RIFLESSIONI, PROPOSTE, eccetera…

La serata a Tornavento può essere letta secondo due diverse linee interpretative; da un lato desiderio di sapere, poter avere delle risposte, rabbia ma anche rassegnazione, perchè non “rassegnarsi” e farsi dare tanti bei soldini (come ha detto qualcuno) piuttosto che stare a perdere tempo con la filosofia o altro? Questo il versante, diciamo arrendevole di chi non vuole combattere e a testa alta uscirne con tanti bei soldi da parte di SEA. L’altro versante è quello di chi, forse insoddisfatto di tante belle parole, avrebbe voluto “fatti”; da qui si è aperto un dibattito che potrebbe essere proficuo. Vediamo di analizzare il secondo punto (tralasciando il primo, ovviamente per ragioni pratiche, chi pensa solo a sè, non può contare sull’appoggio di una comunità che vuole non solo risarcimenti per le delocalizzazioni, ma vuole anche la brughiera e non svendere la propria identità); coloro che vogliono risposte, forse non hanno capito che non è compito nostro fornirgliele, siamo in prima linea nel tentativo di articolare risposte ad appetiti speculativi; occhio, è proprio la “cultura” che può arginare la spinta di chi vuole far soldi a spese di tutti; questo da parte di chi esce dalla propria pigrizia e non chiede, “a che punto siete?”, ma fa qualcosa per una causa comune. E’ un male tutto contemporaneo (e la denuncia non è fatta dal punto di vista di chi è a priori “antimoderno”) il pensare di avere tutto pronto, non metabolizzare la rabbia che è in noi, non trasformarla nel dato più ovvio; “volete la terza pista? prego, dateci però tanti bei soldi”. Invece di dire che il territorio è nostro, ci appartiene (così come di diritto anche le nostre case); fare muro e chiedere una giusta sinergia (ovvero co-partecipazione alla politica dei palazzi) tra chi governa le nostre comunità (leggi i politici) e noi cittadini che ci lasciamo governare. Le risposte si articolano (almeno in questo caso) “sublimando” la rabbia in partecipazione attiva, per sentirci più protagonisti e meno sudditi. Lo scenario è qui kafkiano, esistono nella rappresentazione “tragica” del mondo (in quanto assurda) da parte di questo scrittore due atteggiamenti, quello del “parvenu” che coltiva una rabbia interiore che trasforma in una “libertà del pensiero” che ammette solo un minimo di integrazione sociale, e quella ancora più radicale del “paria” (secondo il sistema delle caste indiane gli “intoccabili”) che vive protetto dalla natura al di fuori del consorzio civile. Il primo atteggiamento è quello ad esempio del popolo ebraico dell’Europa orientale prima dell’ultima guerra; il secondo dei clochards (o barboni). Sempre secondo Kafka (basti solo la lettura del suo romanzo il castello scritto in tedesco, l’autore boemo usava il tedesco a livello letterario) chi cerca di inserirsi nel mondo dei vincitori (aspetto che richiama parte della filosofia di W.Benjamin) viene a contatto con il “non senso”; o si sta dalla parte di chi “domina” (in senso più ampiamente culturale) si intende, o si è dominati; chi reclama semplicemente i suoi diritti è considerato un alieno (è questa la condizione del Sig. K nel romanzo suddetto, un agrimensore che assunto dal castello preme per un riconoscimento da parte del villaggio, essere uno di loro, ma ciò è ai più “incomprensibile”). Un esempio? E’ più facile dire, “noi abbiamo una casa, volete la terza pista, ebbene risarciteci il più possibile e al diavolo Via Gaggio!” Precisazione ; nessuno può lasciarsi portar via la casa così impunemente solo per un pugno di soldi; Via Gaggio è anche questo, rispetto del territorio e diritto a chi ci vive a continuare a farlo. Ma per i più la morale dei vincitori è quella dei soldi, sempre e soltanto, dimenticando così che la degradazione culturale eroderà con il tempo tutti i nostri diritti, a cominciare a quelli più basilari di poter lasciare ai posteri territori assai belli naturalisticamente ma non solo, a quelli della democrazia, della partecipazione attiva fino al diritto inalienbile di essere un individuo in una comunità e non in una società per azioni con scopo di lucro. Attenzione, questo non è comunismo; è facile bollare per comunismo o totalitarismo tutto ciò che fa parte dell’aspetto più bello della nostra storia, una storia di lotte per i nostri diritti, una storia di ideali e passioni, questo vuole trasmettere Via Gaggio, perchè insieme si può vincere…..

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