Via Gaggio, tra le aree prioritarie per la tutela della biodiversità nella pianura padana lombarda, nuovi modelli di sviluppo….

Questo breve intervento vuole essere un piccolo contributo ad una serie di azioni portate avanti nel nostro territorio, con l’obiettivo di salvare quello che rimane del nostro ambiente naturale (ancora tanto…) e possibilmente di ricreare ambienti naturali fortemente compromessi, laddove possibile incrementando il livello di “naturalità” di zone a monocoltura o povere da questo punto di vista…

Si parla di ecoregione pianura padana, settore lombardo, un’area vasta, complessivamente di oltre 15.000 km2, un’area caratterizzata da sottoecoregioni, un’area tutt’altro che omogenea, varia dal punto di vista ambientale eppure con delle criticità, che un’azione di intervento coordinato (istituzioni di diverso tipo) dovrebbe almeno in parte affrontare. Queste ecoregioni sono brevemente: 1) colline moreniche e prealpine, comprendenti i rilievi morenici, il pedementano prealpino, i laghi prealpini e il “bordo” settentrionale dell’ecoregione, che interessa le procincie di Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia e, marginalmente, Milano…2) alta pianura a nord della fascia delle risorgive, includente parte delle province di Varese, Milano, Como, Lecco, Bergamo…3) la bassa pianura, un’area molto ampia dalle risorgive fino alla golena del Po; 4) l’Oltrepò collinare e montano; una sottoregione appennica di una certa rilevanza paesaggistica e naturale, un’area di 855,9 Km2.

In prossimità di Milano una “città diffusa” di oltre 3.000 Km2, poche aree verdi e spesso isolate, un agglomerato che spesso si presenta come una vera e propria conurbazione con tutte le problematiche connesse. Questa città diffusa letteralmente “si mangia” il territorio ancora libero, sia all’esterno che all’interno, un problema che ha valenze “paesaggistiche” (il cosiddetto paesaggio lombardo rischia di scomparire), ma anche più strettamente “ecologiche”, laddove la preservazione degli habitat è legata anche alla cosiddetta “qualità della vita”.

Tutto questo come risultato di uno studio approfondito curato dal Wwf e sostenuto dalla Fondazione dell’ambiente Lombardia oltre che dalla stessa regione; il problema? non abbiamo ancora in regione una legge efficace contro il consumo del territorio e una mobilitazione di risorse che possa efficacemente contrastare la perdita della biodiversità…e il caso di Via Gaggio insegna….

Vari esempi di rinaturalizzazione in aree prevalentemente rurali, ma povere di biodiversità, costellano la nostra regione, dal Parco agricolo sud Milano (la creazione di una zona umida gestita dal wwf in zona San Giuliano, tanto per citare un esempio tra i tanti) ad alcuni angolini della zona sud orientale della pianura lombarda, con una scarsa antropizzazione, ma prevalentemente a monocoltura e povera in termini di “naturalità”.

Torniamo al nostro Parco del Ticino, varie volte ho parlato della sfida di un parco “assediato” e con il difficile compito di contenere non solo l’urbanizzazione della grande Milano, ma anche di avviare negli anni un dialogo stretto con il territorio; un dialogo incentrato su modalità di sviluppo ecosostenibile. Questo l’obiettivo del Parco, questo il difficile compito in un’epoca di poche risorse e di avversione, come dire: “basta i vincoli, puntiamo sulle opportunità… “quali?forse il consumo del territorio e progetti inutili e sovradimensionati?.

Qualcosa però si sta facendo anche se occorre fare di più, e lo studio del wwf sulle aree prioritarie per la conservazione dell’area padana settore lombardo ne è un esempio; non più solo le aree protette esistenti, che con rete natura 2000 (i siti di importanza comunitaria e le zone a protezione speciale istituite secondo direttive europee per la difesa degli habitat naturali e culturali insieme…diremmo noi…) copre circa il 30% dell’intero territorio regionale. Questo, secondo lo studio in questione (e altri commissionati sullo stesso tema) non basta, la tutela degli ecosistemi necessita di macro-aree e territori di connessione, e le aree prioritarie sono quelle sulle quali le istituzioni dovrebbero intervenire con strumenti legislativi adeguati (di tutela).

Consideriamo ora, nello specifico i boschi e le brughiere del pianalto milanese e varesotto, ove si inserisce la zona del Gaggio, quella zona che, per motivi ambientali e paesaggistici, occorre preservare da interventi distruttivi o da manomissioni significative dell’ambiente naturale, in pieno contrasto con le direttive europee (e non solo…anche se al momento attuale la brughiera del Gaggio, localizzata in pieno parco, non fa parte di rete natura…al momento e, si spera in un futuro…per il suo elevatissimo livello di biodiversità!).

