ATTRAVERSARE TERRITORI

Da sempre si viaggia, un tempo lo si faceva in maniera lenta, si passava per boschi e campi coltivati, si amava quello che si guardava e attraversava. Paesaggi o natura selvaggia, due condizioni diverse dello spirito ma parimenti importanti; da un lato il paesaggio umano o culturale, dall’altro un territorio dominato dalla natura, piccoli anfratti nel nostro continente da sempre antropizzato e in qualche modo trasformato. Anche la wilderness reclama un suo diritto come condizione dello spirito, non tutto va “coltivato” in senso etimologico del “prendersi cura”, la condizione della natura selvaggia è una condizione “creativa” o di pensiero “divergente” (ovvero non matematico ma aperto a più risposte o soluzioni). Quanto al nostro paese, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scrigno di biodiversità, ma in forte pericolo. L’Italia è un paese bellissimo ma rischia di perdere il suo paesaggio, certamente umano, coltivato, nel complesso poco “selvaggio”, ma unico per il suo intreccio di natura e cultura. Quali sono i più grandi pericoli, la cecità di una classe politica che non considera il capitale ambiente favorendo mastodontici (quanto inutili) progetti di cementificazione del territorio; dalle cosiddette città diffuse al paesaggio gruviera di tante cave (conseguenza di un’attività edilizia che divora un paesaggio dietro l’altro senza nessuna vera necessità di carattere abitativo). A ciò sono da aggiungersi autostrade e superstrade che hanno parcellizzato il nostro territorio….A cosa si deve tutto questo? Nei prossimi interventi mi piacerebbe indicare attraverso degli esempi come il territorio si faccia storia, cultura e letteratura, ma per il momento mi limiterò ad una sola valutazione; questo distruggere paesaggi (e mi riferisco in modo particolare alla terza pista di Malpensa ma non solo) è frutto di una mancata fiducia nel futuro. Perchè? chiederebbe qualcuno visto che il progresso ci chiede che il “mondo vada avanti”? (Mi riferisco ironicamente ad uno spot fatto girare in metropolitana a Milano a sostegno della grande metropoli Malpensa). Citerei a questo punto una poesia del Pasolini intitolata “il pianto della scavatrice”; dei contadini piangono la perdita di paesaggi, di territori che per secoli sono stati sempre i medesimi, piangono un mondo che se ne va; nel complesso la poesia era un sì al “riformismo”. Negli anni sessanta senza per questo sconfessare l’idea di un progresso inevitabile i movimenti ambientalisti (o di sinistra critica ma non solo) hanno messo in evidenza la debolezza di un simile pensiero. Innanzitutto il concetto stesso di “progresso” non è pacifico, in secondo luogo non si può costruire un futuro senza una storia e un passato. Il territorio va amato, migliorato ma in una continuità. Il proliferare di supermercati, strade inutili, grattacieli e fiumane di case che invadono le campagne non testimoniano nient’altro che la perdita di una memoria storica, come un bambino molto piccolo che soddisfa i suoi desideri sttraverso pensieri “allucinatori” o il pianto che richiama ad un accudimento immediato. Così il futuro va pensato attraverso la sospensione (io direi di progetti devastanti sull’ambiente o sulle comunità), il rischio di potersi perdere almeno per un pò per recuperare il senso di un’identità più forte. Premesso che la difesa dell’ambiente non è nè di destra nè di sinistra essa dovrebbe essere al centro dell’agenda politica, sembra invece che inutili progetti faraonici (ancora la terza pista) non facciano che imbrogliarci circa il clima di sfiducia diffuso nel nostro paese proponendoci il solito messaggio promozionale del “si costruiscono grandi opere? Beh, il paese cresce!!!”. Ebbene, niente di più falso!!!

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