DA VINCOLI A OPPURTUNITÀ, E IL PARCO? LA NOSTRA GRANDE OPPORTUNITÀ

Da più di un anno, un gruppo di persone, ovvero noi gaggionauti, ognuno con una sua vita, le sue competenze, il suo carattere ha voluto riunirsi per una battaglia di civiltà; lottare per l’ambiente e le ragioni di uno sviluppo ecosostenibile. Battaglia impari, non perchè mancano le ragioni, ma per l’instupidimento di una politica e una informazione che ci vuole tutti “omologati”. Sembra, almeno nel nostro paese, persa la battaglia di un pensiero “complesso” che faccia di alcuni principi (tra i quali la difesa dell’ambiente ma non solo; un altro principio inalienabile è quello della realizzazione personale attraverso il lavoro e un’adeguata retribuzione) il punto di partenza per articolare politiche intelligenti, una cittadinanza attiva che completi o migliori le azioni istituzionali e le “rettifichi” se necessario. Se si parla di politica, molti pensano ai politici vecchia maniera, al “politichese” o all’antidoto (direi pseudo) della politica urlata, dell’attacco all’avversario fatto in maniera tale da abbruttire il confronto tra le parti…Slogan come pubblicità, e ci sono tanto di esperti i quali sanno come fare del marketing, le idee come mercato, e ce ne sono di esempi; il paese che non vuole autostrade, che non lascia costruire le grandi opere, i parchi naturali che molti politici, non tanto segretamente, vorrebbero far morire perchè considerati inutili. Su questa strada si è incamminato il nostro paese, la strada delle pseudoriforme e del pseudocambiamento; a non cambiare sembra solo l’atavico costume di non credere a un futuro diverso per le nuove generazioni. Costruire e spianare aree (pensiamo al progetto della super-Malpensa) non è progresso, non è futuro, bensì una megaoperazione immobiliare per far fare soldi a qulacuno.  Il clima di degrado culturale che imperversa nel nostro paese lo si vede nel disimpegno, nel sentirci o voler sentirci sempre “figli” di qualcuno che agisce e pensa per noi….che ci offre quella rete di pensieri “fatti” che certamente ci permette un orientamento nel mondo, ma ci rende sterili, poveri, incapaci di quella spinta ideale che ci proietta in un futuro “vero”. Uno tra i tanti esempi (rimango per comodità all’interno di una concezione di sviluppo ecosostenibile “agganciando” a questa “visione” tutto il resto secondo una logica sistemica, semplificando per necessità) è quello del continuare a crescere nel rispetto del territorio laddove “crescere” è costruire per far arricchire comuni e privati. Un altro luogo comune? I nostri figli non “mangeranno” brughiera, bensì troveranno nell’aeroporto un’occupazione sicura. Non mi addentrerò nella spinosa questione del lavoro di Malpensa, precario e poco qualificato (spesso), cercherò invece di mostrare come l’aeroporto se vuole rispettare il territorio non può crescere all’infinito e che le alternative ci sono! La scelta di fare una Malpensa così grande in pieno parco è già stata in origine uno sbaglio, un grosso errore di valutazione, e le comunità intorno ne stanno pagando le conseguenze. Non più i cittadini con i loro ambienti, ma le lobbies. Domanda; ne valeva la pena? Di lavoro ce n’è stato comunque poco (rispetto alle aspettative) e Linate è un aeroprto contingentato; si poteva pianificare meglio la gestione degli aeroporti lombardi spalmando disagi e al tempo stesso sostenere aumenti di passeggeri consistenti (non è questo comunque il caso). Può darsi che in vista di EXPO 2015, che porterà ulteriore cemento nella nostra regione, arrivino a Malpensa 30 milioni di persone; ma perchè tutte proprio lì; e dopo expo se sul terreno dovessero rimanere solo strutture inutili? Ora, l’esercizio della democrazia è un gioco complesso, occorre giusta informazione (non quella propagandistica di certi giornali) e il coraggio di praticare scelte coerenti a certi principi anche qualora gli interessi in gioco (di pochi) dovessero essere notevoli. E’ pura propaganda dire di essere per l’ambiente e “asfaltare tutto”, pensare ai parchi come “infrastrutturazione verde” (come vorrebbe la regione) con pochi vincoli e tante opportunità; ora io chiedo ai nostri amministratori, non sono i parchi già di per sè un’opportunità, un valore aggiunto, ben di più di quel 0,03 per mille rispetto al PIL utilizzato per la loro gestione? Pratiche ecosostenibili, agricoltura biologica, educazione ambientale, non sono parole da ecoinvasati, ma la base di un’educazione sana che pensa al lavoro, ma in termini di “diritto inalienabile” della persona e non come un lusso concesso in cambio della “nostra anima”; dobbiamo lavorare non solo per mantenerci, ma anche perchè siamo dei cittadini (o individui). Morale della favola; si può creare occupazione senza “deportare” intere comunità come probabilmente succederebbe a parti di Lonate e all’intera frazione di Tornavento se la terza pista più polo logistico dovessero diventare realtà. A questo punto, riappropriamoci della nostra responsabilità e dimostriamo che credere nell’ambiente e per converso nelle nostre comunità non è fanatismo, ma un nostro sacrosanto diritto…

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