Mosaico di aree boscate, brughiere e aree agricole a cavallo tra le Province di Milano e Varese, queste aree comprendono tra gli ambienti più significativi, boschi di latifoglie, misti e di conifere (Pini silvestri, per lo più, ma su questo potrebbe dire molto di più il nostro naturalista Luciano Turrici) e brughiere, con piccole zone umide temporanee. La brughiera aperta di Lonate Pozzolo, quella di Via Gaggio per intenderci, rappresenta il lembo meglio conservato dell’intera Lombardia per tale habitat e, inoltre ospita una cospicua popolazione di Succiacapre (che in varie occasioni noi di Via Gaggio durante le nostre visite guidate in brughiera, abbiamo avuto modo di avvistare per il loro volo irregolare tipo pippistrello), la popolazione più settentrionale di Lucertola campestre e una delle poche stazioni di pianura del lepidottero. Assai ricca l’avifauna nidificante, tra le quali (cito solo due specie per comodità, non volendo essere questo mio intervento strettamente naturalistico, per questo occorrerebbe una presentazione di tipo diverso con una finalità diversa, non critico-ambientale….ma sul campo…),; il Falco subbuteo e il Picus viridis (la denominazione è scientifica, quindi latina).

Per quanto riguarda il punto di vista floristico, risulta da confermare la presenza di Euphrasia cisalpina, endemismo insubrico occidentale, segnalata per la “brughiera di Gallarate”. Per questo occorre passeggiare per la brughiera (come oggi, sotto la guida di Turrici), ma qui mi preme solo fare un’ultima osservazione; la protezione del territorio  è un impegno di tutti, ci coinvolge al di là dei rigidi campanilismi, mentre l’effetto nimby è tipico di comunità chiuse, che, spesso a ragione, chiedono la tutela dei propri territori. Premesso che ogni comunità, piccola o grande che sia, ha il diritto di decidere per i propri destini, e se si svende, ciò è il segno di un profondo degrado sociale, della perdita di riferimenti identitari,dall’altro lato è anche vero che per affrontare le nuove sfide ambientali, occorre pensare in un’ottica sistemica, superare i confini territoriali per poi recuperarli in una fase successiva. Un esempio? Si vuole unire i popoli, e farò ora un riferimento al processo di integrazione europea per meglio esprimere ciò che intendo dire. Un’Europa unita è oggi necessaria per affrontare le nuove sfide poste dalla globalizzazione (decisa dai mercati e non dalla gente); se però l’Europa si trasforma in un’altra globalizzazione, diventa un’entità posta al di sopra delle nazioni, lontana dalla gente, e “serva” dei mercati, allora lo stesso processo di integrazione europea rischia di fallire, di arenarsi con il rischio di aprire conflitti tra i vari popoli o etnie (un riferimento anche se estremo può essere all’ex-Jugoslavia).

Le stesse sfide ambientali si giocano su scala più ampia, ragionando localmente, ma aprendosi ad una dimensione più interregionale, anche sovranazionale, e i vari progetti per salvare specie a rischio di estinzione, ne sono l’esempio. Via Gaggio è più di una via, più di un giardino per i lonatesi, è il parco del Ticino e l’ecoregione del Ticino, un ambiente unico di rilevanza internazionale, una sorta di tassello essenziale di “quell’autostrada verde” che dal Nord Europa conduce fino al centro del Mediterraneo. Un ultimo esempio lo si può ricavare dalle relazioni interpersonali, è attraverso di esse che noi diventiamo individui (sociali anche se “più intimi” per natura, almeno molti di noi) e “queste” si giocano sulla distanza, ma anche su un suo temporaneo superamento, che solo un’identità forte può sostenere…come dire; le comunità piccole per contare veramente devono aprirsi all’esterno rimanendo all’interno; ancora una volta, pensare localmente e agire secondo una prospettiva ben più ampia….Oggi in via Gaggio c’era la castagnata, ma anche un convegno sulla situazione dei parchi lombardi…da qui le conclusioni….

Per concludere, a titolo esemplificativo richiamerei il dialogo platonico “il Simposio”, uno dei più belli del filosofo ateniese; in esso Platone tematizzava l’Eros o l’amore…esso è il desiderio di ciascuna parte dell’originario androgino di ricongiungersi con l’altra metà. Fu Giove, che per invidia o semplicemente paura per questi strani esseri con quattro gambe e quattro braccia (gli androgini appunto) a dividerli a metà…da allora ciascuna metà cerca l’altra, ma mai la distanza tra loro sarà totalmente colmata; essa è il presupposto della relazione; così le comunità piccole per ritrovarsi nella propria identià, necessitano di prospettive ben più ampie; necessitano cioè di una visione diversa, meno restrittiva e aperta al confronto!!!

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