Antieconomicità

Tra i tanti aggettivi o epiteti, che si spendono quotidianamente per definire o qualificare la terza pista di Malpensa, ne mancava all’appello uno: antieconomicità.

Il neo Presidente del Parco del Ticino, Beltrami, è riuscito nell’impresa. Lo scenario: il suo incontro con il Presidente di SEA, l’avvocato Bonomi.

Non ci fermiamo alla semplice parola, ma vi segnaliamo direttamente la frase: La terza pista costa troppo. E non decollerà, almeno fino alla conclusione dell’Expo milanese del 2015. Giuseppe Bonomi, presidente di Sea, la società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, ha rassicurato il presidente del Parco del Ticino, Gian Pietro Beltrami. Il masterplan che prevede l’espansione della Cargo City, nuovi capannoni e una colata di cemento nella zona di pregio ambientale che ospita la più importante brughiera del sud Europa rimarrà nel cassetto ancora per un po’ di anni. «Sono soddisfatto per l’esito del colloquio con Sea», commenta il presidente del Parco del Ticino, Gian Pietro Beltrami. «Sono stato il primo, in tempi non sospetti, e prima delle mia elezione a presidente, ad evidenziare ai sindaci della Comunità del Parco l’antieconomicità della terza pista» (Edizione on line de IL GIORNO)

Ecco, dal Presidente del Parco del Ticino ci saremmo aspettati cose molto diverse. Buttare tutta la questione sulle economicità di una infrastruttura o sulla sua antieconomicità ci pare l’ultimo argomento che dovrebbe usare per contrastare un progetto, che avrebbe come vittima sacrificale il Parco che lui presiede. E se invece di essere antieconomica, avesse tutte le carte in regola anche economicamente parlando, cosa avrebbe detto il Presidente Beltrami? Avrebbe alzato le barricate per salvare se stesso? Oppure si sarebbe inchinato di fronte alla convenienza economica di altri e avrebbe supinamente accettato di sacrificare il Parco del Ticino?

Il ragionamento è fin troppo semplice: oggi vista la situazione economica generale e vista la crisi del traffico passeggeri su Malpensa non è economico fare la terza pista. Al di là del fatto che gli investimenti su una infrastruttura hanno dei ritorni economici negli anni successivi e non nell’immediato, emerge il dubbio di come si comporterebbe il Presidente del Parco se oggi non ci fossero la crisi economica e la crisi di passeggeri.

Se l’unico criterio a difesa del Parco è quello della antieconomicità siamo fregati, o meglio il Parco è fregato perchè queste situazioni di crisi sono fenomeni passeggeri che, ci dicono gli economisti, si ripresentano ciclicamente a distanza di anni. Ciò significa che, appena la crisi sarà passata, partiranno i lavori con le ruspe.

Ma davvero il Presidente non ha altri argomenti per difendere il Parco?

Avremmo voluto sentire dire che il sistema delle reti ecologiche del Parco rischia di essere compromesso in maniera irreversibile, se venisse realizzato il Master Plan con la terza pista e i capannoni; avremmo voluto sentire che una zona naturalisticamente importante e rara verrà cancellata dal Master Plan e che la richiesta di riconoscimento di Area SIC deve avre priorità rispetto a qualsiasi decisione.

Rimane poi una questione di fondo, ampiamente esposta anche qui su questa blog: la procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) su tutto il Master Plan è ancora aperta davanti al Ministero dell’Ambiente. Ciò significa che può arrivare in qualsiasi momento il parere ambientale favorevole o negativo al Master Plan. Se fosse favorevole, SEA avrebbe già in mano il parere più importante tra quelli autorizzativi, entrando in possesso quindi di tutti i trecentotrenta ettari della zona della Brughiera ad esclusione delle zone residenziali di Via del Gregge e Via S. Anna a Tornavento.

In parole povere il criterio della antieconomicità verrebbe aggirato dal fatto che si ha in mano l’autorizzazione e SEA potrebbe banalmente dare il via alla costruzione di quanto previsto dal Master Plan, senza partire con la costruzione della Terza Pista, ma iniziando dal Parco Logistico e compromettendo, così, l’area della Brughiera di Lonate Pozzolo. Così facendo, aspettando magari periodi più felici con un traffico passeggeri maggiore, si potrà costruire la Terza Pista, dopo aver provveduto a cementificare la brughiera.

Ecco perché le dichiarazioni del Presidente Beltrami non ci convincono e non ci lasciano per nulla tranquilli. Lo abbiamo detto e ripetuto in occasione delle due sedute della nostra audizione presso la Commissione Ambiente del Comune di Milano il 21 Marzo e l’ 11 Aprile: si ritiri il Master Plan, si interrompa la procedura di VIA, si istituisca un Tavolo/Osservatorio con il Comune di Milano, SEA, il Parco del Ticino, i Sindaci del Territtorio e si inizi a lavorare da quel momento a ragionare su come rendere Malpensa compatibile con il territorio.

Ci permettiamo di suggerire la prima cosa da fare: una Valutazione di Impatto Ambientale su Malpensa oggi senza il Master Plan; nei prossimi anni, poi, la piena e corretta applicazione della normativa, senza usare mezzi e mezzucci per aggirare la normativa.

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