Una diversa visione del mondo

Ciao Gaggionauti. Sabato scorso abbiamo inaugurato la sede. Ora vi aspettiamo, passate a trovarci. Nei prossimi giorni vi racconteremo com’è andato “il taglio del nastro”, assieme a tutto il resto!  Per intanto, affidiamo alla vostra lettura un nuovo prezioso intervento di Giuseppe Laino, che continua a mantenere fede alla promessa e di tanto in tanto ci invia una sua riflessione.

Una diversa visione del mondo

In nome del popolo e della nazione masse di individui si sono mosse e si muovono facendo la storia. Chi mai potrebbe negare una simile evidenza? Ma dei concetti o delle ideologie che hanno la forza di smuovere milioni di uomini non hanno, per questo motivo, valore di verità, né possono essere definite giuste. E la strada percorsa inseguendo valori che nascondono e confondono la realtà può anche essere abbandonata.

Gli uomini sono convinti -e in parte costretti- a conservare lo status in cui vivono da meccanismi complessi di cui forse parleremo in una prossima occasione. Si avvinghiano all’esistente perché si fanno persuadere che è l’unico possibile e perché preferiscono sapersi impotenti ad influire su di esso piuttosto che intraprendere percorsi nuovi. Preferiscono la costante sottomissione del suddito e una sostanziale servitù volontaria. Gli uomini si lasciano ingannare, si illudono e sbagliano molto frequentemente. Ma sono le ideologie che creano, rafforzano e diffondono le loro convinzioni e le loro debolezze. Sono le ideologie che hanno costruito radicate abitudini, che hanno sorretto e giustificato ogni loro scelta e che, infine, li hanno accecati e costretti nel cul-de-sac in cui oggi soffocano. La critica della realtà attuale non può prescindere dalla critica di esse. ***

         Nella fantomatica unità trascendente che il concetto di popolo racchiude, si smorzano e sciolgono le diverse e reali opportunità di cui godiamo a tal punto da farcele sembrare normali ed eterne. Nell’interesse comune che, senza alcuna seria argomentazione, ci dicono debba affratellare i membri di un popolo, nonostante alcuni siano signori e altri servi e sudditi, affoghiamo la realtà e ci neghiamo il futuro. E’ un concetto dannoso e inutile quello di popolo. Non è saggio utilizzarlo nei nostri progetti.

         Il concetto di cittadinanza è elastico e si ritira o tende a seconda delle convenienze, dei rapporti di forza e delle epoche. A cosa potrebbe mai servirci?

         E’ deleterio, oltre a non essere di nessuna utilità, anche il concetto di nazione.

La nazione si realizza nello Stato in un processo seminato di martiri, sangue e guerre. Quando nasce lo Stato si segnano dei confini il più delle volte arbitrari e si creano leggi ed eserciti a difenderli. Alla fine di questo percorso diventa naturale proteggere immorali e immotivati privilegi contro i barbari che dall’esterno vengono a minacciarli.

         L’autodeterminazione è poi l’illusione più grande perché allude ad una forma fasulla di libertà che viene spacciata per vera e unica. In suo nome ci si è lasciati sempre trascinare nella barbarie della violenza.

         Le vie tracciate arrogandosi il diritto di interpretare i voleri del popolo nella realizzazione di patrie e nazioni, finiscono con lo sboccare in stati etnici che, arroccati in una difesa senza speranze, costituiscono un serio e grande pericolo per la pace e per il futuro.        

         Dovremmo ricercare e percorrere nuove strade.

Impareremo così a non farci confondere da coloro che propugnano contenitori nuovi più piccoli (Padania) o più grandi (Europa). Il problema non sta affatto nell’estensione del contenitore.

Basterebbe chiedere a questi fasulli propugnatori del nuovo, quale tipo di democrazia hanno a cuore e quali istituzioni hanno in mente, per capire che non possiedono né intelligenza, né fantasia. Trasferire il potere in un esecutivo o in un parlamento dislocato a Mantova o a Bruxelles non può cambiare nulla che davvero importi rispetto ciò che oggi già abbiamo. Ci sarebbero i soliti governati e i soliti governanti. Continuerebbero ad esserci signori e sudditi, padroni e servi, ricchi e poveri. E tutte le solite e ben conosciute disparità e ingiustizie.

         L’unica dislocazione del potere che dovremmo desiderare è quella che lo riconduce alle moltitudini. E’ quella che lo spalma sui territori e nelle comunità. E’ quella che lo annulla distribuendolo fra gli indigeni residenti i luoghi della Terra.

         Ma chi è d’accordo con una visione del genere?

Sicuramente non coloro che il potere ce l’hanno e se lo tengono stretto e neppure coloro che agognano a conquistarlo per stringerlo ancora più forte. Costoro, riducendo l’essere di destra, di centro o di sinistra ad una pura e semplice dislocazione spaziale, sono i veri e pericolosi fautori dell’antipolitica. E sono tutti accumunati in una stessa narrazione: pensano che per qualche anno, una volta entrati nella stanza dei bottoni, saranno legittimati a scegliere per tutti. E si illudono che potranno realizzare tutto ciò che hanno in progetto senza avvedersi che qualcuno chiederà loro il conto. Allora, tutti insieme, ci diranno che la Grande Malpensa con la sua Terza Pista è un’esigenza collettiva del popolo italiano e che sarebbe stupido rifiutare un’occasione di sviluppo così importante. Ci diranno che i treni ad alta velocità (Tav) in Val di Susa ce li chiede l’Europa e che, grazie a loro, potremo finalmente inserire noi e le nostre merci in un immenso mercato. Ci diranno che le battaglie e i problemi sollevati dalle migliaia di comitati di cittadini sparsi sui territori che lottano contro speculazioni e inquinamenti, contro discariche e inceneritori, contro mega progetti e grandi opere, rappresentano l’interesse minuto del piccolo cortile. E che invece occorre volgere lo sguardo all’interesse generale. Alla globalità. Alla democrazia, in cui a decidere è sempre inevitabilmente la maggioranza.

Non credete loro!

Non c’è nessuna maggioranza che valga il diritto calpestato di un singolo.

La democrazia non si costruisce con voti che dividono fino all’odio una maggioranza da una minoranza. Questa è la democrazia che fa comodo a chi può o vuole aspirare al dominio. Ed è riservata a chi, volendo giocare il solito gioco, accetta e riconosce come giusta ed eterna ogni regola tesa alla preservazione del reale.

Ma non ci sono regole che possono calpestare diritti! Che possono garantire prevaricazioni e ingiustizie. Che possono sancire situazioni in cui la misura della dignità è riposta solo in un portafoglio rigonfio.

         Chi potrebbe, dunque, condividere una critica così radicale?

Sicuramente coloro che sono sempre e comunque derubati del potere della decisione. Chi non è disponibile a subire la devastazione del territorio, l’inquinamento di aria, acqua e cibo, la distruzione di legami e il disfacimento dell’individuo. Chi percepisce nefaste per la propria salute e in contraddizione con la vita le scelte che quotidianamente ci vengono imposte e che sono prese altrove, magari in lontani centri di potere sovranazionali neppure eletti o nei grandi consigli di amministrazione di potenti multinazionali. Chi, avendo il coraggio di immaginare possibile un’altra realtà, già da ora e prima che la crisi lo imponga violentemente a tutti, mette in dubbio lo stile di vita, le abitudini e le convinzioni che ci hanno trascinato fin qui. Chi ricerca con passione un nuovo patto fondativo di nuove comunità.

         Il processo che porterà alla comprensione non sarà lungo. Già ora molti uomini in vari luoghi della Terra stanno sperimentando pratiche diverse. E la crisi irreversibile che l’Occidente  vive è una grande occasione di rinnovamento che chiama a prepararsi.

Molte comunità si stanno attrezzando nel nome della solidarietà e del rispetto di uomini e natura. E stanno mettendo in rete le loro acquisizioni in modo da creare una comunità più vasta che sappia, però, sempre mantenere legami forti e vitali con il proprio territorio. 

         Purtroppo non tutti gli uomini godranno un passaggio felice. Molti, infatti, si attarderanno. Non vorranno vedere. Scenderanno a patti con gli avversari della vita e, così facendo, sacrificheranno i loro territori, le loro stesse vite e quelle dei loro figli.

Dipenderà da noi saper scegliere. 

                                                                                              Giuseppe Laino


*** Alludo al commento assai critico, oltre che dotto e simpatico, che Nicola72 dedica al mio precedente scritto

Annunci

One response to this post.

  1. Grazie Giuseppe (ti chiamo per nome se posso),
    il mio commento era forse assai critico, anche se poi nella sostanza non molto diverso (se non in alcuni aspetti) dalle tue posizioni che io stimo ed ammiro moltissimo. A me personalmente il tuo articolo era piaciuto così tanto che non potevo esimermi dal commentarlo. A volte ho pensato di essere molto radicale nelle mie idee, poi confrontandomi mi sono trovato di fronte a chi era ancora più radicale di me e, riflettendo, ho cercato di chiarire in primis a me stesso la mia posizione. Qui però vorrei tornare al concetto di nazione, avevo citato Nietsche e la sua “volontà di potenza” (naturalmente parlo anche per altri tra noi…) ovvero quella attitudine tutta umana di aderire ad una ideologia già fatta per risparmiarsi la fatica di pensare…è comodo, costa poca energia e la cosa sembra funzionare. E’ evidente che lo stesso concetto di “autodeterminazione” dei popoli oltre ad essere pericoloso è fallace, si fonda su una grande illusione (il Foscolo pur consapevole riteneva che i cosiddetti “miti” benchè riconosciuti come tali aiutano a vivere, ma non è questa la mia posizione), quella di una patria che ci nutre, culla e sostiene, nazione come “etnia”….

