L’avventura continua…

Un risultato importante per noi del comitato essere approdati a Palazzo Marino, un passo in avanti in direzione di una presa di coscienza, investire in natura “frutta” non solo sul piano etico ed ideale ma anche economico.

Ci sono impegni ben precisi sia a livello europeo che globale (vedi Conferenza di Rio), un impegno con noi stessi per non perdere il treno del vero sviluppo all’insegna della green economy.

Qualcuno leggendo queste righe direbbe da disfattista o da pseudo-realista che sono solo parole…vedete un cancro si sta divorando il nostro paese (non solo il quello del cemento), l’idea di essere la gente del fare, l’azione allo stato puro (che di fatto non esiste, lo dimostrano vari studi trasversali a discipline apparentemente diverse tra loro ma che non lo sono. Nella sostanza, il riferimento è alle neuroscienze e alla psicologia cognitiva ma non solo.

La risposta pronta nel nome di un liberismo di maniera ma che di fatto contraddice il liberismo stesso (non sono liberista ma ritengo il neo-liberismo un sistema di pensiero che ha un preciso riferimento etico e una sua certa complessità):

1) sono in cassa integrazione? soluzione terza pista.

2) l’economia non va avanti? Semplice: investiamo (non si sa cosa anche se “in che cosa”)

Finora ho seguito un filo un po’ provocatoria e a bella posta anche semplicistico per confutare sullo stesso piano i sostenitori della teoria del fare, non accorgendosi che anche questa è una teoria, solo molto più rozza. Si ragiona per frasi fatte, come dire… “green economy” che parola! Vogliamo fatti, non teorie o progetti ben studiati per valorizzare territori e popolazioni.

Si fa strada l’arte sofistica del parlare per smontare l’interlocutore (i sofisti nell’antica Grecia erano pagati per questo), non certo per un desiderio di ricerca. Credo che tutti incorriamo a volte in questo atteggiamento dissacratore, soprattutto se esso poggia su un reticolo di idee fatte di marca pseudo-liberista o fondamentalista-religiosa. A qualcuno potrebbe dar fastidio questo modo di procedere, il fatto rimane però l’incapacità di interrogarsi (socraticamente mi verrebbe da dire) sui propri pseudo-saperi per far posto all’altro da sè.

Non è quello che fanno i sostenitori della terza pista ad ogni costo o dello sviluppo prima e poi l’ambiente, oppure prima gli uomini e poi gli animali. Aggiungiamo anche l’atteggiamento di chi ci vorrebbe socialmente poco impegnati per un motivo forse pregiudizialmente antropocentrico, dimenticando che non viviamo per compartimenti stagni e che nell’ambiente c’è tutto, l’uomo, le sue attività, la natura, gli animali e il suo bisogno di trascendenza.

Arriviamo però al punto, i nostri detrattori agiscono da sofisti, usano espressioni disarmanti non tanto perchè inoppugnabili sul piano razionale, quanto perchè poveri su quello umano, l’obbiettivo è vincere non di tendere verso una dimensione di tipo dialettico. Si dimentica così il principio della green economy, il capitalismo rapace ha fatto il suo tempo e questo pensiero che viene dall’America liberista non crede più che sviluppo e ambiente siano due termini ossimorici, l’uno e l’altro possono benissimo integrarsi in una prospettiva di più ampio respiro! Certo, siamo ben lontani dal concetto di de-crescita (con tutte le sue implicazioni ideologiche) ma è forse prematuro e le idee ad esso connesse non ancora fortemente influenti sul piano politico istituzionale.

Con il nostro no alla terza pista noi ribadiamo la vocazione del nostro Parco, quella di integrare sviluppo e tutela dell’ambiente, proporre una visione meno impattante, che rispetti natura e comunità e che dia anche lavoro. Il Parco del Ticino come modello da imitare a livello nazionale di ecosostenibilità.

Siamo anche nel dibattito sull’opportunità di modificare con opportuni interventi la legge quadro 394, una legge che ha significato molto in fatto di tutela nel nostro paese e che si vorrebbe secondo alcune fonti stravolgere…ma c’è un “ma”, una parte del mondo ambientalista (Legambiente ad esempio) ritiene che dopo 20 anni (la legge è del 1992) una manutenzione sia doverosa, soprattutto se modificarla significa non stravolgere ma innovare.

In che modo? Certo non consentendo indiscriminatamente la caccia nei parchi e nemmeno introdurre compensazioni obbligatorie da parte di chi vuole nei parchi intervenire con strutture alberghiere o altro secondo una logica più speculativa che altro. No, niente di tutto questo, ciò che si auspica (e speriamo possa essere la direzione su cui andranno le effettive proposte di modifica) è il rilancio del nostro sistema di aree protette all’insegna della green economy, mostrare come i parchi siano certamente vincoli, ma di quei vincoli su cui gioca la nostra vera libertà. Mostrare in altri termini come le aree protette favoriscano uno sviluppo attento delle potenzialità di un territorio, puntando ad esempio ma non solo sul turismo ecosostenibile.

I parchi come modello ordinario di gestione territoriale? forse per ora non si arriverà a questo ma se già si potesse con i nostri parchi, mostrare come essi non siano solo burocrazia a politici poco attenti e “sofisti” (nell’Antica Grecia questo modo di argomentare per presunte aporie del pensiero rendeva assai ricchi e noti i più bravi, ma finì per adombrare i meriti reali di chi come Socrate cercava la libertà quella autentica) sempre pronti ad affermazioni del tipo: “gli aeroporti come indicatori di progresso oppure Malpensa c’era prima del Parco e ha più diritti…”. Ragionamenti deboli, ma difficili da confutare, perchè poggiano su un sistema valoriale incompatibile con chi crede veramente in uno sviluppo di persone e non di cose attraverso le persone.

Non vorrei sembrare estremista ma sarebbe come parlare ad un sordo o a chi manipola nostre frasi per tornaconti personali. Palazzo Marino, il convegno con le idee sulla green economy, l’alta percentuale di territorio italiano protetto lascia ben sperare…comunque ancora il Masterplan pesa e pesa anche la povera retorica di chi, come per illuminazione divina (e non parlo di quella autentica di più alto valore anche se bene assai più raro) ha già la risposta pronta. Se c’è crisi allora si vendono i parchi, si costruisce a caso, si consuma territorio e alla fine potrà succedere con la finanza globale, una vera implosione. Solo che qui quello che è perso non si potrà recuperare nemmeno con piantumazioni e attenti interventi di ingegneria ambientale (anche se a volte per certe realtà ha permesso il recupero di aree di pregio del nostro paese).

Per finire, se il mio interlocutore invece di dialogare alla fine come per automatismo mi dice che l’aeroporto è progresso e lavoro e che ci sono delle prirità (senza voler nemmeno ammettere che tipo di lavoro spesso si propone, ma questa è un’altra questione) e che la green economy è solo una parolona priva di significato o teoria vuota (andrebbe riempite, certamente questo sì) o ancora peggio che il parco è inutile, cosa si può dire? Ci si può solo difendere attraverso l’informazione dal momento che l’altra forma di comunicazione, quella per così dire simbolica non può aver luogo, e dimostrare a volte sofisticamente che l’interlocutore sta prendendo un abbaglio…ma il raglio d’asino (io amo gli asini ma questa è solo un’espressione) non arriva al cielo.

Socrate cercherebbe di porre l’interlocutore in contraddizione, non perchè lui è il solo e vero depositario della verità (sarebbe stato altrimenti affetto da hybris) ma per fargli prendere coscienza del suo sapere, poco fondato, liberandosene (pars destruens) e per sostituirlo con uno migliore (pars construens). Un pò quello che succede in psicanalisi dove però il lavoro risulta per certi aspetti meno raffinato anche se più sottile (lavorando soprattutto sul rimosso e non sugli aspetti del logos); decostruire (non in senso filosofico ma psicologico) difese infantili, disfunzionali per sostituirle con altre più evolute. Socrate forse da questo punto di vista fu il primo grande psicanalista della storia, l’altro Gesù che hegelianamente amò Dio in spirito e verità al di fuori della opinione comune (cristianesimo come “paradossale” ovvero contro l’opinione comune).

Infine, il Masterplan è ancora vivo e vegeto e i nostri detrattori non comunicano perchè le loro convinzioni sono cristallizzate in pseudo-tesi che prendono a prestito (secondo una logica di mercato che commuta tutto con tutto), parlando il linguaggio della destra o della sinistra, l’importante non è da questo punto di vista la verità ma la vittoria. Sofisticamente…

Annunci

One response to this post.

  1. I FATTI PURTROPPO LI STANNO FACENDO I NUOVI GOVERNANTI DI MILANO.COME MINIMO MI SAREI ASPETTATO IL BLOCCO DELL’EXPO……MA SI SA CHE LA DS NON SA COSA FA LA SN,MA OGNUNO FA DI TESTA PROPRIA.SBAGLIANDO,DURANTE L’EXPO PORTEREI I VISITATORI IN TOUR A VEDERE TUTTE LE MAGAGNE DI MILANO IL DEGRADO DELLE PERIFERIE LE CASE CON L’AMIANTO LE CANTINE ALLAGATE DELLE CASE POPOLARI.MILANO E’ FAMOSISSIMA NON HA BISOGNO DI EXPO.MILANO AVEVA BISOGNO DI ESSERE GOVERNATA NON DI EXPORSI.

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: