Archive for novembre 2011

Calendario 2012: anteprima

Ciao a tutti Gaggionauti!

Lo avevamo annunciato e in anteprima mondiale ne avevamo mostrato una bozza lo scorso 20 Novembre. Ora possiamo annunciarvi che il CALENDARIO 2012 di VIVA VIA GAGGIO è pronto.

Eccone alcune immagini in anteprima:

Nei prossimi giorni lo troverete in alcuni negozi di Lonate Pozzolo (a breve anche l’elenco), mentre il 7 e 8 Dicembre in occasione della Festa Patronale di S. Ambrogio lo potrete acquistare direttamente al gazebo di Viva Via Gaggio.

Se invece lo vuoi prenotare non devi fare altro che mandare una mail a posta@vivaviagaggio.it

Le nuove puntate (e il 23 dicembre)

Ecco le due più recenti puntate di “Prendiamola Con Filosofia” di Nicola Balice.
Un caro augurio di buona settimana. E tenetevi liberi l’antivigilia di Natale, 23 dicembre, di sera. Si cammina, si mangia il panettone, si ascolta un coro… e ci si fa gli auguri! Meglio di così!
Viva Via Gaggio

L’elogio della follia…..la nostra sana follia..

Non sarà il solito intervento sui problemi ambientali, sulla necessità di integrare le problematiche ambientali all’interno di una prospettiva sistemica, per recuperare quella dimensione della responsabilità persa nei rivoli di una modernità che “parcellizzando il sapere” l’ha reso sterile, poco “riflessivo” riguardo alle proprie condizioni, alla propria visione specifica. Tutte cose di cui abbiamo parlato, la stessa teoria della complessità vuole essere un tentativo di “ricucire” una rottura o meglio frattura epistemologica, facendo anzi della ricchezza di sapere una ricchezza….

Ma questo è solo il solito discorso di chi ama le “intellettualizzazioni”, credo necessarie, fondamentali per ragioni conoscitive, dissezionare la realtà e attraversarla di volta in volta con luci diverse per dire cosa si vede con ciascuna….così la lente del filosofo, del sociologo, del fisico o chi, come l’epistemologo è ineressato agli aspetti formali delle scienze..

Questo intervento sarà a bella posta provocatorio, un modo forse un pò ingenuo di impostare il problema dell’ambiente, dell’economia o dei modi usuali di pensare le comunità…Perchè? semplicemente perchè noi descriviamo e così facendo perdiamo di vista quella realtà che ci si pone dinnanzi come una nuova aurora o una luce che da sola è in grado di farci vedere ciò che le varie scienze fanno, ma in modo parziale…e la filosofia, quella a cui noi siamo abituati (fondamentale ripeto…ragiono per paradossi, ma perchè il mio obbiettivo è qui diverso), non fa altro che aggirarsi tra le scienze e prenderne i linguaggi specifici.

Per ragioni evolutive viviamo inscatolati e i nostri saperi seguono lalogica del “tutto è servito”, una sorta di grande supermercato dove nella migliore delle ipotesi si accede ad un sapere tecnico (o tecnicistico?) dove la dimensione di insieme viene persa….è evidente che per ragioni di “convenienza” (o di efficienza) risulta opportuno dividere i saperi per aree disciplinari, definire setting specifici all’interno dei quali giocare le proprie partite…e nemmeno si vuole ora parlare di un altro male della nostra società consumistica; la “tuttologia” fatta passare come “cultura di massa” o divulgazione…spesso però ipersemplificazione!

Noi però da sempre ci ripetiamo che una visione d’insieme è importante, ci aiuta a capire il particolare attraverso il generale e viceversa, per non chiuderci in stupidi campanilismi che ci rendono particolarmente vulnerabili alla logia del nimby, anche se così non è…Un esempio pratico? Usciamo per un attimo da Via Gaggio e dal Parco del Ticino e approdiamo in Val Susa; un’intera valle è arroccata a difesa della propria identità territoriale e culturale insieme…Seguo questa vicenda, ma più sul lato umano, non ho valutato (lo ammetto) in maniera approfondita le cartedel progetto, leeventuali alternative, quelle fatte passare come meno impattanti per intenderci. Non l’ho fatto non per pigrizia intellettuale o perchè non competente (anche se è evidente che non sono un tecnico…), ma per ragioni di altra natura, qui c’è un popolo che dice: “voi volete portarci nel magma della globalizzazione e connetterci all’Europa per salvarci dall’isolamento” (lo dico non da euroscettico quale non sono, ma da no global…..e le due cose non si contraddicono, ma per orail punto è un altro!); “ma noi siamo contenti così, noi abbiamo internet, abbiamo un adeguato livello di capacità di consumo, ma noi siamo gente valligiana, se venite da noi, troverete ospitalità e disponibilità, ma mai accettazione di essere soggetti a logiche di mercato imperialistico!”. Più o meno i valsusini direbbero questo; cosa è la follia se non sospensione, per alcuni attimi, di un atteggiamento epistemico o intellettualistico che tutto vuole spiegare e dissezionare…Per accedere alla dimensione del senso, in un mondo come il nostro, che si spaccia per tecnologico, razionale, occorre ergersi al di sopra della cultura di massa (intesa, sia chiaro non come cultura per tutti, ma cultura omologata e standardizzata) e comprendere i limiti epistemici (di statuto gnoseologico) di ciascuna disciplina, conoscerne almeno in parte le procedure di funzionamento e comprendere che in tutti gli ambiti scientifici, comprese le scienze cosiddette umane, abbiamo a che fare con descrizioni, non con “verità assolute”.

Nel sentire comune si parla di “logicità”, ciò che è logico o semplicemente ritenuto tale da un insieme di pratiche sociali? Un sociologo cognitivista Churchland (spero di ricordare correttamente il nome) parlava in termini ambiziosi, di “eliminativismo”, ovvero di “processi euristici del pensare comune” di livello più elevato; in altri termini i modelli del problem solving in uso nella vita di tutti i giorni sono veramente adeguati? L’autore pensa di no, anch’io sinceramente, ma il problema è qui un altro….

Noi non riusciamo a fare astrazione (o a sospendere il giudizio direbbe il padre della fenomenologia Husserl) perchè sappiamo troppo poco di quello che affermiamo di sapere, in altri termini siamo pieni di quei luoghi comuni della scienza che ci “fissano” a modi di vedere “pre-confezionati”…così direbbe ancora Husserl, così anche altri, non solo in filosofia…

Lo stesso sessantotto si è attestato su livelli standardizzati del saper, semplicemente perchè la moderna società dei consumi ha “depotenziato” certe spinte sociali, le ha ricomprese, proponendo una cultura per tutti ma di scarso livello e pochi tecnocrati dal sapere fortemente parcellizzato ma…..

E qui un ma….la tecnocrazia come procedura di sapere che realizza uno scopo preciso, che non “si riflette” (si direbbe in termini filosofici) che sembra prescindere da ogni questione di senso e così….così si perde il senso del limite, si relega la morte e la malattia negli ospedali, si punta su un’educazione irriflessa, quell’educazione che non può non pensarsi su un modello standardizzato del sentire..un esempio? Cosa provo io in Via Gaggio che non sia Masterplan, politica e sviluppo o ambientalismo fatto passare”modello anni ’70? e quindi non evolutosi per restare al passo con i tempi? Come dire, io di fronte alla Valle del Ticino voglio pensare a delle nuove generazioni che forse vivranno contesti diversi ma potranno ancora godere “senza filtri” questo paesaggio. E qui ancora il “verbo fenomenologico”, la capacità di sentire in maniera immediata, creare quella sorta di “io assoluto” che, secondo ancora Husserl, costituisce la premessa per uscire dalle già collaudate vie di pensare il mondo.

Forse da qui il problema del disagio esistenziale che nasce dal non senso di pratiche discorsive e conoscitive che ci illudono di “superare il limite”, come dire, a livello allucinatorio (come secondo Freud doveva caratterizzare il modo del bambino di attenuare la scarica emotiva derivante dall’emergere di un bisogno..fisiologico….) possiamo ricreare il mondo ma in modo standardizzato, e così la sofferenza assume un nome, depressione o altro…

La fenomenologia o il sentire autentico non può (a mio parere e a parere di molti tra filosofi o studiosi in generale nell’ambito delle scienze umane) prescindere dalla “cultura”, ma svincolarsi almeno in parte, per vedere le cose diversamente, sempre all’interno di pratiche sociali consolidate, ma in modo creativo. Forse un modo è appropriarsi almeno in parte dei vari saperi, conoscerne insieme i limiti e la forza e pensare ad altri mondi possibili…

Un tempo in pieno clima politico radicale (e non solo) si diceva che la pubblicità ha bisogno di uno spettatore ingenuo e poco attento, oggi nessuno è disposto ad affermare altrettanto per la paura di apparire radicale…e di essere autentico!

Piccolo Jacopo benvenuto in “Zia” Gaggio!

A giugno 2010 dopo il loro “si” nella Chiesa di Nosate avevano posato con la maglietta di Viva Via Gaggio.

Ora Diego e Pamela hanno deciso di allargare la grande famiglia di Viva Via Gaggio e annunciano la nascita, avvenuta ieri mattina, del piccolo Jacopo.

Subito sulla nostra pagina di facebook abbiamo dato il benvenuto a Jacopo, che pur non avendo ancora un profilo su fb è diventato già amico di tutti.

Non ce ne voglia nessuno se ci permettiamo di fare un pò di “vandalismo informatico”, ma per qualche giorno abbiamo ribattezzato VIA GAGGIO in ZIA GAGGIO.

Da oggi abbiamo un piccolo amico in più per cui combattere la nostra grande BATTAGLIA DI CIVILTA’.

Al piccolo Jacopo, a mamma Pamela e a Papà Diego vanno tutti i nostri più calorosi Auguri!!!

Cosa è il progresso se non una costruzione di senso arbitraria?

La nuova puntata di “Prendiamola Con Filosofia”. Tante altre, in arrivo:

Ricordati, per favore, di votare VIA GAGGIO nella finalissima del sondaggio di VareseNews: http://bit.ly/vo52NP. Divulga anche fra i tuoi amici.

Il luogo come senso del vivere in una comunità

Ladri

Ciao.
Pensa a chi ruba un motorino: che opinione hai di lui?
Ecco, ora dicci tu che opinione potremmo mai avere noi di chi ci vuole rubare tutto questo (e molto molto altro)?

La foto è stata scattata dal nostro caro amico gaggionauta Giuseppe Carraro.

E tu, che stai leggendo ora, che opinione hai di chi vuole rubare alla collettività quello che vedi qui sopra?

GIÙ LE MANI DAL NOSTRO TERRITORIO,

GIÙ LE MANI DALLA NOSTRA SALUTE E DALLA QUALITÀ DELLA NOSTRA VITA,

GIÙ LE MANI DAI NOSTRI SOLDI.

NOI VOGLIAMO ANCORA ESSSERE… PADRONI A CASA NOSTRA!

Vota “Via Gaggio”

Sondaggio di VareseNews sulle Meraviglie del Varesotto. Ci siamo iscritti in corsa: [VOTA] “Tornavento e Via Gaggio” (il quartultimo della lista).

Il caldo abbraccio di Via Gaggio

Splendeva il sole ieri, ma a fronte dei primi freddi ieri possiamo dire che VIA GAGGIO ha accolto tutti con un suo caldo abbraccio.

La Dogana AUSTROUNGARICA da EX sembrava ritornata alla vita di sempre, con tantissime persone in attesa.

L’attesa era per lei, o meglio l’attesa era per andare a conoscerla meglio lungo i suoi sentieri, le sue piste: VIA GAGGIO.

Siamo partiti ed eravamo tantissimi. Tante anche le autorità presenti come il vice presidente del Parco del Ticino Luigi Duse (più tardi ci ha raggiunto anche la Presidente del Parco Milena Bertani), Maurizio Rivolta del WWF, Barbara Meggetto di Legambiente Lombardia e altri rappresentanti di associazioni ambientaliste e culturali locali.

Tantissime persone e tanti bambini, qualcuno dentro il passeggino dei genitori, che abilmente guidati da Luciano Turrici hanno potuto conoscere e visitare alcuni angoli nascosti di Via Gaggio.

