Iniziano le lezioni…

Spero che, chi non l’ha ancora fatto, si affretti a vedere la prima puntata di una serie che sarà intitolata “prendiamola con filosofia”. E’ evidente che lo scopo non vuole essere uno scoop, o ancora un’ennesima serie di parole (Galimberti parlava di parole erranti che appartengono in maniera irriflessa al nostro mondo) cui attribuire un significato. L’ambientalismo è un concetto, si fa strada tra altri concetti, può apparire trendy, in linea con i tempi; e difatti oggi si parla di carbon footprint, ovvero impronta ecologica, di green economy, ecosostenibilità e altro…Tanti nomi, anglismi tradotti o meno, non importa, non è questo il punto!

Ebbene, viviamo l’epoca della parcellizazzione del sapere, ci si informa senza formarsi, viene meno l’obiettivo di un sapere che in quanto “complesso” rifletta su sè stesso, sui propri limiti epistemologici e sulla necessità di un “approccio sistemico” ai problemi. Un filosofo contemporaneo ancora vivente, Emanuele Severino, in un suo testo sulla filosofia contemporanea, descrive il passaggio dalla filosofia alla tecnica come filosofico esso stesso e utilizza una metafora, da me forse già citata in un altro mio intervento, secondo cui la filosofia è quella radura da cui si dipartono le grandi autostrade del sapere, ognuna diretta in una direzione diversa, anche se tutte di fatto hanno in comune lo stesso scopo, parlare di noi “in modo obliquo” direbbe un altro filosofo contemporaneo vivente, Vitiello, ovvero parlare di noi parlando d’altro.

Quale è allora il problema? Certamente non il fatto che passando dalla filosofia alle cosiddette mappe del sapere (come le chiamerebbe Carlo Sini) si siano definite delle regole all’interno del quale “giocare una partita importante”, la partita di chi vuole sapere indossando degli “occhiali particolari”. La filosofia come l’aldiquà della soglia e le varie discipline specifiche come l’aldilà, in mezzo una linea invisibile di fatto non esistente in senso proprio…la linea che appartiene ai due domini. Come dire che, se voglio parlare di sociologia o scienza, devo capire come funzionano questi saperi particolari; il dramma non è la ricchezza epistemologica dei saperi, è la loro sostanziale incomunicabilità.

L’unità del sapere, ideale umanistico del Rinascimento, un ideale di piena corrispondenza tra quello che noi sappiamo della realtà e la realtà stessa, non vale più oggi, in pieno post-moderno, dove della realtà si dice solo che è una parte di quella totale. Qui si nasconde un aspetto “democratico”, io non sono il possessore della verità ultima, e uno totalitario, la tecno-scienza (definizione di Galimberti che, io, per ragioni, che non esporrò ora, non condivido appieno) necessita di un sapere parcellizzato per meglio controllare il divenire, isolare la “cosa” dal tutto e trattarla con “cecità”, atteggiamento che nasconde forse l’estrema arroganza?

Veniamo ora al punto; in queste lezioni l’atteggiamento sarà filosofico non perchè si pensa che sia possibile una tuttologia di un certo tipo, non è questo il punto. L’atteggiamento sarà filosofico nel senso di considerare le discipline (solo o principalmente quelle, che io in un qualche modo mastico) prima della loro fondazione, come espressione di un modo differente di guardare alla stessa realtà. Faccio un esempio; se un neurofisiologo (disciplina di cui, io, sia ben chiaro so poco) vuole descrivere il cervello da un punto di vista chimico, non capirà tutto su quello che succede al livello del pensiero (nonostante vari tentativi in tal senso, soprattutto per quel che attiene all’intelligenza artificiale o algoritmi…); uno psicologo invece, se vuole valutare certi modi di funzionare della mente, pur sapendo che si parla della stessa cosa, dovrà prescindere dall’aspetto “materiale o biologico” e passare al piano descrittivo dei processi mentali, logici o affettivi. Eppure la realtà è la medesima, è ormai ampiamente dimostrato che il pensiero ha una base o fondamento biologico, questo però non autorizza a “ridurre” un piano all’altro, e tentativi vari di “accomodare” i due livelli non hanno finora portato a risultati rilevanti.

Altro punto, ricercare tra i vari saperi un “metodo” che li possa far parlare tra loro significa definire di volta in volta le regole secondo cui ogni sapere opera, e ricercare un filo conduttore che, in qualche modo, mostri come di fatto l’approccio sistemico sia essenziale perchè rimanda all’etica della responsabilità…alla fine si parla della stessa cosa, ma da angoli visuali differenti. Un altro esempio: l’ambientalismo è da un lato difesa dei territori, questi li si può descrivere dal punto di vista della loro ricchezza biologica, l’ambientalismo è però anche “umanità” ed “economia”, è tutte queste tre cose, distinte tra loro e pure insieme. Il pensiero ci chiede di oscillare (la definizione rimanda a Vattimo o anche a Vitiello) tra queste polarità, ognuna richiede strumenti congitivi diversi, tuttavia una qualche forma di unità permane, l’ambientalismo è il problema dell’uomo o donna nel suo ambiente e con i suoi simili, sia sul piano economico, che sociale o naturalistico.

Certamente la divisione dei saperi è essenziale, certamente essi non sono perfettamente “riducibili” tra loro (sarebbe come se qualcuno volesse studiare le società solo con lo strumento della psicanalisi, parecchio rimarrebbe fuori, non spiegato e non compreso), questo però non ci esime dal renderli problematici, di adottare lo strumento efficace di un “metasapere”, che al di qua della soglia ci descriva ciò che avviene prima di ogni descrizione specifica, lasciando poi il passo a queste, senza però perdere di vista l’obiettivo; noi stiamo parlando di una realtà che non è tutta, ma è pur sempre una realtà.

Per concludere direi che, in queste lezioni, il mio obiettivo sarà di dimostrare nel limite del possibile come, l’ambientalismo possa essere una chiave di letture multidisciplinare e unitaria al tempo stesso e che presenti sfacettature di carattere etico, economico, sociologico, laddove la loro problematizzazione filosfica sia posta in primo piano.

Cercherò di usare un linguaggio semplice e chiaro, cercando altresì di mantenere un certo rigore terminologico.

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