzioni sono sempre le stesse, cemento, terza pista e infrastrutture.

Eppure, sì c’è un eppure, l’ex BelPaese che ancora un Bel Paese è, può puntare su due punti di forza; l’ecoturismo da un lato, siamo un paese ad altissima biodiversità e sulla riutilizzazione di aree industriali dismesse, ricostruire città e quartieri, riprogettare un futuro per le nostre città affinchè crescano non solo e tanto in estensione ma come luoghi del “buon vivere”. La dolce vita fatta anche di bellezza e si dice che di bellezza si può anche morire, quella bellezza che ci scuote, che ci invita a non dare nulla per scontato, che stimola la nostra curiosità e i nostri sensi.

Torniamo alla nostra brughiera, la brughiera del Gaggio che si vorrebbe far morire, che si vorrebbe cancellare a favore di un intervento inutile, impattante, una vera e propria speculazione edilizia fatta per pochi e a vantaggio di pochi, con la “scusa” dei tanti posti di lavoro. Ma quali? Una pseudo-narrazione per incantare le masse, prospettive di sviluppo urbanistico per la paura di dire la verità e cosa anima realmente i meccanismi del potere. M.Foucault filosofo francese da me più volte citato sul blog, parlava del potere capitalistico ma non solo, e lo faceva in modo così spregiudicato da mettere a nudo i reali meccanismi del consenso. La grandiosità è uno, ma non il solo, il pensare a grandi progetti, a mega-opere, frutto di una mentalità positivistica di fine Ottocento, una mentalità che nella presunzione di controllare tutto vuole controllare anche il progresso segnandoci in ogni aspetto del nostro vivere e pensare. E difatti Foucault (che qui cito solo) ha dedicato molti suoi scritti alla sessualità (la famosa trilogia) e al potere psichiatrico, due ambiti cruciali della nostra esistenza se ben ci pensiamo, la sessualità per ovvie ragioni, essa è alla base del nostro vivere biologico e sociale (al di là di specifiche prese di posizione religiose), l’altro ambito più attinente ad un presunto concetto di normalità, dimenticando che anche questa è relativa ad un preciso contesto socio-culturale. La follia come luogo del non – senso (così ancora Foucault), luogo della parola errante perchè dominata da precisi meccanismi ideologici. La follia come espressione di un ribellismo che s’infrange di fronte allo strapotere di “processi normalizzanti” che ci impongono ben poche opportunità individuative (di diventare quello che potremmo se un certo condizionamento cessasse di esistere).

E SEA? La terza pista? Un territorio spogliato e ridutto a quel “The Waste Land” (opera di T.S.Eliot del 1922) che è sintomo di disagio e degrado, senza una vera necessità e nemmeno aver valutato attentamente alternative percorribili. Il rischio è di fare la terza pista e di accorgersi dello sbaglio tardi, quando già preventivamente e di fronte ad una reale necessità un’alternativa poteva esistere; potenziare quello che c’è a Brescia ad esempio e creare sinergia tra aeroporti esistenti. Una presa di responsabilità reale perchè nel dubbio circa le ripercussioni su un territorio anche un’azienda a fini di lucro come SEA avrebbe dovuto chiedersi sull’eventualità di un simile intervento. E la speranza? questo termine abusato, spesso associato a scenari religiosi non sempre chiari, la croce del Cristo (non lo dico in senso blasfemo sia ben chiaro) come esaltazione della sofferenza per la sofferenza e non prospettiva di un vero riscatto umano e sociale a partire da qui, da noi, da quello che desideriamo ben sapendo che se non otterremo noi qualcosa per noi, lo otterranno i nostri figli che, magari nel lontano (mica tanto) 2020 avranno ancora Via Gaggio. Ecco il senso della speranza, non lo faccio per me, non lo faccio per un mio tornaconto e nemmeno per altri strani motivi ma perchè credo che qualcosa già adesso può veramente essere possibile.

Moderatismo e radicalismo, due termini erranti nel senso di Foucaultu, due nozioni legate al potere, che però cambiano significato a seconda degli orizzonti diversificati del controllo sociale; in un mio precedente intervento ho parlato a favore del moderatismo, ora lo faccio a favore del radicalismo; pensare all’imperfezione del nostro mondo anche in una prospettiva cristiana che rimanda tutto all’aldilà, è ragionare nei termini di mammona o del capitale…o detto al di fuori di una concezione troppo di sinistra dell’economia, dei grandi potentati che sempre e comunque devono lucrare. Qui la speranza, quel meccanismo che ci vuole socialmente attivi, partecipanti e artefici del nostro futuro. In bocca al lupo a tutti noi e voi!

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