Alla partenza poi abbiamo spiegato anche il senso della nostra iniziativa che è stata la chiusura di una tre giorni dedicata all’acqua e all’ambiente che ha avuto come fulcro nevralgico la Ex Dogana Austroungarica.

Subito dopo una sosta all’inizio di Via Gaggio e prima di iniziare a parlare degli aspetti naturali della brughiera, una brevissima sosta al locus commissi delicti, ovvero il luogo dove dal progetto del Master Plan si vorrebbe far passare la terza pista.

Una sosta veloce, con l’incubo di chiudere gli occhi e di trovarci non più in Via Gaggio, ma su una striscia di asfalto, magari mentre atterra un aereo sopra le nostre teste.

Dopo aver percorso altri 300 metri ci siamo inoltrati nei boschi e nella brughiera per poi sbucare sulla Strada Comunale per Tornavento e da li siamo ritornati verso la Dogana.  Qui abbiamo sentito presentare il brugo, la molinia, la ginestra dei carbonai e tutte le altre specie che si trovano in questi ambienti, e anche gli alberi di alto fusto presenti nella zona limitrofa della brughiera detta appunto brughiera boscata.

Al rientro alla Dogana, il nostro Walter Girardi anche a nome del Coordinamento Salviamo il Ticino, del neo Comitato contro la Terza pista di Vanzaghello e della Ester Produzioni ha ringraziato tutte le persone che sono intervenute e che hanno veramente riempito la Dogana.

Per noi è stata anche l’occasione per mostrare in anteprima mondiale il CALENDARIO 2012 di VIA GAGGIO (avrete maggiori informazioni nei prossimi giorni) e per presentare il DVD su Via Gaggio realizzato dai nostri amici gaggionauti Cristiano a Valeria.

Poi largo alle castagne, al Vin Brulè, al the caldo, alle torte e ai biscotti che abbiamo offerto ai partecipanti della camminata.

Alla fine i rappresentanti delle associazioni e del Parco si sono riuniti nella sala conferenza della Dogana, per parlare anche di un secondo problema che riguarda il Parco del Ticino, cioè la nuova legge sui Parchi e la sua prossima applicazione.

Anche qui, come per il Master Plan, è richiesto a tutti noi uno sforzo necessario per poter continuare ad avere un Parco del Ticino, non inteso solo come territorio, ma come ente che difenda, protegga queste zone dagli appetiti dei cementificatori e dei palazzinari.

E’ stata sicuramente una giornata importante, segno che l’attenzione e l’amore per questa zona si sta diffondendo a vista d’occhio.

Che dire d’altro, GRAZIE a chi ha partecipato e reso possibile questa giornata.

Continuate a seguirci, perché a breve vi porteremo a visitare Via Gaggio con l’atmosfera magica del Natale…

Un grazie a Walter, Giuseppe, Nadia e Gabriele per le foto.

Via Gaggio, tra le aree prioritarie per la tutela della biodiversità nella pianura padana lombarda, nuovi modelli di sviluppo….

Questo breve intervento vuole essere un piccolo contributo ad una serie di azioni portate avanti nel nostro territorio, con l’obiettivo di salvare quello che rimane del nostro ambiente naturale (ancora tanto…) e possibilmente di ricreare ambienti naturali fortemente compromessi, laddove possibile incrementando il livello di “naturalità” di zone a monocoltura o povere da questo punto di vista…

Si parla di ecoregione pianura padana, settore lombardo, un’area vasta, complessivamente di oltre 15.000 km2, un’area caratterizzata da sottoecoregioni, un’area tutt’altro che omogenea, varia dal punto di vista ambientale eppure con delle criticità, che un’azione di intervento coordinato (istituzioni di diverso tipo) dovrebbe almeno in parte affrontare. Queste ecoregioni sono brevemente: 1) colline moreniche e prealpine, comprendenti i rilievi morenici, il pedementano prealpino, i laghi prealpini e il “bordo” settentrionale dell’ecoregione, che interessa le procincie di Varese, Como, Lecco, Bergamo, Brescia e, marginalmente, Milano…2) alta pianura a nord della fascia delle risorgive, includente parte delle province di Varese, Milano, Como, Lecco, Bergamo…3) la bassa pianura, un’area molto ampia dalle risorgive fino alla golena del Po; 4) l’Oltrepò collinare e montano; una sottoregione appennica di una certa rilevanza paesaggistica e naturale, un’area di 855,9 Km2.

