Archive for 31 ottobre 2011

Noi stiamo con Casorate!

La scorsa settimana il Comune di Casorate Sempione ha deciso di passare “dalle parole ai fatti”, presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio.

Nell’esposto si parla di “conclamata e ingiustificata inerzia” di fronte agli allarmi per la salute che il Comune di Casorate Sempione ha nel corso degli ultimi anni sempre posto agli enti preposti denunciando una situazione che con il passare del tempo è divenuta sempre più insostenibile.

I tracciati delle rotte di decollo nel 2007. Il Comune di Casorate Sempione si trova “NASCOSTO” sotto le rotte in corrispondenza della freccia rossa.

Tra le funzioni di un Sindaco c’è anche quella di intraprendere ogni azione per tutelare la salute dei propri cittadini.

Casorate Sempione è un Comune coraggioso e non lo scopriamo ora. Già nel corso del 2010 ha “rotto” il velo di omertà che copriva alcuni argomenti tabù relativi all’aeroporto di Malpensa.

Non ha fatto nessuna alchimia o si è comportato in modo strano, inventandosi qualche strumento per misurare l’inquinamento: si è rivolto ad una studio che si occupa di rilevamenti di inquinamento, uno studio certificato che quindi “certifica” il proprio lavoro; uno studio, che usa strumenti e apparecchiature idonee e che quindi ha le carte in regole per svolgere una analisi e una indagine “autorevole”,  precisa e articolata.

Ha fatto svolgere questo studio, adeguatamente documentato da una relazione (che forse qualche Sindaco dovrebbe leggere molto attentamente) e ha deciso che a fronte di quei risultati non si potesse più rimanere in silenzio.

Da qui la richiesta di avere una serie di dati e di informazioni da parte di enti terzi, come Asl e Arpa. Dati pochi e collaborazione meno di zero. Oltretutto negli scorsi mesi è stato realizzato dal Corpo Forestale dello Stato (non un ente di parte!) uno studio che parla in maniera esplicita di Disastro Ambientale nelle zona di Malpensa.

Forte inquinamento derivanti dal gas di scarico e forte inquinamento acustico sono le cause principali con cui il Comune di Casorate ha da sempre cercato di convivere. A tutto, però, c’è un limite; se chi è chiamato a svolgere un ruolo di controllo non lo fa, ecco che il rivolgersi alla Magistratura rimane l’unico metodo.

Non tutti la pensano allo stesso modo e abbiamo letto di prese di posizione addirittura contrarie da parte di alcuni Sindaci dei Comuni vicini.

Comuni vicini che si trovano nella stessa situazione di Casorate, ma che preferiscono (?) attendere in eterno risposte che forse non avremo mai.

Stucchevole poi l’atteggiamento di chi come il Sindaco di Ferno definisce quello di Casorate uno studio realizzato in un modo un po’ affrettato. Vedendo poi i dati di inquinamento forniti dalla centralina di Ferno, forse lo stesso Sindaco di Ferno avrebbe dovuto sostenere Casorate! Non condividiamo nemmeno la tesi di chi (Cardano al Campo e Somma Lombardo) continua a mischiare l’inquinamento derivante dal traffico stradale con quello aereo. Chiudere il Sempione? Peccato che non tutti i Comuni fanno parte dell’Asse del Sempione e che quindi citare questa situazione è decisamente fuorviante.

L’attendismo di Lonate Pozzolo ci ha lasciato altresì perplessi: Lonate ha affrontato con decisione la questione Malpensa, l’ha impugnata e ha messo in campo tutte le proprie forze. Avremmo preferito leggere che il Comune di Lonate Pozzolo, almeno a parole, condividesse la battaglia intrapresa da Casorate.

Attenderemo gli sviluppi di questa decisione, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi vedremo quali saranno le conseguenze di questo esposto, noi nel nostro piccolo condividiamo e sosteniamo “senza se e senza ma” la decisione presa dal Comune di Casorate Sempione.

Comune Casorate – esposto Proc.Repubblica TBA inquinam.aria 26.10.2011_784_2552

Oggi non si progetta qualità della vita perché ogni previsione è mortificata da un presunto profitto economico

Riceviamo e, con piacere, pubblichiamo (così come hanno fatto altri spazi internet):

Ieri il Master Plan di Malpensa è stato dichiarato irricevibile dalla Commissione Nazionale V.i.a. che lo esaminava perché, tra l’altro, non si riscontra “raccordo tra le opere prospettate e il quadro nazionale”.
Che sia l’inizio di una programmazione nel settore? Vedremo. Non facciamoci però fuorviare dagli aspetti nazionali del problema, pure importanti; occupiamoci a fondo dei pesantissimi risvolti locali che il Master Plan comporterebbe in Provincia di Varese.

Queste sono gli aspetti critici del progetto, che ho formalizzato nelle scorse settimane in Commissione provinciale Territorio.

-Non è proprio accettabile quel che dichiara il Master Plan circa gli ettari di bosco che verrebbero sacrificati all’ampliamento: non sono affatto di scarso pregio e poco significativi. Chi viene in via Gaggio in una giornata qualsiasi della settimana può verificare come questo residuo di brughiera, curato in modo esemplare da volontari e istituzioni, sia la meta quotidiana di centinaia di cittadini che frequentano la zona boscata come ultima occasione naturalistica in un contesto densamente urbanizzato:zona di pregio, dunque, da difendere.
–Il Master Plan prevede, al posto di questi ettari di natura, la costruzione di una quantità enorme di capannoni per la logistica, tutti all’interno del sedime aeroportuale: costruiti dunque su territori sottratti al bene comune e senza ritorno per i bilanci degli stessi enti locali. Nelle zone limitrofe all’aeroporto c’è già un ingente patrimonio di edilizia industriale vuota, abbandonata da aziende chiuse, nonchè aree delocalizzate che non possono avere altra destinazione se non quella terziaria o produttiva: è qui che si deve costruire la rete logistica di Malpensa! I capannoni del “logistic park” (!!) svuoterebbero e impoverirebbero invece il territorio circostante, sacrificando gli ultimi ettari di bosco. Anche la previsione di una albergo nel sedime aeroportuale mi sembra inopportuna: con tutti gli alberghi vuoti esistenti in zona, costruiti nel sogno della Grande Malpensa…

-Occorre dunque affrontare il problema complessivo di Malpensa, facendo alcune considerazioni di carattere generale. La potenzialità dell’attuale struttura è di circa 30 milioni di passeggeri e di un milione di tonnellate merci all’anno. Questo potenzialmente, perché oggi a Malpensa arriva poco più della metà dei passeggeri possibili e meno della metà delle merci. Questo è l’unico, vero problema di Malpensa. Se Malpensa “lavorasse” per quel che è stata costruita, ci sarebbe già un immediato incremento di occupazione, che è il motivo martellante di chi chiede la realizzazione del Master Plan. Non solo nuove assunzioni, ma anche la regolarizzazione dell’attuale precariato, eredità delle fantasmagoriche promesse di lavoro del passato. Se Malpensa richiamasse il suo potenziale di passeggeri e merci, i nuovi addetti con ogni probabilità cercherebbero residenza in zona: una domanda di alloggi la cui risposta è già contenuta nelle migliaia di vani vuoti, oggi esistenti nei Comuni del Cuv, a Gallarate, a Busto. Certo, per la zona si acuirebbe qualche problema di servizi (scuola, sanità, mobilità ecc.), che una corretta pianificazione territoriale non può ignorare.

-Con un aeroporto che lavora a pieno regime si utilizzerebbe razionalmente il patrimonio edilizio e territoriale produttivo della zona ampia intorno a Malpensa, dando una risposta, magari, al problema delle aree dismesse, spesso strategiche nel tessuto comunale. Le merci, poi, sarebbe opportuno raggiungessero le loro destinazioni via ferro; vecchia proposta, da noi formulata da tempo, di collegare Malpensa con Novara, e dunque con i corridoi europei delle merci.

-Se Malpensa funzionasse a pieno, però, sarebbe indispensabile monitorare in modo più capillare, a spettro più ampio e con maggiore pubblicizzazione la qualità dell’aria dell’intera zona. Oggi, tranne lodevoli eccezioni, non c’è grande attenzione da parte delle istituzioni sui dati epidemiologici, assai preoccupanti, diffusi nella nostra zona.

-Il Master Plan snocciola poi alcuni dati sui presunti volumi di traffico nei decenni futuri. E’ nell’ordine delle cose: in futuro si assisterà ad un incremento del traffico aereo, ma è propaganda pensare che in un’area così densamente popolata come la Pianura padana tutto il traffico si concentri efficacemente in una sola struttura: più ragionevole pensare a un sistema aeroportuale integrato dell’Alta Italia, così come richiesto da decenni e mai pianificato per calcoli elettoralistici.
Per alcune forze politiche del varesotto c’è poi lo smacco dell’ “Hub della brughiera”,che non è mai stato un hub, che probabilmente non lo sarà mai, e per salvare il quale un Presidente della Provincia si era fatto eleggere a Roma.

Bisogna proiettare Malpensa fuori dal sedime, con tutte le opportunità e le criticità che l’aeroporto naturalmente determina. Il Master Plan, con l’eterno miraggio del lavoro, si occupa invece esclusivamente di quel che vuol fare nell’enorme territorio che fagocita, quasi che fuori ci fosse il deserto.

Insomma: le contestazioni mosse a livello nazionale sono condivisibili, e siamo contrarissimi alle previsioni locali di questo Master Plan. Malpensa funzioni al massimo della sua attuale potenzialità e il territorio sarà più che saturo di funzioni, occasioni, possibilità: in fin dei conti per nostra fortuna in Provincia di Varese non c’è solo Malpensa. Le aggiunte del Master Plan non sarebbero sviluppo (rendere lineari cose aggrovigliate) ma nuove criticità. Si veda al proposito i risultati della VAS volontariamente elaborata dal Parco del Ticino qualche anno fa: ogni ulteriore intervento renderebbe tutto più complicato.

Se proprio vogliamo progettare qualcosa di nuovo, occupiamoci della qualità della vita dei (tanti) residenti, valore quest’ultimo rimosso in ogni programmazione e previsione politico-urbanistica.
Oggi non si progetta qualità della vita perché ogni previsione è mortificata da un presunto profitto economico: ci stiamo accorgendo che, in assenza di qualità, ogni progetto si trasforma in un clamoroso fallimento, anche economico.

Giampaolo Livetti
Consigliere Provinciale Federazione della Sinistra

Tu vuo’ fa’ l’americano

Cult of personality:

Pathetic!

La foto è tratta dall’articolo, pubblicato su VareseNews,  «Bonomi: “Malpensa cresce, ma meno del 2010″» di Roberto Morandi.
I Believe“, si legge sotto il faccione del Presidente Sea. Vorremmo proprio sapere in cosa believe, crede, l’Avvocato Presidente. Solo un avvocato potrebbe metterci la faccia per difendere una causa persa – e irricevibile – come la distruttrice e cementificatrice espansione dell’aeroporto.
WE BELIEVE che il Masterplan di Malpensa sia irricevibile per il territorio. E sono sempre più numerose le persone, le aziende e le istituzioni che la pensano così.

Gli ultimi giorni nell’hangar trascorrono nella disperazione più cupa. E i convegni nel grandhotel, le diapositive col faccione e con l’ “I Believe” (tu vuo’ fa’ l’americano…) non risollevano di molto il morale.

Noi continuiamo a batterci per la difesa del nostro territorio, perchè non venga distrutto questo e molto altro:

Un territorio che deve continuare a essere un bene di tutto e non una proprietà privata di Sea – Societa Esercizi Aeroportuali di Malpensa.

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