Via Gaggio, condizione dello spirito o solo una battaglia tra le tante?

Via Gaggio attraversa un territorio bellissimo, non solo brughiera ma anche storia e cultura, non il giardinetto di Lonate, il suo bel orticello ad uso e consumo di qualche cittadino che la domenica preso dalla noia si fa un giretto fino alla ex-dogana austro-ungarica. Via Gaggio è una strada, metafora del giusto rapporto con il territorio, nè rapace, nè indifferente. Viviamo l’epoca della globalizzazione, un’epoca (direbbe Heidegger) di povertà estrema contrassegnata dalla perdita di un rapporto affettivo con il reale; gli oggetti si valutano sulla base del loro effettivo valore d’uso adombrando in maniera spesso decisiva il loro valore “relazionale”. Non è qui in questione la possibilità di fare valutazioni razionali, bensì di “relativizzarle”; la “misura” non è l’intera realtà ma solo una sua parte. Occorre dire, di contro ad un modo di vivere e pensare ancora per molti “utilitaristico” e “funzionale” pare che le cosiddette scienze stiano assai umilmente dismettendo i panni del “sapere dogmatico” dicendo; “il sapere che le nostre pratiche trasmettono è solo ipotetico”. Il problema diventa però “etico” di fronte ad uno scetticismo che si vuole come conseguenza della deriva dei valori tradizionali, metterli in discussione semplicemente dicendo: “la verità non esiste, intorno ad essa valgono solo opinioni, di queste soltanto possiamo essere certi”. I valori valgono nella misura in cui si pongono come fari nelle nostre vite, sono indicatori che ci mettono sulla via nei momenti di incertezza, oppure danno la misura di un ideale da raggiungere, un obbiettivo a cui “approssimarsi” orientando le nostre azioni. Ebbene questo orizzonte è il nostro futuro, non dato in maniera  evidente, ma va cercato sulla via; si delinea strada facendo, i suoi contorni sfumati si rendono più chiari a chi ha lo sguardo per vederli, a chi ha il coraggio dell'”interrogazione” direbbe Heidegger, quell’interrogazione che è una domanda di senso. A questo punto (e mentre scrivo mi sembra con la fantasia di percorrere Via Gaggio) sembra perdere vigore lo scetticismo (anche non radicale) di chi con sofismi cerca di ricercare “razionalmente” un senso, a dire che questo è nelle “pieghe del divenire”; come dire l’etica è morale allo stato nascente, quindi non scritta, si definisce strada facendo….è vero, sto camminando sulla Via che conduce alla ex dogana, mi guardo intorno e, forse mi rendo conto che le cose sono più semplici, è più semplice uscire dalla dittatura del codice (come la definiscono i sociologi quando parlano dell’appiattimento del reale ad una semplice logica economicista) di quello che potrebbe sembrare usando il solo pensiero…..

La filosofia cognitiva insieme ad altre discipline che studiano la “motivazione” ci insegnano che tutto parte con una “rivelazione” (o usando un termine più poetico “epifania”), un sentimento di appartenenza, non importa quanto razionale, quel sentimento che insieme si profila come antidoto sia al dogmatismo più intollerante, sia all’idea che tutto è “opinione” senza un vero fondo epistemico, in termini più radicali scetticismo puro. Condizione per diventare “etici” è il cammino su “questa via” (ancora via Gaggio), la “verità” necessità di movimento, non un movimento qualsiasi attraverso tanti non luoghi, ma attraverso i luoghi che sono le nostre storie….la verità si fa, ma essa  preesiste anche nella storia delle nostre comunità e nelle nostre biografie, quelle “esemplari” ma anche quelle più comuni, le nostre. “Valgono” i vari saperi, le “tecniche” che la nostra specie ha voluto “creare” per poter vivere, ma non si è mai pensato che, anche le tecniche, possono essere “disvelate” nel loro essere pratiche consolidate di sapienza popolare (e non solo)? I padri insegnano ai figli i trucchi del mestieri, questi ai loro dicendenti e così via…ad un certo punto però sopraggiunge l’innovazione e anche questa viene fatta oggetto di trasmissione; certo l’epoca attuale risulta più problematica, predominano più i “tecnicismi particolari” che le visioni d’insieme, esiste una enorme disparità tra la cultura soggettiva e quella materiale che ci circonda. Se a ciò aggiungiamo la virtualità come discorso intorno a ciò che “non è” ma potrebbe essere, ebbene tutto questo sembra diventare metafora di un discorso troppo razionale che adombra quello più propriamente affettivo e relazionale (o simbolico). Non esistono ricette facili per uscire da questo apparente non senso se non recuperare il lato affettivo delle cose e ribaltare insieme il discorso di una tecnica invasiva che si può invece usare come pratica “non” per distruggere, ma costruire. Dice un filosofo contemporaneo Umberto Galimberti; “i problemi della tecnica si risolvono con la tecnica”; come dire che le pratiche ecosostenibili sono frutto di saperi consolidati dalla tradizione o fortemente innovativi.

