Archive for settembre 2011

WVG cerca Casa

Avete letto bene, cari Gaggionauti: il Comitato cerca casa. 

O meglio cerca una sede, un luogo dove potersi trovare senza invadere pacificamente la casa di qualcuno di noi per le nostre riunioni come abbiamo fatto fino ad oggi.

Una sede dove poterci incontrare e poter ricevere tutte le persone che con noi condividono questa battaglia.

Avevamo fatto una richiesta al Comune di Lonate Pozzolo, ma al momento tutto tace…anzi abbiamo appreso che associzioni non lonatesi avranno presto una sede…

Ma noi non ci arrendiamo e non ci perdiamo d’animo.

Per questo ci permettiamo di rivolgere agli amici e alle amiche di Lonate Pozzolo di mettersi in contatto con noi all’indirizzo vivaviagaggio@gmail.com se per caso avessero due locali da metterci a disposizione come sede.

Ben inteso l’annuncio vale anche per chi non è di Lonate Pozzolo…

Grazie a tutti e continuate a seguirci!!!

Etica, pensiero etico ed ecologia…..

L’etica o il pensiero etico, due definizioni che rimandano allo stesso problema, l’etica è una prassi non un concetto, una modalità del pensiero che pensa l’altro, oppure una ipostasi del pensiero, una metafisica? Sono domande filosofiche, ma anche con implicazioni ben più ampie se alla filosofia si pensa in termini di ricadute positive sul nostro vivere quotidiano, sul nostro pensarci in relazioni complesse, dai vari ambiti, familiari ,lavorativi ecc, fino alla cosiddetta comunità globale, passando per i territori….

Ebbene la filosofia come pre-condizione da porsi affinchè un discorso serio sull’etica possa aver luogo, al di là dell’estrema confusione che spesso ci accompagna quando si parla di etica. Che l’etica sia la disponibilità “originaria” all’altro è, spero cosa piuttosto nota, questa disponibilità lo è in termini di confronto con l’altro al di fuori di ogni concetto o pre-concetto di natura categoriale. Diciamo che la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro, e di luogo comune in luogo comune diciamo anche che l’ambiente è importante anche se bisogna “crescere” e, che anche gli animali sono importanti, ma prima pensiamo all’uomo (e alla donna). Senonchè, in questa selva di luoghi comuni ci “omologhiamo” ad una sorta di linguaggio pre-confezionato, il cui scopo è porre dei limiti al vero dialogo e confronto, con il rischio che il “rimosso” cacciato dalla porta, rientri dalla finestra (come si suol dire).

E la filosofia? Questa inutile sconosciuta, la quale sonda le contraddizioni del pensiero, ipostatizzata essa stessa quale discorso sui fondamenti e non, piuttosto l’inizio di una serie di riflessioni intorno ad un “oggetto”, senza lasciar nulla di irriflesso (in senso filosofico s’intende) e arricchire le mappe del sapere raccordandole tra loro, proprio come fanno le reti ecologiche con le aree protette, in un’ottica di superamento dell’ambiente (o sapere a isole).

L’etica come dimensione del senso o presupposto della relazione o entrambi? Già Sartre diceva che noi siamo sempre due, scissi, pensiero o coscienza che è insieme autocoscienza (definizione hegeliana), insieme per evitare un regresso all’infinito; laddove c’è coscienza di qualcosa c’è anche la coscienza di questa coscienza, le due cose si pongono insieme, l’autocoscienza è un pensiero epifenomenico che fa un tuttuno con la coscienza stessa, essendone la condizione condizionata. Accanto a questo esiste però il pensiero riflessivo che si distacca, un pensiero doppio, quello che tematizza sè stesso, una sorta di sana dissociazione direbbe uno psicologo clinico o un antropologo. Questo pensiero riflesso o metariflessione è anch’esso autocoscienza, perchè sostenuto comunque dalla percezione dell’unità di un io, che si pone, ponendo sè stesso si pone anche come percezione di questo sè stesso, ed infine il pensiero riflessivo, necessario, ma pur sempre fondato su un’autocoscienza che pone anche questo meta-pensiero.

Ho volutamente utilizzato una terminologia fortemente filosofica per un motivo semplice; spesso il linguaggio che usiamo è impreciso e approssimativo, questo di per sè non è male, a patto di sapere cosa sta dieto le definizioni, le ricchezze di un’antropologia che tematizzando il mondo ha tematizzato sè stessa; cosa è specificatamente umano? I filosofi e gli antropologi direbbero la coscienza, in quanto prodotto dell’evoluzione, gli psicologi direbbero la “duplicità”; quindi la relazione, la prima con la madre da parte del bambino, poi quella con sè e gli altri.

L’etica è da questo punto di vista quello spazio incolmabile tra sè e l’altro (le due metà del Simposio platonico, uno dei Dialoghi più belli mai scritti dal filosofo ateniese sull’eros…), già da piccoli noi parliamo con un amico immaginario e nel corso della nostra vita, anche se crediamo in una trascendenza, di fatto parliamo anche con noi stessi attraverso o verso questa trascendenza. Lo specifico della specie umana è sempre questo stare presso di sè oltre sè (direbbe ancora Sartre), quella fuga sana da sè che non è patologia in quanto parente stretto dello specifico umano che sempre si disperde e recupera per essere hiedeggerianamente “pro-getto”. Allora il “doppio”, ne ho già parlato in questi interventi, è il riconoscimento di sè attraverso l’altro, figura insieme letteraria (si pensi al visconte dimezzato di Italo Calvino tra i tanti esempi) e psicologica o, semplicemente culturale.

I neurofisiologi attraverso la scoperta dei “neuroni a specchio”, hanno ipotizzato che l’identità in quanto principio psicologico, origina dal contatto con l’altro. E uno dei contatti che noi quotidianamente abbiamo, sempre e comunque, è con noi stessi. Quindi etica come spazio della relazione, accettazione della distanza tra sè e l’altro, ma anche tra sè e sè, di fatto noi in quanto appartenenti alla specie umana, ci ritroviamo nella condizione di un decentramento rispetto a noi stessi, radicale….c’è un inconscio freudiano ma anche cognitivo, l’apprendimento stesso avviene attraverso la coscienza ma non nella coscienza tout cour.

E l’etica? Questa è nel rispetto delle distanza, è morale allo stato nascente, non è scritta (anche se di fatto lo è), riconoscimento dell’alterità in quanto polo altro della relazione, quel lato di uno stesso triangolo con il quale si “forma la relazione” che Levinas definiva assolutamente etica, nella misura in cui i confini individuali e intersoggettivi (il cosiddetto spazio relazionale) vengono continuamente negoziati.

Manca il terzo polo di una triade essenziale, il terzo che, secondo Levinas determina la dimensione dell’impersonalità e il superamento dell’etica originaria verso un’etica scritta. Tutto vero, manca però ancora qualcosa, per cercare di trovare un punto di approdo che renda ragione e del doppio e dell’etica, in rapporto tra loro e l’ecologia. Il doppio quale principio cinetico (come si suol dire in psicologia cognitiva), base per una relazione seria con sè e con gli altri, elemento sano della struttura psichica; quindi etica allo stato nascente nella misura in cui è evento (o si eventualizza direbbe Heidegger)…Lasciamo perdere per questa volta la dimensione delle Leggi positive o divine, non è lo scopo di queste righe…..per oggi….

Il dogma trinitario ci offre perà una chiave di lettura per comprendere la problematica del terzo escluso, Dio è uno e trino, da un punto di vista antropologico (non me ne vogliano i teologi cristiani, ma il mio intento è qui, solo confermare la validità antropologica di questo dogma al di là delle posizioni fideistiche di ciascuno di noi) il terzo irrompe non come legge impersonale (come dicevo prima) ma come completamento di una relazione che, rimasta solo al livello del due potrebbe scadere nel solipsismo (una sorta di chiusura che dimentica il mondo). Un esempio lo sono le relazioni d’amore, quelle più intime, e spesso le più passionali, anche da un punto di vista fisico, quell’amore che ci chiude, soprattutto se il mondo è avverso, senza futuro, terribile…ma poi forse nasce un erede…!

L’ambiente è forse questo erede? L’impegno di un’umanità in dialogo con sè stessa che lascia alle generazioni future un ambiente sano (es Via Gaggio), non un ambiente degradato, perchè ha chiuso lo spazio relazionale con sè stessa, che naturalmente apre alla dimensione del futuro.

Questa la lettura antropologica, ora quella letteraria (fortemente intrecciata con la psicanalisi); uno scrittore inglese dell’800 Joseph Conrad nel suo romanzo, il “segreto condivisore” ha riproposto questo concetto del doppio.Il protagonista un giovane marinaio, potrà riprendere il suo viaggio in mare solo dopo aver affrontato,nel pieno della notte, il suo doppio o segreto condivisore (il segreto di un evento di tanti anni prima che aveva visto coinvolto il protagonista), questi emerge dalle profondità marine ed intrattiene con il protagonista un colloquio, al termine del quale, il mattino seguente, verrà rilasciato in prossimità della costa. Questo personaggio fosco, che era fuggito dalla nave dove era detenuto, rappresenta la parte non integrata del protagonista, quella parte che emerge dalle profondità marine, che rende possibile la relazione ed apre all’esterno! Il marinaio diventerà un valente marinaio.

Per concludere l’etica si riconosce nel movimento, nell’integrazione del proprio doppio, che nel caso della specie umana è quella hybris che ci vuole superiori a tutti gli altri esseri viventi e padroni assoluti del mondo, tracotanza che si cela dietro un’idealizzazione di noi stessi in quanto specie dedita al progresso e alla civiltà!!!Ma questo equivale a dire che noi siamo il nostro doppio, che non c’è dialogo dentro di noi e con gli altri, e nemmeno con quel terzo escluso che è il mondo circostante che lasceremo in dote alle generazioni future! Solipsismo e degenerazione morale (ops, etica) e mancanza di vere prospettive future. L’accenno al delirio di Sea è qui d’obbligo.

Di questo parlerò nelle prossime videoregistrazioni.

Una “cartolina” del 1993

Ieri su Facebook, oggi sul blog: guardate che regalo vi facciamo, una foto d’epoca, un “cartolina” di Via Gaggio risalente al 1993.

Solo grazie al lavoro duro e quotidiano dei volontari lonatesi si è potuto arrivare a creare un salotto a cielo aperto, amato e invidiato da centinaia di migliaia di persone. Grazie!!! Grazie a loro!!!

E Viva Via Gaggio si batte anche e soprattutto per difendere la fatica di quegli uomini, per il bene di tutti. Solo un PAZZO potrebbe anche solo per un attimo pensare di distruggere Via Gaggio.

«peccato che c’è gente che non sa che tesoro abbiamo noi di Lonate!!!!!», lamenta Rachele. «Concordo, io non sono di Lonate, l’ho scoperto quasi due anni fa e posso dire che molte persone, lonatesi e non, ignorano l’esistenza di tutto questo!!!», conferma il nostro Nicola.  «Un grandissimo grazie di cuore a tutti i volontari che hanno dedicato il loro tempo libero per pemettere a me e a tanti altre persone di godere di una così bella zona in cui passeggiare rilassarsi e pensare …. :-))))))))). Sfortunatamente non sono pazzi quelli che vogliono distruggere Via Gaggio… sono solo persone che pensano solo e soltanto al denaro… e ai loro interessi…..», afferma Davide.
Uno dei volontari di allora, alla lettura dei commenti di ieri, ha apprezzato soprattutto il rifererimento alla strada di Via Gaggio – alla Gaggiana, come l’ha chiamata lui – come luogo di meditazione e di silenzio.

Concordiamo. Siamo sicuri che, se mai venisse meno la Via Gaggio (Dio non voglia), il consumo di psicofarmaci in zona salirebbe di molto. Non ce ne vogliano le ditte farmaceutiche, ma – come terapia – preferiamo Via Gaggio. Non c’è il ticket.

BOICOTTARE MALPENSA

Tariffe e tasse…tasse e tariffe.

Tasse di scopo, tariffe necessarie. I cittadini ormai hanno fatto il callo a questi due termini, anche se a dir la verità, non ci hanno mai fatto l’abitudine. Lungi da noi l’idea di iniziare una discussione se le tasse sono buone o cattive, se è giusto pagarle o meno.

La notizia di questi giorni è che con la firma del contratto di programma tra SEA e ENAC le tariffe aeroportuali per ogni singolo biglietto aereo aumenteranno tra i 6 e gli 8 euro. Tradotto, i passeggeri che graviteranno da Malpensa (le tariffe si pagano per atterraggi, sosta e decollo da Malpensa) si troveranno a pagare di tasca propria questi aumenti, aumenti che hanno come solo e unico scopo quello di dare copertura finanziaria alla realizzazione delle opere previste nel Master Plan, quindi i soldi dei cittadini serviranno per realizzare la Terza Pista e i capannoni, capannoni, capannoni di cui il Master Plan è pieno.

A questo punto il cittadino dovrebbe porsi la domanda, ma questi aumenti sono così necessari? Il sacrificio economico che ci viene richiesto è giustificabile?

Assaereo, Comitato Utenti Malpensa e Compagnie Aeree negli scorsi mesi avevano bocciato senza riserve questa proposta, bollandola come ingiustificata e illogica.

Nella nostra battaglia come si pone questo aumento delle tariffe? Sul tavolo della discussione tra enti locali, Regione Lombardia e Sea questa dell’aumento delle tariffe, può diventare un’arma a doppio taglio. Perché come dicevamo poco fa, in una situazione economica di crisi un aumento del genere è sicuramente spropositato e ingiustificato. Secondo aspetto: da qualche settimana i Comuni del Cuv  hanno rimesso “tardivamente” in moto la questione dei diritti sulla Tassa di Imbarco. Brevemente, i Comuni offrono dei servizi amministrativi all’aerostazione senza che SEA versi un centesimo. Quindi i servizi sono forniti con soldi comunali. Nel corso degli anni 2000, su proposta del Sindaco di Lonate Pozzolo Giovanni Canziani, si era arrivati a formulare la proposta di spostare 1 euro dalle tasse aeroportuali e di girarlo ai Comuni come ritorno economico per le spese sostenute per fornire questi servizi. Questo euro non solo non è mai stato incamerato dal Ministero degli Interni, ma è divenuto nel corso degli anni 20 centesimi. L’ultima beffa è che quanto incamerato debba essere versato al Comune di Trapani perché ha sostenuto dal proprio aeroporto la partenza degli aerei per la guerra in Libia.

Quindi abbiamo SEA che spinge perché il Master Plan si realizzi attraverso questo aumento delle tariffe, i Sindaci che chiedono ciò che è loro dovuto (diritti della tassa di imbarco) e che hanno manifestato attraverso le osservazioni la contrarietà al Master Plan e poi c’è Regione Lombardia.

Che fa la Regione? Tutela gli interessi dei cittadini lombardi (tutti) oppure appoggia Sea?

Regione Lombardia appoggia il Master Plan e si è detta disponibile a rappresentare le istanze dei Comuni nei confronti del Governo centrale, affinché ridiscuta la questione delle tariffe di imbarco andate a Trapani.

Ma se aumentano le tariffe e abbiamo visto che Regione Lombardia è d’accordo, la stessa Regione potrebbe proporre ai Comuni di farsi lei carico di una nuova discussione sulla Tassa Comunale sui diritti di Imbarco proprio per venire incontri alle esigenze dei Comuni.

