Parchi metropolitani, periurbani e dintorni……

La zona del milanese pur essendo fortemente urbanizzata e conoscendo o meglio, avendo conosciuto negli ultimi decenni un indice di consumo del suolo probabilmente tra i più elevati d’Europa, conserva ancora degli angoli naturali di particolare pregio naturalistico, che chiedono tutela e considerazione da parte delle istituzioni. Quando parlo del “milanese” intendo un’area che va oltre la Provincia e che comprenda quella sorta di “città diffusa” (effetto sprawl) che arriva a lambire le Alpi, il solo vero baluardo di questa megalopoli in espansione.

Di fronte ad una politica che latita in termini di gestione del territorio o che, non vuole porre un freno a questa espansione urbana, un ruolo viene di fatto svolto dai parchi, unico strumento per valutazioni di carattere paesaggistico (e che, ancora, possono porre un freno a questo sconsiderato consumo di territorio). Purtroppo volente o nolente l’unico strumento di cui si dispone nel nostro paese, per una pianificazione attenta delle aree urbane e naturalistiche, sono proprio i parchi, questi sottraggono porzioni di territorio rilevanti all’anarchia dei costruttori che del territorio, vedono solo l’aspetto “speculativo” (è una interpretazione forte ma vuole “solo” cogliere l’aspetto più deleterio di un’esplosione urbana caotica); nella nostra regione contati anche i siti di rete natura, la proporzione di territorio protetto raggiunge il 30% e tende, sia pure abbastanza lentamente, ad aumentare. Altre volte mi è capitato di sottolineare come questa “gestione straordinaria” se, diventasse “ordinaria”, renderebbe di fatto inutili i parchi. Convengo così, almeno su quest’ultimo punto, con coloro che considerano i parchi uno strumento che, almeno da un punto di vista della conservazione del paesaggio, non dovrebbero esistere. Questo però ad un livello utopistico, nella prassi i parchi, a livello non solo europeo, ma mondiale, sono l’unico strumento per la difesa del paesaggio e della biodiversità.

Torniamo però al discorso iniziale dei parchi metropolitani, il ruolo del Parco del Ticino e quello del Parco Sud è quello, insieme ai parchi locali, al parco dell’Adda ed altri…, di creare un contenitore per una crescita urbana così esplosiva e devastante. Il verde è vita, rende il paesaggio urbano più piacevole, incrementa l’uso più consapevole delle risorse naturali dei nostri territori e ci educa a un modo diverso di pensare l’economia e i rapporti di potere. Chiunque ha il diritto di poter vivere in un ambiente bello, tutti ci teniamo ai luoghi dove viviamo e la bruttura di questi, è spesso accompagnata a degrado umano e ambientale.

I parchi periurbani come quelli del Ticino e il parco Sud pur appartenendo a tipologie diverse, il primo con estensioni forestali di un certo livello, il secondo fondamentalmente agricolo, nonostante il ruolo che svolgono per questa mega-città che è Milano e la sua area metropolitana, rischiano di diventare “oggetto” di veri e propri attentati speculativi. Circola ormai da tempo lo slogan dei cosiddetti “sviluppisti” (non so cosa vuol dire, se qualcuno lo sa me lo spieghi per favore) secondo cui si può proteggere ma senza frenare la crescita…e la crescita, in questo caso, non è l’ecosostenibilità ma una serie infinita di palazzine spesso inutili se non ad arricchire alcuni…

A prescindere dal fatto che noi ci battiamo per la tutela di Via Gaggio così come è, non è infatti “ricostruibile”, sarebbe come dire di poter ricostruire il colosseo a Tokjo e di aver “prodotto” la stessa cosa, noi riteniamo che il ruolo dei parchi sia anche quello di “produrre natura” così come si fa con il grano (si tratta di un’espressione recente) o con altri prodotti agricoli. Ad esempio nel Parco Sud si cerca di aumentare il livello di biodiversità piantando boschi tipici dell’area planiziale padana, di ripristinare fontanili (acque risorgive tipiche della bassa) e anche (perchè no?) di valorizzare il patrimonio artistico presente. Lo stesso vale per il Parco del Ticino, si curano i boschi e la brughiera (quella di Via Gaggio) perchè siano tipici delle nostre zone e si avvicina la gente ad un concetto di fruizione lenta del territorio, presupposto di una “fruizione estetica” (di questo avevo già parlato altrove) che è anche educativa o semplicemente ricreativa. Lo stesso spazio urbano, se è bello, stimola la “socializzazione” e non serve dire che, ciò di cui si ha bisogno, sono i posti di lavoro e garanzie future, questo noi lo sappiamo benissimo; i cosiddetti “sviluppisti” spesso però, tacciono sui veri problemi del paese e promettono mega-opere (come Malpensa super-super ecc..) che sono solo un vero diversivo dai problemi reali della gente…Un pò come dire, mi si scusi l’esempio forte, che per far girare l’industria bellica occorre investire in guerre…

Cosa ci viene detto allora? Che le leggi dell’economia sono inesorabili, che resistono ai “desideri umani di egualità e giustizia”, come dire: “così va il mondo, forse le leggi dell’economia necessitano solo di alcuni correttivi che le rendano più etiche…oppure che all’interno di queste leggi, secondo una prospettiva fondamentalista, ci sia già il riflesso di una progettualità divina?”. Niente di più falso, gli economisti (e io non sono un economista) ci dicono che esistono notevoli margini di “manovra” (niente allusione ironica!!!) e che gran parte delle cosiddette leggi del mercato sono frutto della cultura e dell’acquisizione di certi abiti mentali. Come dire, si può cabiare molto, senza “costruire edifici teorici” improbabili o lasciarsi “accarezzare” da sogni irrealizzabili, perchè è evidente che la “realtà umana e sociale” ha delle sue caratteristiche, biologiche, evolutive? Non è facile rispondere, in ogni caso, la realtà umana non può essere forzata con dei sogni poco realizzabili, cambiare e molto, però si può….e rendere il nostro pianeta più bello e giusto, senza ingenuità e stupidi eroismi…Viva Via Gaggio!!!

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