VIA VIA GAGGIO VIVA

Un esempio di cittadinanza attiva, ci si unisce per far sentire la propria voce, perchè la nostra è (o dovrebbe essere) una democrazia partecipativa. Si dice che scegliamo i nostri rappresentanti perchè ci governino (premetto che non mi sto riferendo a una coalizione nello specifico, ma che il mio discorso ha una valenza di carattere più generale); questo però, non implica, che una volta espressa la nostra intenzione di voto possiamo starcene tranquilli a casa. Viva Via Gaggio è l’espressione di una politica attiva (non partitica in questo caso), vuole che la gente con uno scatto di orgoglio dica NO ad uno scempio annunciato; questo perchè i politici possono sbagliare, gli interessi economici sulla zona del Gaggio sono infatti imponenti…solo la gente può fermare gli “ingordi”; la loro presenza così invasiva nelle nostre società è il sintomo di un disagio profondo….Cittadinanza attiva quindi, non solo voto, qualcosa di più che il dire: “è una cosa politica..”, come dire che altri hanno scelto per noi e che noi non possiamo far niente; tanto la terza pista la fanno, non è giusto schierarsi..”. Un ragionamento di questo tipo è debole, si parla di non “schierarsi” per dire che a priori chi ci governa è inattaccabile, avendo votato in un certo modo possiamo metterci in disparte e attenderci che “qualcun altro” pensi per noi. Se non lo facesse, se fossimo di nuovo artefici dei nostri destini in quanto “comunità”, molti di noi vivrebbero un disagio ben più profondo, potrebbero trovarsi nella condizione di dover sperimentare “precarietà” e incapacità di farsi sentire. Partecipazione attiva e responsabilità individuale richiedono impegno e la capacità di saper andare oltre la superficie delle cose, un profilo etico non indifferente. Poter pensare con la nostra testa e avere il coraggio di dirsi la verità: “non è vero che il sacrificio del Gaggio è necessario…”. Verità scomoda per chi ci governa, verità che ci richiede impegno, non parlo di pseudo-eroismi, di immolazioni per la causa comune; di molto meno, di schierarsi per la “ragione” e richiedere rispetto per noi stessi e per le nostre comunità. In altre parole, far sentire la nostra voce e ripristinare il concetto di una comunità “viva”; uscire da un individualismo asfissiante, pensare a noi stessi.Non più delegare il compito di governarci a “signori” che “fanno le cose pratiche” nella misura in cui hanno sempre una pseudo-soluzione a portata di mano: un esempio? Malpensa è un problema per il territorio circostante all’aeroscalo, non rispetta normative nazionali e internazionali; la soluzione più semplice è distruggere il bellissimo parco del Ticino per far valere le leggi dell’economia (o forse delle speculazioni?). Come si dice in termodinamica che un processo non è reversibile, così una volta perduto, il Parco, non sarà più possibile riaverlo così com’è. Probabilmente molti ragazzi un domani (o le nuove generazioni) potranno additarci, noi adulti, come degli stolti, avendo creduto a menzogne circa lo pseudo-sviluppo dei nostri territori nel nome del capitalismo più bieco. Non poter più affacciarci al balcone di Tornavento per ammirare la bellezza della Valle del Ticino…e già, il “bello”, opportunamente inteso è educativo, molla per ripensare le comunità sulla base di un “progresso intelligente”.

A questo punto qualcuno potrebbe obbiettare che Malpensa crea lavoro, che se non nella Valle del Ticino un ampliamento andava fatto, magari altrove; e che bisogna accettare anche il “brutto” se porta lavoro, che l’atteggiamento bucolico è naiv. Queste “possibili” obiezioni presentano una notevole debolezza teorica, Malpensa con un sedime aeroportuale così ampio come quello attuale, presenta una situazione lavorativa “drammatica”, indegna di un paese civile. Secondo punto; noi abbiamo sempre sostenuto come Viva Via Gaggio insieme alle altre associazioni ambientaliste, la possibilità di creare un sistema aeroportuale integrato; è l’ubicazione di Malpensa all’interno di un parco naturale a richiedere a quest’ultimo di ripensarsi in termini di sostenibilità ambientale. Ultimo punto: noi non vogliamo il ritorno a fasi pre-tecnologiche, in cui tutto era bello e gli uomini felici nella natura (i cosiddetti poemi pastorali o ecloghe della tradizione letteraria dell’antica Roma); regressione inutile e impossibile. Certamente l’industrializzazione massiccia ha creato città brutte, grigie, le condizioni di lavoro avvenivano in ambienti malsani; le cose con il tempo però sono cambiate (almeno nei paesi più progrediti sul piano eco-sostenibile), oggi non solo si cerca di salvare il paesaggio, senza per questo imbalsamarlo, ma anche di ripensare le nostre città, “reinverdirle” per trasmettere un messaggio importante: le città non sono solo uno spazio assolutamente artificiale (nel senso di paesaggio creato solo per le esigenze umane che tiene fuori la natura); le città sono anch’esse degli ecosistemi e richiedono, come i paesaggi naturali e rurali, il coraggio di essere ripensate. L’ambiente come la cultura è “educativo”; la capacità di abitare un ambiente sano, così come la possibilità di un lavoro in un ambiente confortevole, non sono auspici di pochi ambientalisti della domenica (come qualcuno ha voluto definirci) ma un obbligo etico per chi vuole pensare ad un futuro possibile…E questo futuro lo costruiamo anche noi semplici cittadini, attraverso la cultura e la cittadinanza attiva, da qui anche l’importanza di una partecipazione delle nostre comunità per fermarli, i “nuovi colonizzatori” che vogliono portarci via la zona del Gaggio e il parco; protestiamo perchè uno sviluppo diverso è possibile, per noi, le nostre comunità e un aeroscalo che ci rispetta.

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