Tradotto: questi aumenti riguardanti il Master Plan potrebbero diventare la parte dove attingere una quota per quei Comuni che offrono servizi istituzionali all’aeroporto.

Diabolico, vero? Di fatto il territorio inteso come Comuni si troverebbe ad avere possibili nuovi fondi per venire incontro ai mancati trasferimenti dello Stato. Parallelamente, visto che questi soldi servono, alleggerire la contrarietà al Master Plan; mentre i cittadini che subiranno questo ennesimo aumento delle tasse si vedranno depredati anche di quel poco importante e pregiato verde che è rimasto sul territorio.

C’ è un secondo aspetto che è ancora più diabolico: noi come cittadini, ma anche come Comitato WVG, abbiamo sempre ritenuto Malpensa una realtà importante che dovesse convivere rispettando le leggi e il territorio. Oggi con questo aumento diventiamo, ogni volta che acquistiamo un biglietto, complici del delitto di SEA.

Le impronte digitali sul coltello che ferisce mortalmente il Parco del Ticino saranno anche le nostre!!!

Cosa fare quindi? L’unica soluzione civile e democratica rimane l’Obiezione di Coscienza! Moltissimi cittadini nel corso di questi anni con la loro azione di sensibilizzazione e di boicottaggio hanno fatto comprendere a grosse aziende o multinazionali che i loro prodotti ottenuti sfruttando le persone non erano graditi e come per incanto questi sono spariti dagli scaffali dei supermercati.

Quindi l’unica soluzione è BOICOTTARE MALPENSA:

IO conosco che questo aumento servirà per distruggere il territorio, il verde e la natura.

IO comprendo che il mio territorio, il verde e la natura sono una cosa a cui non posso rinunciare.

IO DECIDO di non prendere più l’aereo da MALPENSA!!!

Quando si parla di dialogo…

Mancano all’appello non so quanti milioni di euro e nel frattempo si parla di quotare in borsa Sea, proprio in un periodo estremamente difficile per i mercati. L’aumento delle tariffe è vergognoso, fino a 8 euro in più per biglietto, e l’amministrazione Sea fa passare la cosa come una sorta di contributo per distruggere la brughiera e il parco del Ticino. Che una società come la Sea possa disporre di diritti acquisiti in un territorio è folle, così come è folle la logica del capitalismo. Da uno studio fatto alcuni anni fa è emerso che molti manager o personaggi al potere, proprio per la loro mentalità di disporre di tutto e tutti, parrebbero soffrire in molti casi di gravi patologie dell’identità o del carattere.

Non è questo però il punto; vorrei proporre come elemento di riflessione il Faust di Goethe, opera maestosa e talmente raccapricciante in certi suoi punti che l’autore stesso, avutola in mano si spaventò, era un’opera che parlava dell’uomo e, forse indirettamente anche di lui, del suo genio creativo e del problema stesso di Faust, un personaggio titanico. Faust è il prototipo dell’uomo assetato di sapere che, per il suo bisogno di possederlo (atteggiamento anti-filosofico sia ben chiaro) abbandona i libri e stipula un contratto con il diavolo; esce dalle biblioteche e malato di onnipotenza vuole trasformare se non trasfigurare il mondo.

E’ questa la logica del dominio, la morte della ragione simbolica e, la follia di fatti e misure. Le battaglie ambientali si collocano in questo tentativo di recuperare il limite ed assieme ad esso la dimensione etica; l’etica rivolta e alle persone che condividono spazi che oltre che nostri sono di tutti, e nei confronti delle altre specie animali e vegetali. Un impegno difficile, esso si scontra con l’indifferenza delle persone e dei politici, i quali sono tutt’altro che illuminati, sono l’espressione (questi ultimi assai spesso) di una politica che parla solo di sé stessa, che non conosce passioni e tensioni vere verso la dimensione trascendentale o del senso (utilizzo i due termini insieme volutamente).

Chi ha letto il Faust di Goethe sa che Faust è figura dell’oltrepassamento del limite, un titanismo fine a sé stesso, non Prometeo incatenato, figura mitologica che, rubando il fuoco agli dei, ha aiutato l’umanità sulla via della civiltà. Il Faust è l’espressione di un atteggiamento distruttivo, perpetrato dall’uomo ai danni della natura, non conta la dimensione simbolica, ma solo quella dei fatti. Il titanismo di Faust sembra arenarsi nell’attimo (e nell’amore), Faust invita l’attimo, per la sua bellezza, a fermarsi, l’attimo fa rientrare Faust nel tempo e, paradossalmente muore, come dire, impossibilità di ritornare a quel senso che solo dà “ alle nostre vite”, le rende se pur rutinarie anche entusiasmanti.

A questo punto vorrei sottolineare la saggezza di un’indignazione anche da parte di chi conosce poco l’economia, ma rimane piuttosto certo che ad arricchirsi sono sempre i soliti, pochi che conoscendo gli “anfratti” di questa disclina, li sfrutta a proprio vantaggio per una politica di profitto a breve termine. Occorre non credere alle false promesse e al futuro prospettato da una società per azioni che non vuole stare alle regole. Siamo all’interno di una vera e propria logica coloniale, e io direi anche che il superamento del limite da parte di chi ricopre certi incarichi non può esimerci dalla denuncia di malpensate. Di fronte alle ingiustizie lindignazione è sintomo di salute. Chi vive al di fuori del tempo, colpevole una certa visione utilitaristica del mondo, esperisce anche il non senso e può letteralmente fregarsene di dialogo con il territorio o di salvaguardia del Parco del Ticino.

