CAMMINÁÂ DAL BAMBÍN

Primo piano della castagnata di ieri. (Foto: WVG). © Riproduzione riservata.

Ciao ai gaggionauti. Aggiornamenti: abbiamo scritto una e-mail alla ProLoco di Lonate Pozzolo e abbiamo invitato l’associazione a organizzare assieme la “Caminaa del Bambin”, la storica camminata natalizia di Via Gaggio, da un decennio ufficialmente dimenticata e in questi anni tenuta ufficiosamente in vita da un gruppo di giovani lonatesi. Faremo sapere quando e cosa la ProLoco ci risponderà. Buona giornata e buona settimana. Viva Via Gaggio!

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One response to this post.

  1. Posted by Balice Nicola on 27 novembre 2010 at 9:18 pm

    Quale migliore occasione per ritrovarsi e riportare in auge una tradizione che stava scomparendo? Ovvero camminare per la Via Gaggio la sera in prossimità del Natale, in mezzo ad una brughiera infreddolita, uniti, capaci di provare la sensazione di una sana consapevolezza, Via Gaggio non è solo natura, è anche storia e tradizioni. Noi sappiamo che la “cultura” si evolve in un territorio presso delle popolazioni, attraverso complessi processi di acquisizione di nuove consuetudini e selezione di altre (naturalmente mi rendo conto che questa è una semplificazione, dettata però da ragioni di economia del discorso). Rimane però la consapevolezza di un’appartenenza importante, la nostra Madre-Terra; in un mondo sempre più “globalizzato” ove le distanze si annullano e dove tutto si riduce a transazioni di merci e denaro, risulta difficile valutare il costo reale di una brughiera o un parco, o semplicemente di tutto ciò che sfugge a questa “dittatura del segno” (così la definiva un filosofo; un certo Lash). Una parola con un di più, il “simbolo”; il segno rimanda invece ad un oggetto e in questo rimando lo costringe al silenzio (se vedo nella brughiera nient’altro che sterpi che potrebbero lasciare spazio alla terza pista di Malpensa più polo logistico, il gioco è fatto). Diversamente se un oggetto viene lasciato per ciò che esso è, si instaura un rapporto di tipo diverso, “simbolico” che mette insieme (etimologicamente) ciò che una ragione unilateralmente scientifica tenderebbe a separare. Un’educazione alla “gratuità” del fruire estetico (cosa che vale per le opere artistiche, letterarie ma anche per la natura e i paesaggi)non esclude una conoscenza scientifica; è certamente bello sapere come classificare piante ed animali e conoscere i meccanismi di funzionamento degli ecosistemi, ma cosa ne è della meraviglia e dello stupore? Partendo da questi due stati d’animo può anche essere possibile “innamorarsi” della perfezione con cui le cose avvengono in natura, una perfezione che però rischia anch’essa di trasformarsi in unilateralità (nel momento in cui “uccido” il simbolo e quindi l’atteggiamento fanciullo di chi esplora il mondo per dire che un fiore è solo un fiore e che funziona in un certo modo).E’ come dire che la brughiera è solo una brughiera, niente più, al massimo piante e sterpaglie (nonostante sia ben altro, un micro-ecosistema con una funzione estremamente importante nel corridoio biologico che è il parco del Ticino). Aggiungerei di più; la stessa scienza ha ormai abdicato alla sua funzione di sapere epistemico e incontrovertibile, è diventata più modesta, ha ricompreso il fattore “soggettività” (come sostengono filosofi fenomenologhi, epistemologi e sociologhi) per cui ciò che si cerca di spiegare è solo ipotetico. Non però la tecnica sottesa ad interessi capitalistici (o meglio facente parte nel caso specifico di un tutt’uno con l’idea di un accumulo progressivo di denaro e di uno sfruttamento illimitato delle risorse limitate del nostro pianeta); essa vuole profitto, si disinteressa di tradizioni, credi politici o religiosi, è irrispettosa nei confronti di bisogni non solo materiali della gente comune, ma anche spirituali. Quale potrebbe essere pertanto una possibile via da percorrere, per recuperare quel sentimento semplice di fronte ad un fiore che può avere un bambino (e che non esclude la possibilità di comprendere il fiore anche da un punto di vista strutturale e funzionale così come decritto nei manuali di botanica)? Forse la via ci viene da Heidegger; anche gli oggetti della tecnica “sono” (in chiave ontologica pertanto), non sono quindi commutabili come le “merci” di una società consumistica, hanno un valore “affettivo” così come le nostre storie e tradizioni, compresa la camminata del bambin….! Anche la storia di una comunità che si deposita su di un territorio “è”, non è pertanto commutabile, come la Via Gaggio è quella strada che noi conosciamo, non un’altra che si potrebbe ricostruire più a sud, finta, irreale, come le merci che fluiscono nei mega-supermercati, vanno bene oggi ma domani saranno sostituite…

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