In prossimità di Milano una “città diffusa” di oltre 3.000 Km2, poche aree verdi e spesso isolate, un agglomerato che spesso si presenta come una vera e propria conurbazione con tutte le problematiche connesse. Questa città diffusa letteralmente “si mangia” il territorio ancora libero, sia all’esterno che all’interno, un problema che ha valenze “paesaggistiche” (il cosiddetto paesaggio lombardo rischia di scomparire), ma anche più strettamente “ecologiche”, laddove la preservazione degli habitat è legata anche alla cosiddetta “qualità della vita”.

Tutto questo come risultato di uno studio approfondito curato dal Wwf e sostenuto dalla Fondazione dell’ambiente Lombardia oltre che dalla stessa regione; il problema? non abbiamo ancora in regione una legge efficace contro il consumo del territorio e una mobilitazione di risorse che possa efficacemente contrastare la perdita della biodiversità…e il caso di Via Gaggio insegna….

Vari esempi di rinaturalizzazione in aree prevalentemente rurali, ma povere di biodiversità, costellano la nostra regione, dal Parco agricolo sud Milano (la creazione di una zona umida gestita dal wwf in zona San Giuliano, tanto per citare un esempio tra i tanti) ad alcuni angolini della zona sud orientale della pianura lombarda, con una scarsa antropizzazione, ma prevalentemente a monocoltura e povera in termini di “naturalità”.

Torniamo al nostro Parco del Ticino, varie volte ho parlato della sfida di un parco “assediato” e con il difficile compito di contenere non solo l’urbanizzazione della grande Milano, ma anche di avviare negli anni un dialogo stretto con il territorio; un dialogo incentrato su modalità di sviluppo ecosostenibile. Questo l’obiettivo del Parco, questo il difficile compito in un’epoca di poche risorse e di avversione, come dire: “basta i vincoli, puntiamo sulle opportunità… “quali?forse il consumo del territorio e progetti inutili e sovradimensionati?.

Qualcosa però si sta facendo anche se occorre fare di più, e lo studio del wwf sulle aree prioritarie per la conservazione dell’area padana settore lombardo ne è un esempio; non più solo le aree protette esistenti, che con rete natura 2000 (i siti di importanza comunitaria e le zone a protezione speciale istituite secondo direttive europee per la difesa degli habitat naturali e culturali insieme…diremmo noi…) copre circa il 30% dell’intero territorio regionale. Questo, secondo lo studio in questione (e altri commissionati sullo stesso tema) non basta, la tutela degli ecosistemi necessita di macro-aree e territori di connessione, e le aree prioritarie sono quelle sulle quali le istituzioni dovrebbero intervenire con strumenti legislativi adeguati (di tutela).

Consideriamo ora, nello specifico i boschi e le brughiere del pianalto milanese e varesotto, ove si inserisce la zona del Gaggio, quella zona che, per motivi ambientali e paesaggistici, occorre preservare da interventi distruttivi o da manomissioni significative dell’ambiente naturale, in pieno contrasto con le direttive europee (e non solo…anche se al momento attuale la brughiera del Gaggio, localizzata in pieno parco, non fa parte di rete natura…al momento e, si spera in un futuro…per il suo elevatissimo livello di biodiversità!).

