Mi ricordo…Campegaggiando 2011

L’edizione di quest’anno del Campo Gaggio ha acquisito un valore e un sapore molto particolare. Il sapore non era quello del bosco vicino alla Cucina da Campo, ma era quello più aperto della brughiera e del corridoio ecologico in prossimità della discesa nella Valle del Ticino.

La particolarità di quest’anno non la dobbiamo però ricercare in qualcosa di esterno o di relativo alla location. La particolarità la dobbiamo cercare in noi stessi. Quanto siamo cambiati noi da un anno a questa parte. Noi come Comitato, da semplici e poco conosciuti cittadini nei primi periodi della nostra esistenza ad oggi, come punto di riferimento di moltissime persone e moltissime associazioni.

Noi semplicemente quelli di Viva Via Gaggio, ricercati e voluti nelle occasioni pubbliche per essere presenti per portare il nostro contributo o piazzare il nostro gazebo e parallelamente tirati per la giacchetta da parte di chi si faceva vedere vicino alla causa, salvo poi votare in Regione per il grande progetto di espansione.

Le tende posizionate da parte alla Dogana, non sono passate inosservate, così come  gli striscioni posizionati per identificare il luogo del Campo Gaggio e non il luogo della protesta. Sarebbe un errore paragonarci ai presidi della TAV, siamo in situazioni completamente diverse.

Quest’anno sembrava che tutti avessero occhi per il campo Gaggio. Ad un settimana dalla consegna a Roma delle Osservazioni, il Comitato era ancora lì in prima linea.

Certo il tempo non ha facilitato la partecipazione alle iniziative, ma sentivamo gli occhi di tutti addosso. “Sono ancora lì quelli della Via Gaggio” avranno pensato i nostri detrattori, illusi che dopo la consegna delle Osservazioni, sparissimo dalla scena.

Noi, innamorati di Via Gaggio e della Brughiera, noi amanti di questo pezzo di territorio che ormai fa parte della nostra storia, del nostro vissuto, del nostro dna. Noi eravamo li non per protestare, per accusare qualcuno, noi eravamo li per dimostrare alla luce del sole il nostro attaccamento a questa terra, la terra dei nostri padri come l’abbiamo spesso definita.

Eravamo li per dimostrare in maniera limpida, trasparente e solare che esistono alternative concrete allo sviluppi scellerato di Malpensa.

La presenza poi alla nostra conferenza stampa della Presidente del Parco del Ticino e del Sindaco di Lonate Pozzolo, oltre all’amico Maurizio Casati assessore di Nosate (uno di noi!!!) ha dato valore e riconoscimento a quanto fatto fino ad oggi.

In tutto questo noi siamo cambiati, abbiamo preso consapevolezza del nostro ruolo, del nostro essere diventati “riferimento”.

C’è però un aspetto che ci distingue dagli altri. Siamo gli unici, nel bene o nel male, a parlare di quelle conseguenze sociali e umane, che difficilmente trovano spazio nelle compensazioni ambientali o economiche; questo perchè parlare di certe cose è ancora tabù…come gli aspetti sociali e umani…c’è gente come noi che ne parla bene nel senso autentico…e altri che ne parlano solo per avere un tornaconto economico che con gli aspetti umani ha poco o nulla a che spartire…come stanno facendo certi soggetti apparsi recentemente sulla scena perché rischiano la casa, e fino a qualche anno fa volevano e caldeggiavano la grande Malpensa.

Via Gaggio è VIVA, VIVA via Gaggio diceva uno dei nostri primi slogan! Questo è maledettamente vero. Via Gaggio è VIVA perché la gente la ama, la culla, la vive sempre. Abbiamo descritto, visto e raccontato la gente che vive Via Gaggio, ma la gente che la vive è molta di più.

Camminare in Via Gaggio è come camminare in un fiume di persone. Assaporare Via Gaggio è come assaporare la linfa di una società viva che li si riconosce, li trova riposo, li trova l’amore, li trova la vita.

Il nostro dormire quest’anno ha significato anche vivere appieno con lei.

Cancellare per sempre Via Gaggio e la Brughiera significa cancellare noi stessi, significa permettere ad altri di farci sparire.

Per questo non possiamo stare fermi, mentre il nemico ci vuole annientare. Il CampoGaggio di quest’anno mi ha insegnato questo. Questo aspetto umano della nostra battaglia a volte dimenticato. Ma se gli aspetti e le considerazioni “umane” come i sentimenti, le emozioni ci vengono cancellate noi diventiamo una società fatta di automi che non è più in grado di “vivere”, ma che sopravvive solo perché altri ci tengono in vita artificialmente!

Chiudo con un pensiero agli amici del Comitato, alle persone che con me condividono questa lotta di civiltà, questo pensiero ma soprattutto a loro “a volte le cose diventano difficili da dire perché ti prende un nodo alla gola…e in questi giorni non ce l’ho fatta..ma volevo dirvi che siete diventati la mia seconda famiglia…Grazie. Vi voglio bene”.

Advertisements

7 responses to this post.

  1. Posted by Carlo on 26 luglio 2011 at 5:12 pm

    Non ho capito la seguente affermazione:
    “Sarebbe un errore paragonarci ai presidi della TAV, siamo in situazioni completamente diverse.”
    A mio avviso noi siamo in situazioni diverse a mio parere per due motivi:
    1- Per la TAV in Val di Susa, li la procedura della VIA è già stata superata e anche la Conferenza di Servizio, ha dato ragione in entrambi i casi all’opera mastodontica che stravolgerà, se fatta, tutta la valle Susa e non solo.
    Loro quindi sono più avanti di noi nello “svolgimento della procedura”.
    2 – La mobilitazione in Val di Susa è del popolo dell’intera valle e non solo.
    Qui da noi la mobilitazione purtroppo, sia pure onerosa e rispettabile, è di pochi “addetti ai lavori” e delle autorità preposte.

    Il problema di fondo poi che ci accomuna è l’ingente impegno di risorse in progetti faraonici di inutilità operativa, ma che nel contempo ingrassano i soliti ignoti, mafie comprese, senza alcun beneficio non solo per la popolazione che ne subisce gli effetti, ma per una nazione che non riesce ancora a capire che il consumo forsennato di territorio e la sua cementificazione, non portano alcun beneficio soprattutto alle generazioni future.

    Ricodo in proposito ai Gaggionauti Campeggiatori:
    12° Campeggio No TAV dal 15 al 30 luglio a Chiomonte
    presso il presidio della centrale idroelettrica

    Carlo

    Mi piace

    Rispondi

  2. Posted by Walter on 26 luglio 2011 at 7:11 pm

    Caro Carlo, oltre alle diversità che poni tu tra noi e la TAV che condivido appieno, c’è un aspetto fondamentale che ci divide ed è la questione dell’alternativa o delle alternative che noi stiamo ponendo in antitesi alla terza pista. Non voglio dire che il movimento NO TAV non faccia o non abbia proposto alternative, ma forse la loro posizione è quella del NO, punto e basta! Con questo non voglio dire che la loro non sia una battaglia da fare.
    Siamo due situazioni diverse, con punti in comune (lo spreco di risorse, il pericolo mafia etc) però siamo diversi, sia come modi che come approccio alla questione. Non penso che noi siamo migliori di loro o loro migliori di noi, non è una questione di essere più bravi o meno di altri..è semplicemente che la nostra storia come Comitato, i nostri mezzi, i nostri metodi ci distinguono molto da loro.
    Walter

    Mi piace

    Rispondi

    • Posted by jimmy on 27 luglio 2011 at 5:00 pm

      Walter, guarda che anche in Val di Susa hanno presentato proposte alternative.
      Dobbiamo stare molto attenti a prendere certe posizioni.
      Quando parlo di quel che accade qui da noi in altre parti d’Italia o del Mondo, o con altre persone che non conoscono bene il problema, mi trovo spesso a trovare persone che sanno di noi quanto noi sappiamo di quelli della TAV. Poco!
      E con quel poco prendono posizioni molto simili a quelli che tu assumi per gli abitanti della Val Susa: pensano che diciamo NO, punto e basta!
      Se vogliamo affrontare il tema delle infrastrutture utili o non utili, dovremmo cercare di coinvolgere quelli che si sono interessati alle cose (come abbiamo fatto noi).
      Anche sull’alta velocità in generale ne avremmo di cose da dire…
      Jimmy

      Mi piace

      Rispondi

      • Posted by Walter on 27 luglio 2011 at 5:32 pm

        Ammetto di non conoscere molto la situazione della Val Susa, quel poco che so lo leggo dalle notizie che arrivano via facebook.

        Vorrei però fare un distinguo perché le differenze da me messe in evidenza fanno riferimento alle persone del Comitato confrontate con quelli del movimento No Tav. Loro sono decisamente di più rispetto a noi, un intero territorio.
        Per quanto riguarda gli aspetti della battaglia e dei contenuti…hai ragione Jimmy potremmo dire anche noi tante cose…

        Mi piace

        Rispondi

  3. Posted by Balice Nicola on 26 luglio 2011 at 8:09 pm

    Via Gaggio vuole essere l’attore sociale che possa mettere in moto la macchina che potrebbe fermare lo scempio. Io non so se la procedura di VIA darà o meno parere positivo; si spera di sì, visto che vari interventi sono stati bloccati. La cosa non può comunque essere data per certa, un fatto rimane, hai ragione a dire che qui da noi l’opposizione sembra avere un carattere più istituzionale che di massa, ben vengano le istituzioni, queste comunque seguono uno scontento generalizzato nei confronti di una Malpensa rapinatrice di territori e comunità….Una cosa è certa, nel caso infausto incominciassero i lavori, spero mai, non ci sarebbe qui da noi la stessa mobilitazione della Val Susa, lì la politica la fanno i valligiani, qui i politici di professione e al di là di alcune storture (ad esempio il ricorso alla violenza) hanno ragione i valsusini (si dice così?) piuttosto che una popolazione che firma, se va bene invia le sue osservazioni e che per lo più spera, a danno di quei pochi che invece ci mettono anima e corpo…è come dire, non sempre la gente è disposta ad affermare i propri diritti contro una logica più da multinazionali che da paese civile. L’America liberista, che crede nel libero mercato, che non accetta limitazioni statali, se una grande industria compie reati ambientali e sociali, i cittadini si uniscono (class action) e i grandi interessi si piegano di fronte ad un verdetto popolare…qui da noi molti oppositori al progetto non fanno molto, non siamo ancora pronti….ma il tempo stringe e non si può solo sperare nella provvidenza…

    Mi piace

    Rispondi

  4. Posted by Balice Nicola on 26 luglio 2011 at 10:06 pm

    Rettifico, si spera non dia parere positivo al progetto, intendevo parere positivo riguardo alla possibilità di bloccare un’opera scellerata, scusatemi l’errore non voluto…

    Mi piace

    Rispondi

  5. Posted by Balice Nicola on 27 luglio 2011 at 9:29 pm

    Il discorso della Val Susa ci riguarda, a mio parere, per due motivi; è la battaglia di chi ai propri territori è legato e in nome di una “cattiva globalizzazione” (quella dei mercati e degli interessi economici transfrontalieri tanto per intenderci) vuole osteggiare progetti distruttivi in nome di un progresso cieco (nel senso che a progredire non è nessuno se non il progresso stesso a dispetto del bisticcio di parole)…In più un’alternativa esiste e i valligiani lo sanno, potenziare il già esistente…Il secondo motivo è quello di chi, per la prima volta e in forme molto forti vuole una democrazia che sia della gente, e qui tutti abbiamo da imparare, la democrazia non è una crocetta messa una volta, poi si aspetta la legislazione successiva e la si “ripone”, magari borbottando, sfiduciati, senza un vero credo, forse due giorni prima abbiamo sentito uno slogan, ha colpito la nostra emotività, politica come pubblicità…Ed infine ancora il semplicismo di chi, nel nostro mondo mass-mediatico non approfondisce, in parte responsabile anche il super-tecnicismo di chi ha un campo d’azione estremamente sofisticato ma limitato, un orizzonte ristretto, frutto di un post-moderno che pensa di recidere il rapporto che lega una pianta ad un territorio senza pensare alle conseguenze (l’immagine vale naturalmente sul piano simbolico). Il male contemporaneo è, non solo questo, ma anche questo, riportare il problema all’interno di un orizzonte ristretto, efficace sul piano operativo ma povero a livello simbolico. A volte succede anche che il super-tecnicismo faccia prendere degli abbagli (la super-Malpensa fagocitatrice di territori potrebbe essere un clamoroso abbaglio); cercherò di spiegarne il perchè. Ormai da più parti si invoca il principio di un sapere trasversale, certo l’ideale rinascimentale di una filosofia che racchiude i vari saperi, li lascia operare ciascuno nel proprio ambito ma li riporta ad un principio umanistico che è in primis “dotazione di senso”. Questo ideale dell’uomo conclusus non è riproponibile oggi (se è vero che la cultura è ermeneutica, ovvero culturalmente e temporalmente determinata) ma qualcosa di simile anche se su un piano diverso è possibile; invitare ad un attraversamento di questi saperi conoscendone i limiti e proponendo visioni che attingendo da ciascuno di essi li riconduca a quell’evento originario che è il senso prima della descrizione dell’evento stesso. In altri termini noi prima ci sentiamo, poi sentiamo il mondo ed infine accediamo alla cultura a noi disponibile…il problema nasce quando la cultura a cui noi accediamo si presenta estremamente parcellizata e insensata. Faccio un esempio, voglio capire l’angoscia, cosa di meglio di un buon manuale di psicologia che attraverso una definizione ce la presenta come una sensazione di pericolo di fronte a qualcosa di ignoto? (Non voglio sia ben chiaro svalorizzare la cultura psicologica, il mio intento è un altro). Se poi passiamo ad Heidegger il filosofo dell’esistenzialismo, a patto di avere ancora una volta compreso certi tecnicismi, ci avviciniamo di più al problema, l’angoscia (semplifico volutamente un certo linguaggio heideggeriano troppo astruso) è il nostro essere originario di fronte ad un tutto possibile che è il mondo, e quindi all’estremo la morte, perchè la comprende come necessità ultima. Siamo passati dalla psicologia (in versione ultra-semplificata sia chiaro) alla filosofia dell’esistenzialismo eppure qualcosa sfugge….Cosa ci può aiutare per trovare il bandolo della matassa? Forse passare da una sapere all’altro, forse l’anropologia, forse la fenomenologia di Husserl, o forse più semplicemente partire dalle nostre storie, dai nostri territori, dalla letteratura, dagli autori più accreditati a quelli più “banali” (mi si scusi il termine)….in quest’ottica, credo sia possibile vivere l’evento originario, il nostro rapporto con il mondo e gli altri, con la trascendenza e l’oltrevita (se mai esiste). Partendo da qui si può iniziare nel senso più ampio un discorso relativo a quelle mappe del sapere assai utili, ma che da sole e soprattutto isolate sono insensate. Qualcuno potrà dire (come si diceva) che la terza pista ha una valenza ambientale, qui però si prende in considerazione l’elemento della distribuzione del traffico aereo (se poi è veramente vero) tacendo sull’elemento sistemico, o meglio per restare in tema ecosistemico.

    Così per la Val Susa che, pur con i vari distinguo, è una valle di transito, unione tra due popoli, simbolo di un’Europa che si vuole unita (oppure divisa? visti i vari nazionalismi) eppure i valligiani non ci stanno, ritengono il progetto distruttivo, sembrano opporsi alla logica dei grandi affari, sembrano non volerlo questo progetto.Allora cosa manca? Forse una visione di insieme, forse l’umiltà di dire che i meccanismi del mercato internazionale non sono tutto, forse che un progetto vero di Europa sta nella collaborazione, nella difesa di radici comuni e particolari insieme, insomma non si unisce distruggendo…

    Rimane come discorso ultimo quel senso della responsabilità che in un mondo dominato dalla tecnica (in un’accezione precisa di “apparato” più che di “fare tecnico”) è l’unico in grado di riportarci a quell’evento originario di cui parlavo prima, intervenire sull’ambiente (a tutti i livelli, umano, sociale, naturale ecc) ha delle conseguenze che vanno in una qualche misura previste. Da qui l’utilità dei vari saperi particolari, ma come strumenti, così come strumenti erano quelli di cui si serviva l’uomo primitivo per “definire” il suo mondo. Nemmeno lui però avrebbe detto che il senso era l’utensile o un suo eventuale potenziamento, bensì il significato ultimo del suo operare…da qui le narrazioni, da qui i simboli religiosi o le varie mitologie…non certo per sminuirsi ma per dare un significato al suo “abitare”.

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: