Vogliamo un parco vero….

Sappiamo tutti come negli ultimi decenni siano cambiate le idee in materia di tutela ambientale, altre volte ho trattato questo tema; oggi però in questo breve intervento vorrei chiarire il senso di una criticità essenziale, quello di un progresso verso “non si sa dove”. Anche qui in altri miei interventi avevo distinto sulle orme del sociologo polacco, Z.Bauman, il senso di una “modernità solida” e quello di un “post-moderno-liquido”; ovvero una modernità totalitaria (o tendenzialmente tale) da un lato e un post-moderno relativista (il nostro tempo attuale, posteriore alle grandi utopie del Novecento) dall’altro.

Una lettura diversa può invece partire da un’analisi etimologica del concetto “utopia”, non avendo studiato il greco posso solo dire che in questo termine convergono due concetti; “in nessun luogo” e il “non ancora”. Lo stesso Bauman riteneva l’orizzonte utopico all’origine del totalitarismo (o dei vari fondamentalismi religiosi e politici), ma vediamo il perchè. L’utopia è il segno di un’umanità troppo sicura di sè che, al contrario del pensiero mitico o religioso, vuole attuare le promesse salvifiche della religione nel qui ed ora, disegnando scenari che non solo non sono ancora, ma che non sono in nessun luogo; l’utopia prevede uno spazio umano “ridisegnato”, mutato per consentire appunto l’avvento di un’umanità completamente rinnovata. E’ evidente che qui mi riferisco a due tendenza peculiari del Novecento, il positivismo e un concetto capitalistico di produzione (sostenuto da un apparato tecnico adeguato) e il comunismo o socialismo reale (che al problema della tecno-scienza ha voluto dare una risposta diversa).

Cosa c’entra tutto ciò con Via Gaggio e il Parco? Presto detto; l’umanità stenta ad uscire dall’illusione “scientista” di poter controllare tutto e, nonostante i risultati delle tecniche in tutti i campi, ci troviamo di fronte ad una scienza piccina, la quale ci dice che tutto è ipotetico e che le cose che sono potrebbero anche non essere (questo in filosofia è l’atteggiamento relativista opposto a quello epistemico) o essere diversamente.

Come fare per uscire dall’impasse secondo cui “nulla è vero” e quindi dello scetticismo radicale? Molti studiosi ci dicono che il problema è solo metodologico; “io non ti dico che non esiste il mondo, ma che quello che io, tu e noi percepiamo non sono tutto ma una parte e che molto è al di fuori, essendo il nostro, solo uno sguardo che coglie una delle infinite costellazioni dell’essere”. E’ come dire che noi siamo fatti solo per una parte della “verità” (termine filosofico che necessiterebbe anch’esso di infinite precisazioni) e non per tutta, ma quella che noi cogliamo è comunque verità, sia sullo scenario individuale che quello collettivo, se non altro per essere “negata” o “rivisitata”.

Prima di arrivare al punto “divagherò” ancora un poco sperando che il mio discorso possa sembrare più chiaro alla luce di alcuni esempi. Appartenendo ad una cultura cristiana (e forse anche fede cristiana) vorrei ricordare il caso Galileo che nel Seicento diede origine alla Rivoluzione Scientifica. In una lettera ad un suo amico del dicembre 1613, un certo Benedetto Castelli, Professore di matematica all’università di Pisa, ribatteva ai suoi detrattori, sostenitori della tradizionale scienza aristotelica, dicendo che, se si leggono in modo letteralista le Sacre Scritture, si finisce per essere comunque “eretici”; nel senso che si attribuisce ad un Dio, mani, corpo e volto. Come dire che Dio per parlare a uomini rozzi ed ignoranti ha comunque usato l’unico linguaggio loro possibile, quello appunto “antropomorfico”. Come dire che Dio o, da un punto di vista laico la trascendenza, è il tutto di cui noi occupiamo una piccola parte e che “crescendo nel vero sapere constatiamo di sapere sempre meno….”.

Ed è questo il punto, l’umiltà socratica di chi dice di essere ignorante non perchè non sa nulla ma perchè si rende conto che scavando e scavando nei concetti non arriva a nulla se non all’ammissione di una ignoranza che però vuole crescere….e in cosa? Forse in umanità? In generosità? in giustizia o ugualitarismo?

Ecco le sfide di un ventunesimo secolo che sembra ancora sbandare tra vari relativismi o regimi dittatoriali, che cerca di scrivere in un linguaggio universale dei valori compresi da tutti…ma che nella sua agenda ha lo scopo di ridenire il concetto stesso di “sviluppo”, in termini di “ecosostenibilità” e “economia verde”. E’ questo tutto un cantiere, non di terza piste ma di idee, perchè questo è un “vero parco”, un cantiere di idee che voglia coniugare sviluppo, tutela dell’ambiente, storia, turismo e legame con il territorio. Queste sono le idee maturate in materia ambientale e che, la nostra regione ha malamente recepito, puntando da un lato sulla tutela della diversità biologica con tutti gli aspetti indicati prima (che comprendono anche quello culturale), ma che di fatto vuole depotenziare il “fattore parco” con una pseudo-riforma assai critica in diversi punti…

Questo è il valore di un parco, un luogo sociale, ambientale nel senso più ampio, intreccio di relazioni umane e affettive, non una realtà statica, un vero e proprio cantiere, non di “terze piste” ma ancora di idee…..

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: