La natura diventa poesia e senso…

Si comincia con il tentativo di creare un senso per poter vivere una vita che altrimenti sarebbe insensata…il dilemma della sfinge o l’impasse del tabù dell’incesto come dolore profondo dell’anima…il mondo che si apre nella sua crudezza e prosaicità..il senso che scivola via…

Mi spiego, l’adultità presuppone la grande rinuncia originaria, l’accettazione del distacco da una mamma simbolica, il distacco dal sogno, la separazione come condizione essenziale per la relazione…

Eppure, sì non è tutto, Bachelard, un filosofo matematico, grande epistemologo, parlava di reverie o fantasia sognante, quella fantasia che si colloca a mezzo tra il sogno e la veglia, condizione che richiedono entrambe una rinuncia, il sogno perchè frutto del nostro subconscio, la veglia per l’esame di realtà cui deve sottostare. L’io non è a casa nè nel sogno nè nel mondo reale, solo la reverie lo riconsegna a sè stesso, e anche se le leggi (sempre se di leggi si può parlare) che appunto lasciano l’io libero per sè stesso, non sono dettate dall’io stesso,( ma ancora vengono dal di fuori), l’io si sente a casa propria.

Di fatto quella che Bachelard si ostinava a chiamava “fantasia sognante” come appunto la condizione per cui l’io torna a sè stesso, si ri-orienta nel mondo…quella fantasia che rende anche il pensiero razionale più sensibile…..che ci permette il pieno agio in una vita che vogliamo rigidamente razionale ma che, di fatto, non lo è…

Allora cosa è la natura? un insieme di leggi inesorabili che si sotraggono al nostro controllo razionale oppure una “natura naturans” ovvero creativa, come diceva il padre del pragmatismo americano William James, famoso appunto per aver riportato l’uomo alla natura come espressione, quest’ultima, della sua massima naturalità…ancora natura creativa? certo e, per meglio fugare qualsiasi dubbio insisterò su questo concetto cercando di renderlo più chiaro.

Libertà e necessità sembrerebbero i due termini fondamentali della questione, come dire la natura (“natura naturata” secondo la tradizione) è il regno della necessità, e difatti chi ne sa un pò di scienze naturali, ma anche di fisica e chimica, almeno secondo un approccio tradizionale (anche universitario se il percorso viene  pensato più sull’apprendimento di procedure operative specifiche piuttosto che aggiungere a queste anche una meta-riflessione) si rende conto di quanto questo sia estremamente vero. L’umano invece, in virtù del libero arbitrio, l’emergente  espressione di una libertà che per ragioni evolutive ci separa da un certo modo di concepire la natura come l’ambito della bieca materialità.

William James ribalta la questione e, a discapito delle credenze scientifiche del suo tempo, ritieneva la natura il regno di una libertà che trova nell’uomo la sua espressione più alta…l’evoluzione concede una libertà, non importa il suo gradiente o che sia nei fatti “determinata”. Fino a quando l’evoluzione non ha scelto la sua strada essa è libera, non è possibile definire in termini deterministici cosa di fatto accadrà, ancora meno per la specie umana che vive di una libertà di livello superiore. Una posizione simile anche se più radicale è quella di Bergson, il quale appunto riprendendo il concetto di una “natura naturans” o creativa fa ciò eliminando di fatto la dimensione della “possibilità”, ritenendola una “retroflessione” dell’atto compiuto. In altri termini è possibile parlare di possibilità non prima dell’atto ma solo dopo, in questo modo veramente la natura, anche laddove essa appare più radicalmente meccanicistica, è creativa o appunto “naturans”. E’ a questo punto interessante notare come ci riuscì; ritenendo  la possibilità un difetto del pensiero che riconosce dei pattern o ricorrenze, un vizio appreso…La differenza con W.James risiede nel fatto che per quest’ultimo esiste ancora un dislivello qualitativo per quel che concerne l'”Umano”, quest’ultimo si colloca su un piano diverso rispetto a quel mondo naturale che, per Bergson, è comunque “libero”, nonostante il suo apparente “meccanicismo”. Il “funzionalista” James, il quale è passato alla storia per aver creato negli anni ’80 del XIX sec. il primo laboratorio di psicologia sperimentale ad Harvard, influenzò profondamente Bergson (di cui tra l’altro fu ammiratore) consentendo a quest’ultimo di approdare ad una visione della natura che risente per la sua costitutiva libertà di certi “echi idealistici” (non più insomma il modello adattivo uomo-ambiente di W.James).

Spesso il mondo naturale ci fa paura, da un lato perchè nella visione comune a-storico, ripetitivo e distruttivo nei confronti della “specie umana” …ne parlava Max Frisch, uno scrittore svizzero contemporaneo, in un suo romanzo, “L’uomo nell’Olocene”…per sottolineare appunto come la memoria sia sempre a rischio di fronte ad una natura che può fare tranquillamente a meno di noi. Dall’altro lato è insito in noi quell’elemento fabbrile che, di fronte allo stupore del mondo, lo vuole trasformare, la cosiddetta Technè dell’antica Grecia; quale esempio migliore di connubbio tra teoresi e applicazione tecnica?

