Proviamo a lavorare un po’ con la fantasia…

Stavolta parlerò di fantasia ma con un focus diverso da quello usuale, una visione meno tradizionale per quanto validissima (e che io ho già tra l’altro presentato senza naturalmente pretese di esaustività essendo un tema sul quale sono stati scritti numerosi studi critici…). Ricollegare la tematica della fantasia al problema del Masterplan come morte di una capacità di pensare ad un mondo diverso, di uscire dall’inesorabilità di un modello di sviluppo che vuole solo se stesso e che si avvita nella logica di tanti “passi” da farsi per raggiungere l’obbiettivo”…Cercherò nei limiti di questo spazio di considerare l’uso dell’immaginazione in queste prassi operativo-progettuali non come una fantasia strana, una sorta di perversione…certo non sessuale (il termine veniva un tempo usato in psicanalisi con questo significato…) ma nel modo di “rappresentarci in chiave simbolica il mondo”….(morte della fantasia come libertà).

Incominciamo col dire che si riconosce alla nostra specie questa facoltà, immaginare mondi possibili, una sorta di Signoria che il pensiero biblico ci attribuisce, una emergenza culturale unica, un modo di vivere non solo nella mera presenza ma al di là di questa…

Ma è proprio così? o almeno si è detto veramente l’essenziale? Non credo, le idee sulla vera forza delle nostre attività creative sono molto confuse….i sostenitori della cosiddetta “empiria” o del “problem solving” la distinguono (intendo la capacità di astrarre o di immaginare in senso generale) dalla fantasia ritenendo quest’ultima un viaggio insensato, privo di meta, improduttivo…ciò che ci distoglie dal nostro “compito biblico” di procreare e trasmettere aspetti memetici (meme inteso a livello di neuroscienze o in antropologia come fattore culturale)…conformi a un’idea di società, statica sul piano dei valori (o conservatrice) dinamica nell’economia….

Questo apparentemente il pensiero religioso, inteso secondo una tradizione (non tutta..) e favorevole all’imprenditoria se non al capitalismo tous cour, come dimensione dell’umano regolata da una trascendenza che ci chiede di “metterci alla prova” ma nel rispetto di alcune regole….(il connubbio tra capitalismo e cristianesimo è molto forte nel protestantesimo calvinista….).

Ma non finisce qui, c’è un’altra dimensione più propriamente “positivistica” che sembra disdegnare in nome di “fatti e teorie” ogni simbologia religiosa, come dire, l’illuminazione intellettuale ha dissolto le tenebre del pregiudizio, ci ha svelato l’inconsistenza di ogni rivelazione (ancora religiosa…). Ma siamo sicuri che questo non sia ancora lo stesso principio della “Signoria sul mondo” di cui parlavo prima ma senza un Dio? Un Dio diventato inutile perchè molte delle cose che prima non si potevano ottenere per “via pratica”, ora è possibile….e ben lungi dall’identificare l’estrema arroganza di un’umanità che ha spodestato Dio per essersi a Lui sostituito…il problema è semmai di concepirsi ancora in termini “finalistici”…l’uomo (o la donna per par condicio) come “fine” della creazione!

A cosa serve la fantasia in questo scenario? Per i positivisti a non far progredire il vero sapere, le scienza….per i religiosi ad allontanarci dall’ortodossia….(è evidente che esagero i termini della questione che si proporrebbe ben più complessa per due motivi: 1 appunto la complessità che porterebbe a trattare di altro e non del tema scelto; 2 si vuole stigmatizzare un pensiero assai diffuso anche tra chi si occupa di filosofia come una sorta di “Vulgata” che ci orienterebbe nel ginepraio delle teorie correnti, anche se in modo solo apparente). La fantasia è un sognare ad occhi aperti (la reverie o fantasticheria sognante di Bachelard di cui ho già parlato in un’altra occasione) dove però non si prende mai veramente congedo dal mondo…e anche quando questo fantasticare sembra proporre scenari che non sono di questo mondo, di fatto in qualche modo lo riguardano…

Dove nascono le distorsioni? non di certo nella fantasticheria sognante di Bachelard o nella “materia bruta” di Bergson da cui scaturisce quello “slancio vitale” che rende la natura naturans o creativa….

