Una breve poesia…

La brughiera con i suoi colori,
non sa che la vedo, eppure c’è,
i leprotti schivi si lasciano intravvedere,
anche loro ignari che li guardo,
la brughiera accesa di mille colori,
l’autunno e il sole ancora alto,
l’imbrunire avanza,
la mia solitudine è pienezza…
il fruscio delle foglie al vento,
questa sana solitudine che è pienezza!
Insieme cantiamo e suoniamo,
sentiamo l’odore o il profumo dei fiori,
il prato, gli alberi, il brugo,
e se tutto sparisse?
Il progresso come macchina letale,
miete distruzione senza portare ricchezza,
e non parlo di quella importantissima dell’animo,
ma di quella ordinaria,
posti di lavoro promessi,
come se il lavoro e l’ambiente fossero cosa diverse,
e non piuttosto la stessa cosa..
Io voglio lavorare in un territorio e non credere a chi dice che per lavorare
occorre profanare la brughiera,
ucciderla,
perchè la brughiera qui o altrove è lo stesso…
il feticismo delle merci,
la morte della poesia,
e non crediamo alle fandonie di chi ci racconta della prosa della vita,
anche questa è poesia,
senza la fantasia e la brughiera che la rende viva,
la vita sarebbe assai misera cosa!

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