Un grande valore negativo

Un grande valore negativo, fra i molti che il ‘900 ci ha lasciato in eredità, è quello di cui si fece portavoce il presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson e che viene comunemente denominato Principio dell’autodeterminazione dei popoli. Esso è già formulato nel discorso dei Quattordici punti tenuto al Congresso Usa l’8 gennaio 1918 a guerra ancora in corso e verrà definitivamente sancito, sebbene non vi sia mai esplicitamente nominato per l’aperta ostilità di stati imperiali come Gran Bretagna e Francia, dal Trattato di Versailles del 1919.

Le sue radici affondano nel romanticismo ottocentesco e in generale in un clima culturale e politico in cui confluirono le aspirazioni idealistiche dell’eroe individualista e libertario e l’urgenza molto pragmatica della creazione di stati nazionali, ovvero di mercati grandi e protetti da uno stato militarmente forte.

Nella realtà il principio dell’autodeterminazione dei popoli è pura retorica.

In suo nome si sono compiute grandi atrocità e lo si è volutamente applicato solo laddove faceva comodo all’Occidente.

Nel 1994 lo storico inglese Eric Hobsbawm nel suo Il secolo breve definì disastroso il tentativo compiuto in suo nome e ricordò le varie guerre civili che stavano insanguinando la Jugoslavia e in generale la situazione molto precaria dell’Europa Orientale. Secondo Hobsbawm la carta nazionalista fu giocata da Wilson nei suoi  Quattordici punti in contrapposizione all’appello internazionalista di Lenin che stava iniziando proprio in quei mesi il suo nefasto esperimento.

In futuro sarà ancora peggio perché l’attrito fra gruppi etnici diversi è destinato, per vari motivi facilmente intuibili, ad acutizzarsi. Spero, ad esempio, che qualche pazzo di casa nostra, accecato dalla crisi, non confonda, nei prossimi mesi, la Cina con la vecchia Yugoslavia.

Ma lo sperare non basta, occorrerebbe iniziare, anche nel nostro piccolo, una sana e demistificante critica.

 

Nella locuzione appaiono due termini – popolo e autodeterminazione – su cui vorrei riflettere.

Innanzi tutto non solo è retorico parlare di popolo, ma è anche causa di molteplici confusioni e infiniti malintesi.

Fra gli antichi ateniesi il dèmos (popolo) che era l’entità in grado di esercitare il kràtos (potere), costituiva una parte assai modesta dei residenti in Attica. Erano esclusi fanciulli e i ragazzi fino ai vent’anni, donne, servi e schiavi, cioè la maggioranza della popolazione.

In età moderna le cose non sono cambiate di molto. I grandi padri della nazione americana, mentre scrivevano la prima costituzione liberale dell’Occidente nel lontano 1787 e si beavano parlando di libertà e democrazia nei loro splendidi salotti, non solo stavano disegnando una società in cui il potere della decisione era riservato ad un numero assai ristretto di cittadini benestanti ma essi stessi erano nel contempo possessori di un nutrito numero di schiavi.

Le discriminazioni che hanno dovuto subire, e che ancora oggi molto spesso continuano a subire le donne che del popolo dovrebbero sicuramente fare parte, sono una testimonianza di quanto poco senso contenga quel termine così tanto abusato. Pochi ricordano, o addirittura sanno, che il diritto di voto per le donne fu introdotto nella legislazione internazionale solo nel 1948 quando le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; che solo nel 1979 le Nazioni Unite adottarono la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne; che in Italia le donne votarono per la prima volta soltanto il 2 giugno 1946 e che in tale data erano più di 14 milioni e seicentomila cioè, circa il 53 per cento degli aventi diritto al voto.

Non è possibile parlare di popolo, quando ognuno può includervi o escludervi a piacimento chicchessia.

Alessandro Manzoni, nella sua ode intitolata Marzo 1821, identifica il popolo con “una gente” che è  Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor.  Il poeta accomuna popolo, nazione e patria in un unico grande significato, non a caso ancor oggi si parla indifferentemente di autodeterminazione dei popoli o delle nazioni. La sua definizione però non descrive nessuna specifica realtà italiana ed è talmente intrisa di ideologia e distante da qualsivoglia realtà che può, oggi, applicarsi pericolosamente anche ad una etnia minuta e pura, o ad una deliberata invenzione come nel caso della inesistente padania.

In realtà con il concetto di popolo si è voluto tenere uniti, in una unità forte ideologicamente ma falsa nella pratica, individui che pur avendo (forse) un’identica lingua e pur provenendo (forse) da un’identica cultura, godono di opportunità concrete e modi di vita reali assai diversi. E che, conseguentemente, nutrono interessi e sognano futuri, molto diversi.

 

Anche autodeterminazione, il secondo termine della nostra usurata locuzione è molto ambiguo e potenzialmente pericoloso. Cosa potrebbe mai significare? Forse che un’insieme di individui autoproclamandosi popolo o etnia pura di sangue, costituendosi in nazione o in Stato, possa liberamente fare, all’interno dei propri confini geografici, tutto ciò che vuole? E che gli altri esseri umani pur informati di eventuali delitti, di ingiustizie e di discriminazioni fra quei confini perpetrate debbano far finta di nulla in nome del sacro principio dell’autodeterminazione di quel popolo a vivere nella barbarie?

Autodeterminazione è un concetto che brandisce un’identità contro altre identità.

È un concetto che non porta una buona novella.

Forse occorrerebbe smetterla di pensare che la libertà sia da ricercare in entità nazionali e statuali sempre più piccole e sempre più etniche. Così facendo finiremo con il proclamare il nostro piccolo paesello – Ferno o Lonate che sia – Repubblica Libera e Autonoma. E saremo costretti a fare ciò che usualmente si fa nei grandi stati con l’aggravante che il male verrà moltiplicato infinite volte: per tener uniti paesani poveri e paesani ricchi nella stessa unità fittizia di cui si parlava sopra, saremo costretti a trovare nemici e sicuramente ne troveremo a bizzeffe in tutti i paesi del circondario.

A mio parere coloro che sono alla ricerca di un rapporto positivo, durevole e solidale fra gli uomini e insieme sano e rispettoso con la natura – vegetale e animale – farebbero meglio a non farsi incantare dal sacro e molto ideologico principio dell’autodeterminazione dei popoli. Avrebbero così tempo e modo per occuparsi con consapevolezza della realtà vera, quella costituita da un luogo in cui si vive, quella che si costruisce e modella attorno a ben precise pratiche individuali e quotidiane. Così facendo forse scoprirebbero come costruire la propria libertà nella relazione con l’altro. E come sia possibile superare le nostre democrazie false e identitarie con una democrazia compiuta che viva di e nelle differenze.

Ma di questo parleremo in altre occasioni.

 

Giuseppe Laino

Ferno – 10 gennaio 2012-01-10

 

Annunci

One response to this post.

  1. Sicuramente il concetto di autodeterminazione dei popoli nella misura in cui è stato definito è alla radice di molte delle atrocità del ‘900. E’ di matrice romantica, un “residuato” del concetto di nazione che si appoggia su fattori come l’etnia, la lingua e la religione…Thomas Woodrow Wilson ha definito i Quattordici Punti al Congresso USA del 1918, questo l’articolo lo dice assai bene…Sono d’accordo sul fatto che parlare di autodeterminazione dei popoli è stato ed è tutt’ora pericoloso, lo è comunque anche passare sopra il concetto di identità nazionale misconoscendone il valore positivo…attraverso le identità nazionali si “costruisce” una coscienza di popolo, base per un suo superamento in un’ottica di tipo diverso,,multiculturale. Condivido il senso generale dell’articolo, ritengo però pericoloso far finta che le nazionalità non esistano e proporre come unica lettura delle atrocità del Novecento il nazionalismo…questo esisteva già prima, il modo in cui la coscienza nazionale francese ed inglese si sia formata tra ‘300 e ‘400, alla fine della guerra dei cent’anni, lo dimostra! Il mio non è un inno al nazionalismo, anzi, ritengo però che sia difficile prescindere dal modo in cui questo concetto di nazione si sia formato per poterlo superare in positivo, e non si tratta di un vizio di pensiero. Mi spiego, Anna Harendt nel suo bellissimo libro, le origini del totalitarismo esprime bene il concetto…tra otto e novecento la macchina statale, la versione organizzativa della nazione ha cominciato a complessificarsi e a ricercare livelli di efficienza sempre più elevati…è intervenuto un fattore diverso, la tecnica che ha finito per creare una disparità tra cultura soggettiva e oggettiva…determinante.

    Volontariamente nel mio intervento parlando di popolo non avevo citato nè i principi di Wilson, nè Manzoni…ho tacitato tutta questa parte per concentrarmi piuttosto sugli aspetti ideologici riguardanti la formazione del concetto di popolo. Il popolo è da sempre il primo contenitore attraverso cui si attivano meccanismi di identificazione simbolica, il popolo ha da sempre in negativo segnato il nostro continente (rimaniamo all’Europa, ma il discorso etnico ha da sempre una connotazione di carattere generale, riguarda l’antropologia, il nostro essere uomini). Il problema è stato semmai quel processo che nel Novecento ha fatto incontrare sviluppo tecnologico e quindi fede positivistica nel progresso, efficientismo ed infine la nazione di ispirazione romantica.

    Il romanticismo ha puntato sulle nazionalità assopite, risvegliando una presunta medievalità del concetto di etnia, ma è anche stato il movimento dei nazionalismi egualitari e cooperativi (almeno a livello ideale)..forse il problema è nato dopo, l’aver fatto di questo contenitore un assoluto…giocare la partita delle grandi nazionalità in lotta per il controllo del continente europeo…La questione è assai complessa, ma vorrei solo, per sfatare un pò il mito che l’autodeterminazione dei popoli sia stato un fatto solo negativo per l’Europa…Noi sappiamo come le mitologie siano dei sistemi di pensiero complessi, si formano nel tempo e il male risiede nel non volere il confronto, nel non voler riconoscere la dimensione dell’identità per un dialogo successivo che modifichi l’identità stessa! Certamente le teorie spesso volano a mezz’aria, ma la stessa scienza è fatta di teorie che volano alto…senza l’immaginazione non sarebbe possibile neanche la scienza, un pensiero astratto è necessario, il problema è il suo assolutizzarlo. Lo stesso Heidegger a differenza di K.Jaspers vide nella Germania nazista il verso pastore dell’essere, lui che da esistenzialista aveva criticato ogni forma di metafisica ricade in quella nazionalistica! Occorre a mio parere guardare ai fatti storici, ma porli attraverso u ragionamento complesso in relazione tra di loro per capire fino a che punto certi eventi storici abbiano influito su un intreccio di fattori culturali ben più complessi.

    Per fare un esempio storico concreto, noi sappiamo come i contenitori siano purtroppo un fatto culturale determinante, aver bisogno di qualcuno che ci contenga…e noi parliamo di Europa delle differenze oggi, nel 1454 con la Pace di Lodi, voluta da Lorenzo il Magnifico, della casa dei Medici si parlava di Italia plurima, le varie Signorie che stabilivano un’alleanza strategica, per garantire equilibrio nella nostra penisola (sono gli anni della Ragion di Stato di N.Machiavelli). Quando cinquant’anni dopo le varie Signorie ruppero questo patto fu la fine, la nostra penisola (siamo nel 1494, Lorenzo il Magnifico morirà nel 1497 mi pare) sarà invasa dalle truppe straniere.

    Certamente questo brevissimo riferimento storico ci insegna una sola cosa, già allora si parlava di un’Italia unita, di sentimento patriottico (le prose sulla volgar lingua-italiano comune dei trecentisti Petrarca e Boccaccio per intendersi, sono del 1527), una casa comune per tutti, un contenitore più grande che contasse di più sullo scenario internazionale.

    Premesso che non intendo difendere il nazionalismo, ritengo riduttiva la lettura del Romanticismo come fenomeno culturale fondato sui valori della terra e della tradizione (anche)..il Romanticismo fu un movimento egualitario nato per effetto della Rivoluzione francese (sia pure in termini non così rigidamenti causali)..e quando il movimento giacobino finì per eccedere, furono i romantici (in Inghilterra Wordsworth e Coleridge) a retrocedere inorriditi.

    Il caso dell’est europeo è assai problematico, etnie che da sempre convivono su territori poco definiti (culturalmente e geograficamente) e che l’imperialismo sovietico aveva solo assopito….risvegliandosi prepotentemente al suo tramonto. Riconoscere le origini del concetto di nazione ben prima del Novecento come contenitore (purtroppo necessario, si pensi alla volontà di potenza di Nietsche) primo di identità collettiva che si è avvalso di un’ideologia liberista e fortemente positivista, è a mio avviso un modo più corretto di proporre la questione. Vivere il declino delle nazioni è oggi il solo modo per “superarle” e per questo c’è il bisogno di contenitori più ampi (es. L’Europa veramente unita) anche come strumento per diffondere valori che non siano solo il mercato o la globalizzazione…Stare con i piedi per terra, diceva Nietsche è come la pianta che ha salde radici nel terreno e svetta verso l’alto, unire teoria e prassi, come nel mondo anglosassone perchè la prima feconda la seconda e viceversa! In psicologia cognitiva si afferma ormai che senza il sensibile non c’è pensiero astratto e viceversa…

    Per concludere; che senso ha parlare oggi di nazione? forse come contenitore più ampio dello stato nazionale, multietnico e aconfessionale…Naturalmente su molte cose l’articolo mi trova d’accordo…!

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: