Archive for Maggio 2011

Cara Milena ti scrivo

Lettera aperta alla Presidente del Parco Milena Bertani

Cara Milena ti scrivo,

per esprimere la mia delusione personale e quella dei membri del Comitato Viva Via Gaggio. Ti aspettavamo, lo scorso 14 Maggio, presso la sede del Parco del Ticino ad  un convegno pubblico sulla Biodiversità della Brughiera.

Si, proprio quella Brughiera che in più di una occasione anche tu hai definito la più bella brughiera del Parco del Ticino”;

Era un convegno su cui tu avevi preso una posizione di condivisione totale, non solo dando il patrocinio del Parco, ma anche garantendo il tuo contributo ai lavori, spiegando anche quanto di buono il Parco stia facendo su questo tema.

Voglio essere sincero con te, posso capire e comprendere che nella tua posizione di Presidente del Parco nel corso di questi ultimi anni ti sia trovata al centro di numerosi attacchi per rendere il tuo ruolo marginale o inutile, così come posso capire che anche “politicamente” ti sei sentita tirare la giacca da mille direzioni diverse.

Però, perché c’è sempre un però,  in questo momento il Parco corre il serio rischio di sparire per colpa di parecchi fendenti mortali: da una parte la considerazione “politico-amministrativa” tutta Formigoniana di considerare i Parchi lombardi così come li conosciamo oggi, come qualcosa di macchinoso e di burocraticamente insostenibile per i costi (?) con la conseguenza di spogliargli completamente del loro ruolo importantissimo di difesa, valorizzazione, tutela e conservazione del patrimonio naturalistico e ambientale di inestimabile valore;

dall’altra abbiamo lo spettro della Terza Pista che oltre a cancellare la zona della Brughiera di Lonate Pozzolo, comprometterebbe la continuità ecologica del Parco, interrompendo il gran progetto di unire tutte le reti ecologiche dorsali e minori che partono dal Campo dei Fiori e che percorrendo tutto il territorio del Parco raggiungono la Pianura Padana e il fiume Po.

I colpi mortali però si possono schivare e si può, anzi si deve reagire e contrattaccare.

Sabato 14 sarebbe stata una delle tante occasioni in cui il Parco si difende o addirittura attacca.

Il tema era importante e sicuramente sarebbe stata l’occasione per far sapere a tutti che il Parco c’è, il Parco vuole vivere, il Parco deve esistere.

Certo noi siamo solo un gruppo di persone che si sta battendo contro la realizzazione della terza pista, ma come ben sai è da oltre un anno che il nome di Viva Via Gaggio circola in rete e non solo.

Stiamo lottando per il Parco, sulla base di una spinta popolare, come quella che negli anni 70 ha dato il via alla nascita del Parco stesso.

Stiamo invitando te, cara Milena e con te tutto il Parco a scendere in piazza insieme a noi, per difendere le tue strade, le tue lanche e i tuoi sentieri da chi oggi ti vuole togliere di mezzo senza lasciarti la possibilità di muovere un dito.

La nuova normativa per esempio sulla questione della terza pista ti toglierà la possibilità di dire la tua in maniera ufficiale.

Questo doppio attacco però può essere fermato, occorre solo mettere da parte i personalismi e lottare. Lottare significa camminare insieme a chi oggi spende molto del proprio tempo libero per raccontare alle gente il bruttissimo affare della terza pista, significa prendere una posizione chiara e netta, ala luce del sole e portarla a conoscenza delle persone che vivono e amano il Parco, significa anche sentire le voci di associazioni ambientaliste e di semplici cittadini che oggi amano il Parco come negli anni 70 quando l’idea popolare diede vita all’ente che tu hai l’onore oggi di presiedere.

In molti ci chiedono il Parco dov’è? A noi piacerebbe dirgli eccolo, qui vicino a noi, al nostro fianco.

Abbiamo perso una occasione, ne faremo altre, ne costruiremo, insieme, altre.

Ma ti chiedo di fare il passo importante, quello decisivo, quello di scendere trai tuoi sentieri e gridare tutto il tuo disgusto, la tua disapprovazione per questo schifo che ti vuole togliere di mezzo.

La tua voce non sarà sola in quel momento, ci saremo noi e insieme a noi tantissime persone.

Proprio perché non sei sola, non aver timore a prendere un posizione chiara.

Proprio perché non sei sola, non aver timore di nessuno.

La posizione espressa nel 2005 con la Vas e poi con la delibera consortile del 11.11.2006 sono troppo lontane nel tempo, ma hanno ancora una forza da non sottovalutare.

Sfruttiamole insieme, difendiamole insieme, su queste organizziamo la resistenza di un Parco che vuole esistere e che si schiera in prima linea in difesa di se stesso.

Non ti stiamo chiedendo di difendere altre cose, ti stiamo chiedendo di difendere te stesso.

Ti ringrazio cara Milena, perché  magari hai perso qualche minuto del tuo tempo per leggere questa mia semplice lettera; scritta con la consapevolezza che non ci possiamo arrendere in questa situazione ma che dobbiamo lottare con le unghie, con i denti, con tutte le nostre forze.

Vieni a lottare insieme a noi Milena, vieni a lottare.

                                                                                                          Walter Girardi a nome del Comitato Viva Via Gaggio

 P.s.

Cara Milena, mentre concludevo questa lettera ho ricevuto una telefonata che mi conferma l’arrivo dei documenti relativi all’inizio della procedura di VIA per la realizzazione della Terza Pista.

Come potrai ben capire, adesso i tempi sono veramente maturi.


Lavori in corso per la terza pista

Ciao Gaggionauti™!
Diverse fonti ci hanno segnalato la presenza di strani esseri in via Gaggio: sono iniziate le misurazioni in brughiera. Lavori in corso per la terza pista di Malpensa. E stavolta non è una provocazione di WVG, ma la triste verità.

E noi, noi tutti, che faremo? Continueremo con il forza ragazzi, grazie per quello che fate, ma poi ci faremo distrarre dalle nostre tante altre occupazioni? Oppure sapremo agire con dei gesti concreti, anche piccoli, per salvare il nostro territorio?

Vedremo.

Ciao e buona continuazione. Ora e sempre, viva Via Gaggio. Non facciamocela scippare. Via Gaggio è di tutti, non di SEA.

Le nostre battaglie di civiltà

Si dice che le regole che disciplinano la convivenza sociale siano essenziali affinchè questa non si deteriori in una lotta di tutti contro tutti. E’ vero che, come diceva già Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, quando più persone si uniscono per formare una società, rinunciano di fatto ad una parte della loro “libertà” in cambio di tutela di fronte agli impulsi più distruttivi che albergano nei singoli e nei gruppi. Per quanto riguarda la politica internazionale, la psicoanalisi freudiana ha reso possibile un’ applicazione delle nozioni di Thanatos (istinto di morte) ed eros (la vita che vuole la vita) alle dinamiche della politica tra gli stati. Foucault parlava di biopolitica, ovvero delle politiche nazionali volte ad incrementare la vita all’interno dei confini di uno stato, e a limitare quella degli stati vicini. L’esempio più eclatante è dato dai vari rigurgiti nazionalisti che interpretano la nazione come una missione mondiale, una sorta di “elezione divina” che guida appunto queste politiche. Questo purtroppo lo scenario consueto, questo purtroppo l’esito di un’applicazione delle tecniche a favore delle macchine di morte, l’ecatombe delle due grandi guerre mondiali che hanno segnato la nostra storia nel Novecento. L’ingresso nella nostra storia della tecnica, non solo come strumento per “vincere l’inimicizia della natura” ma anche per massacrarla e produrre morte nelle contese internazionali, ha rappresentato un fattore dirompente, ha segnato, almeno all’apparenza il senso di una forte discontinuità.

A dispetto di uno scenario internazionale precario, sono sorti movimenti di opinioni pacifisti, anti-nazionalisti; a ciò si sono aggiunte organizzazioni internazionali volte al raggiungimento di una situazione “globale” segnata dal rispetto di valori universali condivisi e trasversali alle varie culture. E’ evidente come le attuali costruzioni politiche siano nate sul terreno di un riconoscimento fondamentale, quell”‘altro” che Levinas definisce come il depositario di diritti universali, il riconoscimento della libertà che richiede l’ingresso nella storia delle prime etiche sociali, nate sul terreno di una forte sensibilità emotiva, prima ancora che logico-astratta. Eros e thanatos, quindi, le due forze che si contendono il campo e che agiscono ad un livello sovra-individuale, la dimensione emotiva agisce prima di ogni riflessione di carattere razionale, le forze in campo sono interessi specifici, mossi da motivazioni di parte. Si dice che l’apparato tecnico (a base capitalistica si intende) necessita di figure particolari, dotate di competenze particolari e che la scelta di un candidato rispetto ad un altro si riduca ad una semplice pratica di “promozione sociale”, non contano le idee, quelle le hanno gli “altri” (leggi i politici o i tecnocrati). In realtà il discorso democratico è un discorso che necessita di cittadini responsabili, non necessariamente competenti (come vorrebbe un certo pensiero estremo sull’impossibilità di una vera democrazia) ma sensibili a determinate problematiche sociali e ambientali “in primis”. La democrazia vera appartiene al regno dell’utopia, l’orizzonte che dovrebbe dotare di “senso” un discorso democratico che vuole essere tale, una sorta di approssimazione “asintotica”, l’impegno (diceva Gramsci) attraverso la cultura di preparare cittadini con un profilo etico elevato, disposto non ad acquisire una competenza specifica in tutto (cosa impossibile) ma a filtrare “messaggi promozionali” ove si nasconde la cattiva coscienza di chi li “emette”. Come dire, studio della comunicazione multimediale che si svuota di contenuti per guardare alla forma, per colpire l’emotività senza parallelamente invitare a pensare. Già Brecht parlava della necessità, attraverso il suo teatro, di smascherare l’aspetto finzionale con lo scopo di far pensare; il cosiddetto teatro dello “straniamento”, un teatro non “mimetico”  (come diceva Aristotele nel suo Trattato “la Poetica”) ma funzionale a far riflettere (pertanto non catartico). Io aggiungerei la necessità delle “passioni”, queste vanno sì addolcite, curate e “coltivate” ma non spente (di fatto nemmeno Brecht voleva una cosa del genere), esse sono l’inizio di un processo destabilizzante, volto a superare lo status quo in direzione di un avanzamento “sociale” ma non solo. Le passioni a livello socio-politico necessitano di spessore etico da un lato e di un pensiero profondo e non omologato dall’altro. L’etica è il campo del “fare la verità”, come dire, tutti sanno quel che significa essere in una certa situazione esistenziale, ma bisogna passarci o esserci passati per “viverla veramente”. Così l’etica; ci saranno certamente delle leggi o principi di carattere generale, questi hanno però bisogno di “incarnarsi”, hanno un bisogno estremo di “soggettivismo”. Cosa vuol dire questo? Semplicemente riformulare il “relativismo culturale e valoriale” su una base fenomenologica che non esclude i valori che tengono insieme la comunità ma li fa parlare attraverso l’esistenza.

Per concludere vorrei riconnotare la nostra “battaglia culturale” nei termini di una valutazione di quello che potrebbe accadere al Parco del Ticino se si costruisse la Terza Pista di Malpensa; in questo caso non vale il pensiero che si suole definire “antiideologico” secondo cui l’impatto va prima valutato e solo in un secondo tempo si può prendere una decisione. Il rischio è che per “antiideologico” si finisca per intendere non “antidogmatismo” ma nullificazione di ogni prospettiva valoriale; rimane però il valore di un “apparato tecnico” che come diceva Emanuele Severino “rimane sempre uguale a sè stesso” e necessita dell’impermanenza delle cose, inserirsi nei processi di trasformazione naturale (o provocarne di nuovi artificialmente) per portare avanti un discorso etico (o meglio anti-etico) di carattere puramente predittivo. La democrazia è un gioco difficile e Via Gaggio vuole essere il segno di una battaglia culturale e di civiltà che non nega i valori; li riafferma invece con forza, su una base che non è quella del puro potenziamento dell'”apparato tecnico” (nella accezione già data prima) ma di un potenziamento dello spirito o detto altrimenti della nostra capacità di pensarci con l’altro (nell’accezione di Levinas) in società e nei nostri territori, non spazi neutri da attraversare semplicemente, ma simbolici per quel tanto che aprono ad un senso ulteriore, non meramente fattuale….territorio come storia individuale e collettiva insieme.

Festa Europea dei Parchi

Domenica 22 Maggio, in occasione della FESTA EUROPEA DEI PARCHI, il Coordinamento Salviamo il Ticino e il Comitato Viva Via Gaggio hanno organizzato la Camminata dei due Parchi.

Una camminata che unisce le due sponde lungo il fiume Ticino, i due parchi e le due comunità oggetto della Camminata: il Comune di Oleggio sede della partenza della camminata e il Comune di Lonate Pozzolo con la frazione di Tornavento, sede dell’arrivo della Camminata.

Patrocinano questa iniziativa i due Parchi, quello Lombardo e quello Piemontese della Valle del Ticino, Atl di Novara e i Comuni di Lonate Pozzolo ed Oleggio.

Sarà l’occasione per conoscere e ammirare quanto di veramente bello e unico questi due territori hanno da offrire sia dal punto di vista storico, archeologico, religioso e naturale. Si parte alle 8.30 dall’antica Chiesa di San Michele ad Oleggio per giungere alla Ex Dogana Austroungarica nel tardo pomeriggio, dopo aver percorso circa 15 Km e dopo aver visto e conosciuto Via Gaggio e la brughiera di Lonate, vittima designata della folle espansione aeroportuale.

Vi aspettiamo numerosi.

Ecco il volantino dell’iniziativa e il formato pdf da diffondere agli amici LOCANDINA 2011 CAMMINATA 2 PARCHI


La Brughiera: questa ricchezza sconosciuta

Mattina di sorprese quella organizzata dal Comitato Viva Via Gaggio presso la ex Dogana Austroungarica di Tornavento.

Si discuteva di Biodiversità e di Brughiera, due concetti poco conosciuti e apprezzati soprattutto dai cosiddetti sponsor dell’espansione aeroportuale a tutti i costi.

Chiamati a portare un contributo alla discussione erano Milena Bertani Presidente del Parco del Ticino, Giuseppe Bogliani docente dell’Università di Pavia e Guido Trivellini anch’egli ricercatore presso l’Università di Pavia.

La presidente del Parco ha dato forfait, e ha lasciato delusi soprattutto i membri del Comitato che hanno organizzato questo appuntamento anche forti di una condivisione totale del progetto da parte della Presidente Bertani.

Molti interessanti ed apprezzati invece gli interventi degli altri relatori. Il titolo del convegno era tutto concentrato sul concetto di Brughiera, inteso appunto come scrigno della biodiversità.

