Un patrimonio assediato che deve allargare i suoi confini….

Non è un titolo originale, o almeno l’ho ripreso da uno studio del wwf regione Lombardia sul problema del cemento e della biodiversità nella nostra regione. Non faccio il riassunto di questo studio che non avrebbe senso sul nostro blog, ma ai fini della nostra battaglia di civiltà credo che qualche accenno all’emergenza territorio Italia e Lombardia vada fatto. Secondo lo stesso studio si parla del sistema aree protette lombardo (che coprirebbe con rete natura il 30% del territorio regionale) come di uno scrigno di biodiversità, territori scampati al cemento, che necessitano di tutela, ma anche di allargare i propri confini.

Lo stesso studio presenta la regione Lombardia con, segnate di rosso, le zone urbanizzate, e da un confronto con la situazione della stessa regione 30 anni fa, emerge un dato preoccupante, molte zone sono totalmente antropizzate e altre lo saranno presto, se non completamente, quantomeno in maniera da essere compromesse. Questi dati  mettono insieme due fatti preoccupanti sia a livello regionale che nazionale, ovvero il consumo di territorio e la scomparsa del tanto decantato paesaggio italico…il tutto con il pieno consenso delle amministrazioni locali, le quali guadagnano sul territorio attraverso gli oneri di urbanizzazione.

Andiamo però avanti, lo stesso studio in riferimento alla nostra regione, ha segnalato come aree prioritarie per la conservazione della biodiversità in Lombardia, un territorio di oltre 13.000 Km2, senza contare la zona alpina….si tratta di fiumi, foreste planiziali, valli prealpine, un territorio stupendo che rischia di scomparire…..Una porzione di territorio regionale importante è ancora interessante dal punto di vista della biodiversità, e le istituzioni nonostante alcuni interventi, si pensi ai due corridoi ecologici pensati dalla Provincia di Varese, lungo il Ticino e l’altro lungo l’altra dorsale dell’Olona e trasversalmente, per superare i “varchi critici” e consentire alle varie specie faunistiche di circolare e di non impoverirsi a livello genetico, con il rischio di estinguersi.

Dal consumo del territorio all’esigenza di una vera riforma parchi che non solo rilanci le nostre aree protette, ma le rivaluti anche sul piano della conservazione della biodiversità, il concetto di un sistema verde comprensivo che protegga quel tanto che ancora c’è nella nostra regione, o riqualifichi aree degradate come è avvenuto in alcune aree del parco sud. Noi sappiamo dell’importanza di uno sviluppo sostenibile, se ne è parlato molto, ma ora i tempi sono forse maturi per pensare ad un approccio diverso ai problemi ambientali già a partire dalla nostra regione…Un esempio? Rimaniamo alla provincia di Varese, qui si trova Malpensa e la zona del Gaggio, la brughiera che rischia di scomparire, la si può ricreare? Forse, ma dove? visto che l’area interessata dalla terza pista più polo logistico si collocherebbe come una testa d’uovo e interromperebbe la continuità ecologica!

In questo momento particolare del nostro paese dove regna il pensiero semplicistico del “prima il lavoro” e poi forse l’ambiente, sono molti coloro che propongono un’Italia diversa, l’Italia minore, quella dei borghi tipici, dell’agricoltura ecosostenibile, della diversità biologica e culturale (o colturale, ma non è un gioco di parole), un’Italia che negli ultimi dieci anni ha cercato tra vari condoni edilizi e fiscali di azzerare il concetto stesso di legalità e di fare del malcostume una cosa normale. E intanto si parlava di grandi opere, senza distinguere tra quelle necessarie e quelle no, tra speculazioni e interventi per la gente che il territorio lo vive….L’Italia di gente comune ma animata da una forte passione, che ha degli ideali e che vive la politica come vocazione prima che come partiti, un’Italia che si riscopre legata alle sue tradizioni, culturali e religiose, ma senza ipocrisie e al di là di chiusure dogmatiche….Questa Italia oscurata dalla tv spazzatura, dalla spettacolarizzazione dei sentimenti, dalla creazione di “vie comuni” e poco autentiche di vivere l’esperienza individuale e collettiva…Quest’Italia che spegne il telecomando e che dice; “voglio partecipare, voglio godermi le bellezze di questa nazione che gente appassionata ha fatto grande!”.

Eppure, cercano di oscurare tutto questo, il semplicismo ideologico è sempre in agguato, ci dicono che il pensare al mercato etico significa pensare da “radicali comunisti”, il mercato è regolato da leggi inesorabili che non rispondono a desideri umani, dobbiamo intervenire per ottimizzare i profitti e in questo intervento rimane sempre e comunque la dimensione etica, perchè “sviluppo è sviluppo sempre e comunque per tutti”. Così di fronte alla necessità di scelte forti si opta per uno sviluppo che ferisce l’ambiente, le cui dinamiche sembrano comprese da pochi specialisti che bollano come “ignorante e comunista” chi si indigna. E’ un pò la situazione paradossale che il Manzoni nei Promessi Sposi descrive a proposito di Renzo che, ignaro dei motivi reali che inducono Don Abbondio, il curato che doveva celebrare il suo matrimonio con Lucia, a posticiparne appunto la celebrazione, si sente preso in giro dal suo “latinorum” (premetto che la scelta dell’esempio non vuole avere nulla a che fare con qualsiasi tipo, anche velato, di anticlericalismo).

E così molti, silenti si lasciano trasportare da informazioni vuote, si lasciano irretire dal concetto di una piena “libertà individuale” che di fatto è solo apparente, una libertà che cozza con due gravi impedimenti: 1) la promessa della propria responsabilità riguardo al proprio successo è solo una vana promessa, noi tutti sappiamo che non possiamo fare tutto quello che ci fanno credere, crescere è un processo complesso che richiede “sacrifici” (e non lo dico in termini di apologetica del concetto stesso di sacrificio); crescere è trovare quello per cui siamo portati e, in questa direzione le varie “agenzie educative” presenti sul territorio dovrebbero aiutare le nuove generazioni; 2) la dittatura oggi non esiste sul piano della possibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni (grazie alle lotte dei nostri padri), l’omologazione culturale vorrebbe però che queste opinioni fossero di un certo tipo, “disimpegnate” e, come dicevano gli autori della scuola di Francoforte, appiattite sull’aspetto economicistico; come dire che la libertà ci viene ripresa quando si tratta di marcare una differenza e di voler essere educati o educarsi in maniera più raffinata….Basta con il teatrino dei sentimenti esibiti che annullano l’esperienza, se dico sempre e comunque, senza freni, come una sorta di continua esibizione della propria interiorità, per adeguarmi ad uno schema (come in certi reality) si perde il discrimine tra interno ed esterno e l’esperienza si riduce a ben poca cosa!

A questo punto occorre riprendere le fila del discorso, il nostro patrimonio ambientale (parlo di quello lombardo ma il discorso si può ovviamente ampliare) è a rischio, fortezze assediate dal cemento, pratiche di sana cultura (o coltura) che rischiano di scomparire di fronte al dilagare del consumismo che ci vuole tutti uguali, consumatori, in una società nella quale la libertà è stata ottenuta a caro prezzo, ma che il sistema di potere ha progressivamente esautorato di contenuti, per “tradurla” in una libertà apparente, quella libertà di chi può dire tutto, sempre e comunque (lo dicevo prima a proposito della caduta di ogni barriera tra interno ed esterno) ma a farne le spese è sempre e comunque l’esperienza. Ma per fortuna come dicevo c’è un’altra Italia, e Lombardia!

Ultimo spunto di riflessione; oggi si parla di “sofferenza culturale”, quella sofferenza che la pratica psicanalitica conosce, ma non può curare, una sofferenza che non si annida nell’inconscio o in traumi infantili rimossi…una sofferenza che il prozac nemmeno può curare…Siamo di fronte ad un depotenziamento dei processi identificativi, di quei processi che ci “radicano” in una realtà, in luoghi precisi e che al tempo stesso ci permettono di “astrarre” e di pensare oltre il dato immediato…Mancano ancora delle risposte forti soprattutto per le nuove generazioni e, ripeto, il problema pare non essere radicato nel nostro inconscio o presentarsi semplicemente come problema di adattamento.

Dalla sociologia e dalla psicologia dell’età evolutiva, noi sappiamo che l’adattamento si pone sempre e comunque come un problema, ed è impensabile (esempio riportato da Vjgotsky nel suo “pensiero e linguaggio”) che un ragazzo più grande preferisca una “mela immaginaria” rispetto ad una “reale” come sembrerebbe nel caso di un bambino che, per varie ragioni (che qui non è il caso nemmeno di accennare) si allontana dal reale e vive (come gli autistici) una realtà parallela e irreale. E’ una forte sofferenza che ci allontana dalla realtà, non perchè una “finta” è più desiderabile (così ci dicono i sociologi e gli psicanalisti)…bensì perchè costretti per sopravvivere..

E così, scampato il pericolo di essere (noi che crediamo in un’Italia migliore, spero tutti) considerati dei disadattati, la sofferenza che si insinua nelle pieghe del nostro animo è forse di natura diversa, legata certo alla nostra storia individuale, ma più culturale, più vicina a chi, svuotato di ogni senso possibile percepisce il reale ad una dimensione (mi riferisco a Marcuse, al suo saggio già citato in altre occasioni “l’uomo ad una dimensione”), quella economica, o meglio consumistica, o il feticcio che storna l’angoscia, o qualsiasi altra cosa ci impoverisca sul piano del senso. Siamo di fronte a grandi sfide e noi gaggionauti vogliamo dare il nostro micro-contributo che però potrà anche essere essenziale per molti….non solo di noi….! I nostri ultimi incontri in Via Gaggio lo testimoniano…e non sto a dire di più!

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