    Da qui il contenitore o l’ideologia patriottico-nazionalistica…certo non si può riformulare il problema in termini “contenitore più piccolo (la Padania) o contenitore più grande (l’Europa), entrambi i contenitori sono evidentemente “ideologici”…

    Il punto a mio parere è un altro, superare il concetto di etnia favorendo la nascita di una società multiculturale ed ampliare il contenitore non per avere il “super-stato Europa” (che nessuna vuole come ennesimo processo omologante e pernicioso….) ma per creare le condizioni per l’insorgere di un ambito sovranazionale adatto a proteggere diritti, ambiente e altro…Naturalmente noi sappiamo del deficit di democrazia esistente in Europa, dovuto al fatto che nel nostro continente ancora nessuna nazione vuole veramente rinunciare ad essere tale, vuole superarsi, pur sapendo che senza un’Europa unita, l’Europa delle diversità si rischia la pace e molto altro….

    Certamente un’Europa delle banche, del mercato unico e del “patto di stabilità” è deludente, può creare problemi notevoli a chi non crede nel capitalismo (e io sono tra questi). Se però si incide nei processi di integrazione europea introducendo elementi nuovi come; un governo centrale e un parlamento espressione dell’unione di tutte le forze socialiste e riformiste del continente, avremo forse un’Europa meno omologata di quella attuale e un modello per unire il pianeta…Questa visione è forse ugualmente utopistica come quella presentata da Giuseppe Laino, una visione non proprio marxista, ma che del marxismo trattiene ciò che veramente conta senza pretendere nel gioco dialettico (conflitto sintesi-antitesi di Hegel) di trovare una soluzione definitiva…Era la via italiana al Socialismo, quella via che il PCI ad un certo punto della sua storia ritenne possibile ri-leggendo in chiave critica tutti i testi del comunismo per approdare ad una soluzione il più possibile percorribile…E di fatto il nostro paese ha una delle Costituzioni più belle del Mondo.

    Certo che il contenuto di fondo dell’articolo (a mio parere assai bello) di Laino è pienamente condivisibile, non è sventolando le bandiere del nazionalismo italiano o europeo o padano che si risolvono i problemi, ma nemmeno cercando di fermare il processo di integrazione europea facendolo coincidere tout cour con la globalizzazione che si fa un buon servizio alle nostre comunità.

    Il concetto di comunità è in chiave sociologica un concetto, oggigiorno, assai più flessibile, un concetto non più etnico, che trova nella geografia non una sorta di bandiera ma semplicemente un laboratorio di “pratiche ecosostenibili”.
    Non più quindi popolo, nazione e territorio bensì comunità, pratiche ecosostenibili e dialettica tra forza sociali diverse che cercano l’acquisizione di un bene comune. Non nazione come elemento di distrazione ma “condivisione” di problemi che le varie comunità decidono di risolvere o affrontare insieme (tra cui quelli ambientali).

    Ultimo punto, l’ideologia è a mio parere un punto di vista, è difficile renderla flessibile, farne come diceva Sartre, il punto di partenza di un dialogo con altri punti di vista, per cui io sono di volta in volta soggetto e oggetto…

    Ultimo punto, uno dei più grandi pensatori ancora viventi, Emanuele Severino, di posizioni assai radical,i risponde a chi critica il concetto di “capitalismo etico” come una sorta di cedimento al capitalismo, (o altrimenti una forma di concordismo), dicendo che qualificare il capitalismo come “etico” ovvero riconoscendo al di fuori del capitalismo un obiettivo diverso, significa non avere più un capitalismo. Questo problema naturalmente si fonda su una crisi dei vari marxismi e piuttosto sulla volontà di mantenere saldi alcuni valori non per superare il “marxismo” ma renderlo ugualmente possibile su basi diverse. Come dire, anche le simbologie religiose, qualora non viste come sistemi rigidi si prestano a trasformazioni, nessuno in quanto portatore di una verità assoluta può arrogarsi il diritto (parlo non in termini generali sia chiaro) di decidere in maniera unilaterale il senso della “parola divina”…del resto i testi sacri portano in sè un’immagine dell’Altro.

    Naturalmente la mia è solo una posizione e anche se condivide molto di quella di Giuseppe Laino, in alcuni punti è diversa…ciò non toglie che rimane solo un punto di vista e che alla prova dei fatti possa funzionare (lo dico in termini di “pragmatismo filosofico”) più l’altra, a voi scegliere o formularne una propria! ciao
    Nicola

    P.S. anche a te Giuseppe, grazie per il tuo contributo!

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: