SOLO CONTRO TUTTI – di Jimmy Pasin

Da piccoli, ognuno di noi ha avuto i suoi supereroi. Chi Superman, chi l’Uomo Ragno e che, più sognatore, i Barbapapà. Da grandi, però, tutti noi abbiamo un solo supereroe: Jimmy Pasin, nostro vero amico. Amico della prima ora, quando essere nostri amici, forse, non era così “di moda” come adesso.
Da tempo leggiamo dichiarazioni ai confini della realtà da parte dei vertici Sea, dichiarazioni con sapore di “ultimi giorni nell’hangar”. Nei giorni scorsi, il presidente avvocato (di una causa persa come la terza pista più capannonicapannonicapannoni) Giuseppe Bonomi ha davvero esagerato, i confini della realtà sono stati varcati ambo-piedi. Per questo, abbiamo chiesto a Jimmy Pasin un commento. Disponibile come sempre, Jimmy Pasin ci ha risposto. Così:

Solo contro tutti: è così che appare il “povero” Presidente della SEA nel suo continuo girovagare negli ultimi mesi, in giro per la Lombardia, in particolare nella Provincia di Varese, a tentare di far capire, a noi poveri mortali, che se l’Aeroporto non funziona, è tutta colpa dei partiti.
Al punto che in qualche dibattito, è arrivato a dire “che l’unica seria attività di pianificazione la possano fare le imprese”, ed ancora oggi insiste che la “responsabilità è dei Ministri dei Trasporti degli ultimi tre anni”, e che “nessun partito è amico di Malpensa”.
Poi si fanno confronti con la situazione di Parigi, quando fa comodo spingere sulla questione dell’accentramento, mentre altre volte con le situazioni di Madrid o Atene (Capitali di Paesi immersi in una devastante crisi economica), quando fa comodo raffrontare i dati di “decrescita”.
Va detto che l’Avv. Bonomi, Leghista della prima ora, Assessore della prima (e fortunatamente ultima) giunta monocolore leghista di Milano, poi passato alla Presidenza della SEA, poi passato dalla Presidenza di Alitalia negli anni del governo Berlusconi 2001-2006, poi ritornato a Presiedere la SEA, si presenta a molti di questi dibattiti senza un vero e proprio contraddittorio sui temi da Lui proposti per sostenere la tesi della “solitudine” e dell’”incomprensione”.
Ricordo ancora i titoli della “Padania” (“Giù le mani dall’aeroporto della Padania”) e, in un paese dove la Lega ha Governato da Roma, da Milano (Regione e Comune), Provincie di Varese e di Milano, Comuni limitrofi all’aeroporto, e SEA stessa attraverso la nomina di un Leghista come Presidente, sentirsi dire proprio da Lui che i Partiti gli sono contro mi pare una “bestemmia”.
Rimarco però anche la debolezza degli interlocutori, sia coloro che lo invitano in questa tournée “one man band”, senza un vero e proprio dibattito, sia coloro che sono i suoi “datori di lavoro”.
Per quanto riguarda le specifiche questioni di confronto con le altre realtà in Europa, invito a rileggersi una mia lettera, pubblicata sulla Prealpina di qualche settimana fa, che mette a confronto gli aeroporti europei che spesso vengono presi in considerazione dai “difensori” di Malpensa senza nessuna reale possibile corrispondenza.


Questa, invece, è una lettera ai giornali, sempre a firma di Jimmy Pasin. Data: 27 Aprile 2012.

Egregio direttore,
recentemente vengono pubblicate diverse posizioni sulla questione “Malpensa”, alcune delle quali fanno riferimento ad altre esperienze europee.
Va però sempre chiarito il contesto nel quale ci muoviamo: in Germania, la pianificazione del sistema aeroportuale non è una prerogativa delle società di gestione, ma delle “regioni”, che si occupano di organizzare il sistema delle infrastrutture, mettendole in rete, con una grandissima attenzione alle questioni ambientali.
Qui si è scelto, da diversi decenni, di concentrarsi su pochi grandi aeroporti a servizio di aree vaste (oltre 250/300 km di raggio), pianificando, in tal senso, anche tutto il sistema delle infrastrutture di collegamento.
Al contrario, a Londra, si è pianificato un sistema di più aeroporti (8 nel raggio di 200 km), che servono più di 140 mil. di passeggeri (Heathrow 68 mil. con due piste, Gatwick 35 mil. con due piste, Stansted 23 mil., Luton 10 milioni, London City 3 milioni, Eastleigh 2 milioni, tutti con una sola pista).
Il nuovo scalo di Berlino Brandenburg, che prevede solo due piste (in particolare viene eliminata una delle due esistenti per rifarne una nuova, rimanendo dunque con “solo” due piste”), sostituirà Tegel (17 mil. di passeggeri con due piste di 3 e 2,4 km), costruito nel 1948 e potenziato nel 1974, che, a sua volta, è stato pensato per sostituire il Tempelhof (350.000 passeggeri nel 2007 con due piste di 2 e 1,8 km) poi chiuso nel 2008, poiché eccessivamente “dispendioso” e “vetusto” (la sua attuale impostazione risale al 1928).
Francoforte, con tre piste, raggiunge i 56 milioni di passeggeri ed è l’unico aeroporto nel raggio di 200 km, così come Monaco, che con due piste, fa quasi 38 milioni di passeggeri.
Non esistono, nel raggio di 250 km, altri aeroporti importanti, che superano i 2 milioni di passeggeri.
La questione della chiusura di Linate, si ripropone da 15 anni, ma perché questa decisione risolverebbe il problema Malpensa? Stando ai dati delle proiezioni di passeggeri e merci proposti da SEA, non ci sarebbe necessità di spostare i passeggeri da Linate; se invece le proiezioni sono sbagliate, e per “sostenere” Malpensa abbiamo bisogno della chiusura di qualche altro aeroporto, se prendiamo l’esempio dei francesi o dei tedeschi, dovremmo chiuderne molti altri.
Nel raggio dei 200 km da Milano, abbiamo, oltre a Linate (9 mil. di passeggeri), Venezia (8,5 mil.), Bergamo (8,4 mil.), Torino (3,7 mil.), Verona (3,4 mil.), ed altri al di sotto dei 2 milioni di passeggeri. Alcuni di questi aeroporti, con prospettive di sviluppo già annunciate.
La chiusura di Linate, non può essere un fatto tutto interno alla SEA, per “ingrossare” Malpensa che non sembra riuscirci da solo, ma dovrebbe dipendere da un’autorità territorialmente superiore, che sia in grado di definire lo sviluppo del sistema aeroportuale nelle più vasta area della regione del Nord Italia.
Alcuni non parlano di chiusura, ma di un diverso utilizzo di Linate: un metodo più corretto di affrontare il problema ma, insisto, sarebbe più utile ampliare lo spettro dello studio a tutte le infrastrutture aeroportuali consolidate sopra i due milioni di passeggeri.
Il dibattito sullo sviluppo di Malpensa sta finalmente “decollando”, io spero non ci si limiti al dibattito su SEA, e a sue certe “inclinazioni immobiliari”, ma si arrivi ad un confronto sull’uso del territorio e dello sviluppo delle infrastrutture in senso più vasto.
Distinti saluti
Jimmy Pasin

