Signor(a) Sì.

Buongiorno, Gaggionauti. Buon Agosto! Mica andiamo in ferie, noi. E voi?
Dalla preziosissima rassegna stampa online dei Democratici Uniti di Lonate Pozzolo, abbiamo notato un articolo, relativo alla terza pista. Sintesi: la Prof.ssa Anna Gervasoni, docente LIUC, benedice l’opera [LEGGI].

Ah.

Abbiamo sottoposto il testo all’attenzione dei nostri amici facebook. Ecco un paio fra le tante reazioni:
Umberto: immaginarsi!!! in questo paese vince sempre l’ingiustizia!! anche casa tua e casa loro!! quando decidono di fare qualcosa ti demoliscono con te dentro!! speriamo che almeno nell’aldilà non ce li troviamo a spaccare i maroni!!!
Lorena: forse la prof dimentica che nel 1800 e passa il progresso è servito veramente per progredire, nel 2011 questo tipo di progresso sta solamente soffocando il nostro territorio e non solo. Per non parlare della questione salute che lei ha volutamente ignorato!

Ecco la risposta ufficiale di WVG, a firma Walter Girardi. [LEGGI]

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4 responses to this post.

  1. Posted by guido on 1 agosto 2011 at 8:49 pm

    E il bello che la dottoressa porta ad esempio l’ippossidria,un impresa sciagurata fallita dopo pochi anni di esercizio,non per le opposizioni ma per l’avvento della ferrovia.ciao

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  2. Posted by Balice Nicola on 1 agosto 2011 at 8:53 pm

    A proposito dell’articolo della Prof.ssa Anna Gervasoni, rispondo a merito di membro del comitato evitando polemiche inutili e senza senso. Sin dall’inizio Via Gaggio ha voluto essere un movimento di opinione e non un reticolo di idee fatte come certi personaggi, spesso più di una parte politica che di un’altra hanno voluto “stigmatizzare” chi, da anni propone idee alternative anche in economia. Premetto che non ho studiato economia ma che, rifacendomi ad altri studi filosofici e sociologici, posso fare una serie di osservazioni. In primo luogo è vero quello che si dice, il progresso ha sempre fatto paura, si preferiva la stabilità ad un progresso che spesso portava povertà, insicurezza sociale e devianze di vario tipo; poi con i vari correttivi economici anche la Grande Rivoluzione Industriale di metà Ottocento è diventata una risorsa, ma ci sono voluti decenni di lotte sindacali anche cruente che nel nostro paese hanno anche minato la stabilità sociale con lo spettro della “rivoluzione”. Parlare di progresso non è facile, dire di cosa ha bisogno la gente nemmeno, anche l’economia è una scienza statistica che necessita di interpretazione e che andrebbe completata con studi di carattere sociologico e perchè no? anche filosofico, come lente privilegiata di un’analisi che prospetta un “approccio complesso” ai fenomeni. Difatti la docente dimentica che oggi non vale più il principio di rigida separazione dei saperi e che le vicende umane, a tutti i livelli, necessitano di strumenti interpretativi diversificati e adeguati alla situazione. Quello che Lei dice Su Cattaneo è legato a un periodo diverso dal nostro, le resistenza al progresso c’erano perchè si temeva il nuovo, a un certo punto però, in pieno positivismo l’umanità tutta ha cullato il sogno dell’immortalità, un giorno il progresso se, non avesse sconfitto la morte (a questo punto credo che ben pochi siano arrivati anche soltanto con l’immaginazione) questa sarebbe diventata così sporadica da non essere quasi avvertita…..relegata negli ospedali, affidata a specialisti, indebolita nel suo carattere essenziale di “implosione di senso”.

    Arriviamo però al punto cruciale, l’epoca attuale Lei sa è complessa, e non voglio fare un’analisi inutile perchè qui inopportuna di questa complessità, il fatto è uno, si parla di “globalizzazione” e di grandi mercati, di competitività e di lotta a chi è il migliore, il post-moderno si sta trasformando in una giungla “di asfalto” dove a progredire non sono le genti ma l’apparato tecnico supportato da un sistema di produzione di tipo capitalistico. Le idee fatte sono su questo versante, dalla parte di chi crede comunque nella mobilità veloce per vincere delle sfide…quali? Molti economisti come Lei sa mettono addirittura in discussione il concetto di PIL come strumento per misurare la ricchezza reale di un paese. La gente si radica così nei propri territori e questo rischia, qualora il mercato globale diventi inesorabile ai suoi desideri e i bisogni, di ingenerare il fenomeno dei nazionalismi più estremi, proprio nel momento in cui ci vuole più Europa e non meno. Questo fenomeno di radicamento alla propria terra ha permesso ai sociologi di parlare di “glocalizzazione”, senza giudizio morale; cosa vuol dire? Che non ha senso parlare di progresso nei termini: “vince chi arriva prima”, ma recuperare insieme alla velocità la dimensione della lentezza, apprende meglio chi si dà tempo, vive meglio chi sa anche passeggiare, compete meglio chi sa anche perdere e quando il focus è non sulle prestazioni, ma sul piacere di poter fare quello che si fa….nel proprio territorio, tra la sua gente e le sue abitudini…

    Ultimo punto, il capitalismo è ormai arrivato ad un punto morto, è morto il comunismo reale ma sta morendo anche il capitalismo con le varie “delocalizzazioni” (si produce altrove perchè costa meno e qui da noi si perde lavoro), crisi non solo strutturali ma sistemiche (si dice così?) e qualcuno che nonostante tutto si arroga il diritto di dire cosa è il progresso e quale è la ricetta per ottenerlo. Alla faccia della “teoria della complessità”!!!

    Ho volutamente tralasciato la questone ambientale, volontariamente perchè i fautori di un certo tipo di progresso, “avanti il più forte, avanti gli interessi di tutti a discapito di quelli di pochi”, non si avvedono o fingono di non avvedersi che si continua a manomettere ecosistemi, ma non si è più ricchi, anzi più poveri e forse anche più stupidi…..Mi pare strano che per risolvere i problemi del Nord Italia occorra distruggere un ecosistema a favore di un sistema Malpensacentrico e a discapito di altri aeroporti, tanto c’è l’alta velocità direbbe qualcuno, ma è conveniente una mobilità di questo tipo? Sono stato breve per ragioni di spazio ma ho cercato di spiegare (spero in modo chiaro) perchè noi non diciamo no per via di idee preconcette!!!

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  3. Posted by Davide on 2 agosto 2011 at 1:07 pm

    Ha ragione Guido nel commento 1: bello che la professoressa usi come esempio l’ipposidra, che fu un fallimento completo! Con una differenza (come dice giustamente l’articolo di varesenews): cattaneo ci aveva messo i suoi soldi e quelli di altri privati… mentre nel caso della terza pista e della tav ce li mette lo stato!! Come sempre… quando si rischia gli imprenditori italiani mandano avanti il pubblico!
    ricordatelo alla signora gervasoni!!

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  4. Posted by giani angelo on 2 agosto 2011 at 3:51 pm

    La signora ha capito tutto.
    La portavoce della cordata ha capito perfettamente che il progetto SEA non è realizzabile perchè lo stato attuale dell’ambiente non lo consente, perchè i livelli di inquinamento sono fuori legge a causa dello scalo fuorilege.
    Allora si è inventata un discorso pubblicitario evidenziando la estrema nacessità di una terza pista, che se non realizzata, provocherebbe il declino dell’economia dell’intera economia del nord e del paese.
    Solo che ha scambiato gli interessi di pochi con i diritti fondamentali di molti, valori questi ultimi non comprimibili ne negoziabili con qualsiasi tipo interessi in gioco

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