L’amore per il mondo ci pone davanti al limite dell’alterità, come diceva già Platone nel Simposio le due metà (uomo e donna) si cercano per ripristinare l’unità originaria, l’indistinto conseguente alla fusione madre-bambino. Forse che chi ha in mente certi modelli “sviluppisti” non sia affetto da questa strana sorta di sintomo da bambini onnipotenti che non vogliono crescere? Certo la mia è una provocazione in piena regola, una sorta di surrealismo che, come nei romanzi kafkiani ci imprigiona nel labirinto del non senso dove non c’è spazio per i sogni, quelli veri che ci vogliono far impegnare in un mondo migliore. Certi signori paiono essere gli stessi giudici del Castello di Kafka, implacabili e sibillini, se non fin troppo chiari nei loro intendimenti. Ho sentito anche chi, parlando di Malpensa, ha avuto il coraggio di definirla una speculazione in piena regola, ma del tutto normale, perchè forse le speculazioni fanno parte della vita di pochi……e qui mi fermo!

Ci fanno scavare la fossa con le nostre mani

Accordo Sea-Enac: il prezzo dei biglietti aerei di Malpensa aumenterà mediamente di 8 euro. Sai perché? Per finanziare le future infrastrutture previste nel Master Plan di Malpensa. Prima fra tutte, la TERZA PISTA! Hai capito? Ci fanno scavare la fossa con le nostre mani: distruggeranno il territorio con i NOSTRI soldi, coi soldi di chi prende l’aereo da Malpensa. Ti sta bene questa cosa? …e poi qualcuno parla ancora di “dialogo col territorio”… [LEGGI]

Extreme jogging?

In queste ore la pagina Facebook di Viva Via Gaggio è in ebollizione e in molti intervengono per dire la propria: «Autotortura?» (Ivan), «‎…di gente strana ne è pieno il mondo! …Mah!» (Giuseppe), «Non c’è limite alle stranezze !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!», «Perche non gli attacchiamo un aratro e gli facciamo bonificare un pezzo di brughiera?» (Luca), «Extreme jogging?» (Marina). 

Con chi ce l’hanno i nostri amici? Ce l’hanno con i due uomini e la donna, tutti e tre di Gallarate, che questa mattina hanno camminato qui in via Gaggio, trascinando dietro di sè un copertone da camion a testa. Pazzesco! Ognuno aveva due catene di ferro lunghe 8-10 metri.

Ambrogio Milani, che da vent’anni lavora giorno e notte per garantire la bellezza di questa STRADA COMUNALE di brughiera, ha fatto notare che Via Gaggio non è il posto per simili esercizi. Impatto ambientale spiacevole. Il comportamento di uno dei tre è stato poco disponibile e ha assunto un atteggiamento di sfida.
Il problema si pone tutte le volte che si vuole fare di Via Gaggio un luogo per le competizioni agonistiche. La corsa in bici di qualche settimana organizzata dal Comune di Ferno in collaborazione con gli Alpini , per esempio, si sta portando dietro i suoi segni: cartelli lasciati dappertutto, nastri bianchi e rossi appesi agli alberi…in piazza a Tornavento c’è ancora il cartello “discesa pericolosa” dell’edizione dell’anno scorso. Come risolvere il problema? Semplice vuoi fare una manifestazione che comporta una serie di conseguenze? Lasci una cauzione e se rompi o danneggi qualcosa si hanno i soldi per intervenire… 
Ritornando ai nostri tre “eroi”… «Purtroppo il mondo in cui ci troviamo trova la sua base in questo tipo di soggetti. Spesso ci frequentiamo tra di noi e non ci rendiamo conto che esistono anche “loro”, difficili da persuadere alle cose che a noi sembrano così ovvie! Prima dei politici, sarebbero loro i primi da convertire. E, d’altra parte, senza di loro i politici che ci ritroviamo sarebbero a casa…» dice Marina.  «Il buon senso ….. serve sempre il buon senso … e secondo me alcune persone non lo usano …….basterebbe una singola domanda a queste persone “faresti a casa tua quello che hai fatto in via gaggio ?” …..e questa domanda vale anche per quelli che buttano la spazzatura… i mozziconi delle sigarette etc. etc. etc…..», aggiunge Davide, «Via Gaggio è in Italia, quindi di cosa vi stupite?», chiosa Massimiliano, che poi elenca altre storture locali. «Se avevi un lanciafiamme potevi agire…», scherza Alberto.

Solo Marco pare “tendere una mano” ai tre strani sportivi e a dar loro un consiglio:

«Correre con il traino è una vecchia ma efficace pratica per migliorare la forza, applicata direttamente al gesto atletico della corsa. Si possono utilizzare diversi strumenti: dai più economici copertoni di automobili o camion, ad una slitta ai quali vengono fissati dei pesi fino, appunto, ai moderni ma più costosi paracadute. sinceramente vorrei vedere di persona il casino che possono o meno fare imbardati in quel modo.
Un copertone di camion è, ogni modo, pesante e può comunque danneggiare il fondo che, pur essendo una strada sterrata, viene mantenuto in perfette condizioni.
Se posso, mi permetto di dare un consiglio ai praticanti questa disciplina: di provare sulla pista che, da via gaggio porta in testa alla pista nr.2 di malpensa. Li il fondo è in cemento, e non passa mai nessuno.

Chiudiamo con il commento/appello di Rachele: «è l’unico posto bello che abbiamo Ancora!!!!!!!!». Agiamo tutti con buon segno, nel rispetto dell’ambiente e del lavoro dell’uomo per la tutela del nostro territorio.»

– – –

Ti salutiamo, ricordandoti l’importante appuntamento di venerdì pomeriggio prossimo. Ecco la locandina:

Oggi, ore 18.00 – via Gaggio, sede del Parco: “Prendiamola Con Filosofia”, nuove lezioni.

Per fortuna ci sono già tante associazioni che, sul territorio e in tutt’Italia, combattono per la tutela dell’ambiente e contro il delirio espansionistico di Malpensa. Queste tante associazioni svolgono il loro lavoro BE-NIS-SI-MO! VivaViaGaggio, che l’anno scorso ebbe il merito di riaccendere l’interesse generale sulla schifezza annunciata della distruzione della brughiera (e non solo) non avrebbe senso se replicasse semplicemente le iniziative di altri. VivaViaGaggio ha senso se si inventa cose nuove. Una cosa nuova che ci siamo inventati sono delle lezioni di filosofia in brughiera. Tema: sempre i nostri soliti. 5 puntate sono già on-line, questa è quella appena pubblicata. Altrettante in attesa di pubblicazione.

Oggi alle 18, in via Gaggio presso la sede del Parco, registriamo altro materiale. Vuoi assistere “dal vivo”?

Tra l’altro noi saremo lì già dalle 17, perché dovremo incontrare altri amici di VivaViaGaggio. Siamo pensando a qualcosa di molto ma molto ma molto artistico (non diciamo per ora niente di più) e poi ci portiamo avanti coi lavori di organizzazione e pubblicazione del DVD “Malpensa – Terza Pista Contro Tutti“. Passa a trovarci!

«Ma quale dialogo col territorio? È tutta una presa in giro!»

Maurizio è un grande amico di VivaViaGaggio. Prima, molto prima, che nascesse VivaViaGaggio, Maurizio era un grande appassionato di aerei e di aviazione in genere. Lo era e lo è ancora adesso, ogni giorno di più. Scrivere “grande appassionato” è un’approssimazione per difetto, è molto ma molto ma molto riduttivo. Gli aerei e l’aviazione sono la più grande passione della sua vita. Ecco, così molto meglio.

Abbiamo deciso di incontrare Maurizio e di chiacchierare un po’ con lui. Ne è uscita una conversazione interessante e ricchissima di spunti di riflessione. Leggerete frasi di una chiarezza e di una forza uniche. Ecco il documento in esclusiva per noi gaggionauti e… grazie di cuore a Maurizio:

Malpensa come sta?

Cominciamo con qualche dato:

Come si vede dalla tabella tratta dal sito di Assoaeroporti, Malpensa non sta affatto bene: la situazione è stagnante. Mentre Linate aumenta in doppia cifra e Bergamo quasi, Malpensa è in arretramento.

 

E questo senza ancora contare l’effetto di Lufthansa Italia che chiude ed Air France che sposta i voli per Parigi a Linate da fine ottobre. Inoltre Delta diminuirà i voli verso Atlanta con il nuovo orario invernale. Malpensa è considerata dalle compagnie aeree un aeroporto scomodo, nonostante gli sforzi fatti per collegarla a Milano (due autostrade, una ferrovia).

 

E’ sempre stata un’incompiuta: si è deciso che doveva diventare un aeroporto hub per il Nord-Italia costringendo le compagnie a lasciare Linate per Malpensa e basandovi Alitalia come compagnia di riferimento. L’unico momento in cui l’hub si sarebbe potuto realizzare davvero è stato al momento dell’accordo tra Alitalia e KLM (accordo siglato il 30 luglio 1999 per diventare operativo a novembre 1999). Poi però l’accordo è fallito ed è stato tutto un barcamenarsi fino all’addio di Alitalia (aprile 2008). A questo punto Malpensa è stata relegata ad essere un aeroporto di secondo piano.

 

Da tutto questo cosa si deduce?

 

Malpensa non diventerà mai un hub, perché non c’è spazio per un ulteriore hub. In Europa ce ne sono già a sufficienza: abbiamo Monaco, Zurigo, Francoforte, Parigi, tutti nell’arco di un’ora di volo.

 

Un aeroporto-hub è caratterizzato dalla concentrazione di voli in determinate fasce orarie, con un’intensità di movimenti orari che potrebbe far pensare una non sufficienza delle due piste esistenti. Eliminata l’ipotesi di aeroporto-hub, automaticamente si arriva alla conclusione che la terza pista è inutile.

