ANCORA BIODIVERSITÀ, RIFLESSIONI POST-NATALIZIE

E’ passato il Natale, pochi giorni ormai ci separano alla fine di questo 2010, anno importante per l’ambiente, fatto di promesse, obbiettivi e buoni propositi per il futuro. E già, ormai sappiamo l’importanza di questo 2010 dedicato nientemeno che alla biodiversità, alla ricchezza biologica del nostro pianeta (l’Italia è al primo posto in Europa). Due le azioni congiunte, portare il territorio protetto mondiale dall’attuale 13% al 17% e così la porzione dei mari, dallo 0,5% attuale ad un 10%. Ma le cose non sono così semplici, importano gli stili di vita, l’impronta ecologica e lo stato di salute di questo patrimonio verde. Qualcuno potrebbe affermare che l’ambientalismo è una sorta di affettazione che chi ha solo la pancia piena si può permettere, mentre chi sta male e non sa arrivare a fine mese ha ben altro a che pensare. Verissimo!!! Ma qusto non toglie forza al pensiero di far star bene tutti per avere un migliore rapporto con la nostra Madre Terra, senza dimenticare che un certo sistema di rapporti socio-economici (il cosiddetto capitalismo almeno nella sua variante forte) è responsabile dei disastri ambientali che stiamo vivendo (almeno indirettamente ma per il momento non affronterò questa questione). Se preoccuparsi dell’ambiente era fino ad un certo punto la preoccupazione di pochi eco-invasati, oggi non è più così, certo in certe aree dell’Africa il problema è mangiare, non salvare gli elefanti o i rinoceronti. Questo però non cambia i termini del problema. L’ambientalismo non è semplicemente un “epifenomeno” di un sistema economico sbagliato (nel senso che si produce di fianco ad esso), è il fenomeno stesso perchè noi viviamo in un territorio, definendolo per le sue caratteristiche fisiche in rapporto non solo agli altri esseri viventi, ma anche in rapporto a noi. Ecco perchè l’agenda politica dovrebbe avere al centro della sua azione la protezione dell’ambiente, non la sua devastazione. Nel frattempo che un nuovo mercato più etico (e non pensiamo le due cose come ossimoriche) si affermi anche nei paesi dove c’è gente che spesso non arriva a fine mese, così come arrivano aiuti umanitari per la gente in stato di bisogno, ci sarà chi si batterà per preservare gli unltimi habitat naturali del pianeta. Queste non sono però soluzioni ma semplicemente procedure di emergenza; ancora una volta menzionerò Marx (che amo citare più per ragioni sociologiche che politiche), lui parlava di sovrastruttura ideologica determinata dalle condizioni economiche del livello inferiore; per cambiare le prime occorre cambiare le seconde. Un esempio? Se ho problemi economici, difficoltà familiari o altre cose del genere diventerà assai difficile che mi fermerò ad apprezzare un paesaggio o ad afferrare la bellezza estetica o soltanto dei contenuti di una poesia; dovrò innanzitutto attrezzarmi per sopravvivere. Come applicare la cosa a quello che sta succedendo nel nostro paese? C’è una grande ingordigia di speculazioni nel nostro paese, anzichè modificare il modo in cui consumiamo, dobbiamo consumare di più. Tutto questo non è sostenibile soprattutto se il ricatto è lo stesso di sempre: non si mangia ambiente o cultura. E’ vero, peccato che per risolvere certe emergenze sono necessarie politiche diverse e che l’ambiente non è una cosa in più ma un segnale di salute “mentale” delle comunità. Purtroppo c’è chi ancora crede a queste favole; allora visto che mi definisco ad una sola dimensione (rif. a Marcuse) a che serve fare quello che si fa, leggere per arricchirsi, pensare, abbassare la tensione per rigenerarsi ecc. Non crediamo a queste fandonie, se pensiamo ad un’economia amica pensiamo all’ambiente e alle persone insieme (cambiano solo le competenze del biologo rispetto all’economista o al sociologo o studioso di problematiche sociali in linea generale). L’ambiente non è nè destra, nè sinistra, è un problema che ci tocca tutti (questo vale soprattutto se consideriamo un pensiero di destra, intendo la cosa primariamente da un punto di vista politologico, che ha a cuore i nostri interessi e bisogni di cittadini che vivono ora e qui). Chi ci parla dei posti di lavoro per distruggere Via Gaggio fa demagogia politica. Un altro esempio di pura demagogia? Vogliono trasformare il Parco Nazionale dello Stelvio in un parco interprovinciale gestito da tre province. La motivazione le terre alla loro gente! Falso, le terre a chi ha interessi invasivi sui territori. In nessun caso sul nostro pianeta si pensa (neppure in paesi con una tradizione federalista molto forte) di fare della tutela ambientale un semplice fatto locale quando le necessità della globalizzazione richiedono invece azioni congiunte a livello internazionale. Un augurio? Speriamo nel nuovo anno!! Auguri!

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