Vivere la dimensione della territorialità….

Con questo intervento cercherò di riprendere alcuni temi già trattati ma con l’obiettivo di “smontare” tutta una serie di pseudo-convinzioni che la gente spesso, per una sorta di pigrizia mentale si crea sul mondo…In questa prima parte dirò del perchè il cosiddetto “senso comune” assai potente o meglio efficace per quanto riguarda il nostro orientamento generale nella vita (ci permette di prendere decisioni e tanto altro…) di fronte a questioni assai importanti frana, si arena in tutta una serie di frasi fatti, tentativi di coprire il “non senso”….

Passerò poi in una fase successiva a trattare la questione “ambiente Italia” in maniera più teorica che pratico-operativa sebbene le due cose di fatto vadano insieme….Privilegerò più l’aspetto teoretico non per un difetto di formazione ma per un motivo diverso….le domande sul perchè di certe gestioni (territoriali) si fanno talora pressanti e in molti casi sconfinano addirittura in quell’atteggiamento pressapochista che spesso ci guida nella vita.

Quanto al senso comune esso si colloca su due livelli; quello “simbolico” e quello più propriamente “cognitivo” che nel caso della scienza (dimensione dell’astratto) “estremizza” l’atteggiamento che ci permette de estrarre dal reale delle correlazioni per definire leggi (procedure causali). I due livelli si integrano e portare il discorso su uno solo dei due può determinare delle “storture cognitive” di non ben poco conto.

Prendiamo un esempio esemplare sul piano antropologico, la struttura mitica del pensiero “primitivo” (la definizione non è del tutto corretta ma solo di comodo), tutto ha un senso, la cosiddetta religione animista, siamo in una fitta rete di relazioni che ci “responsabilizzano” al massimo grado…un intervento su un punto di questa ragnatela non può non avere ripercussioni sul resto.

Questo tipo di pensiero ha una capacità di rappresentazione simbolica del reale che ci “difende” dal non senso (dei tempi attuali mi verrebbe da dire e nello specifico in riferimento al Masterplan di Malpensa) anche se portato alle sueestreme conseguenze produce un “non senso” in quanto eccedenza di significati ovvero se nulla è lasciato al caso e se tutto si colloca in una fitta rete di relazioni che non lasciano spazio alla libertà individuale, alla fine ci si smarrisce…..tutto è già vissuto.

Consideriamo ora l’altro versante più propriamente “cognitivo”, il versante per semplificare dei fatti e delle misure, o quello dell’astrazione scientifica…Mi spiego, la scienza è fatta di procedure cognitive radicate nel nostro percepire il mondo, funziona e delle leggi almeno dal nostro punto di vista che ci vuole fatti in un certo modo (per ragioni evolutive) esistono…Quando però si passa da questo piano (della fisica newtoniana o della matematica tradizionale) a piani diversi (che qui citerò solo…) ad esempio della fisica quantistica o della geometria non euclidea le cose si complicano perchè l’assunto positivistico di base viene messo in discussione…..noi vediamo il mondo così (ovvero attraverso gli occhiali della scienza) perchè siamo fatti così oppure come nella fisica contemporanea non si può di fatto separare esperimento e osservatore, quest’ultimo come nel “principio di indeterminazione” di Eisenberg, è un tutt’uno con l’esperimento. La stessa fenomenologia di Husserl, che anticipa la fisica dei quanti diceva sia pure con altre parole all’incirca questo….Per capire un esperimento si deve paradossalmente rifare alla biografia dello sperimentatore…

Il pensiero orientato (quello che qui sto trattando) è però anche giocato su un altro piano, quello dell’euristica del vivere quotidiano (pensare la quotidianità….) che nelle nostre società vive sicuramente con il pensiero scientifico ma non si riduce ad esso, le cose si complicano e non si può più parlare di concatenazioni causali (nodi causa-effetto) ma solo di correlazioni. Questo pensiero funziona per che quel riguarda le nostre azioni ma non al livello del senso…la componente simbolica (dal greco mettere insieme le due facce di una stessa moneta per vedere se combaciano) agisce per andare oltre la dimensione operativa verso una dimensione superiore (o ideale).

Per inciso molti studi anche autorevoli sostengono che con il progresso della conoscenza la dimensione simbolica dovrebbe ridursi a favore di un pensiero più complesso, un pensiero che faccia propri certi assunti della fisica quotidiana o che dissolva la psicanalisi attraverso le neuroscienze (io personalmente non condivido questa posizione ma non è questo il punto).

Il pensiero che però si sta diffondendo è quello psudoscientifico o dei cosiddetti “praticoni” (senza offesa per nessuno), quel pensiero che si nutre di prìagmatismo ma che non sa che cosa è il pragmatismo o di certo assunti neo-positivisti per cui il progresso non è il Parco del Ticino ma Maslpensa come hub che espandendosi occuperà 437 ettari di territorio….brughiera e paesaggio cementificati a favore di pochi…..

Ciò che irrita non è solo o tanto il fatto della terza pista, fatto grave, ma la sua insostenibilità contro ogni evidenza! I nostri detrattori sembrano confusi, avanzano per provocazioni, mettono insieme i due livelli, simbolico e cognitivo degradandoli, il primo a feticcio…il secondo a “paranoia” (il termine è solo metaforico). In che senso? Proverò a spiegarmi; la dimensione simbolica diventa feticcio quando non accetta più il divenire, lo sopprime attraverso un “trascendente” ridotto ad oggetto….il che equivale a dire che il mercato è retto da leggi “quasi divine” che rimangono l’unico assoluto nella piena modificabilità del tutto (Severino in molti suoi testi lo spiega assai bene, es. la “Filosofia futura”). Risultato; ipertrofia del pensiero ideologico, credenza di avere dei diritti su tutto e tutti…..Per quanto riguarda la formazione invece siamo sul versante della parcellizzazione del sapere, un sapere per compartimenti stagni, ridotto a pochi segmenti controllabili….Premesso che la suddivisione del sapere è anche garanzia di ottimizzazione dei risultati e che quindi è anche necessario, qui si critica la sua parcellizazzione in tanti rivoli che scorrono indipendenti tra loro…per questa via l’io diventa “minimo” (direbbero i sociologi) e si avrebbe una sorta di “paranoia” che ci riporta o al simbolico ridotto a feticcio (tutto è spiegabile attraverso il mito anche lo spostamento di una foglia) o al sapere troppo atomizzato che  ci rende deboli, metaforicamente “paranoici”.

Per finire, l’ideale di un ambientalismo che non separa territori e comunità ma le vive insieme, simbolicamente ma anche attraverso l’ecosostenibilità, ovvero un sapere preocedurale che si arricchisce attraverso “pratiche”…una sinergia fruttuosa che possa arrestare i proclami dell’efficientismo, dell’aeroporto prima e il parco poi, o i posti di lavoro (quali?) o piuttosto il sacrificio necessario in nome di un progresso che deve avvenire comunque? Certo, non occorre scomodare dati e indici spesso solo arraffazzonati per dire dove punta la storia, ma oggi non possiamo invece dire che la storia ci sta chiedendo di recuperare la dimensione della responsabilità? O meglio di vedere al di sopra di porzioni ristrette del reale per responsabilizzarci o recuperare la complessità di un vissuto che non si vuole solo “incasellato” in tanti compartimenti stagni? Da dove questo bisogno provenga nessuno lo può dire, potrebbe essere materiale di un ulteriore intervento anche se meno centrato sulla nostra battaglia…che però se si vuole vincere, deve essere portata ad un livello alto e non “consumarsi” in vuote astrazioni o peggio in slogan oramai cinsumati…Su questo piano certamente perderemmo…l’ambientalismo ridotto a merce di consumo sarebbe tranquillamente commutato con altro…!!!

Ancora i problemi di sempre; simbologia fallica (senso del potere o dominio, simbologia pura….) oppure iper-tecnicismo inteso nel senso di dire, guardiamo ai problemi pratici o alle definizioni particolareggiate senza una vera “visione d’insieme”….

E’ proprio quest’ultima che pare mancare ai sotenitori della terza pista, essi si muovono tra il simbolico ridotto a feticcio (aeroporto sempre e comunque come indicatore di progresso) e il cognitivo degradato ad una serie di dati parziali…dimenticando che la statistica è un sapere complesso e d’insieme (e pertanto sistemico). Che fare? cercare di smontare una tale presupponenza e proporre tesi, perchè in una società fondata sull’informazione come la nostra (direi provocatoriamente disinformazione) non si può far finta di niente ed evitare il confronto! o detto altrimenti far “ragliare” l’avversario sperando che le sue parole non giungano al cielo….Del resto la green economy, lungi dall’essere considerato un concordismo di maniera del tipo; distruggo 10 e produco o ri-produco (intendo in termini di ri-naturalizzazione) almeno altrettanto, è molto di più, storia, letteratura e perchè no, anche tradizioni…Queste si trasformano, assumono aspetti sempre diversi, ma in qualche modo ci formano.

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