Quando ci si prende sul serio…..

Questo mio piccolo intervento non vuole essere una presa di posizione naiv (ingenua) contro il progresso comunemente inteso; è ormai opinione comune che per “unire i popoli” ci vogliono strade, ferrovie e perchè no? anche aerei. Tutto questo ha certamente un contributo non indifferente nel permettere ai popoli di tutto il pianeta di poter incontrarsi. Del resto già nell’antichità si costruivano città lungo i fiumi, oppure alla confluenza di importanti vie di comunicazione; pensiamo a Roma o ad Aosta nata come accampamento romano in una posizione strategica, al centro della valle e, appunto, lungo un fiume, la Dora.

Questo voleva essere un preambolo, ci vogliono le strade, le ferrovie..l’isolamento non fa bene ai popoli, li chiude in una pretesa stupida di essere gli unici, i prediletti, gli inviati da Dio (e qui il riferimento non è certamente all’ebraismo che ha avuto una declinazione di questo concetto tutta sua particolare che esula dal contesto), i depositari della tradizione migliore, se non quelli che per una ragione o per l’altra sono incaricati di portare ovunque la civiltà. Allora, cosa c’entra questo con il discorso di Via Gaggio e della brughiera? Ormai da più parti si chiede una marcia indietro, non si può continuare a distruggere territori e culture per un presunto bisogno di unire, quando invece il processo omologante non può che facilitare rabbia, senso di impotenza e nazionalismi assai accesi, e per questo pericolosi.

La posta in gioco è l’unità dei diversi, un progetto comune che però deve nascere dal basso, dalla gente che i territori li abita, realtà naturali e culturali insieme. Negli ultimi due decenni si è fatto strada un concetto nuovo, diverso, la mobilità lenta; favorita da un bisogno sempre più forte di una educazione al naturale. Che le automobili potessero lasciare spazio a ciclisti e pedoni poteva sembrare ridicolo, eppure negli Stati Uniti in seguito all’avvento del trasporto motorizzato sono nate le prime greenways, “vie verdi” ricavate da ferrovie dismesse dove muoversi a piedi o in bici. Ritorniamo così ad un trasporto più lento, o in bici o a piedi,e le greenways sono pensate in primo luogo per le madri con i loro bambini in carozzella e così, pure in Via Gaggio ci si sposta.

Queste reti sono ormai diffuse in tutto l’Occidente e anche da noi stanno riscuotendo un certo successo; le greenways come musei all’aria aperta, si ammira un paesaggio culturale e ambientale insieme, precluso a chi si muove con i mezzi motorizzati. In questo modo si passa di paese in paese, si evitano circonvallazioni e ci si tuffa letteralmente nel territorio. Noi con Via Gaggio vogliamo fare sul serio, proporla come via per la “mobilità dolce” e come ottimo “strumento” per l’educazione ambientale.

Nel nostro paese ci sono diversi esempi di greenways, lungo l’Adda, tanto per rimanere alla nostra regione, oppure al di fuori il cosiddetto parco del ponente ligure, qui un tempo si parlava di seafront (un termine inglese coniato per indicare la vista su un mare sbarrato da mura di cemento lineari, la cosiddetta linea costiera antropizzata), oggi di waterfront (una situazione ancora peggiore della precedente, il mare non è più mare perchè ha perso l’elemento che lo connetteva alla costa, la spiaggia e i complessi duanali per le coste sabbiose. Ebbene, oggi sul vecchio tracciato della ferrovia si possono percorrere parecchi chilometri con vista sul mare, certo non una vista da una costa ancora naturale (salvo brevi tratti) ma perlomeno il mare è tornato alla gente.

Così anche Via Gaggio, riaperta da un gruppo di volontari e che oggi sempre più gente la percorre in quella sorta di museo a cielo aperto che è la Via che da Lonate conduce al porto di Oleggio. Perchè non continuare a goderne anche per il futuro? Il verde non è un lusso, è uno degli indici che misura la qualità della vita di gente che abita su un territorio. Andrebbe maggiormente valutato e non ridotto al mero calcolo di quanti metri quadri per abitanti. Questa stima ci dice poco, nel computo rientra tutto, ogni forma di verde urbano, comprese le aiuole, un “indice” che invece tace su temi quali la biodiversità e il consumo del territorio.

Noi ci prendiamo sul serio perchè non crediamo a chi ci dice che Via Gaggio può essere ricostruita, non sarebbe più Via Gaggio, i musei all’aria aperta, infatti, espongono territori ben precisi e non ricostruiti, sempre ammesso che una ricostruzione di un terriotrio sia possibile ovunque qualora questo per qualche ragione scompaia. Via Gaggio è la Via Gaggio perchè è lì e ci chiede di proteggerla….

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