Quando si parla di dialogo…

Mancano all’appello non so quanti milioni di euro e nel frattempo si parla di quotare in borsa Sea, proprio in un periodo estremamente difficile per i mercati. L’aumento delle tariffe è vergognoso, fino a 8 euro in più per biglietto, e l’amministrazione Sea fa passare la cosa come una sorta di contributo per distruggere la brughiera e il parco del Ticino. Che una società come la Sea possa disporre di diritti acquisiti in un territorio è folle, così come è folle la logica del capitalismo. Da uno studio fatto alcuni anni fa è emerso che molti manager o personaggi al potere, proprio per la loro mentalità di disporre di tutto e tutti, parrebbero soffrire in molti casi di gravi patologie dell’identità o del carattere.

Non è questo però il punto; vorrei proporre come elemento di riflessione il Faust di Goethe, opera maestosa e talmente raccapricciante in certi suoi punti che l’autore stesso, avutola in mano si spaventò, era un’opera che parlava dell’uomo e, forse indirettamente anche di lui, del suo genio creativo e del problema stesso di Faust, un personaggio titanico. Faust è il prototipo dell’uomo assetato di sapere che, per il suo bisogno di possederlo (atteggiamento anti-filosofico sia ben chiaro) abbandona i libri e stipula un contratto con il diavolo; esce dalle biblioteche e malato di onnipotenza vuole trasformare se non trasfigurare il mondo.

E’ questa la logica del dominio, la morte della ragione simbolica e, la follia di fatti e misure. Le battaglie ambientali si collocano in questo tentativo di recuperare il limite ed assieme ad esso la dimensione etica; l’etica rivolta e alle persone che condividono spazi che oltre che nostri sono di tutti, e nei confronti delle altre specie animali e vegetali. Un impegno difficile, esso si scontra con l’indifferenza delle persone e dei politici, i quali sono tutt’altro che illuminati, sono l’espressione (questi ultimi assai spesso) di una politica che parla solo di sé stessa, che non conosce passioni e tensioni vere verso la dimensione trascendentale o del senso (utilizzo i due termini insieme volutamente).

Chi ha letto il Faust di Goethe sa che Faust è figura dell’oltrepassamento del limite, un titanismo fine a sé stesso, non Prometeo incatenato, figura mitologica che, rubando il fuoco agli dei, ha aiutato l’umanità sulla via della civiltà. Il Faust è l’espressione di un atteggiamento distruttivo, perpetrato dall’uomo ai danni della natura, non conta la dimensione simbolica, ma solo quella dei fatti. Il titanismo di Faust sembra arenarsi nell’attimo (e nell’amore), Faust invita l’attimo, per la sua bellezza, a fermarsi, l’attimo fa rientrare Faust nel tempo e, paradossalmente muore, come dire, impossibilità di ritornare a quel senso che solo dà “ alle nostre vite”, le rende se pur rutinarie anche entusiasmanti.

A questo punto vorrei sottolineare la saggezza di un’indignazione anche da parte di chi conosce poco l’economia, ma rimane piuttosto certo che ad arricchirsi sono sempre i soliti, pochi che conoscendo gli “anfratti” di questa disclina, li sfrutta a proprio vantaggio per una politica di profitto a breve termine. Occorre non credere alle false promesse e al futuro prospettato da una società per azioni che non vuole stare alle regole. Siamo all’interno di una vera e propria logica coloniale, e io direi anche che il superamento del limite da parte di chi ricopre certi incarichi non può esimerci dalla denuncia di malpensate. Di fronte alle ingiustizie lindignazione è sintomo di salute. Chi vive al di fuori del tempo, colpevole una certa visione utilitaristica del mondo, esperisce anche il non senso e può letteralmente fregarsene di dialogo con il territorio o di salvaguardia del Parco del Ticino.

L’amore per il mondo ci pone davanti al limite dell’alterità, come diceva già Platone nel Simposio le due metà (uomo e donna) si cercano per ripristinare l’unità originaria, l’indistinto conseguente alla fusione madre-bambino. Forse che chi ha in mente certi modelli “sviluppisti” non sia affetto da questa strana sorta di sintomo da bambini onnipotenti che non vogliono crescere? Certo la mia è una provocazione in piena regola, una sorta di surrealismo che, come nei romanzi kafkiani ci imprigiona nel labirinto del non senso dove non c’è spazio per i sogni, quelli veri che ci vogliono far impegnare in un mondo migliore. Certi signori paiono essere gli stessi giudici del Castello di Kafka, implacabili e sibillini, se non fin troppo chiari nei loro intendimenti. Ho sentito anche chi, parlando di Malpensa, ha avuto il coraggio di definirla una speculazione in piena regola, ma del tutto normale, perchè forse le speculazioni fanno parte della vita di pochi……e qui mi fermo!

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