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  2. Posted by stefano mardegan on 19 maggio 2012 at 5:53 pm

    Linate risolverebbe il problema Malpensa perchè un aeroporto intercontinetale quale Malpensa non può funzionare appieno senza l’apporto di passeggeri nazionali che si fermano a Linate. E’ un concetto elementare tant’è che tutti gli aeroporti tedeschi quando hanno costruito quello nuovo hanno chiuso quello vecchio. Da Piazzale Cadorna impieghiamo mezz’ora di treno per Malpensa e mezz’ora di Taxi per Linate. E’ un assurdità tutta italiana maestri a complicarci la vita e far ingrassare le compagnie straniere che di questa situazione godono e prosperano sulla cronica penuria di voli diretti per il mondo intero da Milano, malgrado una domanda più che soddisfacente.
    E di oggi la pubblicità dell’Ausrian Airlines per volare in l’Asia da Vienna, che ha tappezzato Milano. I milanesi vanno anche a Vienna per imbarcarsi per l’Asia.Vienna ha un solo aeroporto e un Paese con meno abitanti della Lombardia. Noi di aeroporti ne abbiamo addirittura tre ma non sono abbastanza e andiamo a Vienna ad imbarcarci per l’Asia. Sembra una barzelletta ma è la realtà.

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  3. Posted by Elisa on 19 maggio 2012 at 7:45 pm

    Da non esperto di sistemi aeroportuali ma attento lettore della stampa ed attento alle tematiche ambientali, insisto su un punto; il Parco non può morire solo perchè qualcuno vuole un sistema Malpensa-centrico e se le previsioni sono sbagliate (lo dice Pasin fonte autorevole ma anche la stampa e altre fonti anch’esse autorevoli ; che si fa? Si propongono interventi che vanno contro il mercato che è quello stesso “idolo” sul cui altare si voleva immolare un intero territorio. Un’economia malata perchè non vera, stime gonfiate, poco attendibili, il vento del cambiamento (dei signori di SEA e di chi diceva di aver sbloccato con il Masterplan una situazione di stallo durata anni) era il vento del vecchio sistema speculativo-immobiliare, con la sola differenza che ora non regge più. Ieri ho partecipato ad un convegno “Non riempiteci i polmoni” del comitato anti-terza pista di Vanzaghello ed era emerso appunto il concetto di un mercato sempre più disincarnato, legato a logiche poco controllabili attraverso i normali sistemi democratici, in una parola una cattiva globalizzazione. Una globalizzazione (naturalmente aggiungo alcune cose da spunti emersi ieri) che minaccia di frantumare il nostro continente in rigurgiti nazionalistici, una risposta di chiusura di fronte ad un mercato globale, una finanza sempre più “volatile” conseguenza di una crisi che ha prodotto ricchezza fasulla. Il nostro territorio è un valore inestimabile ma si continua ancora a vederlo nell’ottica di pseudo-valorizzazioni che sono sempre nuove lottizzazioni. Al di là dell’aspetto aeroportuale, decisamente importante ma già splendidamente affrontato in questo articolo e in altri ambiti,c’è sempre quello ambientale, un aspetto problematico ma poco considerato. Emerge l’antieconomicità della terza pista, l’inutilità del progetto…però c’è anche natura, ambiente e cultura! Tutte cose arcinote per chi ci segue, per lo stesso Jimmi Pasin, ma non per molti politici! Naturalmente ho sintetizzato molto, ma mi premeva solo offrire alcuni spunti di riflessione, per alcuni già tali da parecchio tempo.

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  4. Posted by Elisa on 19 maggio 2012 at 7:46 pm

    ops, sono nicola ho pubblicato con l’account sbagliato ma fa niente

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