L’AMBIENTE: UN LUSSO O UNA NECESSITÀ?

Da un recente sondaggio è emerso che ben l’88 % degli europei ritiene che la tutela dell’ambiente dovrebbe essere al centro delle politiche nazionali (e sovranazionali) così come lo sono le esigenze economiche. Purtroppo ancora oggi, molti governi nazionali ritengono che l’ambiente sia un di più, che ci possiamo permettere fermo restando lo sviluppo e la possibilità di crescere. Si cresce in tanti modi, direi io, e la salute di una comunità non si misura solo in termini di PIL; spesso infatti sono le piccole comunità a stare bene, non certo quelle che prese dal fervore di trasformazioni economiche ingenti, distruggono il loro ambiente. Si cresce da un punto di vista umano e sociale, non si può certamente prescindere dall’aspetto economico e sociale; il nostro percorso di uomini singoli e inseriti in un contesto di società, è un percorso di “senso”…oggi invece viviamo nel “non-senso” più assoluto, fermo restando un principio fondamentale, lo sviluppo in termini di PIL (con tutto quello che questo comporta). Il discorso è complesso, cercherò di tessere le fila del mio discorso con un obbiettivo, dimostrare che il disprezzo per i propri beni ambientali, da parte di una comunità è espressione di regresso sociale. Altro che progresso!!! Il progresso è da sempre ricerca di un equilibrio con il proprio ambiente, sociale e naturale; il risultato di una difficile negoziazione tra istanze diverse, forze produttive, esigenze individuali e collettive. Da sempre il nostro agire si attua sul piano del mero prodotto tecnico da un lato (sarebbe più corretto parlare in questo caso di “fare” ), prodotto più o meno riuscito secondo standard di produzione consolidati, e il fine cui si vuole tendere. La tecnica ha cominciato a perdere il suo significato “teleologico” (ovvero di fine ultimo) nel momento in cui ha cominciato a dar vita ad un sistema di produzione di tipo consumistico; quale il fine? Consumare per far produrre di più e aumentare il PIL. Salvo poi depauperare risorse e mettere a rischio il nostro pianeta. Come è possibile una crescita illimitata se le risorse sono finite? Ecco il punto di partenza della crescita ecosostenibile, il cui scopo è di far ricomprendere l’idea di limite a delle pratiche di sviluppo che l’hanno completamente perso. Da un lato la crisi della morale tradizionale (con la celeberrima morte di Dio di cui parla Nietsche), dall’altro il bisogno di un nuovo limite, di una nuova trascendenza che renda possibile l’esperienza (ovvero il senso di cui parlavo prima). Non è un caso (non sto naturalmente mettendo in discussione la “fede” in quanto tale, la sua ricchezza e la sua capacità di dare senso alle nostre vite) che certi “personaggi” invochino il ritorno ad un certo conservatorismo, per attutire i danni di uno sviluppo illimitato, con la consolazione di “ricomprendere” per via sociale quel concetto di limite perduto. Questo comporta chiusure dogmatiche, incapacità di accettare il “diverso” a meno di non annullarne la “diversità” sotto l’egida di un libero mercato ove tutto è equivalente (alla stregua di merci). Dall’altro lato l’ecosostenibilità chiede un modo diverso e più dinamico di intendere l’economia e le società; nel senso di una sperimentazione continua di nuove forme di convivenza e di “praticare l’economia”. A questo punto ben vengano i credi religiosi, aperti però al confronto e all’origine di un “sacro” che ci richiede il rispetto e la tutela dei nostri territori e identità. Ultimo punto, che vorrebbe in realtà cogliere il nocciolo del problema (nonostante il poco spazio a disposizione); perchè l’ambiente è o dovrebbe essere un lusso e non un diritto? Qui ci viene in aiuto il pensiero di Marx (da valutare per la sua portata sociologica, non certo politica); ci si libera dall’alienazione attraverso l’economia, questa pone le basi per un’umanità liberata perchè creativa. Ecco l’importanza dell’ambiente come della cultura. Chi separa ambiente, cultura ed economia non ha capito il senso etico di una economia “diversa” (ancora ecocompatibile), questa tutto comprende, non meno la capacità di uno stupore genuino che si produce di fronte ad un paesaggio naturale, come di fronte ad un’opera d’arte. La fruizione estetica (nel senso di artistica) come quella naturale, necessita di individui “liberati” dalla schiavitù di un sistema economico che ha di mira solo sè stesso e la ricchezza di pochi. Una osservazione; non siamo qui nel regno della pura utopia, alcuni paesi (e tra questi gli USA liberisti per tradizione) parlano ormai di frequente di economia sostenibile a livello sociale e ambientale (anche e soprattutto con progetti tradotti in pratica, segno costante di una battaglia che si vince giorno per giorno, e non una volta per tutte). Ai posteri il diritto di poter godere delle bellezze della nostra brughiera e del nostro bellissimo parco.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: