BIODIVERSITÀ E DINTORNI

Il termine biodiversità è piuttosto recente, è stato coniato verso la metà degli anni 80 del secolo scorso, ma il fatto che il mondo naturale fosse popolato da una varietà enorme di speci naturali e animali ci è noto per definizione (praticamente da sempre). Dagli studiosi sappiamo peraltro che solo una piccola porzione di speci vegetali e animali è stata scoperta dalla scienza e che la perdita irreparabile di habitat condannerebbe all’estizione (prima ancora di essere state scoperte). Come sono solito fare, cerco sempre di fare il punto della situazione sottolineando (per comodità rimango al nostro paese ma il procedimento può essere tranquillamente esteso a tutto il pianeta) gli elementi di positività e le criticità. Un esempio? Consideriamo la prima Conferenza nazionale per la biodiversità che si è tenuta nel mese di maggio, presso l’Università “La Sapienza” di Roma, tappa fondamentale verso la successiva adozione di un piano nazionale di tutela della biodiversità nel nostro paese. Se consideriamo il vuoto normativo che caratterizza il nostro paese in quest’ambito, emerge subito il salto epocale di una simile iniziativa (cosa sottolineata dalla più grande associazione ambientalista esistente il wwf). Se però le iniziative a tutela dell’ambiente naturale si moltiplicano rimangono pressocchè irrisolti alcuni problemi; punto primo, il partito trasversale (quindi di destra, sinistra e centro) del cemento che si sta praticamente divorando il nostro paese, in Lombardia l’EXPO 2015 intitolato “feeding the planet” (nutrire il pianeta) con un chiaro riferimento ambientalista sembra aver aperto la strada a progetti devastanti (tutta una rete di autostrade perlopiù inutili e il devastante progetto della terza pista che noi stiamo combattendo). Rinaturalizzare e preservare ciò che rimane dell’ambiente naturale non è lo stesso, distruggere gli habitat già esistenti significa far sparire speci spesso non ancora conosciute che in essi vivono (questo aspetto è particolarmente forte nelle foreste pluviali); rinaturalizzare significa cercare di riprodurre artificialmente un ambiente che necessiterà di molti decenni prima di diventare maturo (questo non toglie però forza all’importanza di rinaturalizzare territori resi poveri da un’agricoltura intensiva che, grazie anche all’uso di concimi chimici, ha reso la presenza di vita animale sui campi una notevole rarità). Mi riferisco ai tanti progetti di rinaturalizzare delle aree particolari a nord di Milano in una zona fortemente urbanizzata, attraverso appunto dei corridoi ecologici che uniscano i parchi già esistenti e creandone altri. Si parla di reti ecologiche, siamo nell’assolutamente positivo, e visto che è Natale pensiamo al bello, e guardiamo con speranza al futuro di una Via Gaggio che è storicamente unica e anche naturalisticamente, non si può quindi distruggerla per ricostruirla più a sud con due conseguenze: una Via Gaggio finta e un Parco tagliato in due da un aeroporto che porta con sè la colpa di essere creciuto in una zona molto importante naturalisticamente, e che attraverso delle speculazioni (giacchè di questo si tratta) vorrebbe condannarlo a morte. Che il miracolo del Natale non possa che salvarla? E’ politica questa? Non è l’auspicio di tutti, indipendentemente dal proprio modo personale di considerare le comunità e i valori che dovrebbero guidarle? Una sorta di partito trasversale, ma non del cemento bensì della nostra storia e del nostro paesaggio. Auguri a tutti!!

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