Torniamo però alla nostra Via Gaggio, percorrerla è come un tuffo nella mia (o di ciascuno storia), avverto i segni del tempo, mi sembra davvero di attraversare uno spazio relazionale , un territorio vissuto e attraversato da contadini e abitato da animali. Per avvertire il profumo dei fiori e vedere i colori occorre sospendere il giudizio che tutto seziona, il procedimento dialettico (leggi pensiero razionale) che divide e riunisce attraverso leggi universali che disciplina il rapporto uno-molti; no, tutto avviene fenomenologicamente, in modo spontaneo e irriflesso nella misura in cui appare lì, con la sua cogente coerenza (nulla, nessun pensiero razionale obbliga le cose ad essere quello che sono, esse parlano da sè). Del resto, e qui concludo (mi sto o ci stiamo avvicinando al corriodoio ecologico) le stesse religioni rivelate sono il racconto di una storia, bella, avvincente e profondamente reale, la storia di una Assoluto (definisco Dio in questi termini per par condicio) che entra nella storia e si fa storia, risveglia la nostra natura divina che, attraverso il movimento della coscienza fa essere le “cose” perchè essa è le cose stesse, la distanza si annulla per essere ripristinata come “inglobamento” della cosa stessa nella nostra coscienza. In altre parole il mondo si fa esperienza; un modo di descrivere l’esperienza in termini insieme hegeliani e fenomenologici; sospendiamo il giudizio (in termini filosofici epochè) lasciamo la parola alle “cose”, ai nostri territori, ai manufatti dell’uomo o alle opere della natura, viviamo il mondo intorno “filosoficamente” non perchè lo cogliamo con il pensiero razionale, ma perchè la conoscenza è un’avventura dello spirito….assai più di ragionamenti astratti che dicono ma non dicono tutto. O meglio, l’astrazione è (o dovrebbe essere se intesa in senso solo debolmente platonico, una verità inattingibile per un’anima incarnata) uno spirito che non si lascia intrappolare da idee o schemi preconcetti, vola alto, si libra nell’aria pur rimanendo ben “ancorato” alla terra (Nietsche parlava dell’albero che guarda il cielo ma le cui radici affondano nel terreno). O come dice il nostro spot “voliamo con i piedi per terra!!”. Sono ora in prossimità della dogana, giungo al termini del corridoio e uno spazio immenso mi si dischiude davanti agli occhi, una meraviglia del creato, la Valle del Ticino con il suo fiume e il suo verde. Tutto questo vogliamo salvare dalla distruzione, insieme la Via Gaggio e le nostre storie, ogni volta diverse quando la ripercorriamo, ogni volta unica anche quando sarebbe la centesima volta (o spero molto di più che la ripercorriamo). Potrà anche succedere che a volte o assai spesso non ci ravvivi il cuore, che questo sia chiuso al mondo e tormentato;la vita è anche questo, “essa” però ci chiede di lasciarci andare, di “cullarci” e ristorarci con l’idea che nonostante le nostre preoccuapazioni il sole sorgerà anche domani….Questa è la Via Gaggio (simbolo di tutte le altre Vie del Mondo che vanno salvate) che noi vogliamo consegnare alle vite future..Passeggiare su di essa può essere una “piccola ma assai profonda avventura dello spirito” perchè anche la banalità del vivere quotidiano può se attraversato dalla luce dell’esistenza (o senso) acquistare una profondità.

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