VIA GAGGIO, PIÙ CHE UNA VIA

Siamo in questo 2011, l’anno passato è stato quello della biodiversità, il nuovo anno dovrebbe prepararci ad un nuovo modo di pensare, noi, in quanto comunità depositarie di storie e tradizioni e radicate in un territorio. Viva Via Gaggio come comitato ha rappresentato e rappresenta assai più di un no alla terza pista, è o dovrebbe essere una battaglia culturale all’insegna del non consumo dei nostri territori, in nome di uno sviluppo falso e obsoleto (in tempi in cui si parla di green economy). Sappiamo dell’importanza ambientale e storico-culturale di Via Gaggio e dell’importanza del corridoio biologico del Parco del Ticino, che rischia di estinguersi per le pseudo-esigenze di sviluppo di Malpensa. Sappiamo anche dell’importanza europea e mondiale di proteggere gli hotspot di biodiversità; essi ammontano a poco più dell’1% della superficie terrestre e potrebbero produrre la conservazione di una quota pari al 35% delle specie viventi. Quale è la relazione con Via Gaggio? In termini ecologici (mettiamo da parte per questa volta l’importanza storico-culturale della Via) Via Gaggio non è rimpiazzabile o mutilabile (toglierne magari solo un “pezzetto”); o la si protegge tutta o si perde su tutta la linea, una battaglia culturale che si arena sulla voracità di poteri forti che svendono storie e identità, parlando di un progresso fatto di pseudo-promesse e tanto bel cemento e ipotesi speculative pensate per arricchire pochi (alla faccia della green economy). Vorrei citare un intervento di uno dei maggiori esperti mondiali in tema di conservazione della biodiversità, Norman Myers, il quale sostiene che il costo della protezione degli hotspot di biodiversità potrebbe aggirarsi intorno ai 500 milioni di dollari l’anno. Si tratta di un costo che anche se non trascurabile, potrebbe tranquillamente essere equiparabile a quello di una singola missione su Marte (fatta passare come indicatore di progresso, ma quale?). Le specie che si perdono non si possono rimpiazzare, così Via Gaggio e la sua brughiera. Se i beni cosiddetti “commerciabili” hanno un prezzo, lo hanno i biotopi naturali, paesaggi, brughiere, foreste ghiacciai ecc. Prezzi non di mercato ma simbolico-affettivi o non valutabili sulla base delle normali leggi di mercato (quindi valutabili tenendo presente altri parametri come, ad esempio, nel caso delle aree umide la loro funzione di trattenere CO2). Quindi biodiversità e storia, ecco i due elementi di forza del nostro paese, povero di wilderness, ma assai ricco di storia e ambienti unici, naturali e culturali insieme, uno spot di biodiversità, quindi. Come si inserisce la protezione di Via Gaggio in questo scenario? Beh, essa è il simbolo di un’Italia, “minore” solo per nome, ma che ne fa la sua ricchezza e che rischia di scomparire perchè qualcuno ha deciso che questo è progresso. Quale progresso? Forse quello che si intendeva nella fase del capitalismo più selvaggio, in cui si credeva in uno sviluppo economico illimitato, ma essendo le risorse finite (potremo certo con la tecnica risolvere molti problemi “ambientali”, e non solo, perchè l’ambiente è fatto anche di persone), queste vanno comunque gestite con competenza e lungimiranza…ecco la nostra battaglia di civiltà!!

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2 responses to this post.

  1. è proprio vero quel che si scrive,dinanzi a tutto spero che altre persone dopo o prima di me abbiano apprezzato questo discorso.

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    • Nicola ha ragione da vendere, ormai lo possiamo definire il filosofo del gruppo,ma dalle sue parole o meglio dalle sue pagine emergono ogni volta degli interrogativi che devono farci riflettere per forza, perchè non è possibile andare avanti in questo modo.

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