L’ANELLO MANCANTE

Il Consiglio Comunale di Casorate Sempione di questa sera, ha chiuso definitivamente chiuso il cerchio attorno ad una questione dibattuta da tempo.

Sull’esempio della Sentenza 11169/2008 (Quintavalle), il Comune ha provveduto a far partire un monitoraggio della qualità dell’aria, rispetto ad un concenzione diversa, anche giuridicamente parlando, di quello che per abitudine si è chiamato Inquinamento Atmosferico, divenuto dopo la 11169/2008 Inquinamento da Gas di scarico degli aerei;

Non più una definizione omnicomprensiva, ma una nuova definizione rispetto ad un inquinamento “specifico” con cause “specifiche” e con le conseguenze da monitorare con una certa preoccupazione.

Perché quindi si è chiuso il cerchio?

Semplicemente perché si è fatta luce e chiarezza rispetto ad una cosa che “sapevano tutti” ma che su cui nessuno aveva preso posizione, o se lo aveva fatto era stato visto come “catastrofista o maleinformato”.

La domanda a questo punto sorge spontanea?

Ha senso parlare di sviluppo aeroportuale con la terza pista, i capannoni del polo logistico, dopo la serata di questa sera??

Forse avrebbe sicuramente più senso mettere tutto in stand by, e ragionare circa un monitoraggio complessivo dell’inquinamento da gas di scarico degli aerei, accompagnato da serie indagini epidemiologiche sulle popolazioni dei Comuni del Cuv, su quella della seconda fascia e sui Comuni del Piemonte.

L’apporto che le piante e la vegetazione dà in questo caso per depurare l’aria è decisamente essenziale ed importante.

Ci permettiamo di suggerire una alternativa a chi vuole cancellare 330 ettari di vegetazione che ci purificano l’aria, si piantino per altri 990 ettari piante, piante e ancora piante.

A breve una relazione più dettagliata e puntuale sulla serata di Casorate Sempione.

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3 responses to this post.

  1. Posted by Gianluca on 22 febbraio 2011 at 5:35 pm

    Ottime considerazioni. Spero che il consiglio comunale di Casorate Sempione abbia adottato un preciso provvedimento aministrativo che metta nero su bianco la propria posizione di opposizione. Comunque complimento per la lotta che state portando avanti tra mille difficoltà.

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  2. Posted by Walter on 22 febbraio 2011 at 5:49 pm

    Ciao Gianluca, la mozione approvata è una Mozione con la M maiuscola. Ho preferito non riportare i miei appunti, avrei corso il rischio di perdere alcuni punti del deliberato, ma non appena sarà in nostro possesso la troverai allegata a questo post.
    Continua a seguirci e a darci una mano…

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  3. Posted by Balice Nicola on 23 febbraio 2011 at 12:06 am

    La notizia dell’anello mancante cade proprio a fagiolo; proprio in questo periodo la Provincia di Varese ha reso nota la propria intenzione a tutelare i cosiddetti “corridoi ecologici”, che mettono insieme aree naturali di maggiori dimensioni, permettendo così alla fauna di muoversi all’interno di aree “deframmentate”. Questa logica sistemica che va la di là del modello “protezione a macchia di leopardo” era già stato pensato già a partire dalla metà degli anni ’70 dai paesi che allora si configuravano come stati membri della CEE (comunità economica europea). Ebbene, fu fissata come data per “arrestare”, e non semplicemente frenare, la perdita di biodiversità, il 2010. Quell’obbiettivo non è stato raggiunto (nonostante le ambizioni di alcuni paesi europei cosiddetti virtuosi) e la data ultima è stata spostata al 2020. Ora, certamente l’obbiettivo è mancato per la data fissata, ma sempre più persone e politici (in Italia forse meno…) parlano di tutela della biodiversità. Un quinto dela nostro territorio appartiene a rete natura 2000, un sistema di aree protette di estensione continentale, tuttavia nel nostro paese le risorse sono ancora troppo poche e, a fronte di un notevole impegno nel classificare le varie aree naturali italiane in base al loro livello di biodiversità, molto va ancora fatto; pochi sanno infatti che un terzo di queste aree è a rischio per vari interventi infrastrutturali, spesso inutili! Ritorniamo alla Provincia di Varese; certamente l’impegno nella difesa e salvaguardia dei cosiddetti corridoi ecologici è apprezzabile; non si capisce però il senso di consegnare ad una morte “annunciata” una di quelle aree,come appunto la brughiera del Gaggio, che fungerebbe da corridoio ecologico deframmentando l’area critica costituita dall’aeroporto. Non mi soffermo sulle questioni degli inquinanti e delle analisi epidemiologiche (sinceramente non mi sento affatto competente in questo campo); tuttavia una cosa va detta: la questione di salvare i 330 ettari della brughiera piantando per altri 990 ettari, è più di una battuta. Se si guarda ad una cartina della Lombardia, regione con notevoli bellezze naturali, ci si accorge che le aree abitate sono estremamente fitte, soprattutto in una fascia mediana e prealpina che attraversa tutta la regione. Una cartografia pubblicata dal WWF ha messo in rilievo colorandole di rosso le aree urbanizzate; il consumo del territorio è diventato allarmante e va ben oltre i “confini” di Milano e hinterland; una vera macroregione urbanizzata con poche aree naturali. Certo, da tempo la regione istituisce e individua parchi locali che pongano freno all’urbanizzazione dilagante (in nessuna area europea si è costruito così tanto negli ultimi 50/60 anni); il problema è, in che misura si tratta di aree veramente naturali e adeguatamente tutelate. Vanno bene le “rinaturalizzazioni”, in molti casi sono state coronate da successo, prima però va salvato l’esistente. Sempre uno studio pubblicato da WWF lombardia è emerso che su più di 15000 kmq del territorio regionale vanno attuate politiche di tutela; a vari livelli e con specifiche competenze naturalistico-ambientali (la regione Lombardia ha una superficie di 23000kmq circa). La scomparsa di territori come Via Gaggio sono difficilmente rimpiazzabili; primo perchè non è facile ricreare l’ambiente tipico di brughiera, in secondo luogo è l’ubicazione della brughiera in questione che ne fa un territorio unico nel parco (ricordo la definizione di “luogo geografico” in opposizione a un “non luogo”, senza identità e omologato). Infine proprio perchè luogo geografico la brughiera del Gaggio è viva anche da un punto di vista storico, culturale e paesaggistico. La provincia, e la regione condannando a morte la brughiera del Gaggio hanno tradito l’impegno preso a livello internazionale per la tutela della biodiversità. Morirebbe così l’ecoregione del Ticino che parte dalla Svizzera e attraversa tutta la Pianura Padana collegando le Alpi agli Appennini; perchè? Semplicemente per il bisogno (o non bisogno) di far crescere un aeroprto come Malpensa offuscando tutti gli altri scali presenti in regione e nel Nord Italia. Una speculazione in piena regola in dispregio di ogni normativa e politica finalizzata a far sì che gli aeroporti facciano sistema. Ci pensate a 30 milioni di passeggeri a Malpensa e a tutto il circondario ridotto in una ghost town? Tanti non luoghi, regno del degrado, boschi morti o sterpaglie; tutto per il dio denaro, con la complicità di politici di ogni coalizione che hanno disertato l’idea di fare politica per la gente. A che serve la politica? Sembra a portare avanti sè stessi come unico criterio di valutazione, insomma una politica autoreferenziale. Chi accetta questo modello di sviluppo, che compie un parricidio nei confronte del nostro territorio, ha veramente violato l’idea del limite, proiettato in una follia che non potrà mai trovare fine…il sacro una volta violato porta dentro il senso di una colpa…non si potrà a crimine compiuto tornare indietro. Ecco perchè vanno fermati!!!

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