LA CAMMINATA DEL BAMBIN

Determinate tradizioni quando ritornano in auge producono una emozione forte, religiosa o laica, non importa e lo dico per par condicio…e così era stasera, eravamo non pochi (certo non moltissimi per il forte freddo ma questo non ha tolto valore alla serata eccezionale). La serata si è svolta partendo da Lonate Pozzolo attraverso la Via Gaggio infreddolita e coperta dalla neve, un forte silenzio regnava su questa via mentre la luna con il suo bagliore sembrava indicare la via. Se è vero che Via Gaggio è la nostra storia lo è nella misura in cui essa vive nel nostro cuore, pulsa nella nostra anima e sembra guidarci dritto verso il nostro destino; un destino fatto di storia e cultura. La valle del Ticino si apriva con le sue luci alla fine di Via Gaggio, si intravvedevano sullo sfondo i paesi e i canali che anticipano il Ticino; giunti alla dogana abbiamo preso un sentiero che ben riassume le contraddizioni del territorio del Parco, mettere insieme tradizioni e moderno. Da un lato la valle, bellissima e assai vasta, dall’altra i capannoni industriali sorti su una cava e alla fine la chiesetta della Maggia. A quel punto siamo entrati e abbiamo sentito il coro (composti da alcuni di noi Gaggionauti) cantare la canzone del Natale. Poi siamo usciti e ripercorso la strada che ci ha riportato alla dogana dove è stato servito il vin brulè. Si sentiva lo spirito di una tradizione che sembrava ormai appartenere al passato, in una Via Gaggio ormai consegnata al suo destino anche se vivo in noi era il desiderio di farla rivivere (ribadendo la nostra opposizione ad un destino che alcuni poteri forti davano ormai per certo); un fatto però sembrava darci speranza, da oltre duemila anni si celebra la nascita del bambin e la cosa sembra richiamarci ad un profondo senso del sacro. Forse che il bambino in fasce possa restituirci in questo mondo omologato i nostri sogni? Uscire dalle nostre presunzioni di voler dubitare di tutto (la molla profonda di un nichilismo che rattrappisce la coscienza e fa coincidere la maturità con la rassegnazione) poter credere in un miracolo, forse la Via Gaggio ricoperta di neve e silente (ma non per gli aerei che rombavano di sopra) dorme soltanto e ogni primavera ripeterà il miracolo della creazione. Questo il significato di una tradizione che affonda le sue radici in una tradizione popolare e religiosa, non importa se cristiani o meno, le risposte sono nel tempo della nostra memoria, depositate nel territorio, esse vanno colte non per trovare risposte definitive, ma per imparare a formulare correttamente le domande giuste che possono guidarci per la via senza smarrirci; Via Gaggio come il senso profondo di un territorio vissuto “lentamente” (e non con rapacità). Quando parliamo di Via Gaggio ci riferiamo qui ad un territorio definito sulla base di parametri culturali, non un paesaggio fisico (naturalmento questo aspetto è sempre presente perchè parliamo dell’ultimo lembo di una brughiera in un parco bellissimo) bensì culturale, una via che da sempre si lascia attraversare ma che non rimane indifferente a noi. Essa ci parla infatti attraverso dei segni che in lei ci indicano un passato che noi siamo chiamati a rivivere per afferrarne il senso, sempre sfuggente ma mai del tutto evanescente. Che il territorio lo disegnino le popolazioni che lo abitano è un fatto ormai per molti versi acquisito in sede non solo antropologica, ormai chiunque ha ormai fatto propri certi aspetti fondamentali di geografia umana. Via Gaggio come altri territori nella nostra penisola? “Spiritualizzare” un territorio non è un aspetto “orientaleggiante”, un voler trovare delle risposte ricorrendo ad elaborate fusioni di filosofie esistenti giungendo a “sincretismi” molto concettualmente elaborati ma poveri sul piano emozionale. Vogliamo ricorrere ad un esempio? La zona del Gaggio è un museo a cielo aperto, non l’unico, potrei citare a titolo di esempio le Valli Valdesi, molti valdesi che vivono in terre lontane ad esse ritornano per riscoprire l’origine della propria identità, queste valli sono storia, natura e cultura….un paesaggio umano dai contorni ben definiti, montano, segnato da una geografia particolare, un luogo del “cuore”, un riflesso di una spiritualità che anche nel tempo presente omologante non cessa di sussurrarci il senso ineffabile di un destino che si vuole diverso. Forse anche per Via Gaggio?

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