I tempi della crisi….

Siamo in un momento di passaggio epocale, eppure tutto continua come sempre, l’epoca del disincanto (lo stesso Nietsche alla fine dell’Ottocento così la definiva) ha incrinato le nostre credenze e, tutto continua, fermo restando la salute (Nietsche ancora diceva: “l’umanità con il crollo dei paradisi metafisici o di quelli promessi qui dalle varie ideologie temporali, si ridurrà a concedersi una vogliuzza di giorno e una di notte, fermo restando la salute”).

Sempre il filosofo tedesco immaginava un’umanità liberata dal giogo delle vecchie ideologie, un’umanità che superando il limite di sè stessa (Uebermensch in tedesco significa appunto, l’oltreuomo) non impazziva dopo l’uccisione di Dio, ma ritrovava in sè stessa un nuovo punto di equilibrio.

Ma è stato veramente così? Non pare diversamente se, ormai da anni, dal mondo ambientalista e da vari gruppi socio-politici, non necessariamente radicali, anzi! si grida sul senso di un’umanità che massacra la natura o di un capitalismo, che si sta consumando all’interno di precise logiche speculative. E’ cronaca recente la crisi che si sta abbattendo sui mercati finanziari in Europa e che, sta minacciando la moneta unica europea; eurobond sì o eurobond no, come via per uscire dalla crisi, un fatto rimane; ben pochi vedono nella possibilità che la costruzione europea si rafforzi o che l’Europa affondi, una scommessa epocale….Tutto scivola nell’indifferenza, gli esperti ci dicono che le cose sono complesse, si tratta di logiche di mercato; eppure sociologi ed economisti e addirittura una parte della stessa chiesa cattolica sostengono che un’economia diversa è possibile, alternativa al capitalismo senza ripetere gli errori del socialismo ideale. Ma quanti sono disposti a vivere con “passione” la vocazione politica (in realtà sociale e individuale) ad un modo diverso di considerare i rapporti inter-umani e con l’ambiente; è una sfida che richiede riflessione, che dura quanto la vita e non cessa mai con il suo domandarsi continuo, sempre in tensione verso un qualcosa di mai veramente acquisito.

Torniamo per un attimo a Nietsche e, confrontiamo poi il suo pensiero con quello di Jung (psicanalista allievo di Freud e personalità di spicco nella psicanalisi da me, altrove già più volte, citato); il filosofo tedesco (il primo) parlava di nichilismo passivo o rattrappimento della coscienza, quella che ci dice; i politici sono tutti uguali, le ideologie inutili, pensiamo al presento o ad un futuro in cui possiamo, forse, attraverso utopie individuali sopperire al fallimento di quelle collettive. Senonchè proprio in questo momento di riappropriazione di sè Nietsche intravvedeva la possibilità di un riscatto umano più ampio e non più solo individuale (anche se sempre elitario); siamo già al nichilismo attivo, o alla teoria dell’eterno ritorno dell’eguale, ad una teoria che, diversamente dal significato metafisico che i greci erano soliti attribuirle, voleva re-immettere l’umanità in un circolo (storico) in cui i gesti singoli si stagliano sullo sfondo e diventano eterni, vincendo così il carattere transeunte del nostro mondo….il limite della nostra mortalità. Ecco perchè sempre Nietsche sosteneva che la vera tragedia è quella greca.

Ma siamo sicuri che questa strada sia stata veramente praticabile e che lo sia oggi? Due riferimenti; il primo tratto dalla scuola della cosiddetta psicofilosofia fondata in Italia da Umberto Galimberti (e importata dalla Germania); la quale vuole “tirare fuori” la filosofia dalle aule accademiche e renderla utile, intrecciandola, come dovrebbe essere, con vari assunti tratti dalla psicologia. Questa scuola partendo dal presupposto che ogni “costruzione di senso è artificiale”, sostiene che occorre un atteggiamento maturo e vivere il disincanto con grande consapevolezza, l’unica vera difesa umana contro la presa di coscienza circa la totale infondatezza delle varie credenze. Massimo Diana, filosofo e pedagogista in un suo testo, “Le contaminazioni necessarie” mette in discussione questi assunti insistendo sul carattere metafisico della nostra esistenza, recuperando in parte Platone contro Heidegger, ma non mi soffermerò su questo punto per affrontare il vero nocciolo della questione.

La questione la si può porre salvando ciò che, di veramente attuale, ci può offrire il pensiero di Nietsche;” l’oltre-uomo” è figura di una umanità che, per ragioni culturali, avendo perduto il senso metafisico, chiede però di ritrovare un nuovo limite dentro di sè, forse il sostituto di quella componente biologica di cui l’evoluzione ci avrebbe dotati, la “cultura” e che necessita per esplicarsi al meglio di una ben precisa azione educativa? Come dire la “cultura del limite” che, per essere trasmessa necessita di un’azione culturale, anch’essa finalizzata al riconoscimento di questo limite.  L’ecosotenibilità e un’economia alternativa sono forse nel nostro DNA, ma non escono fuori automaticamente, sono il prodotto di un’autentica libertà (per dirla alla Foucault, il quale a sua volta ben sapeva dei limiti di questa impostazione, siamo determinati da un insieme di strutture, ma questo non inficia fino in fondo la nostra libertà); un’azione educativa ad ampio raggio, un nuovo modo di vedere il mondo………

Altro riferimento è a Jung, noi sappiamo del suo concetto di “individuazione” (non è nuovo in queste pagine); l’indivduazione junghiana è il processo psichico che guida l’individua dall’età infantile all’adultità attraverso l’adolescenza, un processo problematico che dura un’intera vita, mai concluso e definitivo, l’ultima pagina la scrive solo la morte (e per chi crede questa non sarà la pagina conclusivo, ma il ri-inizio avverrà in modo diverso, non sappiamo come…).  Jung sapeva della complessità di questo processo che, lui, pur non religioso in senso stretto, definiva in un qualche modo “religioso”, un processo che necessita di una ragione simbolica e non scientifica in senso proprio; intendiamo con ciò la dimensione del senso.

Qui sta forse la chiave per superare il nichilismo passivo e, per chi crede, non abbandonare la ricchezza di un sapere simbolico-religioso assai ricco e fecondo; gli studiosi ci chiedono insomma un atteggiamento meno dogmatico, non perchè la filosofia (o altri saperi) si sostituiscano alla fede, bensì perchè i tempi attuali ci richiedono “passione” (anche in senso etimologico del “patire” o patire con, compatire…) per qualcosa, per un “senso” che è la nostra ” umana cifra” e che non possiamo eludere come questione irrilevante…. Questo senso si costruisce, e qui un altro antidoto contro il nichilismo passivo, sul limite, quel limite che ci ricorda una provenienza naturale e divina insieme, non possiamo distruggere la natura e il mondo, perchè questo limite è in noi, come la possibilità di oltrepassarlo con le conseguenze che tutti noi conosciamo.

Per concludere, Via Gaggio come battaglia culturale in primis? Certo, perchè è attraverso la cultura che si vincono le battaglie, non certo con slogan vuoti che però oggi fanno comodo a molti, perchè nella selva odierna di simboli depotenziati al livello di feticci si sente quanto meno il calore di una certezza. “Una vogliuzza di giorno e una di notte fermo restando la salute…” (che comunque è fondamentale!)

Ciao a tutti!

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