Non c’è da stare tranquilli

[RICORDIAMO IL CONVEGNO DEL 10 MARZO 2012 A GALLARATE]

Il Parco del Ticino è un esperimento particolare: vuole essere una garanzia che domani o dopo qualcuno per qualche ragione non ci porti via territori, paesaggi, boschi e tutto quello che è la nostra storia, cultura e tradizioni, paesi che vogliono o vorrebbero non essere stravolti da strane speculazioni che alcuni poco lungimiranti che ci guidano potrebbero far passare come progresso. Progredire, infatti, è un concetto vuoto se non si coniuga con il bello, se non è anche stupore per animali e piante, per quello che ci circonda!

Nell’estate dello scorso anni per un po’ si lesse di una proposta di legge, alla quale era stato affibiato un nomignolo inquietante: “ammazzaparchi”. Essa è stata da un punto di vista puramente “esteriore” il tentativo di adeguare la normativa regionale in termini di protezione della natura alle disposizioni del decreto milleproroghe (all’interno della cosiddetta “politica della semplificazione”). Ventuno parchi regionali per sopravvivere dovevano darsi una diversa forma giuridica (la questione ha riguardato anche altre regioni, si pensi all’Emilia), ovvero passare dalla forma consortile ad enti pubblici amministrati direttamente dalla regione Lombardia. Il testo licenziato dal consiglio regionale e bloccato in un primo tempo e poi approvato in via definitiva con alcuni importanti emendamenti, rischiava di vanificare gli sforzi compiuti dalla regione Lombardia che già nel 1983 aveva dato vita ad un sistema di aree protette sul nostro territorio, sistema appunto e non più isole separate tra loro. La legge “ammazzaparchi” conteneva disposizioni per una riperimetrazione dei parchi stessi (fermo restando la superficie complessiva che in termini quantitativi doveva restare invariata) che di fatto consegnava agli speculatori porzioni di parco creando i cosiddetti “parchi colabrodo”…altro che sistema, si sarebbe tornati indietro di trent’anni (il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, già in precedenza avrebbe voluto una cosa simile). Un altro aspetto riguardava le opere definite prioritarie che sarebbero state realizzate indipendentemente dal volere dei parchi (sembrava fatta apposta, questa riforma per Malpensa e la terza pista). Altro punto: il CDA veniva ridotto nel caso del Parco del Ticino a soli cinque membri (in altri parchi anche tre), di cui uno, il presidente, di nomina regionale sulla base di una graduatoria. Per non complicare le cose, per quanto riguarda i primi due punti, l’assessore al territorio Colucci ha accettato gli emendamenti delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste mantenendo però la nomina regionale (che naturalmente doveva essere espressione del territorio). I problemi, il presidente in quanto unico a rimanere in carica in caso di sfiducia da parte delle amministrazioni locali, avrebbe fatto l’interesse di Formigoni e compagnia, oppure in quanto espressione dei territori, avrebbe garantito un adeguato funzionamento del parco anche in caso di commissariamento? La legge di riforma anche se notevolmente migliorata (si tenga conto che già nel 2010 la regione Lombardia aveva approvato una legge sulle reti ecologiche accogliendo le direttive comunitarie in materia di tutela degli habitat) presenta non pochi problemi. La questione dei finanziamenti, ad esempio: quanto la regione è disposta a finanziare visto che annualmente spende per i parchi quanto 250 metri di autostrada bre-be-mi? E quanto finanzieranno ancora le comunità locali che conteranno meno, con il rischio di una balcanizzazione? Problemi aperti come la terza pista: una legge, che sembra partorita per annullare ogni forma di resistenza al faraonico quanto inutile Masterplan (che tutti, almeno sembra, salvo la Regione opposizione inclusa, vorrebbero realizzare, magari in quest’ultimo caso con qualche mitigazione). Un altro problema, per fortuna anch’esso scongiurato, riguarda il proposto scorporamento dalla superficie protetta delle zone urbanizzate, una proposta a prima vista comprensibile ma di fatto pericolosa, rischio smottamento, un parco che si restringe sempre di più perchè aree sempre più ampie sottoposte ad urbanizzazione. Il tentativo della regione di espropriare territori è pericoloso, vuole essere un avvertimento, a Malpensa non si può opporre resistenza, l’aeroporto e non il Parco è il nostro futuro…come dire, in regione volgiono annullare anni di tutela e di esperimenti all’insegna dell’ecosostenibilità per far passare un porgetto disastroso che in un’economia globale (che certi liberisti sostengono) creerà al massimo un lavoro globale spersonalizzando tutto il territorio! C’è materiale per una class action e persino in America dove il liberismo è “religione di stato” (anche se l’America o gli USA sono molto altro) direbbero che una cosa del genere è folle, del tutto insensata. Questo è successo e molto è ancora oggetto di discussione, ad esempio chi deve dirigere il Parco e se, deve esprimere interessi locali o meno. Come dire, un popolo vota un referendum e si fa il contrario perchè un dio liberista così comanda.

Questo è quello che sta succedendo al Parco: si deve insediare un nuovo CDA e la regione vuole il suo uomo, in una situazione poco chiara. Chi dovrebbe rappresentare un ente di diritto pubblico potrebbe disattendere gli impegni presi dai comuni e fare secondo volontà che provengono dall’alto.

Il Parco del Ticino sulla questione Terza Pista gioca un ruolo importante, un ruolo sicuramente incisivo perchè attraverso una intelligente informazione ed opposizione dovrebbe far capire che, se muore il Parco del Ticino, muore il più bel fiume lombardo. Tutta la politica della tutela di aree ad elevato pregio ambientale risulterebbe svilita, perchè continuare a proteggere se la protezione ha un termine, se ad un certo punto per ragioni di sviluppo (meglio pseudosviluppo) le regole potrebbero essere modificate? Il Parco da solo come ente (e dei giochi politici riguardanti certe logiche per la nomina del CDA ho già brevemente parlato) può fare qualcosa anche se forse non moltissimo, l’importante è il messaggio che deve passare attraverso i comuni e la gente, il Parco no è vincoli ma occasioni di sviluppo anche in vista dell’expo, peraltro dedicato all’ecosostenibilità! La voce del Parco è importante pperchè in questa fase occorre parlare con una voce sola, far vedere che il parco è amato e….Tra i sostenitori del Masterplan abbiamo un grande nome – Roberto Formigoni – ma anche molti altri.

Quanto al futuro del Parco non c’è da stare tranquilli anche se le cose oggi sono migliorate grazie anche ad un mutato clima politico. In Italia mancano risorse per la tutela della biodiversità, le aree protette versano in situazioni critiche, in un momento in cui, sembra, gli italiani amano i propri parchi, e la stessa rete natura (voluta dall’Unione Europea già nel 1992 per fermare la perdita di biodiversità) comincia a farsi conoscere (anche se secondo un sondaggio commissionato dal wwf soltanto per un 29% degli intervistati). Il Parco del Ticino è una realtà importante perchè come primo parco regionale italiano ha aperto la strada ad una seria riflessione sulle vere strategie di sviluppo pensando ad un dinamismo del complesso rapporto tra, appunto, sviluppo e conservazione della natura nonchè dei territori. Un rapporto dinamico che la Lombardia sembra da almeno 10 anni aver perso di vista, sembra si parli di compensazioni (es. la Pedemontana lombarda…un parco lineare che seguirebbe il futuro tracciato della nuova arteria autostradale) ma mai di progetti che portino avanti solo alcune opere strategiche (e la terza pista di Malpensa non può esserlo per le devastazioni che comporterebbe e per l’insensatezza a livello economico…) facendo cadere o depennando le altre…

Il Parco vive un momento cruciale, molti vedono in esso territori su cui edificare e, scusate il gioco di parole, la terza pista fungerebbe da apri-pista per ulteriore devastazioni…(la terza pista da sola senza polo logistico secondo la prima dichiarazione della Provincia di Varese, poi in parte rivista…sarebbe già abbastanza per i suoi effetti negativi) e perchè, condannando a morte la più bella brughiera lombarda, porterebbe a pensare che ormai le aree protette sono inutili, hanno perso la loro forza propulsiva…e la loro vera vocazione…eco-sostenibile..

E difatti il passato governo Berlusconi (Lega inclusa) ha fatto credere a molti, alla possibilità di un ritorno indietro, di annullare molte aree protette o renderle inefficaci, un procedimento subdolo ma efficace, perchè proteggere? creare vincoli?

Possiamo stare tranquilli sul futuro del Parco del Ticino? NO. C’è da combattere ancora, perchè la battaglia è per un territorio bellissimo ed espressione di un’altra Italia, che richiede pochissime risorse (o meglio ne ottiene assai poche) ma in proporzione dà mille volte tanto. Il dibattito è acceso intorno a questo bellissimo parco che, si vuole depotenziare, le lobbies del cemento alleate con amministrazioni regionali che nascondono interessi diversi rispetto a quelli del vero sviluppo umano e sociale..ci stanno provando, ci riproveranno l’anno prossimo come tra cinque o dieci anni, a meno che non avvenga un miracolo o una vera rivoluzione culturale (oltre che politica). Molti italiani sono sensibili alla natura, molto di più di solo vent’anni fa, molti italiani diseducati da una politica latitante vorrebbero un pò di etica, uscire da qulle faziosità politiche, espressione di un vuoto di valori. Preoccupante.

Vedremo ma mentre loro ci provano noi non possiamo stare a guardare, lottare per il Parco, fare sistema con altre associazioni e condividere idealmente tutte le battaglie volte a fermare chi, nel nome di uno sviluppo facile e per pochi, ci consegnerà un’Italia sempre più abbruttita che forse un domani inciderà negativamente anche per quanto riguarda il turismo…Il cosiddetto paesaggio italiano che scompare (lotta, per restare in tema del comitato “Salviamo il paesaggio” che proprio da un comune del parco ha avuto origine, Cassinetta di Lugagnano) volgiamo veramente questo? Vogliamo che le future generazioni leggeranno della brughiera del Gaggio solo nei libri o ne guarderanno le fotografie? Un crimine commesso rende sempre più tolleranti al crimine stesso diceva il Manzoni, come dire, perpetrato un grave crimine, alla fine calerà il sipario di chi dice con una scrollatina di spalle… “così è il mondo…”!

Di fatto molte battaglie sono state vinte a livello nazionale, notevoli porzioni di territorio nazionale sono sotto tutela e la percentuale è in continuo aumento, la sfida quantitativa è vinta, cosa ne è però della qualità? Qui il problema e il nocciolo della questione, un patrimonio naturale (quello lombardo per rimanere alla nostra regione), minacciato da autostrade, bretelle e nuove tangenziali, oltre che da un consuno del suolo assai elevato, un territorio che chiede tutela e dove le aree protette (che con rete natura arrivano a circa il 30% del territorio lombardo) sembrano sempre di più fortini assediati dal cemento, territori che finiranno per essere un’eccezione e forse più nepppure quella! Questi i pronostici, posssiamo cambbiare o invertire rotta? vedremo! Il contributo di tutti è importante, io da solo posso pochissimo se non niente ma insieme possiamo come velore aggiunto molto ma molto di più!

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