Mosaico di aree boscate, brughiere e aree agricole a cavallo tra le Province di Milano e Varese, queste aree comprendono tra gli ambienti più significativi, boschi di latifoglie, misti e di conifere (Pini silvestri, per lo più, ma su questo potrebbe dire molto di più il nostro naturalista Luciano Turrici) e brughiere, con piccole zone umide temporanee. La brughiera aperta di Lonate Pozzolo, quella di Via Gaggio per intenderci, rappresenta il lembo meglio conservato dell’intera Lombardia per tale habitat e, inoltre ospita una cospicua popolazione di Succiacapre (che in varie occasioni noi di Via Gaggio durante le nostre visite guidate in brughiera, abbiamo avuto modo di avvistare per il loro volo irregolare tipo pippistrello), la popolazione più settentrionale di Lucertola campestre e una delle poche stazioni di pianura del lepidottero. Assai ricca l’avifauna nidificante, tra le quali (cito solo due specie per comodità, non volendo essere questo mio intervento strettamente naturalistico, per questo occorrerebbe una presentazione di tipo diverso con una finalità diversa, non critico-ambientale….ma sul campo…),; il Falco subbuteo e il Picus viridis (la denominazione è scientifica, quindi latina).

Per quanto riguarda il punto di vista floristico, risulta da confermare la presenza di Euphrasia cisalpina, endemismo insubrico occidentale, segnalata per la “brughiera di Gallarate”. Per questo occorre passeggiare per la brughiera (come oggi, sotto la guida di Turrici), ma qui mi preme solo fare un’ultima osservazione; la protezione del territorio  è un impegno di tutti, ci coinvolge al di là dei rigidi campanilismi, mentre l’effetto nimby è tipico di comunità chiuse, che, spesso a ragione, chiedono la tutela dei propri territori. Premesso che ogni comunità, piccola o grande che sia, ha il diritto di decidere per i propri destini, e se si svende, ciò è il segno di un profondo degrado sociale, della perdita di riferimenti identitari,dall’altro lato è anche vero che per affrontare le nuove sfide ambientali, occorre pensare in un’ottica sistemica, superare i confini territoriali per poi recuperarli in una fase successiva. Un esempio? Si vuole unire i popoli, e farò ora un riferimento al processo di integrazione europea per meglio esprimere ciò che intendo dire. Un’Europa unita è oggi necessaria per affrontare le nuove sfide poste dalla globalizzazione (decisa dai mercati e non dalla gente); se però l’Europa si trasforma in un’altra globalizzazione, diventa un’entità posta al di sopra delle nazioni, lontana dalla gente, e “serva” dei mercati, allora lo stesso processo di integrazione europea rischia di fallire, di arenarsi con il rischio di aprire conflitti tra i vari popoli o etnie (un riferimento anche se estremo può essere all’ex-Jugoslavia).

Le stesse sfide ambientali si giocano su scala più ampia, ragionando localmente, ma aprendosi ad una dimensione più interregionale, anche sovranazionale, e i vari progetti per salvare specie a rischio di estinzione, ne sono l’esempio. Via Gaggio è più di una via, più di un giardino per i lonatesi, è il parco del Ticino e l’ecoregione del Ticino, un ambiente unico di rilevanza internazionale, una sorta di tassello essenziale di “quell’autostrada verde” che dal Nord Europa conduce fino al centro del Mediterraneo. Un ultimo esempio lo si può ricavare dalle relazioni interpersonali, è attraverso di esse che noi diventiamo individui (sociali anche se “più intimi” per natura, almeno molti di noi) e “queste” si giocano sulla distanza, ma anche su un suo temporaneo superamento, che solo un’identità forte può sostenere…come dire; le comunità piccole per contare veramente devono aprirsi all’esterno rimanendo all’interno; ancora una volta, pensare localmente e agire secondo una prospettiva ben più ampia….Oggi in via Gaggio c’era la castagnata, ma anche un convegno sulla situazione dei parchi lombardi…da qui le conclusioni….

Per concludere, a titolo esemplificativo richiamerei il dialogo platonico “il Simposio”, uno dei più belli del filosofo ateniese; in esso Platone tematizzava l’Eros o l’amore…esso è il desiderio di ciascuna parte dell’originario androgino di ricongiungersi con l’altra metà. Fu Giove, che per invidia o semplicemente paura per questi strani esseri con quattro gambe e quattro braccia (gli androgini appunto) a dividerli a metà…da allora ciascuna metà cerca l’altra, ma mai la distanza tra loro sarà totalmente colmata; essa è il presupposto della relazione; così le comunità piccole per ritrovarsi nella propria identià, necessitano di prospettive ben più ampie; necessitano cioè di una visione diversa, meno restrittiva e aperta al confronto!!!

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