L’ambiente è un diritto inalienabile di un popolo

Il principio di autodeterminazione dei popoli che ha segnato la storia delle minoranze etniche, oppresse fino alla loro liberazione all’indomani della Prima Guerra mondiale (non solo, minoranze oppresse ce ne saranno tante anche in seguito nel nostro continente, qui però l’accento è sui rigurgiti nazionalisti presenti soprattutto all’inetrno dell’Impero Austro-ungarico), è un principio sacrosanto, un principio democratico e vedremo il perchè. Noi tutti sappiamo come la nazione si sia costituita in età moderna intorno ai due pilastri della lingua e delle tradizioni comuni, anche se su questo secondo punto occorrerebbe dire di più); la nazione ha trovato nello stato lo strumento giuridico normativo che ne garantisce il funzionamento. Noi tutti sappiamo quanto pericoloso sia oggi il parlare di etnie, il corrispondente sul piano culturale della razza, un termine oggi carico di negatività, pur essendo quest’ultimo nient’altro che un modo per classificare le differenze somatiche tra i vari popoli.
Ebbene, la razza, l’etnia e la nazione, sono tre termini che alludono ad una serie di fenomeni culturali che hanno segnato anche in negativo la storia del nostro continente. Si può continuare assegnando al concetto nazione significati via via diversi, questa però rimane una sorta di contraltare per chi invoca solidarietà internazionale, unione di popoli, visione trans-frontaliera dei problemi sociali e ambientali. È sul concetto di nazione che si sono giocati i destini del nostro continente, anche in una visione multiculturale, esempio il Regno Unito, patria del “melting pot” (o del feticciato), sempre e comunque la Britishness collide con una visione pan-europea dei problemi non solo economici…

Da un punto di vista diverso molti richiamano una visione più localistica dei problemi, meno internazionale, perchè quest’ultimo termine rimanda ad un altro ormai a noi familiare, la globalizzazione…globalizzare i mercati, l’economia e creare una sorta di unione commerciale non solo a livello continentale ma globale…Motivo? Aumentare la posta del gioco e far vincere i più forti! Purtroppo il limite di una visione internazionale è proprio questo, non ripensare il concetto di nazione aggiornandolo lungo le due vie; da un lato quella del multiculturalismo, dall’altro quella di una comunità sovranazionale (come potrebbe o dovrebbe essere l’Unione Europea) che ascolta le esigenze che partono dal basso, dove ancora solidarietà e interessi specifici trovino un punto di incontro.

Fin qui la teoria, anche se volutamente per ragioni di spazio molto semplificata. Ora, però, delle proposte concrete, più praticabili da noi tutti, qui ed ora. Punto primo: Via Gaggio è un territorio bellissimo, lonatese ma inserito nella vasta eco-regione del Ticino. Un territorio che vuol far rivivere tradizioni, non in chiave discriminatoria, ma di incontro. Un esempio per tutti: la Camminata del “bambin”, una tradizione lonatese e cristiana, ma che tutti possono condividere; una tradizione che vive del rapporto con il territorio, ma non in forma chiusa perchè la grande sfida è proprio questa: “rimanere sè stessi, superandosi verso un altrove”! Non lasciarsi pilotare dai potentati economici che assimilano, depotenziandola, una domanda diffusa di “radicamento” nei propri territori  da un lato (parlando qui di sviluppo, crescita ed opportunità come nel caso di Malpensa, una retorica vuota come noi sappiamo) e parlando il linguaggio di uno pseudo-internazionalismo che ci vuole tutti uguali e consumatori allo stesso modo, interconnettendoci anche nelle crisi (la crisi internazionale del credito che si sta abbattendo sui mercati). Io che non sono un economista e che conosco l’economia solo per quel tanto che essa va a toccare problematiche sociologiche e filosofiche, posso dire che questo doppio registro è simile a quello che il sistema di potere ha operato nei confronti di un grande romanzo di G.Orwell, “1984”, laddove si parlava di un dittatura sul codice, ovvero sui significati (il newsspeak, questo pseudo-linguaggio depurato di tutti i termini ambigui che potessero risvegliare bisogni diversi da quelli imposti dal sistema…). Ebbene il “Grande Fratello” il programma della casa è diventato un modo per integrare la resistenza sociale rendendola un “prodotto come gli altri”, un modo per dire, si parla di tematiche sociali attraverso lo spazio confortante della casa, ritraducendo in termini osceni e beceri il linguaggio della protesta! Ben lungi dall’essere bachettone, non è che la pornografia o la mercificazione attraverso un certo uso della pubblicità (che per altri aspetti è importante e necessaria) del corpo femminile non rispondano allo stesso bisogno? Ovvero ridurre gli spazi della sublimazione (termine mutuato dalla psicanalisi per intendere tutti i prodotti spirituali dell’uomo) per riportarlo ad una materialità che non è la nostra esistenza terrena, ma il possesso di beni omologati e privati di ogni riferimento di senso più profondo. Stiamo attenti a non lasciarci manipolare da un sistema di pseudo-valori che svuota di contenuti concetti come “ambiente” (l’ambiente curato dai suoi distruttori) oppure “internazionalismo” o “libertà sessuale”, un modo con il quale ricomprendere la contraddizione per annientarla e non hegelianamente per guardarla in trasparenza.

Per concludere, i territori sono nazionali perchè abitati da comunità, non perchè pochi possano stravolgerli a loro piacimento, richiamandosi al principio (inteso nel giusto modo, corretto) del “padroni a casa nostra”, senza poi pensare che l’immagine è sempre la stessa; la persona avida, che tiene avvinghiate a sè le nostre terre, le desidera per offenderle e guadagnarci. È il linguaggio del “maligno” (per  rifarmi ad una certa tradizione) che per ingannarci usa un linguaggio adeguato per ogni situazione, ambientalista, socialista liberista, nascondendo però il fondamento di tutti i fondamenti, l’estrema follia di un mercato speculativo e non etico. Il dramma è che qualcuno lo dice chiaramente: “con le speculazioni in gioco veramente pensate di fermare il mostro? (cioè la super-Malpensa)”. Si dice il peccato ma non il peccatore, se non l’aberrazione dei nostri consiglieri regionali che fanno passare per “efficienza” ciò che è solo logica specuulativa e immobiliare. In questo nuovo anno ci sono dei segnali confortanti. Speriamo.

Annunci

One response to this post.

  1. Posted by angelo on 4 gennaio 2012 at 3:11 pm

    é cosa santa….purtroppo siamo in pochi a sostenere questo diritto..

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: