LE PORCHERIE ITALICHE

Le porcherie italiche avvengono per colpa di pochi mandanti e di tanti complici. Il complice più efficace è l’indifferenza di chi dovrebbe essere direttamente interessato, ma che non si cura di quel che gli/le sta attorno. Ci vogliono scippare Via Gaggio (assieme al MONDO che ci sta attorno). Non permettiamoglielo. Soprattutto per le giovani generazioni.

Questa sera, riunione di comitato. Da chi è composto il comitato? Da tutte le persone che, condividendo la nostra missione, vogliono farne parte. Il Comitato è composto da te innanzitutto. Se vuoi partecipare all’incontro di questa sera alle 21 a Lonate Pozzolo, contattaci a vivaviagaggio@gmail.com oppure al 347 5151219.
Primo punto all’ordine del giorno di stasera: riprogrammare la camminata d’autunno in via Gaggio. Ieri pioveva: in che data riproporla? Domenica 21 o domenica 28 Novembre?

CIAO! TI ASPETTIAMO!

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One response to this post.

  1. Posted by Balice Nicola on 19 novembre 2010 at 11:19 pm

    Le giovani generazioni hanno il diritto inalienabile di godere di un ambiente integro, per quanto è possibile nonostante gli interventi invasivi di Malpensa, interventi che hanno creato degrado nel territorio circostante, devastando (nonostante alcuni interventi di mitigazione ambientale) un’area del parco del Ticino. Credo che uno dei modi per educare le giovani generazioni alla mondialità e al rispetto dell’altro (qualunque esso sia) possa o debba partire dalla conoscenza del mondo che ci circonda (quindi anche del mondo naturale). Conoscere saperi antichi e moderni, ecosistemi e pratiche di uso ecosostenibile del territorio, ecco alcune fondamentali pratiche educative; non si può partire per pensare “globalmente” senza prima capire come questo nostro mondo possa essere “usato” con intelligenza. Un uso invasivo di pratiche tecnologico-scentifiche a beneficio di pochi gruppi economici, che pensano solo in termini di profitto, può avere una conseguenza letale, la distruzione di risorse finite per ottenere vantaggi momentanei. I problemi sono sostanzialmente due: come garantire il futuro se si depaupera questo mondo e lo si svuota di ciò che è fondamentale per la nostra sopravvivenza? L’altro problema ha invece a che fare con un concetto più ampio anche se apparentemente più astratto; l’aspetto della “bellezza”, un criterio “estetico” che è assai più di un semplice apprezzamento di ciò che noi comunemente intendiamo per “bello”. Mi spiego; non è facile capire la dimensione “esistenziale” senza far riferimento a ciò che in filosofia si intende per bello, o meglio intendeva Platone (ma la cosa può essere estesa anche all’esistenzialismo che al platonismo, in età moderna, ha volto le spalle); un concetto trascendentale-astratto che coinciderebbe con l’idea sempiterna del “bene”, il sommo bene rispetto al quale tutte le altre idee risultano “partorite” (concedetemi questa espressione che rimanda ad una certa filosofia socratica, secondo cui la verità viene appunto partorita). Ma cosa è il bene? E quale è il suo rapporto con il bello? Qui ci viene in aiuto Sartre (e siamo già nel migliore “esistenzialismo” francese), secondo il quale noi (leggi il genere umano) siamo condannati ad essere liberi, a essere ciò che non siamo e a non essere ciò che siamo; siamo sempre mancanti di qualche cosa, infelici perchè sempre in tensione verso una pienezza che non potrà mai essere raggiunta nella sua dimensione “intra-mondana”. Quale è qui il bello? Forse non una categoria estetica ancorata al senso comune che in base a criteri arbitrari ci fa dire che un vestito è più bello di un altro, e così un paesaggio, una ragazza ecc. No, il bello è la misura del nostro impegno, è l’etica dell’incontro con l’altro, non in termini di “concettualizzazione” (come sto facendo io in questo momento), ma fenomenologicamente, incontrando un altro che sia ciò che è; ovvero per ritornare a Sartre amando la piena libertà che è nell’altro per poi amare anche la nostra. L’altro è anche la nostra terra che ci genera per richiamarci ad essa; ora è nel genere umano la ricerca di una verità che ci porta a desiderare (etimologicamente “guardare oltre le stelle”); la verità è però anche “ctonica”, nel senso che affonda in questa terra che ci ospita e che reclama all’essere umano una natura non solo “divina”, ma anche terrena (e qui possiamo pensare all’immagine di Gesù in quanto “vero uomo” e “vero dio” alla base del credo di Nicea del 310 d.c.; concetto ripreso in ambito laico, e quindi non cristiano, anche da Hegel). A questo punto rimane da ridefinire il concetto del “bello”; non più il “sommo bene” di Platone che dimora nel mondo dell’iperuranio, ma un bello che è la nostra libertà di “plasmare” il mondo, di ricercare forme sempre più progredite per sfruttarlo, ma nel rispetto di ciò che esso è da sempre, la nostra “animalità”; il mondo è bello se lo curiamo, lo amiamo, lo scopriamo, ma senza ergersi al di sopra di esso perdendo il senso della nostra “origine”. Non sempre (anzi più spesso avviene il contrario) la nostra ricerca del “bello” (o della verità) ci porta alla dimensione etica, del rispetto dell’altro; questo avviene o per arroganza o per ignoranza….sempre però occorre domandarci se ci può essere crescita vera se, disconoscendo la nostra appartenenza alla terra, neghiamo la nostra vocazione di “essere trascendentali”, per mettere in atto comportamenti distruttivi (contro i nostri simili o contro dei luoghi che sono i nostri luoghi). Certamente il “bello” che si configura da questo punto di vista come un criterio “etico”, non sempre si presenta in termini “assoluti”, dato il carattere intramondano di ogni esperienza umana; questo fa parte della nostra “animalità bruta”; possiamo prendere delle decisioni non sempre “giuste”, ma giustificate dalla situazione (per questo a volte lo sviluppo o un’idea più o meno valida di esso ci può portare ad amare paesaggi urbani grigi, o il grigiore di certi distretti industriali). Non sempre quindi le cose sono così chiare e facili; l’ecosostenibilità in generale richiede un impegno costante e mai veramente “esaurito” (soprattutto oggi); questo perchè la “bellezza” non è di questo mondo, ma lo è anche nella misura in cui noi la ricerchiamo rispettando i nostri simili e, i territori che ci sostengono con la loro “identità”. L’incontro con la trascendenza (mi riferisco in questo caso ad un concetto filosofico) non è di questo mondo, ma si prefigura già da qui, nalla nostra dimensione intramondana, per realizzarsi forse altrove, nel ritorno alla madre terra (ovvero la morte che potrebbe anche non essere tale, ma nessuno di noi può dire cosa essa sia in realtà) o oltre le stelle (meta del nostro umano “desiderare”). Come già Hegel diceva, dio (in termini filosofici) per esprimersi attraverso l’uomo ha bisogno di fallire, creando il mondo e le sue contraddizioni; qui il compito dell’uomo di superarle attraverso la sintesi (che in termini ecosostenibile è la ricomposizione di un conflitto tra le forze dello “sviluppo economico”, i bisogni reali della popolazione e il rispetto della nostra Madre Terra che ci fornisce, anche attraverso la tecnica ciò di cui abbiamo bisogno); ecco la dimensione “estetica” di cui parlavamo….Etica che si riconosce, in ambito filosofico e sociologico, come l’orizzonte di senso di noi tutti, forse la base di un ecumenismo possibile, in cui religioni diverse, incluso un pensiero laico non laicista e materialista, possano ritrovarsi? Speriamo!!!

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