 

Io sono un appassionato di aviazione, ma penso che il progetto della terza pista (e tutto il masterplan di Malpensa) sia un’emerita cretinata, perché è tutto basato sul progetto Mitre, datato agosto 2006, ed elaborato con i dati di traffico antecedenti al 2005. Ti garantisco che oltre a me ci sono altri appassionati che non sono favorevoli alla terza pista.

 

Malpensa non ha bisogno di terza pista, ma di un serio progetto industriale interno di rafforzamento del traffico, non certo di questi faraonici progetti, che sono solo fumo negli occhi per riuscire a rendere appetibile il titolo SEA in vista della quotazione in borsa.

 

Andando avanti di questo passo, con questa perdita di traffico continua, e se non si prendono provvedimenti, si arriverà ad avere un serio problema occupazionale.

 

Per esempio, si dovrebbero incentivare i collegamenti point-to-point verso tutte quelle zone in cui attualmente Malpensa è scoperta, promuovendo l’arrivo di nuove compagnie. Al contrario, ci si fa scappare Lufthansa Italia, che era l’unica a poter sviluppare l’aeroporto sul lungo raggio, contando sulla forza della compagnia madre tedesca.

 

Non mantenere le promesse ha le sue conseguenze: SEA avrebbe dovuto ridurre i movimenti a Linate secondo quanto previsto dal “Piano Scala” siglato con Lufthansa. Questo non si è realizzato e così la compagnia tedesca chiuderà i suoi operativi alla fine dell’orario estivo.

 

Per quello che riguarda Air France: lo spostamento a Linate di quattro voli per Parigi è stato possibile utilizzando degli slot lasciati liberi da Alitalia. In pratica, non ci sono più quattro voli Alitalia per Roma e questi sono stati reindirizzati e trasformati in quattro voli Air France per Parigi. Il risultato qual è? Si pensava di mantenere Alitalia come compagnia italiana utilizzando come hub il solo aeroporto di Roma Fiumicino. Ora, invece di andare a Roma, i passeggeri vengono portati a Parigi dove voleranno con Air France, “padrona” di Alitalia a nostre spese.

 

L’attuale gestione di Sea, la Presidenza Bonomi, come può essere giudicata?

 

Secondo me è pessima sotto tutti i punti di vista.

 

Non sta facendo crescere l’aeroporto di Malpensa e in questo scenario la quotazione in Borsa sarà una bidonata (per chi comprerà le azioni). In qualunque azienda il manager dovrebbe portare dei risultati. Quelli ottenuti finora sono gli abbandoni di Alitalia, di Lufthansa Italia e di alcuni voli di Air France. Presto ce ne saranno altri (KLM, British, Iberia, …).

 

Inoltre sta portando avanti l’inutile progetto della terza pista, senza tenere in minima considerazione il rapporto costi-benefici e senza rispetto per la gente che risiede nei dintorni del sedime aeroportuale.

 

Sembra che la sua idea attuale sia quella di rafforzare l’aeroporto di Linate. Non è un comportamento un po’ schizofrenico?

 

 

 

Pensi che il famoso “dialogo col territorio” da parte del territorio si possa veramente praticare? Se sì, in che termini?

 

Ma quale dialogo col territorio? È tutta una presa in giro!

 

Davvero si può pensare che il territorio possa avere influenza su decisioni già prese e avallate? Credo che quando si arriva a parlare pubblicamente di una situazione sia già tardi: è una trama già scritta prima, che non si può più modificare.

 

Il Comune di Lonate che non si è mai mosso in alcun ambito, ora si schiera contro questo intervento. Avrebbe dovuto agire ben prima di ora, informandosi e informando! Un esempio è quando la delegazione lonatese è andata negli Stati Uniti per l’illustrazione del Mitre; al ritorno non hanno mai informato di nulla e ora, quando secondo me è tardi, si ergono a paladini del territorio lonatese. Mah!

 

 

 

È possibile pensare a una Malpensa più efficiente? Se sì, come?

 

Sicuramente è possibile migliorare l’efficienza di Malpensa, ma bisogna entrare in dettagli tecnici.

 

Miglioramenti sono già in corso, per esempio con l’eliminazione delle autopompe per il rifornimento degli aerei anche al Terminal 2, con l’utilizzo delle pipeline sotterranee.

 

Possono essere poi modificate in meglio altre cose, per esempio le rotte o la suddivisione oraria dell’utilizzo delle piste. Da circa un anno le piste vengono utilizzate alternando decolli e atterraggi con cambio quotidiano; ogni giorno alle 15 si inverte l’uso: si decolla da una e si parte dall’altra per un giorno intero, fino al cambio del giorno successivo. Dalle 23.30 alle 6.30 invece viene spesso utilizzata la pista 17R, cioè con decollo verso Lonate.

 

O ancora, cosa che interessa più i cittadini di Somma, si potrebbe impedire a compagnie come Easyjet di decollare da metà pista invece che dal fondo. Per la compagnia significa risparmio di carburante, per la cittadinanza significa molto più rumore e anche maggior rischio in caso di problemi in decollo.

 

Resta il fatto che Malpensa sta gestendo un traffico molto al di sotto delle proprie possibilità, ben lontano dai 70 movimenti orari.

 

Nell’immagine ti segno con una crocetta arancio il punto da cui decolla, tra gli altri, Easyjet, invece di andare all’inizio della pista. I numeri che trovi sulla foto invece sono i punti in cui si può fare spotteraggio.

L’effetto Pisapia su Malpensa quale sarà?

 

Spero che quando Pisapia prenderà in mano questa patata bollente sarà in grado di azzerare tutte le posizioni attuali, andando a sentire tutti gli attori in campo per meglio valutare quali sono tutti i costi e quali tutti i benefici del master plan di Malpensa. Dovrà anche ben valutare, in questo momento di crisi, se sia il caso di spendere soldi pubblici per un progetto di questo genere, così impattante e inutile.

 

Purtroppo penso che potrà essere condizionato dalla questione della quotazione in borsa, che sarà un argomento che influirà molto più di tutte le altre valutazioni sul progetto; SEA vuole assolutamente dare valore alla società portando avanti i suoi piani e il Comune di Milano non so quanto potrà rinunciare agli introiti previsti con la quotazione.

 

Resta la speranza di un colpo di scena. Chissà se il nuovo sindaco di Milano riuscirà a stupirci.

 

 

 

Come giudica un appassionato di aviazione come te l’azione del Comitato WVG? Vedi degli errori nella nostra azione? Quali consigli ci dai?

 

Il Comitato WVG è nato come una piacevole novità. Adesso purtroppo mi sembra stia entrando nell’ingranaggio. Inizia a mancare di incisività e di azioni che possono scuotere.

 

Tutte le iniziative sono belle e simpatiche, ma lasciano sempre meno il segno.

 

L’impressione è che si sia arrivati a una situazione di stallo. Finito l’effetto sorpresa, si trova omologato e inserito nel sistema.

 

E’ invece importante capire chi sono gli amici e chi “i nemici”, che spesso si nascondono tra i sostenitori.

 

Comunque, meno male che VivaViaGaggio c’è!

 

 

 

«Dialogo…ok? Azzeriamo il master plan. Cancelliamolo e si riparta da zero…»

Buonasera! Stasera facciamo il bis! Dopo le dichiarazioni di Paolo Tiziani, diamo massima visibilità a un commento che il nostro Walter Girardi ha già pubblicato in merito alla lettera aperta di Giuseppe Bonomi e il tuo tanto strombazzato quanto improbabile dialogo col territorio.

Ecco il bel commento, nel quale tutta WVG si riconosce:

Bonomi sa sicuramente fare bene il suo mestiere. Si è reso, forse, conto che l’azionista di riferimento è cambiato e che è cambiata anche la gestione del rapporto tra SEA e il Comune di Milano.
In altre situazioni il cambio dell’azionista di riferimento avrebbe comportato una sostituzione dei vertici di SEA, oggi non è all’ordine del giorno, ma forse lo diventerà tra qualche mese.
Io personalmente avrei sostituito subito i vertici di SEA.

In questa lettera aperta (strumento mai usato in passato) il presidente Bonomi si è lanciato in una apertura verso il territorio. Un dialogo aperto con chi subisce oggi la presenza dell’aeroporto.
Come porsi di fronte a questa apertura?

Un Dialogo senza pregiudizi non è un Dialogo.
Soprattutto perchè mai come ora, i pregiudizi e le obiezioni che vengono poste sono supportate da una attenta analisi e una attenta lettura di una serie infinita di documentazione.

Non più un no senza motivazioni, ma un NO logico, argomentato e razionale.

Si potrebbe inoltre dire che il dialogo dovrebbe partire senza i pregiudizi del SI, cioè di tutto quelli che stanno e hanno gestito la questione della terza pista e del Master Plan dando per oro colato o per Vangelo qualsiasi cosa scritta nel Master Plan, non accorgendosi nemmeno che le previsioni di traffico per i prossimi anni contenute nel Contratto di Programma approvato a Febbraio e base del Master Plan, vede una differenza tra i dati di SEA e quelli di ENAC.
Inoltre ignorando o non citando alcune situazioni critiche da un punto di vista ambientale si sta dando volutamente una errata fotografia del rapporto tra aeroporto e SEA.

Allora se il dialogo ci deve essere si mettano in chiaro le cose, non si nascondano i danni fatti da Malpensa, non si nasconda il fatto che il progetto della grande Malpensa è venuto meno perchè il mercato non va a Malpensa, ma va via da Malpensa.

Non si può nascondere o giudicare l’addio di Lufthansa come l’addio di una delle tante compagnie che operano a Malpensa. Così come non si può non ignorare che l’addio di Lufthansa, di Air france e i prossimi di Klm e British devono per forza imporre uno stop al Master Plan proprio perchè sono venute a mancare le condizioni necessarie (se mai ci sono state) per programmare questo sviluppo dell’aeroporto.
Così come va anche cambiata la strategia dell’azienda SEA, che per realizzare le opere del Master Plan va a chiedere l’aumento delle tariffe aeroportuali, che andranno a colpire i cittadini che si vedranno aumentare il costo del biglietto. La stima è di un aumento compreso tra 6 e 8 euro per biglietto.
Se poi pensiamo che da quando è andata via Alitalia il traffico è stato mantenuto dalle Low cost, è razionale un aumento delle tariffe che va a colpire direttamente le low cost?

Dialogo… ok? Azzeriamo il master plan. Cancelliamolo e si riparta da zero…

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