I PARCHI SONO LA NOSTRA IDENTITÀ

Ci siamo lasciati alle spalle un anno importante per la biodiversità, fatto di progetti, proposte e ipotesi di rilancio del nostro sistema verde (italiano, europeo ma non solo). Tuttavia punti deboli nel nostro sistema ce ne sono, e la questione della terza pista è espressione di una criticità di carattere più generale. Mi spiego, da più parti ci vogliono far credere che i parchi non sono dei fortini dove valgono regole “repressive”, occorre rendere queste regole più flessibili per far crescere i territori. Certo, formulato in questi termini, il discorso potrebbe non fare una piega; in realtà quello a cui si vuole arrivare è, con grande spregiudicatezza, di depotenziare il “fattore parco” per aprire la strada a progetti invasivi e a speculazioni edilizie. Via Gaggio è il simbolo di una battaglia più ampia, è la battaglia ingaggiata da gente competente contro interessi troppo grossi per poter essere fermati…a meno di una grande rivoluzione culturale; e questo è il miracolo in cui noi tutti crediamo. Come sempre, già nella mia vita personale, in cui l’ambiente (naturale ma non solo) occupa un posto importante (e considero l’ambiante n termini comprensivi, mi riferisco a territori vivi, naturali, culturali e, perchè no, anche “letterari”) cerco sempre di vedere delle eccellenze; ultimamente devo dire che il nostro paese stia facendo molti passi indietro….Non si capisce perchè, oltre a pensare all’economia e alla crescita (non mi addentro in quest’area critica per non sollevare polemiche inutili) la comunità nazionale non pensa a consegnare alle future generazioni un territorio bello, vario e fruibile. Qual’è il nostro diritto di far scomparire Via Gaggio, Tornavento e la brughiera”? Cosa racconteremo alla prossime generazioni? Che forse la difesa della’ambiente era affare di fanatici comunisti? Che gente sapiente, dedita al mercato, ha sentenziato che ambienti unici potevano morire, perchè inutili? Ancora una volta il mito dell’arroganza che riesuma politiche ambientali distruttive. E’ quello che una classe politica miope, a livello nazionale, sta facendo con il Parco dello Stelvio parcellizato, in regione, con il tentativo riforma parchi per garantirne un controllo da parte del pirellone (sarà quindi sufficiente un decreto regionale per creare la terza pista). Ultimo punto, si festeggia il 150° anniversario della nostra identità nazionale, allora cosa meglio dei parchi (oltre naturalmente ai beni artistici) può rappresentare al meglio la nostra identità di nazione? O cosa meglio delle sue aree protette può far rivivere anche a livello locale la percezione del radicamento in un territorio? Noi viviamo o siamo attraversati da storie personali, collettive sempre in un “dove”, mai nel vuoto o in un paesaggio brutto o al peggio “omologato”. Diceva un “naturalista”: “se non sei più capace di stupore non sei più vivo”; io aggiungerei quello stupore che stimola la curiosità, la voglia di conoscere e di arricchirsi. La conoscenza come operazione dello spirito, attività umana ed “erotica” insieme, corteggiamento di un “al di fuori”, di un voler uscire e avvicinarsi all'”assolutamente altro”; quando Via Gaggio sparirà (mai!) cosa diremo alle giovani generazioni? Che Malpensa era veramente necessaria, o che piuttosto qualcuno ci aveva lucrato su, e che era più facile “spianare la brughiera” piuttosto che pensare ad uno sviluppo diverso per il territorio (ecosostenibile)?. Qualcuno sostiene il principio che il progresso non si ferma, messa in moto la macchina non si può far nulla che non contrattare un progetto “addomesticato” del piano di crescita aeroportuale di Malpensa. Falso! Ce lo fanno credere attraverso uno slogan che, in una “età complessa” come la nostra, dice che ci vogliono soluzioni pratiche per problemi pratici…Questo discorso che dispregia al massimo grado il pensiero filosofico (in quanto complesso) è in realtà anch’esso una filosofia; diceva Bion, uno psicanalista molto importante e attento ai problemi della conoscenza, che ogni affermazione è ideologia, intrisa di soggettivismo, anche la più semplice; come dire che noi nella realtà andiamo a cercare ciò che ci interessa…e i signori della SEA vanno a cercare l’affare facendolo passare per una grande opportunità per tutti. Il guaio? Molti finiscono per crederci…

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