Via Gaggio, un modo per conoscerci e ascoltare…..

Vorrei partire da un’osservazione di carattere generale, dall’alto, Via Gaggio è solo una via e la brughiera solo una brughiera e i boschi solo boschi, cosa d’altro se non “realtà” definibili con concetti di carattere generale? Già altrove ho parlato della “dittatura del codice”, un concetto elaborato in sociologia per descrivere uno dei problemi più scottanti delle nostre società consumistiche. La “dittatura del codice” è tutt’altra cosa che materialismo come si potrebbe in prima battuta pensare; mi spiego, se per materialismo intendiamo il possesso di un oggetto, il cui valore è affettivo, anche nel senso di feticcio, allora ci troviamo di fronte ad un materialismo vero e proprio. La cosa è lì, la sua mancanza genera in noi un forte desiderio, non riusciamo a trovare un surrogato, a meno di non disporre di un “mezzo” diverso che ne compensa la mancanza; ecco che sopraggiunge il denaro. Nessuno ama possedere il denaro di per sè, ma per quello che esso potrebbe significare; oggetti di varia natura, lusso e agi…Ben lungi dal fare una critica ingenua di quel che può significare per molti una vita più agiata (e ahimè persino da noi, molti non se la passano proprio bene), ciò che mi preme è sottolineare questo aspetto da surrogato (dell’oggetto) che il denaro può significare. Da questo punto di vista, valutare la possibilità di poter avere un qualcosa che non si possiede, semplicemente perchè si dispone di un’adeguata “capacità economica”, è un aspetto che richiama un certo pensiero “idealista” (o spiritualista in senso hegeliano). La realtà mi appartiene perchè ho la forza economica di poterne acquistare almeno una parte; le cose non sono a mia disposizione, ma posso ottenerle o addirittura “commutarle”; ecco la “dittatura del codice” di cui parlavo prima. Mi spiego, valutare gli oggetti sulla base del loro valore d’acquisto è del tutto naturale, ma ridurre gli oggetti a merce laddove da essi non “protende” nulla se non il loro valore economico, ebbene questo può essere preoccupante. Cosa è il feticcio se non un possesso vuoto, un oggetto “inglobato” nella nostra “coscienza” attraverso un meccanismo di controllo? Da questo punto di vista la “dittatura” del codice diventa possesso fittizio, un apparente movimento della coscienza verso l’acquisizione della realtà tutta, annullandola al tempo stesso (credo di possedere il reale, in realtà possiedo solo me stesso, la povertà estrema dei meccanismi di controllo che attuo per non vivere l’angoscia della mia -heideggerianamente- “gettatezza”); ovvero rendo l’oggetto conforme ad un mio desiderio di spogliarlo di “ogni attributo” ridurlo a mera appendice della mia volontà di dominio.

A questo punto, dopo aver introdotto la tematica del feticismo (inteso, sia chiaro, in chiave di incapacità di portare a termine un processo di rappresentazione simbolica del reale da parte del soggetto) e della dittatura del codice come problematica ad esso associata, parlerei del modo in cui noi conosciamo, perchè è attraverso un pensiero adeguato che si può comprendere la necessità di proteggere una via (la Via Gaggio) che è più di una via, e una brughiera che non è solo una brughiera…..Molti studiosi dell’epistemologia (come scienza che studia il modo in cui noi conosciamo il reale) ritengono necessario mettere insieme l’ontologia (teoria dell’essere) e le scienze cognitive (con uno statuto di riferimento epistemologico complesso perchè mette insieme psicologia cognitiva, e quindi descrittiva con assunti neurologici) per cercare di dare una risposta adeguata a questo problema. E’ chiaro che noi conosciamo partendo dal reale operando astrazioni, “etichettando” le cose per specie e generi; questo “pensiero astratto” è già in una qualche misura all’opera nei bambini (per lo psicanalista svizzero Piaget raggiunge l’apice, o perviene a piena maturazione verso i 14 anni). Questo pensiero astratto o simbolico (nel senso etimologico di mettere insieme) è in larga misura necessario per “catturare il reale” per non perdersi nel molteplice sensibile. Le astrazioni dell’adultità si esplicano invece come filosofie astratte, o teorie economiche o scienze matematiche che descrivono la realtà in termini di universali (appunto astratti). Da dove ci viene questo pensiero, se dalla realtà o da un preciso piano evolutivo (intelligente e quindi divino, oppure semplicemente biologico) non è possibile stabilirlo. Ad un livello di astrazione pura ci si può perdere nella incapacità di pensare ad una realtà che non si lascia inglobare nei nostri concetti, che la eccede; è forse l’AMOR FATI di cui parla il filosofo Marcello Veneziani. Il reale ridotto a “pura astrazione” si lascia cogliere come un insieme di “leggi” che valgono sempre e comunque, che giustificano il divenire per controllarlo; in una parola questo è determinismo, in una parola, questa è follia….Qualcuno direbbe che il determinismo esiste solo nella mente di Dio (che tutto conosce e quindi le n-infinite variabili presenti nel mondo fisico); quindi l’uomo come Dio. Quest’ottica è “semplicistica”, riduce la realtà a schemi, a leggi, proprio nel momento in cui le scienze si rivelano sempre più ipotetiche e “ignoranti” rispetto alle cause ultime o finali.

Allora cosa rimane se non l’ammissione del “semplice” (nel senso di chi va al nocciolo delle cose) che dice della necessità di un completamento affettivo della nostra conoscenza? Attività simbolica che vede nelle cose non solo “misure” ma un’eccedenza di senso, che le descrive di volta in volta con il linguaggio della scienza, ma anche con quello della poesia; tenendo presente che anche un’arida descrizione scientifica può essere poesia, alimentarla perchè dischiude orizzonti inediti delle cose. Mi riferisco alla nostra passeggiata in brughiera, mentre il nostra amico naturalista Luciano Turrici ci spiegava della vita della brughiera; quel tipo di conoscenza era in parte poesia, conoscenza che cercava ancora una volta di “catturare” le cose, facendolo però con umiltà e la parentesi di chi dice; “adesso la cosa ci ritorna indietro e ci chiede nuove modalità di approccio”. Questo è il pensiero di chi “discende” nel mondo (così direbbe James Hilmann, ma non solo) nel momento in cui “cresce”; crescere è, insieme, affondare le radice nel terreno guardando al cielo, al mondo delle idee; astrazione dopo il contatto con il mondo, bisogno evolutivo da un lato, bisogno affettivo dall’altro; fenomenologicamente rimangono colori e cose, alberi singoli, specie floreali e animali, ognuna presa singolarmente, ed insieme descritta per comodità scientifica. L’anima che incontra il mondo (direbbe ancora Hegel) e che poi ritorna alla sua origine divina, ma con un mondo che, però non possiede, ma che corteggia per elevarsi, discende per salire; così, Via Gaggio non è nostra, ma il paradigma di un modello educativo che “responsabilizza” i giovani, li mette sulla strada che porta alle stelle, li fa desiderare (etimologicamente guardare oltre le stelle), ma a partire da questo mondo e con lo sguardo rivolto a questo mondo che richiede attenzione e amore. Ecco la differenza tra l’adulto che guarda con sguardo semplice (e penso ancora alla nostra Via Gaggio) e l’adulto che in modo semplicistico diventa schiavo delle proprie procedure cognitive di tipo riduttivo; esempio; Via Gaggio? Solo una via, la brughiera, solo una brughiera…..

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: