Quando una festa diventa amore per il mondo… e per ciò che ci sta attorno.

La seconda edizione del Campogaggio, festa o protesta? Forse la prima, eravamo festosi, noi, e chi ci veniva a trovare, noi tutti che viviamo in queste città affollate, attraversate da reti autostradali e telematiche, tutto automatizzato, tutto avvolto nel non senso… Relazioni che sono contatti, amicizie che sono incontri di interessi momentanei, si consuma il momento ma non lo si vive. Un messaggio sms o altro in versione digitale mi raggiunge, non voglio rispondere, lo cancello. Non è una retorica contro il “moderno”, la semplice descrizione di un efficientismo che si ammanta di pensiero orientato o scientifico, dimenticando che per l’80% del nostro tempo la nostra mente vaga, il pensiero da orientato diventa simbolico-associativo, si “ri-crea” il mondo e questa, lo si voglia o no, è la specificità dell’umano (mi baso su studi antropologici che non è il caso in questo breve spazio di citare). Vi immaginate un mondo ridotto a numeri? Oppure il feticismo delle merci che traducono il valore affettivo di ogni oggetto in termini puramente economici? Una ragione siffatta che segue i meandri di un sapere scientifico troppo settorializzato e che, non riflette sulla insensatezza di un procedere per puri calcoli, si perde in una follia senza ritorno. L’immaginario nelle sue varie forme, da quella ludica, letteraria o semplicemente prospettante un “non ancora”, è ciò che ci qualifica come “umani”, un prodotto dell’evoluzione che ci rende tali, un meccanismo che sarebbe potuto mancare e, in tal caso, non saremmo stati superiori o inferiori ma semplicemente “non umani”. E se a uno di noi mancasse questa facoltà? Anche la scienza non sarebbe possibile, ma ciò che qui è importante sottolineare è la consapevolezza del senso che questa facoltà attribuisce a ciò che facciamo e viviamo.

Il CampoGaggio era questo, un voler vedere con occhi trasfigurati da una luce diversa la brughiera,  se è vero che noi esperiamo con il cuore oltre che con gli occhi e gli altri sensi. La scienza è utile, una proposta descrittiva del mondo circostante, (come la descrizione del “succiacapre“, quell’uccello migratore che d’estate lo troviamo nella nostra brughiera e che d’inverno si rifugia nell’Africa orientale) ma sempre parziale, mai completa e irriflessa nel suo modo di procedere.

Ritornando al “succiacapre”, mi ricordo ancora la presentazione del naturalista Luciano Turrici, si tratta di un uccello che i contadini  vedevano planare tra le greggi con la bocca aperta, da qui la loro fantasia li portava a definirlo “succiacapre” (ritenevano infatti si nutrisse di latte di capra). Ecco, qui descrizione scientifica e immaginazione si intersecano e, in fondo collaborano a definire una possibile descrizione del mondo. Le scienze prospettano mondi, li configurano secondo delle caratteristiche ben precise, sono asserti metodologici, ma l’immaginazione le riporta su un piano più umano, come dire le “spodesta” per consegnarle ad un cuore che sente il mondo circostante, nello specifico la brughiera e i suoi abitanti, questo prima di ogni descrizione possibile. Da qui il bisogno ludico di lasciarci andare, giocare fantasticamente con le forme del mondo per aprire altri scenari possibili, laddove dal mondo si può prendere congedo anche se in una forma non definitiva e temporanea. Un gioco sociale e arricchente che accompagna la nostra esperienza o, meglio, ne costituisce la linfa vitale.

E così noi abbiamo trascorso nella più grande semplicità il nostro tempo (“sociale” secondo la bellissima rappresentazione di Serenella), uscivamo dal consueto per rivivere una dimensione di gruppo nella natura. Noi tutti, ognuno con il suo contributo, allietava la serata vivendo i colori e i profumi.

Per una volta si può uscire dalle vie telematiche e autostradali, senza negare queste, ma ricordando che nella vita c’è anche altro. Recuperare frammenti di immaginazione non può essere la prerogativa dei soli artisti, o dei fruitori esperti di opere d’arte, ma un impegno di tutti perchè senza questa “capacità trasfigurante”, il mondo si riduce a ben poca cosa, le relazioni diventano spazi descritti dai manuali di psicologia, la brughiera un libro che ne parla, il mondo il frutto di un atto percettivo che ce lo rende presente nel senso che ce lo impone, di fronte al quale nulla noi possiamo… nemmeno “ricrearlo” con la fantasia.

Dal mio punto di vista questo è stato il CampoGaggio e ricordo tutto e tutti, anche coloro che con noi si sono fermati solo per una sera e che mai avevo visto prima, buona estate a tutti!!! E buone vacanze!!!

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