-Abbiamo definito la brughiera come scrigno della Biodiversità, proprio perché consideriamo questo ambiente uno dei più ricchi e unici nel territorio lombardo e nazionale – dice Walter Girardi del Comitato Viva Via Gaggio moderatore del convegno. – E nello scrigno vanno messe tutte quelle cose che vanno protette, tutelate e custodite, proprio perché la loro ricchezza è veramente inestimabile.

Quello che è emerso invece dagli interventi di Bogliani e Trivellini invece ha ulteriormente sostenuto e spiegato meglio questo concetto di ricchezza e biodiversità.

Nel suo intervento il Prof Bogliani ha raccontato la particolarità e l’unicità di questo territorio, che è per certi versi ancora poco conosciuto e apprezzato per il suo immenso valore ambientale e naturale e che rischia di scomparire nell’assoluta indifferenza da parte di enti, locali e nazionali ed anche europei che in questi anni non hanno dedicato forse la giusta attenzione su questo territorio.

L’intervento del Dott. Trivellini invece è servito per capire ulteriormente la ricchezza di questa zona. Sono stati presentati i risultati di una serie di campionamenti effettuati nel corso di due anni che il dotto Trivellini in collaborazione con altri laureandi della Università di Pavia come Stefano Basso hanno fatto proprio nella brughiera di Lonate Pozzolo.

Risultati che hanno permesso per esempio di scoprire nuove specie animali nel territorio del Parco del Ticino e addirittura mai monitorati in Lombardia;

Così come è stato monitorato e confermato il concetto di biodiversità presente in queste zone.

Moltissime specie di animali, invertebrati e insetti, presenti in numerose famiglie.

Guest star due specie protette e contemplate nell’Allegato I della Direttiva Uccelli e nella Direttiva Habitat come l’Averla e il Succiacapre che hanno trovato nella brughiera di Lonate un vero e proprio habitat ideale per la propria nidificazione.

Segnale quest’ultimo che conferma l’importanza di questo territorio per le migrazioni degli animali e che rischiano di sparire un domani perché il terreno arido, della brughiera , il brugo, la ginestra e la Molinia verranno soppiantati da capannoni, asfalto e cemento della terza pista e delle strutture annesse che SEA vorrebbe realizzare nei 330 ettari di brughiera.

Le conclusioni, affidate a Walter Girardi, dopo il dibattito durante il quale sono intervenuto gli esponenti di alcune associazioni presenti come Lipu e WWF, si sono focalizzate sul fatto di dover far capire quale rischio corre oggi questo territorio.

Nel senso che oggi la brughiera è uno scrigno vivibile e visibile da tutti, anzi da moltissime persone ed è un patrimonio di tutti, patrimonio di un immenso valore.

Anche se provassimo con qualche strumento economico a calcolare il valore di questo territorio, il risultato sarebbe di gran lunga inferiore rispetto al vero “valore” di questo ambiente.

Purtroppo la non conoscenza, il non apprezzamento per queste cose e l’assoluta indifferenza ma soprattutto l’ingordigia economica che porterà guadagni solo a pochi a discapito di moltissimi, vuole cancellare queste cose.

Cancellarle nel silenzio generale e purtroppo in maniera irreversibile.

Come cita spesso il Comitato Viva Via GAGGIO, da questi processi indietro non si torna, e ciò che avevi prima rischi di non averlo più. Parafrasando Paolini “ se hai un acquario e vuoi fare una frittura di pesce, non è detto che poi avrai indietro l’acquario – qui diciamo se hai un parco e vuoi fare la terza pista (più capannoni, capannoni, capannoni) non avrai indietro il parco.

La battaglia di civiltà continua, e si arricchisce ogni giorno di nuove persone e di nuovi aspetti che rischiano di sparire per colpa di chi non vuole “vedere” cosa c’è sul territorio. Alla fine si tireranno le somme di tutto quello che sparirà per colpa della scellerata idea della terza pista e forse in quel momento ci renderemo conto di quanto stiamo per perdere.

Noi che stiamo già facendo questa somma, invece chiediamo ai fautori del progetto scellerato della terza pista se ha veramente senso cancellare questo patrimonio di tutti, in un momento in cui la presenza si questi ambiti sul territorio è decisamente importante per rendere la nostra vita qualitativamente migliore?

Siamo struttura o libertà? Viva Via Gaggio come espressione della nostra libertà.

