A colpi di calcestruzzo….

Il paesaggio è un bene comune, la natura è la condizione per cui noi siamo quel che siamo….evoluzionismo e limiti naturali in un momento in cui la nozione di limite in filosofia sembra ormai persa, essa viene altresì posta all’origine…essa è poco valorizzata perchè l’uomo è già per natura limitato, dalla natura stessa…Però, c’è un però, un dilemma o meglio un problema etico…su queste pagine ho spesso parlato di etica, come problema, come condizione originaria dell’esistere, come incontro tra due persone che si relazionano e dove la dimensione normativa rimane sullo sfondo, spesso adombrata.

Tra i molti limiti della psicanalisi freudiana, anche alcuni pregi, mi riferisco al fatto che nello studio dello psicanalisti veniva alla luce una situazione di “transfert” e “contro-transfert” che ne rivelava la natura etica e quindi relazionale. L’etica è insomma la dimensione della relazionalità originaria, quella dimensione non così normata eppure fondamentale…qui però un problema, l’etica che si gioca su questo piano non sarà mai veramente libera da vincoli culturali, questi possono favorirne l’emergenza, radicarsi in noi come una sorta di “super-io” (così  definiva Freud quella parte di noi che “introietta la legge e le norme, anche non scritte), non così repressivo, ma piuttosto come indice di eticità originaria (l’eticità è di fatto un’attitudine originaria, anche se almeno in parte appresa attraverso l’esperienza).

In questi ambiti strettamente filosofici (in realtà “umani” se vogliamo “sdoganare” la filosofia come sapere che pensa l’uomo e la donna a tutti i livelli…..antropologici in senso generale) il rischio di perdere la bussola è elevato e può capitare spesso di leggere “cose” del tipo: “l’uomo contemporaneo si gioca nella dimensione della responsabilità, la sua libertà è pertanto di tipo relazionale e ha a cuore l’altro…”. Da questo punto di vista la visione freudiana prospettata nel “Disagio della civiltà”  (quella di Hobbes tanto per intenderci, che considera la civiltà un male necessario per frenare gli istinti aggressivi dell’umanità esposta in una grande opera della nostra modernità “Il Leviatano”..) è anacronistica!

E di fatto ciò che in filosofia morale con l’apporto delle neuroscienze si definisce libertà per “dislivello strutturale” (in altre parole quello che dicevo prima, la libertà è relazione…) confonde non poco…

Tutto giusto, almeno da un punto di vista filosofico rigoroso, non è un vizio di pensiero, un giocare con le parole, ma la sostanza del nostro vivere…qui però per motivi di spazio e soprattutto per le finalità di questo intervento, l’obbiettivo vuole essere di considerare la questione su un piano meno teorico o astratto.

Tutti noi assistiamo ad una degenerazione del discorso politico, le idee si sono impoverite, manca forza vitale nelle nostre società, la voglia di far calare nel nostro quotidiano un discorso complesso, non tanto per amore delle cose difficili, ma per capire meglio i tempi attuali e soprattutto per distinguere tra quelli che sociologi e psicologi cognitivisti definiscono come “common sense” e “pensiero banale”  (quest’ultima definizione rimanda più ad un atteggiamento irriflesso, semplicistico…frutto più di un’attitudine alla passività mentale che altro…).

Conoscere per criticare, incanalare rabbie per sostenere proteste che siano intelligenti, mediare (che non è un compromesso di comodo!) tra spinte ideali (il mercato etico che è ben altra cosa, in quanto più radicale, rispetto ad un capitalismo che si vuole genericamente più vicino ai bisogni collettivi) e Realpolitik (politica reale). E il discorso dell’etica? Certo si potrebbe prospettare un atteggiamento “crepuscolare” ovvero un atteggiamento di ritirata dal mondo nei tepori dell’intimità domestica (nel periodo post-restaurazione, all’indomani del Congresso di Vienna del 1815 che riportava in Europa la configuarazione politico-monarchica pre-napoleonica), vivere piccole utopie individuali ed accettare il mondo così com’è perchè nessuno può cambiarlo.

Qui abbiamo un pensiero banale (nell’accezione data prima) rivestito di pseudo-saggezza, il pensiero che se il mondo è così tanto vale mangiare, dormire,lavorare ecc…Tutto vero! Gli ardori giacobini rischiano di fare danni, di portare avanti rivoluzioni sanguinose (il riferimento è alla rivoluzione francese e alle storture del giacobinismo che favorirono una reggenza “illuminata” da parte di un condottiero, Napoleone Bonaparte) che alla prova dei fatti rischiano di creare dei danni notevoli! Ma un pò di ardore? Quell’ardore che porti la dimensione etica (e qui aggiungo anche utopica) per far capire ai politici che degli orientamenti ideali ci vogliono? Chi tra noi potrebbe vivere pienamente nel qui ed ora? La stessa idea di sviluppo nasce da un’inquietudine tutta umana, ed allora i comuni italiani, tra le tante cose vanno avanti a colpi di calcestruzzo, mangiandosi letteralmente il nostro paesaggio! E’ evidente che le leggi dell’economia di per sè (è un concetto anti-liberista, ma le classificazioni in questo campo servono solo per alimentare paure inconsce su un presunto substrato marxista di certe visioni!) non nascono da un bisogno di eticità (in questo caso il politico e la comunità), se nei momenti di crisi prosperano centri commerciali e autostrade nel nostro paese, una ragione ci sarà! E il buon senso (non il pensiero banale in questo caso) ci fa dire che la crisi non c’è per tutti, che a pagare sono sempre gli stessi…

Per concludere, la banalità è in agguato non solo perchè siamo più pigri oggi di una volta (e non si saprebbe per quale motivo), ma perchè il bombardamento mass-mediatico di sensazioni e micro-informazioni, a fronte di una complessificazione tecnologica senza pari, è tale da indurci a conclusioni affrettate e a pensieri deboli…del tipo; il cemento come progresso, mega-porti, aeroporti, coste cementificate, villette dappertutto e più di un milione di immobili nel nostro paese vuoti! Se la crisi prende le famiglie, avremo però sempre più centri commerciali e la prospettiva di una Malpensa rilanciata con consumo, a dispetto dei dati…e a dispetto di ogni evidenza…

E’ evidente che nessuno vuole la chiusura di Malpensa o che Malpensa si ammali di un male grave, tutti vorremmo un’utopia, una Malpensa che lavori nel rispetto delle regole, il suo rilancio senza consumo, perchè, anche se a molti la cosa sembra non importare, l’aeroscalo è in un parco, e le ragioni del progresso non possono essere nella direzione di un pensiero banale; vuoi lavoro? Allora terza pista più polo logistico, ma anche i fatti negano questa stupida equazione…e la visione di uno sviluppo ecosostenibile di Malpensa è un grande concordismo di facciata, esso rivela piuttosto la cattiva coscienza di chi sa che le risorse e il territorio sono limitati e una volta consumati non ci sartà ritorno…

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