Da Viva Via Gaggio alla Giunta Pisapia

Spett.le Giunta del Comune di Milano,

in quanto comitato promotore della causa “Viva  Via Gaggio” per un territorio sano, facciamo pressione affinchè nell’agenda milanese figuri in quanto frutto di una visione più ampia, metropolitana, la tutela del Parco del Ticino, parco fluviale e insieme di cintura metropolitana. La nostra non è l’ennesima battaglia contro qualcosa ma pro-Via Gaggio (e quello che le sta attorno), a favore di un’economia vera, non speculativa. Un’economia amica della gente e dei territori, depositari di storie individuali e collettive e non semplici scenari che fanno da sfondo a storie passate e attuali.

Il problema non è creare posti di lavoro, uccidendo letteralmente un parco oppure porre sul piatto della bilancia positività o negatività di un intervento di questo tipo (quello del Masterplan). Sappiamo tutti che parole come “ecosostenibilità” non sono parole vuote e che, se c’è la volontà politica, i posti di lavoro si possono creare senza interventi speculativi attraverso anche la valorizzazione di ciò che c’è nell’area Malpensa: natura, arte e cultura.

La green economy ci insegna a non sciupare un bene, in questo caso il suolo. Un suolo estremamente pregiato: siamo nella brughiera del Gaggio, la più bella del Sud dell’Europa. Sacrificarlo per cosa? Per profitti incerti. La soluzione sta nell’agganciare il destino di intere comunità a ciò che di certo esse hanno: i loro territori. A partire da questi, creare ricchezza.

In momenti di crisi non può essere ad appannaggio di minoranze aziendali la gestione del territorio con la promessa di posti di lavoro, un pensiero di questo tipo rischia di rimandare a poco rassicuranti scenari neocoloniali. Nessuno ha il diritto di possedere l’acqua o l’aria, così anche il suolo è un bene collettivo di cui non si può disporre a piacimento, tanto più se si tratta di “suolo pregiato” di suolo non commutabile. La brughiera infatti non la si ripianta come la gramigna, essa è scrigno di biodiversità. Aggiungiamo poi il valore storico-culturale dell’area, valore che può favorire un’industria turistica di prim’ordine.

Anche in tempi di crisi non si inquina l’aria, non si sciupa l’acqua, beni inestimabili, neanche se qualcuno avanza pretese su di essi (beni) promettendo ciò che non può mantenere, ovvero un futuro ecosostenibile, un futuro per le generazioni future. Per questo, al di là dell’aspetto di antieconomicità della terza pista, noi come comitato chiediamo a codesta amministrazione di valutare la risorsa ambiente come capitale “anche umano” e di ritirare il Masterplan e, ragionando in un’ottica di area metropolitana considerare l’intero panorama degli aeroporti milanesi (anche Orio al Serio e Montichiari) per 1) rendere l’eventuale crescita di Malpensa eco-sostenibile senza terza pista; 2) gestire in futuro un possibile aumento del traffico aeroportuale (qualora dovesse aver luogo) spalmando disagi e al tempo stesso favorendo realtà diverse.

Per questo facendo affidamento su una visione più ampia del problema rinnoviamo la richiesta di ritiro del Masterplan, nella speranza che finalmente si cominci a parlare del futuro di questo aeroscalo senza più pregiudiziali ideologiche, con apertura nei confronti di un territorio che finora ha vissuto sconquassi senza un vero ritorno positivo neanche in termini economici . Far crescere Malpensa o ridare slancio a questo aeroporto significa, senza terza pista e tutto quanto previsto nel Masterplan, renderlo appunto ben inserito nel territorio e in quel straordinario contesto ambientale che è il Parco del Ticino.

[seguirà invio lettera cartacea a Palazzo Marino]

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