Vorrei spendere un paio di parole su un concetto fatto proprio da gran parte della cultura dell’Ottocento e che ancora oggi in ambiti molto diversi continua a fare scuola; si tratta dello “strutturalismo”. Grande innovazione; la scoperta di un paradigma culturale di riferimento che dia ragione della nostra “sudditanza” a un sistema valoriale di riferimento.Già altre volte ho parlato della necessità di “guardarci” con le lenti di uno scienziato, che riconduce ogni manifestazione parziale all’interno di un sistema culturale, a partire dal tutto e viceversa. In critica letteraria lo strutturalismo di Jacobson, che vale in linguistica come in letteratura, ha aperto la strada a valutazioni democratiche circa lo statuto epistemologico di ogni fenomeno culturale. Dal punto di vista del cosiddetto “culturalismo” risulta importante valutare un articolo di giornale, allo stesso modo che “analizzare” (in senso strutturalista si intende) un romanzo particolarmente valutato dalla critica. Comprenderci nel nostro tempo è importante, capire le dinamiche di un divenire sociale complesso, anche questa risulta essere una sfida notevole. Si dice (non l’ho detto io ma non importa) che in democrazia non vincono i migliori ma gli eletti….bisognerebbe poi capire chi sono questi “eletti” e quali sono le idee a partire dalle quali essi vorrebbero cambiare le nostre società. Le forze che muovono le nostre società si lasciano difficilmente individuare, la sociologia non è una scienza tout court (nel senso di analizzare un oggetto attraverso paradigmi che per comodità potremmo definire “scientifici”), essa attingendo i propri paradigmi concettuali per lo più dalle scienze dello spirito, non può far altro che avanzare un sapere ipotetico difficilmente controllabile attraverso degli esperimenti ad hoc. Occorre il concorso di discipline afferenti tra cui la psicanalisi (non solo), tenendo comunque presente che l’ambito “individuale” non è deducibile in maniera immediata dal livello superiore (o sociale) e viceversa. Passando dall’individuale al sociale e viceversa, pur rimanendo legittima la possibilità di una “traduzione”, questa è comunque necessaria; la società del postmoderno è anche questo, esigenza di una “complessità” intesa come contributo teorico e critico di diversi studiosi, rimanendo fermo il principio di una difficile “traducibilità” dei diversi statuti disciplinari. Lo strutturalismo rimane lo strumento privilegiato (anche se per il momento non quello esclusivo) di una società che sembra porre l’accento sul carattere “deterministico” dei fenomeni sociali, svilendo l’aspetto relativo alla libertà.

In una società come la nostra, in cui i “destini individuali” sembrano giocarsi al di sopra delle nostre teste (frutto di una cattiva globalizzazione) occorre riscoprire le proprie identità specifiche, ma con una prospettiva nuova; non per dividere, ma per ricomporre in un progetto più ampio, non per fermare il divenire storico ma piuttosto per indirizzarlo. Ecco che l’elemento della libertà ritorna, già Foucault nel suo saggio (o meglio trilogia sulla sessualità, ultima sua opera in cui sottolineava questo aspetto) parlava dell’esigenza di superare quella che Marcuse definiva “desublimazione repressiva”, ovvero la disponibiltà di una sessualità solo apparentemente “liberata” ma di fatto ancora una volta subordinata ai giochi di potere. Il controllo sulla sessualità in un ordinamento democratico come il nostro non avrebbe senso (è venuto meno il principio della colpa, almeno nei termini in cui questa era intesa fino a un passato non troppo lontano), lo avrebbe però la sua liberazione in un’ottica “consumistica” (la cosiddetta pornografia) che ottunde le menti, fiacca la loro indignazione sociale e letteralmente “spegne” le loro rabbie e le chiude in un bigottismo senza speranza. Quale è allora la vera libertà? Foucault parlava di sviluppare il pensiero critico e “non conforme”, di non credere ad una informazione orizzontale (nel senso che non va al fondo delle cose), e di non pensare ingenuamente di essere completamente liberi; infatti, solo accettando il nostro tempo e le “strutture” che ci regolano (dall’immediato della nostra esperienza al complesso delle forme superiori della cultura accademica) è possibile agire per un possibile cambiamento.

Detto questo, vorrei accennare ad un fatto importante e determinante; non è assolutamente vero che tutta la cultura sia conforme ad un pensiero consumistico, che sia appiattita in ordinamenti procedurali rigidi (sembrano questi gli assunti del behaviourismo o comportamentismo); la cultura è sfacettata, e tra la “spazzatura” si nascondono dei gioielli, delle perle che occorre se si vuole cercare, raccogliere e “valorizzare”. La ricerca è come un cammino, l’importante come in psicanalisi non è spesso quello che è “manifesto”, ma il cosiddetto “scarto fenomenico”; ciò che attraverso un elemento esterno apparentemente insignificante mette in moto una serie di ricordi e associazioni già sintomo di una rimozione. Spesso questi ricordi che si presentano nella modalità dei “sogni a occhi aperti” (ma non solo, è ovvia la nostra normale attività onirica) vengono successivamente rimossi per riaffiorare continuamente e in prossimità di determinati nodi esistenziali. Walter Benjamin parlava di uno sforza “ermeneutico” di questo tipo (o interpretativo partendo dal tutto) come possibilità di una biografia altra, sempre possibile a patto di non volersi accontentare. E’ ovvio, come ho già avuto modo di dire altrove, che ogni epoca presenta le sue problematiche, la nostra proprio queste; democrazia e omologazione, globalizzazione e risorgenza di nazionalismi integrali, bisogno di un sapere più profondamente fondato e suo appiattimento ad istanze di potere. Come barcamenarsi tra queste polarità? Certamente non lasciando il timone ad altri, ma accettando la parzialità di ogni ipotesi interpretativa e impegnarsi con grande forza in ogni forma di progetto comunitario che abbia finalità non egoistiche, pur sapendo che viviamo in quest’epoca ben precisa, e che la storia non si rinnoverà con una palingenesi (come succedeva nel passato in cui “certi rivoluzionari” sembravano prometterci il paradiso in terra). Forse i miracoli non esistono o forse sì. Per restare in tema di biodiversità e pratiche ecosostenibili nel nostro paese, vorrei ricordare come, fino a non molto tempo fa, pochi tra noi avevano veramente compreso l’importanza della natura e del proprio territorio; oggi, nonostante tentativi in direzione opposta, la maggioranza di noi italiani ha ormai acquisito l’idea di un rispetto di sè stessi che passa anche attraverso i  territori. Tutto è interconnesso, è impossibile tracciare un diagramma che renda ragione delle conflittualità intrinseche al nostro sistema; tuttavia se si cerca bene, nell’universo mediatico del nostro tempo che sembra appiattire tutto, esiste un filone aureo che la “semplificazione culturale non può e non riesce a prosciugare”. Questo significa che lo “strutturalismo” ci vuole in un certo modo; noi siamo figli di quest’epoca e viviamo in un territorio ben definito, queste sono le nostre “coordinate situazionali”; tuttavia una qualche forma di libertà ci rimane, occorre solo cercare e “camminare”…..