Dire da dove nascono le distorsioni non è facile, ci sarebbe da consultare un manuale di psichiatria e anche in questo caso si saprebbe sicuramente troppo poco…quale è il discrimine tra salute e malattia? non risponde questa necessità di definire malattia o salute ad un bisogno di controllo? non sono forse i cosiddetti positivisti vittima delle stesse illusioni dei religiosi (mi riferisco naturalmente ad un certo modo di essere religiosi…)? Una risposta pare plausibile; la fantasia ci proietterebbe in un mondo illusorio, positivista (nel senso della credenza naif secondo cui si può solo progredire…). Al contrario di fronte ad un pensiero “duro” o ad una realtà che detta leggi implacabili, la fantasia dovrebbe  rappresentare una promessa possibile o un rifugio “estemporaneo” e “creativo” (siamo ancora all’interno di quell’evoluzione creatrice di cui dicevo prima a proposito della natura naturans di Bergson)…Ci esonerebbe da quel pensiero cogente che vuole il progresso, che pone il marchio della stupidità sulla fronte di chi vuole esserne partecipe…e poter dire sulla questione Malpensa un’opinione che può dare fastidio ai potenti di turno… Il tutto condito con quel pensiero aderente ai fatti che suggellerebbe il marchio della “realtà” sulle cose che si vuole sia in un modo determinato per poterle controllare (la prospettiva è più generale rispetto a quella del Masterplan in quanto racchiude quest’ultimo all’interno di una mentalità assai diffusa…).

Le stesse frasi, gli stessi imperativi, un modo di pensare che si auto-giustifica come una sorta di metafisica, un ragionare sulla base di una tradizione senza metterla in discussione….altro che creatività, il pensiero è indirizzato ed essere creativi corrisponde in quest’ottica ad essere efficienti…a produrre denaro..sempre e comunque…..

Spesso sento parlare del miracolo lombardo, di un governatore superman, gente che lamenta l’arretratezza di regioni che non sono guidate da un “principe così illuminato” che ha coniugato sviluppo e affarismo…che quando parla sembra pieno di tante di quelle frasi che a forza di ripeterle alla fine ci si crede….

E così si creano i miti sociali, ci si convince e la forza di un convincimento collettivo diventa tale da non lasciar più possibilità di ri-creare sulla base di indicazioni simboliche, le quali ancora si propongono come simboli ma di fatto degradati a segni non hanno più nulla da dirci….Se lo sforzo di dare senso diventa da questo punto di vista elitario (come elitaria era la filosofia di Nietsche), qualcosa però rimane; lasciarsi andare attraverso quella fantasia che assume volti molteplici, a volte rifugio sicuro ma mai malsano, la convinzione che esiste qualcosa di bello per cui vivere, i nostri paesaggi, le nostre terre o semplicemente i nostri cari….un ricordo carezzevole….come dicevo ecco un aspetto della fantasia, ma ce ne sono altri….

Altro punto, in una società troppo normalizzata o con un pensiero troppo orientato si replicano saperi statici (che il sapere sia veramente statico è da vedere…ma se ne parlerà in un’altra occasione) poco flessibili…questo vale per i cosiddetti valori o i vari settarismi che chiedono ai suoi membri piena adesione ad un modello di pensiero poco personale (o affatto personale). Breve parentesi, la fantasia interviene anche nella scienza o sapere procedurale (tecnoscienza) quando la fantasia assume piuttosto le forme del cosiddetto “ruminare cognitivo”; in altri termini mi lascio andare ad un flusso di pensieri che apparentemente disordinato ma, la psicologia cognitiva ci insegna che di fatto stiamo creativamente elaborando delle soluzioni (anche a problemi di vita quotidiana….).

Viviamo un’epoca complessa, questo lo sappiamo tutti, ho anche più volte sottolineato l’inadeguatezza di una cultura poco attenta alle complessità, che parcellizza il sapere…definisce ambiti disciplinari senza lasciar intravvedere quella trama sottostante che li unifica ad un livello più profondo (ancora H.Bergson nel suo testo: “L’evoluzione creatrice”). Le stesse fedi religiose sembrano a volte proporre modalità de-potenziate di simbolizzazione e giocare più sull’aspetto organizzativo (in ambito cristiano si usa il termine di “secolarizzazione” o parusia), certe posizioni vengono tollerate (altrimenti saremmo ancora nel settarismo) ma nella volontà di uniformare e rendere docili i pensieri critici si possono servire “padroni comodi”…e allora veramente si può concludere (questo è solo un esempio ma ce ne sono tanti altri!) che Vangelo e capitalismo purchè etico stanno bene insieme…non si contraddicono….

E così si chiude quel pensiero creativo che mi vuole “unico” non perchè prescelto in senso metafisico, oppure proprio questo; perchè se tutti siamo “inter pares” tutti però nel nostro common sense amiamo pensarci come “irripetibili”!!! Allora simboli degradati a segni, il sacro che si “solidifica” in un pensiero che attraverso tanti discorsi sembra parlare di una trascendenza nel momento in cui, così facendo, la impoverisce perchè la costringe all’interno delle usuali procedure intellettive (o categoriali…).

La fantasia muore se non ci prospettano mondi alternativi rispetto a quelli del “padrone di turno”, se si pensa che per risolvere il problema (per antonomasia noi di Via _Gaggio intendiamo la Terza pista) occorre essere “pratici”…ma nessuno sa veramente cosa ciò significhi!

Parafrasando Jung “in un orientamento collettivo della vita la vera moralità va in crisi!”, qui il problema diventa l’incapacità di porsi nella condizione “libera” di poter veverci come “incondizionati”, ovvero come capaci di ricercare nella necessaria omologazione (una base di valori condivisi dovrebbe esserci, sia chiaro) uno scarto, nel pensiero (io posso dire che i vincitori del momento possono fare una scelta pericolosa ed irreversibile….come quella di Formigoni con la Terza pista, o criticare anche il modo in cui si fa politica o si concepisce il rapporto tra fede e il modo in cui si cerca di imporla a livello pubblico…ancora il connubbio capitalismo e cristianesimo..e tanto altro) e nel modo di sentire…

Cosa ci rende diversi? Non certo solo i pensieri, molto meno numerosi degli individui…forse la tonalità emotiva che li accompagna e l’esperienza…la diversità è il gioco dell’estrema libertà, la libertà che “vivifica” la materia inerte e conferisce condizioni di senso…quel senso che manca a chi, su questioni come Malpensa ha già le sue ricette, calcolate, scientifiche o forse pseudo-scientifiche? Io propenderei per quest’ultima possibilità!

Lo stesso per chi ci addita come gli ambientalisti della domenica o chi ritiene che di fronte al progresso e alle leggi del mercato non si può far nulla…che una trascendenza in fondo ci impone di utilizzare questi talenti per far andare avanti il mondo…per migliorare la nostra conoscenza del mondo per avvicinarsi all’Assoluto…sembrerebbe l’automovimento dello Spirito in Hegel, che ricomprende ogni “figura” non annullandola, ma rovesciandola….No, non è questo, Hegel per quanto uno dei più grandi filosofi della storia, non disse o intendeva questo….

Per finire, la fantasia che non prende mai veramente congedo dalla realtà, ci insegna a non “addattarci troppo”, è pedagogica perchè fa crescere in noi un senso di ribellione….certo, può ammalarsi, ma il problema non è la fantasia….e non si risolve il problema cacciandola o riservandola a miseri spazi ludici…ghettizzandola, loro i grnadi signori della verità che pensano al pratico…ma ne siamo sicuri? non è forse espressione di grande libertà il poter dire che il Parco del Ticino (per rimanere a noi) è un valore aggiunto e di per sè occasione di vero sviluppo? Concludo ma ne riparleremo…

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