La visione che ci vuole espressione della libertà più alta concessasi dalla natura e voluta dall’evoluzione (e che forse tra mille anni ci dirà se l’atteggiamento positivistico o religioso sarà quello vincente, come dire, la forza di un’idea sta nella sua “tenuta” e per una sorte strana il pragmatismo di James non sarà quello vincente) è figlia di una mentalità che vuole separare pensiero e determinismo, come dire quest’ultimo se non viene percepito come alla base di una connessione rigidamente causale degli eventi, ciò è solo il frutto della nostra ignoranza. In altri termini non esiste un tutto per una mente infinita e, di nuovo le vie dell’evoluzione sono infinite, imprevedibili, libere perchè la “natura naturans”, come dicevo, all’inizio è espressione di questa libertà…Oggi le posizioni di Bergson sono certamente confermate dai nuovi risultati delle scienze fisiche….

Per concludere riprendiamo il discorso da Bachelard, la “fantasticheria sognante”, questa condizione libera, dove il nostro “io” non soggetto alla dittatura dell’inconscio (come voleva Freud, il padre della psicanalisi, a proposito del sogno) nè alle limitazioni del reale…e forse la natura, se vissuta come condizione di libertà ci può aiutare…ad uscire dai rigidi schematismi, a superare la logica come pensiero soggetto a “regole determinate”.

Domani Via Gaggio avrà una sede, in questo periodo di attività, due anni, il movimento virtuale e concreto al tempo stesso, perchè fatto di persone reali, ha cercato di “coltivare questa libertà”, farla crescere in noi, attraverso l’informazione da un lato, dati e normative, analisi statistiche e valutazioni di incidenza (cito velocemente questa parte essenziale ma non per ora al centro del mio intervento…ne ho già parlato altrove e altri ne hanno parlato, su un piano diverso dal mio), dall’altro attraverso la simbologia…e siamo ancora nella libertà di James, un’evoluzione che un domani potrebbe portarci ad un livello tecnologico probabilmente superiore a quello odierno, ma con un senso della libertà, della nostra “naturalità” diverso!

Non più timore della natura, il senso della scoperta e pensare che il mondo esce dal nostro rigido schematismo, anche quando usiamo facoltà razionali (e difatti ad un certo punto Bachelard dovette riconoscere che la fantasia gioca un ruolo anche positivo nella formazione della scienza e dei suoi paradigmi intepretativi, non solo come elemento di disturbo, insomma…) la mente umana fluisce nella dimensione della fantasticheria sognante (ancora di Bachelard) che non è un sognare ad occhi aperti ma una forma esplorativa. (Una conoscenza che “affonda” più profondamente nel mondo per arricchire una fantasia – quella umana – che altrimenti da un lato scadrebbe nell’ozio improduttivo, dall’altro nella febbrilità di una pornografia…che per definizione è stanca, sempre uguale….uccide l’eros come appetito cognitivo…).

Ultimo riferimento (forse già fatto in passato in un altro mio intervento, ma a proposito di altro…); un altro romanzo di Max Frisch, l'”Homo Faber” segnala il pericolo della ragione occidentale, o dei tecnocrati (anche se non degli scienziati…almeno da un certo punto di vista), il pensiero della piena trasformabilità del mondo, della sua manipolazione a fini produttivi, del fare storia solo dal punto di vista delle tecniche (la visione del protagonista, un ingegnere…) ma poi ancora nel romanzo il mondo entra nella vita e qualcosa cambia…il mondo delle certezze crolla…

Così James, un fisiologo determinista, cresciuto in un ambiente positivista (intendo qui l’atteggiamento filosofico di fine ottocento), ad un certo punto della sua vita cadde in una depressione profonda e, se inizialmente educato al concetto di una scienza (o medicina) rigidamente “deterministica”, non trovava possibilità di salvezza….alla fine la trovò nel ribaltamento di quel sistema filosofico….recuperando la dimensione libera dei processi evolutivi o naturali, non importa quanto regolati da leggi ferree, essi rimangono sempre in una larga misura liberi (come già detto prima).

Ancora “natura naturans”, natura libera che trova in noi la possibilità di una libertà superiore…umana ma profondamente naturale (questa posizione è più chiara in Bergson), come Via Gaggio…una via voluta in piena libertà da un gruppo di volontari, e che oggi con un atto libero vogliamo salvare dalla distruzione, la libertà di un’azione finalizzata a tutelarla questa libertà, possibilità di esplorazione di “mondi alternativi”….ma ne riparleremo…intanto auguri a tutti voi e noi per la nuova sede!

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