Dove? Forse che Via Gaggio non sia il segno di una battaglia più ampia? Culturale ed esistenziale? Particolare ma anche universale, si difende Via Gaggio come altri territori, si cammina lungo di essa come nella nostra vita, si discerne nella brughiera una diversità di forme di vita vegetali o animali come noi incontriamo un Altro non omologato (intendo le cose, o persone che si lasciano essere per quello che sono, quindi sartianamente “libere”). Via Gaggio come resistenza, ma non fine a sè stessa bensì come monito ad un vivere diverso, superiore perchè non appiattito su una dimensione “senza tempo” quale quella consumistica. E’ la differenza tra l’amore vero e quello pornografico, quest’ultimo è gioco al limite, stanco, ripetitivo e banalizzante. E’ come due persone vedono un fiore o un paesaggio; la persona “concreta” (in senso dipregiativo naturalmente, il riferimento non è alla concretezza delle cose in senso proprio) vede nulla che non sia ciò che è (ovvero la banalità della cosa in sè….), Emily Dickinson la maggiore poetessa americana era invece così profonda da individuare in ogni cosa il riflesso del tutto.

Ultimo problema che emerge dal nostro vivere in quest’epoca è la visione del pensiero filosofico (mi riferisco in questo caso mi riferisco alla filosofia in senso generale e non ai libri che di filosofia parlano) come “estremamente razionale” o scientifico, sempre pronto a tenere libera la via da ogni intralcio metafisico (o epistemico); dimostrare la necessità di una dimensione “reale” del vivere. Questo però se non si vuole fare lo sforza di cercare meglio e vedere come il “pensiero razionale” non sia tutto e come lo stesso pensiero scientifico (non lo dico con disprezzo, tutt’altro) non sia un’altra forma di soggettività, come era solito dire Husserl, il padre della “fenomenologia”. I tempi non sono facili ma ci sono dei segnali, occorre seguirli;forse che  sarà possibile una dimensione del vivere diversa? Vedremo, intanto passeggiamo per la Via Gaggio……….la nostra Via..

Si finanzia l’Ecomuseo

Torniamo a parlare di Ecomuseo. Lo avevamo proposto ai gruppi consiliari nello scenario di Piazza Parravicino a Tornavento lo scorso 1 di Giugno. Lo abbiamo raccontato e presentato, dopo l’approvazione in consiglio comunale durante una serata pubblica lo scorso settembre. In questi messi abbiamo iniziato a ragionare e lavorare sulla forma giuridica e sugli aspetti di gestione e parallelamente lo abbiamo riempito di contenuti; quei contenuti che ci circondano e che fanno parte di questo territorio.

Una sera ricevemmo pure l’invito di due assessori Comunali Patera e Simontacchi che voleva farci una proposta. Ci raccontarono della possibilità di avere dei finanziamenti per l’ecomuseo, messi a disposizione da DHL Global Forwarding SpA del gruppo Deutsche Post DHL, presentando un piccolo progetto che raccontasse e spiegasse la filosofia e il progetto dell’Ecomuseo. Lo realizzammo a tempo di record, anche perché già stavamo lavorando alacremente su quel fronte.

E’ di questi giorni, la notizia che il progetto è stato finanziato con una somma di denaro considerevole.

Ne abbiamo parlato in una conferenza stampa dove alla presenza della Giunta Comunale di Lonate Pozzolo, di alcuni consiglieri comunali e di cittadini e dei vertici di DHL è stato annunciato questo finanziamento.

Un grazie a Nadia Rosa e Mario Volontè per le foto.


Nel mio intervento oltre a ricordare i passi fatti per arrivare a questo risultato ho voluto parlare anche dei contenuti del progetto, annunciando alcuni percorsi e le tematiche su cui stiamo lavorando per far conoscere veramente attraverso l’Ecomuseo, la storia, le tradizioni, le nostre radici, l’ambiente e le sue caratteristiche e le bellezze del nostro territorio; Ma ho avuto modo di affermare una cosa importantissima e assolutamente necessaria “se non ci fosse stato il lavoro di Ambrogio Milani e dei volantari, noi oggi non saremmo qui a parlare di Ecomuseo” – “Sono loro che di fatto hanno costruito in questi anni l’Ecomuseo”. 

Laddove si incontra il limite…

Sul numero del Panda (la rivista del wwf) del marzo scorso è comparso un breve articolo di Fulco Pratesi, uno dei più apprezzati naturalisti italiani, in cui si accenna all’appuntamento del 26 marzo scorso, di grande portata simbolica. Un appuntamento caratterizzato dall’ora di buio, dalle 20.30 alle 21.30 in cui tutte le fonti luminose domestiche e non sarebbero state spente, segno di una sensibilità crescente nei confronti della crisi climatica che aggredisce il pianeta. Sempre nell’articolo si sottolinea non tanto l’aspetto del risparmio energetico (di per sè trascurabile) quanto piuttosto la possibilità che noi, favoriti dall’oscurità, potessimo riflettere sui grandi temi che coinvolgono l’umanità all’inizio di questo millennio. Problematiche ambientali di notevole entità e senza voler fare la Cassandra della situazione, riflettere sui nostri attuali paradigmi di sviluppo. Come brevissimo excursus storico vorrei dire come già, a partire dal V sec. a.C., in piena età periclea il mondo greco cominci a prendere contatto con una cultura al tempo mondiale, la cultura persiana, e come cominci a riflettere sulla possibilità di rompere il suo tempo mitico (ovvero quello della stabilità) per aprirsi a quella dimensione storica che, come quella attuale non può fare a meno di pensare al futuro se non nei termini di un progresso continuo e illimitato. Furono le guerre persiane, la vittoria che i greci (suddivisi nelle varie polis) riportarono sui persiani (di gran lunga superiori militarmente e numericamente) ad aprire ad una prospettiva diversa, tempo storico rubato agli dei (metaforicamente), in quanto il greco per la prima volta si scopre capace di pensarsi oltre i confini del pensiero tradizionale, non più dei a tutelarlo ma un’umanità in fermento che non avverte più senso di colpa per la sua hybris (o tracotanza). Questo ancora non implica il superamento del nomos (o legge), anzi una legge ha sempre implicato la possibilità di un ordine, e di una tutela rispetto a quegli impulsi egoistici che avrebbero implicato quella “lotta di tutti contro tutti” paventata dai legislatori o dall’umanità in generale. Ciò che comicia ad incrinarsi non è tanto il senso della legge, quanto piuttosto l’idea per cui una società deve essere proiettata verso un progresso illimitato da un lato, mantenendo però saldi certi principi morali ed etici consolidati dalla tradizione. Come dire, la “sapienza della tradizione” è di aiuto sia sul piano normativo, che sul piano umano – esistenziale, offre risposte “simboliche” (ovvero non ultimative) sui grandi problemi dell’uomo.

Ad un certo punto della sua storia il pensiero occidentale (di questo stiamo di fatto trattando, essendo ormai il pensiero predominante a livello globale) nel Settecento ha avvertito un primo senso di fastidio nei confronti della tradizione, portando avanti una battaglia per un progresso di tipo morale, quel progresso in cui noi crediamo ancora oggi. Qual’è pertanto la questione? Semplicemente il fatto che con i grandi progressi tecnologici di fine Ottocento si è fatta strada sempre più l’insofferenza ad ogni tipo di legge, divenendo questa parte integrante del “divenire storico”, si pensi ad Hegel o Marx. Superamento della legge pertanto, volontà di inscriverla nelle possibilità descrittive della scienza cosiddetta positiva (perchè ambisce a spiegare tutto, ad esempio oltre alla scienza vera e propria la filosofia idealistica di Hegel e il materialismo dialettico di Marx) oppure negazione di ogni valore, altro aspetto di un progresso che si vuole morale perchè negazione di ogni morale. Su questo versante richiamiamo tra tutte la personalità di Nietszche, il filosofo della “morte di Dio”, colui che ha ucciso Dio perchè inutile o menzogna…ma anche il filosofo dell'”eterno ritorno dell’eguale”, principio metafisico che assolutizza l’istante (di fatto la metafisica ritorna nel suo pensiero).

Esiste poi la fase più vicina a noi, quella del benessere diffuso almeno nelle nostre società (ma non a livello globale) e della “serializzazione”, ovvero della perdita di quella relazione con l’oggetto che ne incorpora valore d’uso, valore affettivo e valore commerciale. Quindi un semplice “oggetto seriale”, povero sul piano estetico, e spesso anche su quello affettivo. Un oggetto che va consumato per poter essere subito rimpiazzato, siamo nel pieno della società consumistica, una società che vuole consumi elevati per mantenere alti i livelli di produzione. Dal punto di vista del NOMOS, siamo ancora nella contraddizione, superamento della legge, da un lato,quando essa intralcia il progresso materiale dell’umanità ma anche suo superamento per garantirne il progresso spirituale. Nasce così la legge positiva, quella legge che è fatta dagli uomini e che non è più riflesso di un divino che la ispira e che al tempo crea un “vuoto etico” che solo una visione dei “valori” in termini pragmatici (le leggi funzionano o meno) sembra non essere in grado di colmare. Forse “deresponsabilizzazione” laddove si afferma che la tecnica deve sempre e comunque crescere, e sfida quando si cerca di articolare un discorso etico che metta al centro l’uomo e i suoi bisogni, ma che non nega a priori il divino, semplicemente cerca di avvicinarlo a noi attraverso l’esistenza. Attraversiamo una fase acuta di nichilismo (molti filosofi tra cui Emanuele Severino hanno insistito su questo concetto), il pensiero dominante in antropologia è quello, sicuramente corretto, che una verità si fa, questa però sembra perdersi nei mille rivoli di un sistema consumistico che sembra annullare tensioni e conflitti…..salvo poi essere “violenza” allo stato puro. Sempre E.Severino sosteneva l’idea per cui la credenza del “tutto scorre” e diviene, che nulla è certo, che i valori si fanno sempre al momento è sorella dell’omicidio, io rompo il nesso che lega una vita individuale al tutto (così come ogni oggetto è separato dal contesto e annullato come mero manufatto serializzato, oggetto di consumo). Il nichilismo sembra necessario o è l’atto ancora di una suprema arroganza (la hybris di cui parlavo prima)? Non è forse un atto di grande saggezza ricomprendere la nozione di limite e di pensare al progresso come trasformazione da un lato, ma continuità dall’altro (ecco ancora il concetto di “sviluppo ecosostenibile”)? Ecco che ritorna la metafora del buio, noi sappiamo che tutte le conoscenze che possediamo sono rappresentazioni parziali della realtà (forse la “ragione” può guadagnarci dal “buio”, cessando di essere positiva). Un paradigma rovesciato che, almeno da questo punto di vista, sembra dare ragione alla psicanalisi, una “ragione” che funziona perchè si è ripresa quel limite (il buio appunto) che le permette di fare ipotesi e di trovare soluzioni a problemi complessi e lasciandosi guidare anche dall’intuizione (naturalmente parlo della ragione anche in termini generali). Intuizione e componente affettiva, noi siamo anche questo e non solo una serie di “procedure formalizzate”…ecco l’importanza del buio, di quel buio che forse a giugno ci guiderà in una Via Gaggio più viva che mai, più radicata nei nostri cuori che mai.

Anche Beppe Grillo dice “VIVA VIA GAGGIO”

Alle numerose persone che seguono e danno il loro contributo alla nostra battaglia di civiltà, dobbiamo aggiungerne una.

E non una persona qualunque, ma Beppe Grillo. Ieri sera era atteso in Piazza San Giovanni a Busto Arsizio dove era presente per la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. In mezzo alle 2.000 persone che hanno affollato ieri sera il centro di Busto c’era anche il comitato Viva Via Gaggio.

Abbiamo atteso che finisse il suo intervento e siamo riusciti a parlare con lui anche se per pochissimo tempo.

Ha definito la terza pista una “P******** PAZZESCA”, poi si è fatto serio e ha detto “fatemi passare la campagna elettorale e poi ci sentiamo”. Gli abbiamo dato un pò di documenti sull’attività del Comitato, sulle conseguenze che la terza pista porta con sè.

Gli abbiamo regalato anche una maglietta del Comitato e una nostra spilla, regali decisamente molto apprezzati.

Prima di andare a mangiare, dopo un lungo ed estenuante tour elettorale ci ha firmato un autografo speciale…tutto per noi.

Altre foto della serata:

Un giorno di lavoro

Badile, pettorina arancione, guanti e una pietra.

Un nastro giallo, accompagnato da un cartello, i gazebi come contorno di un cantiere, mancava solo la recinzione e il filo spinato.

Questo è stato un giorno di lavoro, un pò particolare anche perché era il 1 di Maggio.

Abbiamo chiuso per un pò Via Gaggio, abbiamo simulato l’impatto che un domani si avrà qualora partissero i lavori per privare tutti i cittadini di questa zona.

Tra incredulità, indifferenza e anche qualche “malumore” abbiamo spiegato la ragioni della nostra iniziativa e le conseguenze che questo progetto avrà sulla zona.

Qualcuno non ci crede, è ancora convinto che tutta questa zona non sparirà e che la terza pista non cancellerà Via Gaggio, così come qualcuno è convinto che con la pista più a sud gli aerei non voleranno più bassi su Nosate, Turbigo e i paesi del castanese…beata ignoranza!!!

Un ringraziamento agli amici della web tv della SOStenibilità che hanno ripreso la giornata e che a breve realizzeranno un documentario su di noi e sulla nostra battaglia di civiltà.

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