Parco del ticino e corridoi ecologici…

Occorre fare una vera e propria ricognizione sul concetto stesso di corridoio ecologico, prima di parlare nello specifico di quello di Tornavento e Via Gaggio insieme. Già precedentemente ho parlato del problema della tutela del territorio secondo la modalità dei parchi ad isole, piccoli territori sperduti nel degrado e nell’anarchia di una gestione territoriale che privilegia cemento e strade spesso inutili. I processi di urbanizzazione (che hanno privilegiato un insediamento di tipo diffuso e a bassa densità), di industrializzazione e la costruzione sempre più invasiva di infrastrutture, hanno parcellizzato il territorio rendendo difficile la creazione di una “infrastruttura verde” continua.

I fattori di degrado ambientale sono però molteplici, lo sfruttamento massiccio delle risorse naturali e lo sviluppo di un’agricoltura intensiva di tipo prevalentemente monoculturale che hanno impoverito la diversità delle culture e decimato, a causa dei concimi o fertilizzanti chimici, la cosiddetta microfauna. Queste alcune problematiche, non circoscritte alla nostra regione o alla zona del Parco del Ticino interessata da Malpensa, dall’aeroporto e dalle infrastrutture che esso ha comportato. La frammentazione degli ambienti naturali residui è stata soprattutto per questa zona notevole, una situazione che interessa, sia pure con modalità diverse, l’intero parco; si è passati da una situazione di “perforazione” (termine tecnico usato per indicare un elemento di discontinuità all’interno di una “matrice ecosistemica”, come può essere una zona umida o una porzione di bosco planiziale) ad una frammentazione in senso stretto….

Il compito del parco o di un parco in generale è di ricucire nei limiti del possibile le aree frammentate, ricreare continuità ecologica e possibilmente “ripristinare” ambienti fortemente degradati o addirittura scomparsi quasi del tutto in certe aree per le motivazioni addotte prima.

Noi sappiamo che il processo di frammentazione degli ambienti naturali per cause antropiche costituisce la causa prima di perdita di biodiversità, intesa come misura della varietà di specie animali e vegetali nella biosfera su più livelli: a livello di geni, di specie, di ecosistemi e anche di paesaggio. Secondo una definizione del Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente e del Territorio “la rete ecologica si configura come un’infrastruttura naturale e ambientale che persegue il fine di interrelazionare e di connettere ambiti territoriali dotati di una maggiore presenza di naturalità….” la definizione continua, ma ciò che ai fini di questo piccolo intervento realmente ci interessa è già contenuto in queste poche parole.

Abbiamo diverse tipologie di reti ecologiche, a) la rete ecologica come sistema interconnesso di habitat, di cui salvaguardare la biodiversità e a cui afferiscono non solo parchi, riserve e i siti di rete natura (nati proprio per tutelare la biodiversità a livello europeo), ma anche altri territori con una certa valenza ambientale (abbiamo aree centrali “core areas”, aree cuscinetto,” buffer zones” e i cosiddetti corridoi ecologici); b) le reti ecologiche come sistema di parchi e riserve; c) le reti ecologiche come sistema di unità di paesaggio, a supporto di funzioni percettive e ricreative (a sostegno della tesi secondo cui la tutela va oltre i parchi e rete natura per comprendere macro o micro-aree a forte valenza paesaggistica); d) le reti ecologiche come scenario ecosistemico polivalente, a supporto di uno sviluppo sostenibile, è il caso dei parchi regionali lombardi (rimaniamo alla nostra regione per questa volta).

Il Parco del Ticino è ormai da diversi anni impegnato a sostenere con idee e progetti l’idea di una rete ecologica che lo metta a sistema, attraverso corridoi ecologic, con altre aree protette presenti sul territorio, nell’ottica di pensare a forme di tutela di tipo diffuso e per disegnare la mappa di un futuro ecosostenibile, definendo le aree che in qualche modo per le ragioni già dette dovranno essere preservate.

Arriviamo ora, nello specifico a considerare un “corridoio ecologico” interno al parco, il corridoio ecologico di Tornavento, che attraverso la creazione di una galleria artificiale ha voluto deframmentare in prossimità di una zona critica costituita dalla S.S. 336 e la S.P.52 una discontinuità importante, al fine di “ricucire” la ferita fatta sul territorio, permettendo una sorta di continuità ecologico-territoriale tra la zona del Gaggio e la strada che dalla ex-dogana austro-ungarica dovrebbe portare fino al porto di Oleggio (o quello che era il porto di Oleggio nella Valle). L’intervento prevedeva anche la creazione di una brughiera arbustiva e la connotazione del luogo con il paesaggio vegetale più tipico dell’area. Tutto questo per deframmentare, garantire il paesaggio degli animali da un’area all’altra (dalla brughiera del Gaggio alla Valle nel caso specifico) e anche a fini ludico ricreativi.

E’ evidente che il parco ha operato su due fronti, quello esterno, della sua interconnessione con altri parchi e siti di rete natura, e all’interno per rendere possibile una interconnessione tra quegli ambienti residui minacciati da una pressione antropica sempre maggiore. Nel caso della zona del Gaggio, a sud del sedime aeroportuale di Malpensa, ci troviamo di fronte alla più bella brughiera lombarda, ad una vera e propria zona di mitigazione e ad una zona che un domani potrebbe essere rivalorizzata anche da un punto di vista storico-culturale nell’ottica di un ecomuseo. E’ evidente che la perdita di questa zona, anche solo parziale (ovvero stralciando alcune parti del Masterplan come vorrebbero molti) significherebbe creare un muro rispetto alla valle, svalutare la zona in termini sia ambientali, sia paesaggistici che ecologici. Il tutto per un’operazione inutile che porterebbe ad un collasso dell’ecosistema….già al limite.

Il parco fluviale di gran lunga più bello della regione con al suo interno un aeroporto con un sedime di più di 1.200 ettari, un aeroporto sovradimensionato che ha richiesto interventi di infrastrutturazione che negli anni hanno ulteriormente frammentato le aree circostanti. Una situazione che richiede non un ulteriore ampliamento di Malpensa, la scomparsa della brughiera…ma un contenimento dell’aeroporto entro il suo sedime attuale e il rispetto delle regole…rafforzando le reti ecologiche circostanti, non distruggendole o indebolendole, questo è quello che noi tutti ci auspichiamo!

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4 responses to this post.

  1. Ma hai fatto i miei stessi studi? Parli come i miei vecchi appunti del corso di “conservazione della natura”!!!!!! ^_^ Ovvio che sono pienamente d’accordo!

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  2. Posted by nicola72 on 22 ottobre 2011 at 10:54 pm

    Ciao Stefania, nella vita in realtà ho studiato e studio altro, mi occupo (che parolone!) di ambiente in senso ampio (altro parolone!), la mia passione sono la natura e i territori e dopo aver scoperto via Gaggio più di un anno fa, me ne sono innamorato! Ciao nicola

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  3. Ciao mi chiamo Elena, ho guardato il tuo intervento sul sito di Beppe, ho vissuto 30 anni a Cassano M.go (VA), ora vivo da un po’ di anni ad Azzano San Paolo (BG), ironia della sorte vicino a 2 aeroporti, mi recavo sempre in estate, da ragazza, al Ticino a prendere il sole e ogni volta ero felice di vedere che meraviglia avevamo a portata di mano, immersi ad un verde che ti fa sentire bene, fa male il cuore venire a conoscenza che il cemento deve devastare sempre ciò che la natura ci ha donato, non possiamo far finta di niente! seguirò la vicenda mi sta davvero a cuore!
    Saluti
    ElenaF

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  4. Posted by nicola72 on 25 ottobre 2011 at 6:09 pm

    Sai Elena, ci puoi seguire sulla nostra pagina facebook, seguire il blog e partecipare alle nostre iniziative. E’ vero che la battaglia in questo momento ha assunto un profilo istituzionale, ma noi come comitato ci prefiggiamo l’obbiettivo di sensibilizzare i “dormienti” o far sentire la nostra voce attraverso persone come te già molto sensibili. Questa parte del Ticino va valorizzata non distrutta e molti amministratori locali sembrano averlo capito (si spera) e la vicenda sta assumendo una rilevanza non più solo locale (io abito a Legnano e ti posso assicurare che fino ad un anno fa quando sembrava che la terza pista più polo logistico sarebbero diventati senza ombra di dubbio realtà, ben pochi sapevano dello scempio imminente). La battaglia non è conclusa, la procedura di VIA è stata avviata e ancora non sappiamo come si comporterà Milano, principale azionista di SEA. A mio modesto parere non vinceremo mai una volta per tutte, per questo ci vuole coraggio, scelte politiche coerenti…si può però porre le basi per un futuro diverso dell’area attraverso un ecomuseo e far amare la zona del Gaggio! Così forse il pericolo sarà per sempre scongiurato? Ciao Nicola

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